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La costruzione sintattica del sonetto di Juan Boscán
La produzione sonettistica del primo petrarchista in lingua castigliana, Juan Boscán, viene analizzata dal punto di vista metrico-sintattico alla luce delle concrete strategie interpretative messe in atto dall'autore spagnolo nei confronti della forma metrica italiana. In particolare, l’intervento si concentra sull’indagine dei legami sintattici che coinvolgono le quattro unità versali del sonetto (le “connessioni interstrofiche”) e dell’articolazione periodale interna a tali unità. Dal punto di vista storico-istituzionale, le pratiche realizzative del sonetto di Boscán sono collocate lungo una linea di comparazione diacronica con la tradizione lirica italiana due-trecentesca e petrarchesca, senza dimenticare le probabili influenze imitative di autori spagnoli, in primis l’amico Garcilaso de la Vega. ------- The production of sonnets of the first Castilian tongue Petrarchan poet, Juan Boscán, is analyzed from a metrical-syntactic perspective, based on the actual interpretive strategies used by the Spanish author in relation to the Italian metrical form. The paper focuses on the investigation of the syntactic links involving the four versal units of the sonnet (the “interstrophic connections”) and the articulation of the periods internal to those units. From the historical and institutional viewpoint, the practices of realization of the Boscán’s sonnet are placed along a line of diachronic comparison with Duecento’s, Trecento’s and Petrarchan Italian lyric tradition, mentioning also the probable imitative influences of Spanish authors, primarily his friend Garcilaso de la Vega
Vincenzo Monti traduttore di Voltaire. Lingua e stile della "Pulcella d'Orléans".
Il volume analizza dal punto di vista stilistico-formale la Pulcella d'Orléans di Vincenzo Monti, traduzione-riscrittura dell'omonimo poema volterriano del 1798-'99. L'opera, autonoma e originale, riduce le componenti filosofiche ed ideologiche dell'originale, privilegiando gli aspetti ludici e provocatori della storia di Giovanna d'Arco - già raccontata con piglio ironico e dissacrante - attraverso una maggiore sperimentazione sul piano linguistico, metrico e sintattico, in primo luogo adottando una griglia strofica fortemente connotata, quella dell'ottava cavalleresca, dotata di una solida "grammatica" compositiva e di una straordinaria tradizione. Il traduttore attiva quindi una costante dialettica tra la pressione del testo francese, con le sue esigenze di trasposizione lineare, e la spinta sottostante del codice stilistico legato all'ottava. E sul punto di frizione generato da questa doppia costrizione trova lo spazio per conferire al poema una sua personalissima cifra stilistica, individuata in una serie coerente di cadenze intonative, che definiscono il timbro complessivo della "voce" autoriale, specie nei suoi valori di ironia e comicità, corposità e icasticità lessicale, velocità ed elasticità ritmico-sintattica
Vincenzo Monti traduttore di Voltaire: lingua e stile della "Pulcella d'Orléans"
La tesi di dottorato consiste in un’analisi formale (metrica, sintattica, lessicale) de "La Pulcella d’Orléans" di Vincenzo Monti - traduzione-riscrittura dell’omonimo poema volterriano "La Pucelle d’Orléans" - composta tra il 1798 e il 1799. L’opera è stata considerata come una versione autonoma e originale rispetto al testo francese, data la particolare scelta montiana di inserire il modello di partenza nella peculiare tradizione letteraria italiana, riducendo le componenti più strettamente filosofiche e il forte intento ideologico originario. Nel passaggio traduttorio, infatti, l’autore ha voluto privilegiare gli aspetti ludici e provocatori della storia di Giovanna d’Arco - già raccontata da Voltaire con piglio ironico e dissacrante - attraverso una maggiore sperimentazione sul piano linguistico, metrico e sintattico. La tesi di dottorato è stata organizzata in diversi capitoli che rispecchiano l’organizzazione dell’analisi condotta, la quale ha affrontato i differenti livelli di elaborazione della "Pulcella". Dopo un’introduzione