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    TV and educational resistance. The Italian experience of Alberto Manzi, unconventional teacher

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    In the collective imagination, the 1960s represent an era of social tensions and cultural battles against class differences, in favor of equal rights and duties, in defense of democracy, the frail and the oppressed (Fofi, 2017). From the turmoil of those years came some milestones of international critical pedagogy and philosophy of education. In Germany, Theodor Adorno (1963; 1969) published "Critical Models: Interventions and Catchwords". In Italy, Fr. Lorenzo Milani published "Lettera a una professoressa", while the philosopher and educator/anti-fascist Aldo Capitini (1968), published "Educazione aperta". In Brazil, Paulo Freire (1967; 1970), published "Educacao como pratica da liberdade" and "Pedagogia do oprimido". In the same years, Italy's illiteracy rate was close to 7 percent for men and 10 percent for women (Bravi, 2021. The function of state TV – which, in 1961, reached 97 percent of the total population (Rai.it, 2023) – was not only to entertain but also to educate and inform, helping to combat school dropout and illiteracy. In 1960, for this purpose, the TV show entitled: "Non è mai troppo tardi" (trans.: "It's Never Too Late"), was broadcasted for the first time. It was presented by Alberto Manzi, an elementary school teacher and author of some publishing successes in children's literature, such as "Orzowei" (1955) and "Grogh, story of a beaver" (1961), later translated into 28 languages. The show was conceived as an evening class, in which "the centrality of the word, which was analyzed through images, photographs and film clips on TV signed an [innovative] teaching methodology" (Bravi, 2021, p. 34). It was aired for eight years gaining great acclaim and enhancing the educational and social function of entertainment (Stramaglia, 2021). It is estimated that almost one and a half million people obtained their elementary school diploma thanks to Manzi's video lessons (Rai.it, 2023). Relying heavily on a language capable of creating an immediate bond with the viewer, on simplicity and spontaneity, the unconventional teacher-conductor was able to convey the basic concepts of reading-writing to the less literate segments of the population by means of a teaching method quite different from the traditional-scholastic one. In fact, he was able to integrate formative and communicative skills, thanks to a strong pedagogical-didactic preparation and from a long experience in out-of-school and socio-educational interventions on the territory (Farné, 1978). Ultimately, we might consider "It's Never Too Late" a kind of ante-litteram "distance education", and a form of educational resistance based on the formative potential of the medium of television. Alberto Manzi and Italian state TV contributed, together with educational institutions, to the literacy of the less affluent segments of the population, as well as to the development, consolidation, and more widespread dissemination of the (Italian) national language

    Madonna’s Music Videos as Audiovisual “Performances”. Forty years of popular culture

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    In recent years, the concept of “performance” has taken on an increasingly specific value in reference to issues of education, evaluation, and perception. It is a word recalling not only the performances we do, when necessary, but the entertainment world, where music and vision combine to generate sensational events and the magic of fiction. In The Society of the Spectacle, written by Guy Debord in 1967, the author claimed that the spectacle had become an “integral part of our very existence”. That was true at the time, and it is still true today. However, in the contemporary visual age we are hyper-and-radically-connected and we are transformed into “sounding images” projected onto screens without our interrelational human parts. Madonna Louise Veronica Ciccone’s career began in the Early 80s and it has not ended yet. Over those forty years, Madonna has constructed an innovative “poetics of performance” that has been studied by numerous sociologists around the world

    Didattica partecipata e apprendimento situato nella scuola primaria. Un’ipotesi di progettazione fra educazione civica e riqualificazione urbana

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    Il presente articolo affronta il tema della didattica partecipata e della sperimen-tazione educativa “fuori dalle aule”, finalizzata al coinvolgimento degli studenti nella costruzione del proprio sapere attraverso apprendimenti di tipo situato. La tesi è che l’approccio pedagogico sperimentale e le metodologie educativo-di-dattiche esperienziali possano favorire una lettura critica delle dinamiche am-bientali e geografico-sociali contemporanee. Viene proposta, in questo senso, un’unità di apprendimento focalizzata sullo studio della geografia sociale e am-bientale, con l’obiettivo di immaginare – e, auspicabilmente, attivare – il pro-cesso di riqualificazione di un quartiere, a partire dalle idee e dal coinvolgimento attivo degli studenti di una scuola primaria di Rimini. Sono evidenziate, altresì, le potenzialità di uno stile educativo che promuova la collaborazione, il dialogo e la riflessione sui fenomeni socio-ambientali, contribuendo allo sviluppo della coscienza civica nei discenti, per la formazione di futuri cittadini responsabili

    La crisi dei valori simbolici, rituali e mimetici del gioco infantile durante la pandemia di COVID-19

