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A cena con la Dirce. Turismo sostenibile e gastronomia nel territorio pesarese
Il saggio di Gianpaolo Fassino – A cena con la Dirce. Turismo sostenibile e ga-stronomia nel territorio pesarese – analizza in prospettiva etnografica e antropologica l'esperienza avviatasi nel 2005 a Belvedere Fogliense, frazione di Tavullia, località dell’entroterra pesarese, proprio sui confini fra le Marche e la Romagna, in un’“area interna” posta non solo geograficamente, ma anche culturalmente ed economicamente in bilico fra l’Appennino e l’Adriatico. La Dirce evocata nel titolo del saggio è il nome di fantasia attribuito all’immaginario personaggio che offre la propria ospitalità generosa animando, nelle case di Belvedere e degli altri paesi del territorio, le “cene in famiglia”, organizzate annualmente in una data prossima alla scadenza calendariale del 12 novembre, festa di San Martino. Si tratta di una significativa ed originale – nonché, per molti aspetti, antesignana – esperienza di come le comunità di residenti possano partecipare, in maniera attiva e creativa, alla progettazione e attuazione di innovative pratiche turistiche
Introduzione. “Si charta cadit, tota scientia vadit”. Costantino Nigra e il lavoro etnografico
Le veglie invernali fra sociabilità contadina e moralizzazione ecclesiastica. L’opera di don Felice Cecca, parroco di Villafranca Piemonte
Il saggio analizza un importante testo catechetico del Settecento piemontese, un libro destinato a essere letto nelle stalle durante le lunghe veglie invernali, un’opera che può essere considerata un long-seller, ristampata incessantemente per tutto il XIX secolo. L’analisi parte dall’opera letteraria di un parroco del Piemonte profondo, scritta con l’intento di moralizzare le veglie invernali dei contadini, per passare ad evidenziare come la veglia serale fosse in realtà un momento delicato e complesso della sociabilità popolare
Presìdi Slow Food e buone pratiche di comunità. Il caso della Piattella canavesana di Cortereggio
Il saggio dà conto di una ricerca di terreno condotta in una piccola località nelle campagne del Canavese, sede dal 2010 di un Presidio Slow Food, costituito da uno sparuto ma dinamico gruppo di agricoltori. La biodiversità coltivata nella comunità oggetto d’indagine, Cortereggio, si accompagna ad una ricca etnodiversità, testimoniata da un articolato ciclo calendariale festivo, scandito da alcune significative ricorrenze che, annualmente, rinnovano e coagulano la socialità comunitaria. L’esperienza del “presidio” si qualifica quindi come una “buona pratica di comunità”, un modo nuovo per valorizzare i saperi locali e le attitudini territoriali, favorendo così un’innovazione sociale ed economica rispettosa delle peculiarità del contesto locale
Viaggi enogastronomici e sostenibilità
Il 2017 è stato l’anno del turismo sostenibile e il 2018 è l’anno dedicato al cibo italiano: partendo da queste sollecitazioni gli undici saggi che compongono il volume costituiscono un’occasione importante per riflettere scientificamente sul nesso che lega il viaggio enogastronomico alla sostenibilità; si tratta di un binomio che sempre di più appare centrale, a livello nazionale e globale, nella costruzione di innovative filiere turistiche.
Gli autori offrono un articolato corpus di dati scientifici, riflessioni teorico-metodologiche, analisi di buone pratiche, delineando anche suggerimenti e proposte operative, per cercare di dare delle risposte ad alcune delle problematiche irrisolte del nostro turismo enogastronomico.
Il volume mette in relazione il turismo con la dimensione gastronomica, descrivendo una realtà dinamica oggi in forte crescita e sviluppo; a fianco di eccellenze territoriali e di best practice, vi sono però ambiti e contesti che, seppur ricchi di patrimoni enogastronomici, mostrano una maggiore difficoltà a essere valorizzati, soprattutto a causa di una scarsa volontà e capacità di costruire reti e relazioni sovralocali. Il libro analizza luci e ombre del viaggio enogastronomico, tentando di offrire uno sguardo articolato e aggiornato su una molteplicità di aspetti e situazioni che caratterizzano il turismo nel nostro Paese: una serie di riflessioni che gli autori propongono, quale fattivo contributo di analisi critica e dibattito, a quanti, a vario titolo, studiosi e operatori del settore in primis, sono interessati a comprendere cosa accade realmente nell’appassionante e variegato mondo del turismo enogastronomico.
Un libro quindi che unisce teoria e pratica, indagine di campo e riflessione critica e che può diventare un utile strumento di comprensione del fenomeno
Le colline della tradizione. Il Piemonte rurale nelle fotografie di don Emilio Bellino parroco di Cinzano 1890-1920
I lavori agricoli nella cascina e nei campi, la vita religiosa, i giochi infantili e gli svaghi degli adulti, le forme dell’abito tradizionale, l’architettura rurale, il paesaggio, i mezzi di trasporto, la vita militare, sono alcuni dei temi sviluppati nel volume attraverso lo sguardo fotografico di don Emilio Bellino (Savigliano, 1864 - Cinzano, 1920), originale figura di parroco, amateur photographer. Le oltre quattrocento fotografie presenti nel libro – relative a Cinzano (Torino) e più in generale al territorio piemontese, ma non solo – contribuiscono a descrivere uno spaccato della società italiana in un cruciale momento storico, al trapasso fra Ottocento e Novecento. L’avvento della modernità, da cui il parroco-fotografo pare sensibilmente attratto e di cui sembra intuire le epocali trasformazioni future, lo spinge a documentare analiticamente il mondo rurale del proprio tempo attraverso l’utilizzo della fotografia. Un inedito corpus di immagini che costituisce oggi, a distanza di un secolo dalla sua realizzazione, una fonte etnografica preziosa per interpretare il Piemonte, la sua agricoltura, i suoi paesaggi, la sua gente. Un patrimonio fotografico disperso che viene per la prima volta organicamente raccolto e presentato in questo volume
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