generale, in cui si è cercato di inquadrare dal punto di vista storico-letterario le due versioni, italiana e francese, e di fornire alcuni cenni sui problemi testuali relativi alla tradizione filologica del poema montiano, si sono analizzati quattro diversi aspetti della traduzione. In primo luogo i fenomeni metrici, ovvero il ritmo degli endecasillabi e la distribuzione dei diversi profili versali in relazione alle posizioni d’ottava; in seguito si sono analizzati i fenomeni retorico-sintattici in relazione all’ottava, soffermandosi sull’organizzazione sintattica interna della stanza e sui legami interstrofici; il capitolo seguente si è concentrato sui fenomeni di inarcatura della "Pulcella", delineando le pratiche enjambées tra i versi; infine si è analizzato il lessico del poema, ovvero il materiale linguistico marcato. L’analisi si è rivelata, nel complesso, di grande interesse sia sul versante storiografico, per la collocazione del sistema montiano dentro la tradizione di genere, sia sul versante propriamente stilistico, perché ha chiarito nel dettaglio le strategie messe in atto dal poeta-traduttore per costruire un testo che fosse autonomo da quello di Voltaire e, insieme, vòlto a ricrearne l’"equivalente" entro una diversa situazione culturale. Ciò ha comportato, come elemento primario, la scelta di trasfondere il materiale di partenza dentro una griglia strofica fortemente connotata, quella dell’ottava cavalleresca, dotata da almeno tre secoli di una sua "grammatica" compositiva e di una formidabile tradizione di riferimento. Monti, in tal modo, ha potuto attivare una costante dialettica tra la pressione del testo francese, con le sue esigenze di trasposizione lineare, e la spinta sottostante del codice stilistico legato all’ottava. E sul punto di frizione generato da questa doppia costrizione ha trovato lo spazio per conferire al poema una sua personalissima cifra stilistica, rintracciata in una serie coerente di cadenze intonative, che definiscono il timbro complessivo della "voce" autoriale, specie nei suoi valori di ironia e comicità, corposità e icasticità lessicale, velocità ed elasticità ritmico-sintattica.Cette étude est une analyse métrique et stylistique de La Pulcella d'Orléans de Vincenzo Monti - traduction-réécriture de l’homonyme poème de Voltaire, La Pucelle d'Orléans - commencée à Milan en 1798 et terminée à Chambéry, en Savoie, en 1799. Le texte italien a été considéré comme une version autonome par rapport au texte français, étant donné le particulier choix de réduire la composante philosophique et idéologique d'origine, et de mettre en relation le modèle avec une littérature italienne spécifique, principalement par l'adoption d'une grille strophique fortement marquée. La Pulcella est traduite en octaves, un mètre chevaleresque qui possède au moins depuis trois siècles sa propre “grammaire” ainsi qu’une formidable tradition de référence. De plus, avec sa traduction, l'auteur a voulu mettre l'accent sur les aspects de l'histoire les plus amusantes et provocatrices de Jeanne d'Arc - déjà narrée par Voltaire avec un ton ironique et irrévérencieux - dans le but d’une grande expérimentation au niveau de la langue, de la métrique et de la syntaxe. La traduction de la Pucelle est en effet liée à une dimension hédonistique et livresque: elle n'est pas un prétexte pour connaitre une œuvre étrangère, ni un texte conçu pour être publiée; il s’agit plutôt d’un exercice personnel, un divertissement privé, demeuré dans le tiroir de l’auteur. Alors que pour Voltaire le but principal du poème est la polémique idéologique du fond, exprimée par un registre fort satirique, pour Monti la réécriture est un jeu stylistique, une complaisance littéraire, qui repose autant sur les composantes désacralisantes et provocatrices que sur les éléments poétiques et idylliques. Le modèle français est donc retravaillé, en premier lieu, au niveau du ton: d'un côté la traduction réduit l'horizon idéologique et la perspective historique des événements; de l'autre elle accroît les aspects les plus hédonistiques et ludiques de Voltaire, par la mise en évidence de l’élément comique, plus coloré et ouvert.