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    Le misure di sicurezza imposte dai governi per limitare la diffusione del contagio da SARS-CoV-2 e la conseguente condizione di isolamento in cui sono coinvolti individui e famiglie stanno inevitabilmente indebolendo quella dimensione sociale e relazionale che rende unica la nostra specie. Le fasce di popolazione che stanno pagando il prezzo più alto, in termini di impoverimento delle relazioni, sono quelle deboli: anziani e bambini. Se, infatti, gli anziani sono stati costretti a ridurre drasticamente i contatti con i propri familiari, vivendo una condizione, seppur cautelativa, di solitudine forzata, i bambini stanno sperimentando un ulteriore, grave depauperamento: quello dei momenti di gioco tra pari, fondamentali per la costruzione della loro futura personalità. Il difficile periodo che stiamo attraversando sottopone i bambini a una disorientante dilatazione della dimensione temporale che, abitualmente, nella scuola dell’infanzia, è scandita da attività ludiche e momenti di con-divisione. L’isolamento, invece, impone uno spazio fisico – quello abitativo – in cui, giocoforza, non viene più esperita la relazionalità ludica tra pari, privando i bambini di un tempo imprescindibile: quello che consentirebbe loro, attraverso il gioco, di decodificare la realtà sociale, con le sue regole, i suoi ordini, le sue gerarchie.The measures imposed to limit the spread of SARS-CoV-2 infection and the condition of isolation that involves individuals and families are weakening social and relational dimension. The highest price, in terms of relationships impoverishment, is paid by the weakest people: the elderly and the children. The elderly have been forced to drastically reduce their contacts with family members, experiencing a precautionary condition of forced loneliness. The children risk a further, serious impoverishment: the lack of all moments of playing with equals, making the basis for construction of their personality. The difficult situation we are going through put children into a disorientating dilation of temporal dimension. In preschool this is marked by playful activities and moments of “relation and sharing”. Furthermore, it imposes on them a physical space – their own homes – in which, forcefully, the peer-to-peer relationship is no longer experienced. This relationship, through childood play, allows to decode social reality: its rules, its orders, its hierarchies

    Jim Croce, Paul Simon, James Taylor. Una prospettiva sulle pedagogie familiari di tre dei più importanti cantautori americani del ‘900

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    Ogni artista è portatore di una propria, connaturata e originale logica espressiva (Weber, 2006): un pensiero arcaico che, nel suo prendere forma ed estrinsecarsi, fa emergere gli stati d’animo più intimi di chi sceglie di misurarsi con l’arte – non solo quella performativa – contribuendo, spesso e volentieri, ad affrontare condizioni di solitudine interiore e ad alleviare la sofferenza psicologica che ne consegue. Ad incarnare tale processo generativo-introspettivo, a partire dalla seconda metà del ‘900, sono stati anche tre personaggi chiave della scena musicale folk-rock americana: Jim Croce, Paul Simon e James Taylor. A caratterizzare la loro poetica è un “agire narrante” (Stramaglia e Rodrigues, 2018), ovvero la capacità – che racchiude in sé un profondo significato pedagogico – di utilizzare il potere catartico e di cura della parola per raccontare il proprio disagio. Le esperienze di vita di Jim Croce, Paul Simon e James Taylor, infatti, sebbene piuttosto diverse tra loro, sono accomunate sia da fragilità psicologica e sofferenza interiore sia da una rimarchevole capacità di reagire di fronte a traumi in modo resiliente (Astori, 2017) per mezzo della propria arte. Il presente contributo, da un lato, intende offrire una prospettiva sulle vicende personali dei tre cantautori, dall’altro, fornire alcune possibili chiavi di lettura, sul piano pedagogico ed evolutivo, di dinamiche quali il rapporto con le figure genitoriali, parentali e gli adulti significativi; le differenze tra i background socioculturali di provenienza e gli stili educativi familiari; i rischi dell’impatto di notorietà e successo sullo sviluppo della personalità in età adolescenziale, nonché il modo in cui tali dinamiche influiscono sull’apprendimento e lo sviluppo umano di capacità creative, espressive e artistiche

    Educare nella scuola primaria. La dimensione artistico-espressiva e il recupero del significato educativo della performance

