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    I modelli sanitari nell'Ue28

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    In questo capitolo, dopo aver descritto i punti di forza della nuova tipologia multidimensionale individuata, è stato effettuato un approfondimento sui singoli gruppi che rappresentano i quattro modelli sanitari dell’Ue28, tenendo conto dei risultati dell’analisi qualitativa e di quella quantitativa. Nello specifico, l’attenzione è stata soffermata sul tipo di finanziamento della spesa sanitaria, sul livello di governance, sul livello di copertura e sulla tipologia prevalente di servizi erogati, in ottica comparativa. Viene presentata, inoltre, una breve descrizione del sistema sanitario di ogni Paese, in base al gruppo di appartenenza

    Welfare e Sistemi sanitari

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    Il capitolo presenta una disamina dei sistemi di Welfare State nazionali, attraverso gli autori principali che li hanno identificati, mettendo a confronto le diverse tipologie riscontrabili in letteratura, a partire dal carattere dicotomico Stato-mercato e includendo, in seguito, l’importanza della dimensione di genere e il ruolo svolto dalla famiglia. Il tutto ha rappresentato il quadro di riferimento all’interno del quale approfondire le differenze nazionali in tema di tutela della salute e di politiche sanitarie, per poi soffermare l’attenzione sulle classificazioni dei sistemi sanitari e che si basano: sui rapporti contrattuali prevalenti tra i fornitori di servizi sanitari; sugli aspetti istituzionali e organizzativi; sui livelli di governance ospedaliera; sul ruolo degli Enti locali e regionali nella gestione dei sistemi sanitari. Sulla base di questi indicatori sono state integrate le informazioni in modo da costruire un quadro comparativo di tutti i Paesi dell’Ue

    Famiglia e welfare tra cambiamenti e nuove sfide

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    L’articolo prende spunto dal dibattito pubblico e scientifico sul concetto di famiglia, spesso oggetto di ambiguità. L’equivoco, infatti, nasce dal fatto che, pur essendo in continua trasformazione, la famiglia in Italia continua ad assumere un ruolo prioritario a livello sociale, mentre le politiche sociali e i diritti normativi restano ancorati a precedenti equilibri, diversamente da quanto avviene in altri contesti europei

    Il lavoro: frame teorico e concettuale

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    The Working Paper describes the theoretical and conceptual frame concerning the theme of work. The term "work" regards a diversity of meanings, as it is a concept that has changed in its definition and in its attribution of value over time. Today's current society has invested a series of changes that are changing the work culture. The theoretical reflection is about the various dimensions of quality of work, that represents an important element of the welfare of individuals, in a labor market which increases the demand for flexibility. The increase in flexibility requires changes in the implementation of public policies, in a context characterized by demographic, social, economic and political transformations

    Conciliare cura e lavoro. Politiche e differenze di genere in alcuni paesi europei