En raison de la dimension intime de cette traduction, de nos jours la tradition de la Pulcella italienne se fonde sur trois témoins manuscrits seulement, dont un retrouvé en 1984 et qui a rouvert le débat philologique. Pour ma thèse j’ai utilisé l’édition critique qu’on possède à présent, imprimée en 1982 sous la direction de M. Mari et G. Barbarisi, qui se fonde seulement sur deux témoins du texte; de toute façon mon travail a essayé de considérer aussi en compte le nouvel autographe découvert.
Ce travail de thèse sur la Pulcella est organisé en plusieurs chapitres qui reflètent la structure de l'analyse, basée sur les différents niveaux d’élaboration du texte. Au début il y a une introduction générale, où j’ai encadré les deux versions, la française et l’italienne, dans l'histoire littéraire, tout en donnant des indications sur la question philologique relative au texte de Monti. Ensuite, les chapitres analysent quatre aspects différents de la traduction: d'abord, les hendécasyllabes du poème: c’est à dire le rythme des vers, la prosodie et la distribution des différents modules rythmiques par rapport aux positions de l’octave. La Pucelle de Voltaire est en effet écrite en décasyllabes, un vers traditionnellement assez rigide à cause de son rythme coupé par la césure; dans la traduction le vers français est rendu par la plus célèbre mesure de la tradition littéraire italienne, l’endécasyllabe, un vers qui correspond au décasyllabe seulement pour le nombre de syllabes, mais qui présente une majeure liberté rythmique pour la disposition des accents. Le deuxième chapitre considère le mètre de l’octave, en mettant l’accent sur l’organisation syntaxique interne des strophes et sur les liens entre elles ; il résulte que les strophes sont traitées de manière différente par rapport à Voltaire. En effet, au contraire des octaves de Monti, la narration française se développe dans chaque chant en une succession ininterrompue de vers, sans solutions de continuité, en délinéant donc des structures textuelles très unitaires et linéaires. Le troisième chapitre analyse les enjambements de la Pulcella dans le but de dévoiler les liaisons syntactiques entre les verses et les octaves, liaisons presque toujours absentes en Voltaire. Pour finir, j’ai étudié le vocabulaire du poème, en observant de près les mots les plus expressives quant à leur côté comique et parodique. En effet, Monti semble exaspérer le texte français en utilisant un vocabulaire très varié, qui embrasse tous les registres de la langue italienne: de la dimension la plus basse, triviale, populaire, jusqu’au niveau (moins exploité par Voltaire) lyrique et littéraire, en vue d'effets de pastiche comique et burlesque.