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    Il concetto di “performatività” è oggetto peculiare di indagine da almeno sessant’anni ed è stato osservato da punti di vista afferenti a molteplici ambiti di ricerca: linguistico, filosofico, etno-antropologico, sociologico, psicologico e pedagogico, sino a quello delle scienze politiche ed economiche. Nella cronologia delle ricerche sulla performatività, che dalla fine degli anni ’50 del Novecento ad oggi ha suscitato l’interesse di eminenti pensatori e di buona parte del mondo accademico – in particolare di quello statunitense e anglosassone – è possibile individuare un fil rouge che interconnette i diversi campi di indagine e li pone in dialogo sul “problema performativo”, dando alla tematica una connotazione interdisciplinare sia formativa, che culturale e territoriale. Muovendo da tali premesse, il volume intende recuperare il significato educativo, culturale e comunicativo della performance attualizzando il “problema performativo” all’interno delle attività educative e didattiche curricolari della scuola primaria e concentrandosi su alcune possibili declinazioni dell’espressione artistica quale strumento per l’elaborazione di percorsi pedagogici

    La Terza Missione universitaria fra innovazione, tradizione e impegno sociale

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    La valutazione dell’impatto che le università hanno sulle società e le economie territoriali è un tema al centro del dibattito pubblico, dentro e fuori i confini italiani. La globalizzazione e l’aumento della competitività degli Stati sui mercati internazionali hanno sbilanciato i sistemi formativi e di ricerca sulla produzione e la trasmissione di una “conoscenza utile”. Nondimeno, il radicamento degli Atenei nei contesti di appartenenza è, storicamente, un fattore di sviluppo comunitario quando i territori si fanno “agenti culturali”, interagendo con le istanze che emergono dalle ricerche universitarie. Il presente contributo intende sottolineare come l’adozione del modello anglosassone dell’engaged campus abbia determinato, anche in Italia, il progressivo “riposizionamento” delle iniziative di Terza Missione dai margini al mainstream, integrando, nelle tradizionali funzioni di ricerca e didattica, anche il servizio pubblico e il community development, in un dialogo costante fra cultura e società, tradizione e innovazione, welfare locale e politiche europee della ricerca

    Ritrovare la strada. L’educazione di strada con i gruppi informali di adolescenti

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    Che attraversino piccole aree urbane o vasti territori metropolitani, delimitino vivaci quartieri centrali o intersechino anonime periferie, le strade non sono soltanto vie di comunicazione o di transito, ma anche luoghi in cui le persone e le loro esistenze entrano inevitabilmente in contatto. Nelle strade si incrociano storie e destini, i prossimi si incontrano e si scontrano, si relazionano e si ritrovano. Tutto ciò assume un particolare significato pedagogico quando l’età in cui avvengono l’incontro e la socializzazione e si instaurano relazioni è quella adolescenziale. Il volume muove da queste premesse e dal duplice intento di fornire, da un lato, un agile strumento di lettura delle dinamiche relazionali tipiche dei gruppi di adolescenti in contesti non formali sulla base di specifiche coordinate socio-spaziali; dall’altro, una possibile prospettiva teorico-pratica per la progettazione di interventi educativi in strada attraverso un approccio all’osservazione dell’ambiente come spazio educante e al patrimonio culturale come potenziale fattore di sviluppo territoriale e comunitario.Whether crossing small urban areas or wide metropolitan territories, delimiting lively central neighborhoods or intersecting anonymous suburbs, streets are not only communication or transit routes, but also places where people and their lives inevitably meet. In the streets stories and destinies cross, people meet and clash, relate and find each other. All this takes on a particular pedagogical meaning when the age in which the meeting, socialization and relationships are established is the adolescence. The book starts from these premises and from the dual purpose of providing both an agile tool for reading the relational dynamics typical of groups of adolescents in non-formal contexts, on the basis of specific socio-spatial coordinates, and a possible theoretical-practical perspective for the design of educational interventions on the street, observing the environment as an educational space and cultural heritage as a potential factor for territorial and community development

    Ripensare pedagogicamente l’“epoca della prestazione”

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    Il presente contributo parte dall’osservazione di come democrazia, tecnica e soggetto, da almeno cinquant’anni a questa parte, richiamino a sé la nozione polisemica di performatività. In estrema sintesi: l’agire performativo, quale cifra costitutiva della post-modernità, abbraccia il soggetto e si estende, per mezzo della tecnica, alla dimensione politica e pubblica delle società democratiche, retroagendo sull’individuo e innescando, così, un processo circolare di tipo disfunzionale. In questo quadro, si ritiene che l’ermeneutica pedagogica non debba abbracciare solo l’ambito scolastico ma estendersi anche ai contesti non-formali, informali e alla vita di comunità, puntando su un’educazione “poietica”, competente ed emancipante, che faciliti l’emersione, il consolidamento e la piena manifestazione – nei bambini, nei giovani e in tutti i soggetti in formazione – di potenzialità inespresse, life skills, attitudini prosociali e uno stile di cittadinanza attivo
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