1,720,987 research outputs found
Il nuovo meccanismo del Protocollo 16: un “rinvio pregiudiziale convenzionale” per rafforzare il dialogo con la Corte EDU?
Bernardi A., La sovranità penale tra Stato e Consiglio d’Europa, Jovene Editore, 2019, pp. 182
Il Tribunale di Roma si discosta dalla Cassazione e riconosce l'abolitio criminis dopo il ‘decreto rilancio’ per le condotte pregresse di omesso versamento dell’imposta di soggiorno da parte dell’albergatore, in Sistema Penale, 23 novembre 2020
Rimessa alle sezioni unite la questione relativa all’inclusione della recidiva qualificata tra le aggravanti che ex art. 649-bis C.P. rendono procedibili d’ufficio taluni reati contro il patrimonio dopo il D.LGS. 36/2018
L’accesso alla giustizia delle vittime di sfruttamento lavorativo con status migratorio irregolare: un bilancio (non) conclusivo tra teoria e prassi
Il presente contributo – muovendo dalla teoria alla prassi – volge a mettere in luce la stretta correlazione tra la predisposizione di idonee misure a tutela dei migranti irregolari vittime di sfruttamento del lavoro e la possibilità di un loro effettivo accesso alla giustizia per il reato subito. In quest’ottica, si analizza l’intricato quadro teorico di riferimento connesso alla disciplina del permesso speciale per le vittime di sfruttamento del lavoro, evidenziando le criticità degli strumenti di tutela disponibili riscontrate nella prassi attraverso una ricerca socio-giuridica condotta nel territorio milanese. Considerate le difficoltà applicative della precedente disciplina, ci si interroga quindi sulle potenzialità e i limiti del nuovo permesso ex art. 18-ter TU Immigrazione introdotto con il c.d. “decreto flussi” (d.l. 11 ottobre n. 145/2024). In attesa del banco di prova della prassi, si ribadisce il fondamentale ruolo dei Protocolli locali, funzionali ad evitare che la persona migrante, rivolgendosi alle autorità per denunciare le condizioni di sfruttamento, sia esposta alle conseguenze negative derivanti dal suo status irregolare sul territorio, favorendone così l’emersione dal contesto criminale.The aim of this paper – moving from theory to practice – is to highlight the close relationship between the provision of suitable measures to protect irregular migrant victims of labour exploitation and their effective access to justice for the crime suffered. From this perspective, the paper analyses the complex theoretical framework related to the discipline of the special permit for labour exploitation victims, underlining the critical points reflected in practice by the socio-legal field research carried out in the city of Milan. In the light of the difficulties in applying the previous discipline, the paper questions both the potential and the limits of the new permit provided for by article 18-ter of the Consolidated Law on Immigration introduced with the so called “decreto-flussi” (d.l. 11 october no. 145/2024). While waiting for the test bench of practice, the paper reaffirms the fundamental role of local Protocols to prevent the migrant person, who turns to the authorities to report exploitative conditions, from being exposed to the unfavourable consequences of their irregular status on the territory, thus encouraging his emersion from the criminal contex
Proporzionalità della pena e determinatezza della fattispecie di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro
l contributo si propone di analizzare criticamente due questioni di legittimità costituzionale
relative alla fattispecie codicistica di “intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro” ex art.