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    Negli ultimi decenni le società sono state caratterizzate da forti mutamenti sul piano del lavoro, della famiglia, delle relazioni tra uomini e donne e tra generazioni. Questi cambiamenti hanno richiesto e richiedono un riequilibrio tra i ruoli all’interno della famiglia e politiche in grado di rispondere al bisogno di riallineare il lavoro di cura con quello per il mercato. Come dimostrato da diversi autori, infatti, un ruolo cruciale in queste strategie è giocato dal modello di welfare state (Orloff, 1993; Millar e Warman, 1996; Sainsbury 1999; O’Connor, Orloff e Shaver, 1999; Esping-Andersen, 1999; Crouch, 1999), cioè dal modo in cui esso promuove, o presume, sia un particolare modello di divisione del lavoro tra i generi e tra le generazioni entro la famiglia, sia particolari modalità di divisione delle responsabilità tra pubblico e privato, tra famiglia, Stato, collettività locali, mercato, terzo settore e volontariato (Saraceno e Naldini, 2001, 191). Partendo, dunque, dal presupposto che differenti realtà hanno attuato diversi modelli di intervento in risposta ai cambiamenti avvenuti nel mercato del lavoro e nella famiglia, nel primo capitolo abbiamo dato, anzitutto, uno sguardo agli studi sulle tipologie sociologiche dei sistemi di welfare, soffermandoci sulle politiche oggetto di analisi. Per precisione, la nostra analisi si è focalizzata su quattro paesi europei - ovvero Olanda, Svezia, Germania e Francia – che si distinguono per specifiche peculiarità in relazione ad alcune misure atte a favorire la conciliazione. Si tratta, oltretutto, di paesi che hanno raggiunto o superato la soglia del 60%, stabilita nel 2000 a Lisbona, per quanto concerne l’occupazione femminile di età compresa tra i 15-64 anni. Al fine di rendere più chiaro il focus dell’analisi, nel secondo capitolo abbiamo soffermato l’attenzione sulle diverse misure implementate, attraverso una ricostruzione della formulazione delle politiche di conciliazione, in principio nate come di pari opportunità unidirezionali rivolte alle donne che entravano nel mercato del lavoro (Tempia, 2005, 242). Un mutamento particolarmente importante, pertanto, è intervenuto negli ultimi anni, in quanto si sta cercando di allargare il coinvolgimento nella cura anche agli uomini (o attraverso campagne informative di promozione del part-time o tramite il congedo di paternità o un periodo del congedo parentale usufruibile solo dai padri). Dato che, all’interno del dibattito e della normativa su questa tematica, assume particolare rilevanza la promozione del part-time (tutelato, incentivato o scelto) e dei congedi dal lavoro, come misure di ridistribuzione del lavoro e conciliazione tra le attività familiare e quelle per il mercato (l’attenzione è stata rivolta, in particolare, alla cura dei figli), nel terzo e nel quarto capitolo ci siamo soffermati su questi due strumenti. In base a quanto risulta da alcune ricerche, abbiamo osservato che la ‘riconciliazione’ delle responsabilità genitoriali e familiari tra uomini e donne è maggiore in quei paesi in cui il contesto sociale, culturale e lavorativo offre maggiori opportunità di scelte ‘garantite’ anche da un punto di vista retributivo e previdenziale, nonché laddove vi sono situazioni concrete di vita che rendono necessaria la collaborazione tra partners (in quanto entrambi lavorano in maniera continuativa e full-time). Le misure del lavoro a tempo parziale e dei congedi dal lavoro, però, non sono sufficienti a garantire la conciliabilità tra impegni familiari e lavorativi se non sono accompagnati anche da una politica dei servizi per la prima infanzia (Zanatta, 2002, 318). Pertanto, nel quinto capitolo, ci siamo soffermati sull’offerta di questi servizi nei paesi europei analizzati. Nell’ultimo capitolo, infine, abbiamo cercato di delineare quali siano le strade intraprese da questi governi, al fine di raggiungere l’obiettivo della conciliazione, cercando di interrogarci sui modelli di condivisione e di politiche che ne derivano

    Lavoro e lavori part-time. Un quadro europeo dell'offerta e delle preferenze

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    Questo articolo volge l’attenzione a una considerazione del part-time non tanto come politica di crescita dell’occupazione quanto come elemento di una società pluriattiva in cui l’individuo che lo voglia possa “dedicarsi anche ad altre sfere della vita”, col presupposto necessario, però, di non “essere penalizzato sul piano del welfare e della stabilità del lavoro”. Abbiamo guardato, cioè, il part-time come via alla valorizzazione delle attività lavorative fuori mercato in un quadro di riduzione parziale del tempo dedicato al lavoro. Nella nostra analisi del panorama europeo in materia di lavoro a tempo parziale, abbiamo utilizzato una classificazione in tre gruppi di paesi (“nordici”, “continentali” e “mediterranei”) e abbiamo considerato l’entità del part-time, il genere, la distribuzione per età, i tassi di part-time sostanziale e marginale, nonché le motivazioni che inducono i lavoratori ad optare per questa modalità contrattuale, confrontandoli con i diritti dei part-timers. Sembrerebbe che il part-time, laddove ben tutelato, possa rappresentare un buon strumento per “conciliare” il lavoro per il mercato con la formazione per i giovani, con la cura della famiglia per le donne, con un graduale ritiro dal lavoro (per svolgere attività di tempo libero o di volontariato) per gli anziani

    I congedi dal lavoro in Europa per la condivisione delle responsabilità familiari e lavorative

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    Nel corso degli anni Novanta, l’Unione Europea ha introdotto direttive e informative per i diversi paesi affinché adottassero misure in grado di agevolare l’equilibrio tra tempi di lavoro e tempi da dedicare alla cura, in particolare a quella dei figli. Nel 2000, inoltre, la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, approvata a Nizza, nell’art. 3, comma 2, ha previsto che «al fine di poter conciliare vita familiare e professionale, ogni individuo ha il diritto di essere tutelato contro il licenziamento per un motivo legato alla maternità e il diritto ad un congedo di maternità retribuito e a un congedo parentale dopo la nascita o l’adozione di un figlio». Negli ultimi anni è stato intrapreso anche un mutamento particolarmente importante, in quanto si sta cercando di allargare il coinvolgimento nella cura anche agli uomini (o tramite il congedo di paternità o un periodo del congedo parentale usufruibile solo dai padri), partendo dal presupposto che maternità e paternità devono essere viste e valutate come parte integrante dei diritti di cittadinanza sociale delle persone
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