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    Convergenza e divergenza fra ideali della Croce Rossa e della Santa Sede

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    Il contributo ricostruisce ed illustra le relazioni fra Chiesa cattolica e Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) durante la Grande Guerra, sottolineando la convergenza e la divergenza fra le due istituzioni. La convergenza esistette sin dalle origini sul piano ideale per la comune adesione al comandamento cristiano della carità, e per la sua declinazione sotto forma di un’opera di assistenza umanitaria. La divergenza fu invece dovuta, fino allo scoppio della Grande Guerra, alla duplice azione delle contingenze politiche e del fattore umano, ossia le opposte rigidità di chi guidava le due istituzioni. La nuova convergenza che si verificò con la Grande Guerra fu il frutto di simili fattori, ma di segno opposto: l'inedita tragicità del conflitto, che determinò un altrettanto inedito sforzo umanitario, e la presenza, ai vertici delle due istituzioni, di persone maggiormente tolleranti rispetto ai loro predecessori, ossia papa Benedetto XV, Gustave Ador e i rispettivi collaboratori. Essi riuscirono dunque ad avviare un sodalizio basato sulla comune azione caritativa e umanitaria, che si rafforzò nel corso del conflitto e rimase dopo la sua conclusione, estendendosi poi alla Lega delle Società nazionali di Croce Rossa (oggi Federazione Internazionale di Croce Rossa, o FICR), fino a perdurare tuttora

    Come “funzionano” le Aziende Pubbliche di Servizi alla Persona in Emilia-Romagna? Una ricerca esplorativa a 20 anni dall’implementazione della riforma dei servizi sociali

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    L’articolo esplora gli esiti della riforma delle Istituzioni Pubbliche di Assistenza e Beneficienza (IPAB) in Emilia-Romagna a 20 anni dalla sua implementazione, sulla base di una ricerca empirica condotta mediante interviste semi-strutturate. Viene quindi presa in considerazione la soluzione giuridica e amministrativa adottata, ossia l’Azienda Pubblica di Servizi alla Persona (ASP), con particolare riguardo per i punti di forza e di debolezza, le attività svolte attualmente, le relazioni con altri soggetti del sistema di welfare regionale e con le Aziende omologhe di altre Regioni, le prospettive per il futuro tra minacce ed opportunità e l’impatto della pandemia da COVID-19. Le risultanze evidenziano alcune gravi criticità che minano alla radice il buon funzionamento delle ASP, ma anche un rilevante patrimonio di competenza e radicamento territoriale non danneggiato dalla pandemia

    Achille Ardigò al Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro

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    Il contributo ricostruisce la presenza quasi ventennale (1976-1995) del sociologo Achille Ardigò al Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL) sulla base di documenti editi e inediti messi a disposizione dall’istituzione stessa (verbali, relazioni su ricerche a tema, repertori delle consiliature, ecc.). Vengono quindi analizzati i contributi più salienti dati da Ardigò alla vita e all’operato del CNEL, in particolare per favorirne la democrazia interna, l’informatizzazione e soprattutto il ruolo propositivo nel rinnovamento del welfare state italiano. Ardigò infatti, soprattutto nel biennio 1990-1991, formulò proposte inedite per rendere più efficiente la sanità pubblica, ed in generale l’amministrazione pubblica: a) adozione di un welfare mix che vedesse la partecipazione del mercato e del terzo settore accanto al pubblico, b) misure per favorire l’empowerment dei cittadini, c) informatizzazione degli apparati. Riservando, al tempo stesso, un ruolo centrale allo Stato nel preservare l’inderogabile valore costituzionale dell’universalità del diritto alla salute

    Differently Neutral: The Complex Relation among States, the Red Cross and NGOs

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    Alcune ONG collaborano più agevolmente con gli Stati ed altre meno: questo contributo, scritto in lingua inglese, indaga le cause di tale contrasto, considerando i casi esemplari della Croce Rossa e di Medici Senza Frontiere e ricorrendo a interviste semi-strutturate e documentazione ufficiale. La chiave di lettura interpretativa che viene presentata è che le due organizzazioni umanitarie pongono entrambe la neutralità fra i propri principi fondamentali, ma la interpretano in maniera diametralmente opposta. Ciò determina problemi etici profondi, sia in senso teorico e speculativo, sia in senso pratico ed operativo, anche per quanto concerne il rapporto con gli Stati