603-bis c.p. che il ricorrente in Cassazione ha richiesto di sollevare davanti alla Consulta. La
prima questione attiene alla proporzionalità della pena edittale che la norma codicistica riserva
al datore di lavoro rispetto alla fattispecie di assunzione di stranieri irregolari in condizioni di
particolare sfruttamento ex articolo 22, commi 12 e 12-bis, lett. c d. lgs. 25 luglio 1998, n. 28
(Testo Unico sull’Immigrazione o T.U.IMM.), che si ritiene “sostanzialmente analoga” ma
punita meno gravemente; la seconda questione attiene al presunto difetto di precisione e
determinatezza nella formulazione degli indici di sfruttamento elencati al terzo comma
dell’art. 603-bis c.p.. La Suprema Corte ha dichiarato infondate entrambe le questioni, ma le
argomentazioni che emergono nella sentenza forniscono rilevanti spunti di riflessione sull’am-
bito applicativo e sull’interpretazione dell’art. 603-bis c.p.The aim of this article is to critically analyze a recent decision of the Supreme Court of Cassation
in which the Court examined two questions of constitutionality of the crime of “illegal recruit-
ment and labour exploitation” under Article 603-bis of the Criminal Code which the defendant
had requested to be raised before the Constitutional Court. The first question relates to the
proportionality of the penalty provided for against the employer in Art. 603-bis of the Criminal
Code compared to the penalty provided for the crime of “recruitment of irregular migrants in
conditions of particular labour exploitation” under Article 22(12) and (12-bis)(c) of Legislative
Decree No. 28 of 25 July 1998 (Consolidated Law on Immigration, also CLI), which is
considered “substantially similar” but less severely punished; the second question relates to the
alleged violation of the legal certainty of the offence due to lack of precision and clarity in the
formulation of the exploitation indicators listed in the third paragraph of Article 603-bis of the
Criminal Code. The Court of Cassation rejected both questions, but the arguments put forward
in the judgment provide important food for thought on the scope and interpretation of Article
603-bis of the Criminal Code
Lo sfruttamento del lavoro dei “riders” tra prevenzione e repressione
Il contributo si propone di ricostruire la complessa vicenda giudiziaria, non ancora giunta del tutto a conclusione, che ha coinvolto Uber Italy S.r.l. e alcune società intermediarie deputate alla gestione delle piattaforme digitali di food delivery. Tre sono gli snodi fondamentali dell’analisi. La vicenda, in cui è stata per la prima volta prospettava una forma di caporalato “digitale” nei confronti dei c.d. “riders” (addetti alle consegne a domicilio), presenta due profili di interesse sul piano strettamente giuridico. Il primo riguarda il procedimento di prevenzione attivato nei confronti di Uber Italy S.r.l., di cui si analizzerà la legittimità dei presupposti e dei contenuti della misura rispetto alle eventuali alternative
disponibili ex lege; il secondo riguarda il procedimento di merito, in particolare le motivazioni della sentenza di condanna resa in sede di giudizio abbreviato nei confronti dell’amministratore delegato di una delle società intermediarie, che consentono di muovere alcune considerazioni relative all’applicazione dell’art. 603-bis c.p. in tale peculiare contesto.The aim of this article is to discuss the complex judicial affair, still ongoing, involving Uber Italy and some intermediary companies in charge of the management of digital food delivery platforms. The case reveals a form of ‘digital’ labour exploitation against the ‘riders’ (home delivery agents) and presents two profiles of interest on a legal level. The first concerns the prevention procedure activated against Uber Italy, that will be analysed with regard to the assumptions and contents of the measure, comparing it with the alternative measures available ex lege; the second concerns the
criminal prosecution, as the conviction against the manager of one of the intermediary companies allow some reflections on the application of Article 603-bis of the Criminal Code in this particular context
Non è un delitto il mendicare quando si ha fame : La Corte Edu estende l’ambito di operatività dell’art. 8 CEDU riconoscendo il diritto alla mendicità in assenza di alternative di sussistenza come intrinseco alla dignità umana
Lo sfruttamento del lavoro 'intellettuale' ex art. 603-bis c.p. tra connotazione semantica e tipo criminoso legale
Il contributo sottopone ad analisi critica la recente pronuncia della Cassazione penale
che esclude alla radice lo sfruttamento del lavoro intellettuale dall’ambito applicativo del delitto
ex art. 603-bis c.p. In particolare, si propone un’interpretazione alternativa del concetto di
‘manodopera’, che tenga conto della sua attuale nozione scientifica, nonché del significato che
assume quale parametro di qualificazione del tipo criminoso espresso dalla fattispecie, che si
impernia sulle condizioni di sfruttamento compendiate negli indici del comma III e sull’approfittamento
dello stato di bisogno del lavoratore.The aim of the paper is to critically analyse a recent decision of the Court of Cassation, which
ruled that the exploitation of intellectual labour does not fall within the scope of the offence of labour
exploitation, under Article 603-bis of the Penal Code. In the light of this, the paper proposes an alternative
interpretation of the concept of “workforce”, that acknowledges its current scientific definition
and its meaning as a parameter for qualifying the ‘type’ of the offence based on the conditions of exploitation
listed in Article 603-bis, Section III, as well as the exploitation of the worker’s state of need
Gianniti P. (a cura di), Il metodo comparativo nello studio della struttura del reato, Aracne, Roma, 2021, pp. 620
- …