D’après cette analyse stylistique de la traduction, surgit un aspect très intéressant et unique de la réécriture de Monti, qui concerne l’utilisation soit de l'endécasyllabe, soit de l’octave, soit du vocabulaire du texte. Il s’agit d’un jeu constant sur la voix - ou bien sur une variation continue des différents plans intonatives - et sur la parole, qui devient plus expressive, plus dense. En effet, la lecture du texte suppose une variation mélodique incessante entre la voix de l'auteur (sous forme de la narration et du commentaire) et la voix de personnages, qu’on entend dans les nombreux dialogues; mais aussi une variation de ton entre la dimension lexical littéraire et les registres les plus baissés de la langue populaire. Du point de vue de la syntaxe, par rapport au modèle français (qui est assez monotone et linéaire, basé sur un ordre syntactique normal, sur le rythme régulier du decasyllabe et sur un langage plutôt ordinaire), Monti varie et ennoblit le ton du discours à travers des mouvements syntaxiques raffinés, des constructions de la période plus ou moins réguliers et l’introduction de propositions à cheval des vers. Le discours italien est en effet compliquée par des interruptions continues (qui ne se réalisent pas dans des lieux canoniques, mais plutôt dans la première partie du vers ou en proximité de la pointe) qui marquent des changements de vitesse dans le texte (dialogues, narration, commentaires): ils se vérifient, en somme, des accélérations et des décélérations continues du récit ainsi qu’un jeu sur les ouvertures et fermetures de chaque verse. Tout se fait à travers une recherche d’expressivité qui, en travaillant sur la combinaison et le choc des différents niveaux, déstabilise la parole et rend l'écriture imprévisible
Il linguaggio figurato degli «Amorum Libri»
Analisi delle figurazioni nelle liriche del canzoniere boiardesco, gli «Amorum Libri», in relazione alla tradizione figurativa della lirica italiana
L'ottava della Pulcella d'Orléans di Vincenzo Monti
Analisi metrico-stilistica dell'ottava della traduzione-riscrittura La Pulcella d'Orléans di Vicenzo Mont
Vincenzo Monti traducteur de Voltaire: la Pulcella d'Orléans
Cette étude est une analyse métrique et stylistique de La Pulcella d'Orléans de Vincenzo Monti - traduction-réécriture de l’homonyme poème de Voltaire La Pucelle d'Orléans - considérée comme une version autonome, étant donné le particulier choix de réduire la composante philosophique et idéologique d'origine, ainsi que de mettre en relation le modèle avec une littérature italienne spécifique, principalement par l'adoption d'une grille strophique fortement marquée (la ottava rima).
De plus, avec sa traduction, l'auteur a voulu mettre l'accent sur les aspects les plus amusants et provocateurs de l’histoire de Jeanne d'Arc, afin d’obtenir une grande expérimentation au niveau de la langue, de la métrique et de la syntaxe.
D’après l’analyse stylistique d'un petit passage du poème dans les deux versions, surgit une modalité très intéressante et unique de la réécriture de Monti, qui concerne l’utilisation soit de l'endecasillabo, soit de l’ottava, soit du vocabulaire du texte
Paolo Antonio Rolli, Il Paradiso Perduto di Giovanni Milton, edizione critica a c. di L. Alcini [Roma, Aracne, 2008].
Classici infiniti
Recensione di «Un compito infinito». Testi classici e traduzioni d’autore nel Novecento italiano, a c. di F. Condello e A. Rodighiero [Bologna (BUP) 2015
Simmetrie metriche: due sonetti siciliani a confronto
The paper analyses from the stylistic and metrical point of view, two sonnets composed by two poets of the Sicilian School: Giacomo da Lentini (1.35: Diamante, né smiraldo, né zafino) and Mazzeo Ricco (19.7: Chi conoscesse sì la sua falanza). The study aims to offer a detailed review of the lyrical writing from the Magna Curia authors, in relation to the new metrical form of the sonnet. Specifically, it considers the peculiar compositional practices of the two investigated poets, converging or in opposition to one another, and, more generally, the systemic constants of versification adopted by the Sicilian circle.L’intervento analizza dal punto di vista metrico-stilistico una coppia di sonetti composti da due rimatori della Scuola Siciliana: Giacomo da Lentini (1.35: Diamante, né smiraldo, né zafino) e Mazzeo di Ricco (19.7: Chi conoscesse sì la sua falanza). Lo studio intende offrire uno sguardo dettagliato sulla scrittura lirica degli autori della Magna Curia in relazione all’inedita forma metrica del sonetto: nello specifico, sulle pratiche compositive peculiari dei due poeti indagati, convergenti o in opposizione tra loro, e, più in generale, sulle costanti sistemiche della versificazione assunta dalla cerchia siciliana
Il blocco di Palma - Antonio Dall’Ongaro. Estratto da "Il Friuli" di Carlo Trevisan (1858-1947).
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