    Vescovo a Mantova

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    L’articolo descrive il periodo di episcopato di Giuseppe Sarto a Mantova (1884-1893), dimostrando che si trattò di una tappa fondamentale, come vero e proprio “apprendistato”, nella carriera ecclesiastica di colui che sarebbe diventato papa Pio X. Egli si dimostrò un accurato amministratore ecclesiastico, attento nel riordinare lo stato delle singole parrocchie e della Diocesi in generale (indisse il primo Sinodo diocesano dopo due secoli), e nel curare l’istruzione del clero, riformando il seminario. Come guida pastorale Sarto si dimostrò intransigente e duro sul piano dei principi, ma all’occorrenza comprensivo sul piano dei singoli casi umani. D’altro canto, il suo conservatorismo politico e la sua scarsa propensione ad incoraggiare l’impegno sociale dei cattolici, in forme consone ai tempi, non gli permisero di conquistare grande popolarità nel laicato mantovano. Questa linea d’azione da vescovo fu in parte replicata da Sarto in veste di pontefice romano, ed è di attualità e rilevante sociologicamente in quanto aiuta a comprendere come mai il Mantovano sia tuttora l’area meno religiosa della Lombardia, e come mai le fasce più intransigenti del mondo cattolico guardino a Sarto come ad un modello

    Clero sociale lombardo e genesi della CRI

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    Il contributo analizza, in chiave storico-sociale, le connessioni esistenti in Lombardia fra il clero cattolico di orientamento patriottico, liberale e pro-sociale e la nascente Croce Rossa Italiana nella seconda metà dell’Ottocento. Si osserva come la presenza di vescovi austriacanti, reazionari o comunque intransigenti abbia costituito un freno potente al coinvolgimento dei sacerdoti nella nascente CRI, come a Como e a Mantova. Laddove invece a Cremona, retta da vescovi liberali e conciliatoristi, il clero aderì in massa all’Associazione, ed a Brescia, dove il cattolicesimo sociale era forte e diffuso nonostante vescovi intransigenti, vi furono sacerdoti che interagirono significativamente con la CRI, arrivando a ricoprire anche posizioni apicali, caso più unico che raro in Italia. In definitiva si trattò di un rapporto che affondava le proprie radici nella peculiare propensione all’impegno sociale assunta dal clero lombardo nel corso dell’Ottocento e tuttora particolarmente forte

    Il focus group (pre-esistente) nella ricerca sociale. Riflessioni metodologiche a partire da due ricerche empiriche in Emilia-Romagna

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    Questo articolo è finalizzato a sviluppare una riflessione metodologica sui vantaggi e sugli svantaggi dell'uso di gruppi preesistenti per i focus group. Il paragrafo introduttivo tratta brevemente delle origini e della definizione della tecnica del focus group. Nel secondo paragrafo viene invece analizzata la letteratura scientifica riguardante l'uso di gruppi preesistenti o di gruppi di estranei per i focus group. Il terzo e il quarto paragrafo sono dedicati alla presentazione di due recenti studi empirici, condotti su due ETS in Emilia-Romagna utilizzando focus group con gruppi preesistenti. Dall'analisi di questi case studies emerge la validità dell'uso di gruppi preesistenti nella tecnica dei focus group

    Investimento sociale e welfare society. La morfogenesi della Croce Rossa Italiana

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    La sociologia del welfare è, per sua natura, fortemente connotata da un approccio interdisciplinare. L’analisi delle politiche, degli apparati e delle organizzazioni che producono benessere per i cittadini non può prescindere da una forte integrazione con l’economia, la politologia e la storia. Con questa impostazione, da oltre mezzo secolo i sociologi del welfare analizzano e interpretano le politiche sociali del passato e del presente, elaborando modelli idealtipici per comprendere logiche e funzionamento dei welfare states esistenti nei vari Paesi, e tracciano strategie innovative verso il futuro per superare le sfide prodotte dai mutamenti della società. Nel contesto attuale, ricco di nuovi problemi e opportunità per la classe politica, e di stimoli per la comunità scientifica, si inserisce il caso concreto della Croce Rossa, un’organizzazione umanitaria laica esistente da oltre 150 anni e presente in 190 Paesi attraverso le proprie Società Nazionali. La sua nascita si intreccia con quella del moderno welfare state, e oggi è parte del sistema di welfare di numerosi Paesi, in forme e con ruoli di volta in volta diversi. La Croce Rossa Italiana (CRI), in particolare, ha avuto a lungo un rapporto molto stretto con lo Stato, anche a causa del suo status più che decennale di ente pubblico. Tuttavia recentemente una nuova regolazione normativa, avviata nel 2012 e conclusa con la cosiddetta “riforma del Terzo Settore” (2016-17), ha attribuito alla CRI, a pieno titolo, lo stato giuridico di Ente di Terzo Settore (ETS). Il presente lavoro costituisce uno studio di caso sociologico avente come oggetto la CRI, non soltanto per ricostruirne la morfogenesi in quanto ETS, ma soprattutto per identificarne i punti di forza e di debolezza, nonché le opportunità e le minacce che dovrà affrontare nel prossimo futuro. Dalle più tradizionali attività di soccorso nelle emergenze nazionali e internazionali, ad un sempre più marcato impegno assistenziale, fino a una embrionale partecipazione alle politiche di investimento sociale, la CRI emerge oggi come una realtà di primo piano nella welfare society

    Pane e umanità: il rapporto fra la Commissione Prigionieri della CRI e lo Stato italiano

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    Il contributo, di taglio storico-sociale, ricostruisce i rapporti istituzionali che si instaurarono fra la Commissione Prigionieri della Croce Rossa Italiana e lo Stato italiano durante la Prima Guerra Mondiale, considerati nella loro evoluzione diacronica alla luce del progressivo peggioramento delle condizioni di vita dei prigionieri italiani detenuti nei campi di concentramento degli Imperi Centrali, nel più generale contesto bellico del fronte italo-austriaco ed in comparazione con le vicende dei prigionieri dei Paesi alleati, in particolare della Francia. In sintesi, la Commissione divenne un “sostegno” per i prigionieri in un duplice senso: dal punto di vista dell’assistenza vera e propria e dal punto di vista dell’advocacy, ossia del patrocinio del loro diritto ad essere assistiti in nome, semplicemente, della loro condizione di esseri umani bisognosi

    L’ethos della scienza secondo Merton: una teoria confutata o resistente?

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    Il contributo dell’autore ripercorre gli sviluppi della sociologia della scienza, filone relativamente recente del pensiero sociologico. Il primo passaggio è un’approfondita disamina del contributo essenziale fornito al suo consolidamento da Robert King Merton fin dalla sua tesi di dottorato alla fine degli anni ’30, dedicata alla connessione fra puritanesimo e sviluppo della scienza nell’Inghilterra del XVII secolo, seguita dall’enunciazione delle componenti dell’ethos della scienza (il CUDOS: comunitarismo, universalismo, disinteresse e scetticismo organizzato) in un articolo del 1942. Successivamente si considerano le seconde generazioni di sociologi della scienza, che a partire dagli anni ’50 svilupparono critiche documentate e serrate al pensiero di Merton, in particolare Barnes e Dolby. In terzo luogo, si passano in rassegna gli sviluppi più recenti della sociologia della scienza, caratterizzati da una marginalizzazione, o da un riesame in chiave critica, del pensiero di Merton, con l’eccezione dei sociologi italiani, più attenti ai suoi pregi. Nelle Conclusioni si considera l’evoluzione tratteggiata, rilevando la capacità di resistenza del pensiero di Merton ed alcuni indizi di una sua inaspettata aderenza all’attuale comunità scientifica
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