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Le saint musulman en père de famille in Nelly Amri et Denis Gril (a cura di), Saint et sainteté. Le regard des sciences de l’homme
L'articolo è incentrato sulla figura di Sha'rani e sulla questione dei rapporti familiari nel contesto mistico islamico: tratta il tema della figura del santo musulmano padre di famiglia e dei casi di eredità di padre in figlio della santità. In una sorta di rovesciamento della prospettiva che caratterizza il volume, in questo caso il santo è il padre reale di una famiglia e il rapporto padre-figlio nelle dinamiche di trasmissione della santità è un rapporto biologico
Prefazione
Il contributo ripercorre il percorso teorico della produzione di Adrana Destro, individuando tematiche e problematiche rilevanti, quali la pratica rituale e il fenomeno religioso. La prospettiva di analisi è antropologica e storica
Il silenzio dell’antropologo e l’altro degli altri. Fare etnografia in clausura
Il silenzio dell’antropologo e l’altro degli altri. Fare etnografia in clausura
Sulla base di una etnografia partecipata all’interno di due monasteri carmelitani francesi, si intende delineare e documentare più da vicino, senza alcuna pretesa di esaustività, il nodo problematico del fare etnografia all’interno di gruppi religiosi introversi, chiusi e silenziosi. In relazione a ciò, il campo della clausura rappresenta una situazione limite sul piano operativo e metodologico: permette di interrogarsi su cosa significhi effettivamente, una volta che si è entrati, vivere dal di dentro – sia a livello spaziale che percettivo e cognitivo – e sulle implicazioni metodologiche che si producono in relazione al vedere, all’ascoltare e al tacere. Se questi livelli sensoriali sono presenti in qualsiasi situazione di campo e delineano articolazioni e confini dello stesso, essi giocano un ruolo centrale all’interno della clausura. La costruzione della donna-religiosa avviene attraverso la sua riduzione all’essenziale, attraverso l’eliminazione di tutto il superfluo, sia sul piano materiale che emotivo e linguistico. Questa costruzione modifica specularmene anche la figura del ricercatore e il suo fare campo. Voler conoscere, infatti, la vita di questi gruppi impone non solo di condividere le loro giornata ma anche, più in generale, di rispondere alla domanda storico-antropologica sul come affrontare lo studio dell’istituzione totale di natura religiosa
Sguardi incrociati
Nato all’interno del seminario Vestizioni. Codici normativi e pratiche religiose, tenutosi presso l’Università di Bologna nel 2017, il testo ospita una riflessione collettiva volta a individuare le potenzialità interpretative che la tematica della ‘vestizione’ riveste nell’ambito storico-religioso della cultura cristiana, per la storia sociale, istituzionale, culturale.
È centrale il rapporto contraddittorio fra veste e nudità, esaltato dalla letteratura e dall’iconografia: nudità dei martiri esposti alle torture, nudità degli eremiti, valore simbolico attribuito ai paramenti sacerdotali e ai manufatti connessi con i servizi liturgici, funzione identitaria dell’abito nella storia degli ordini religiosi, significato del velo nella storia delle esperienze femminili
Gendered peace: policies and conflicts within Catholic Church Norms, Institutions and Practices
This contribution examines the production process of the relic-object in Catholic settings. Manual works are presented – technical knowhow and production rationale – focusing on the concrete actions performed by cloistered nuns on human remains (bones and fabric). These are turned into objects to which extra-human power is attributed.
These women follow and establish the whole process of production, meaning-attribution and dissemination of the ‘sacred’ object, creating some niches of autonomous power for themselves within the wider ecclesiastic scenario. The contribution draws on an ethnographic study based on observant participation where the author shared the life of some French and Italian monastic groups. In particular, it focuses on the remains of Breton duchess Françoise d’Amboise (1427-1485), beatified by Pius IX in 1863 and considered to be the founder of the Carmelites in France.
The practice of relic production is used as a political strategy in relation with the ecclesiastic world itself but also, indirectly, with the lay world. In fact, on the one hand it is used by the (female) monastic world to free itself from the (male) ecclesiastic world; on the other hand, it appears to be a way to emphasize full autonomy from the local political scenario
Antropologia delle religioni
La collana Antropologia delle religioni nasce dall’esigenza di riprendere e sviluppare un campo di studi importante nella tradizione italiana delle scienze sociali. La collana intende riunire testi che indaghino i fenomeni magico-religiosi in una prevalente prospettiva etnografica e antropologica. Volendo offrire un valido dialogo internazionale, la collana accoglie le diverse scuole metodologiche ed è aperta a pubblicazioni in lingua non italiana. Si vogliono sia recuperare grandi classici di difficile reperibilità che proporre testi inediti di ricerca ed elaborazione teorica
Against the sacred body. The processing of remains in Catholic circles
In ambito europeo, entro le aree della cattolicità, i resti umani di persone ritenute eccezionali (sia parti ossee del corpo che tessuti venuti in contatto con esso) sono di solito tesaurizzati e trasformati in reliquie. La produzione e la ri-produzione dell’oggetto-reliquia avviene in ambiti claustrali e si realizza in primis sul piano materiale. In questo contributo intendo presentare in dettaglio, da un punto di vista antropologico, le pratiche messe in atto su tali resti, il ruolo delle attrici sociali che entrano in gioco e le dinamiche politico-ecclesiastiche ad esse collegate. Pratiche di solito trascurate dall’analisi storiografica e, per ovvie difficoltà di accesso alla clausura, anche da quella etno-antropologica, sono invece da considerarsi il momento più importante di quel lungo percorso che intende dare forma e senso al resto, in vista dell’esposizione e dell’impiego rituale.In the Catholic areas of Europe, the human remains of persons (both their bones and the fabrics they touched) considered to have been exceptional are usually stored for transformation into relics. The production and the re-production of the object-relic takes place within monasteries and is carried out firstly on the material level. In this article I intend to present in detail, from an anthropological standpoint, the practices used to process such remains, the role of the social actors involved, and the political-ecclesiastical dynamics connected with them. Owing to obvious difficulties in accessing enclosed communities, such practices are usually overlooked in historiographical and ethno-anthropological analyses, while they should instead be considered the most important moment in the lengthy process intended to give form and meaning to remains, with a view to their exhibition and use in ritual
Fare famiglia da soli. L’esperienza monastica come riscrittura delle logiche identitarie e aggregative nella storia. Comparazioni interculturali e interdisciplinari
Il progetto di ricerca intende studiare – nelle sue diverse forme di attualizzazione – il nucleo sociale delle comunità religiose monastiche, da intendersi come gruppo di soggetti legati insieme da una comune finalità ascetico-devozionale. Un’indagine che vuole esplorare, attraverso situazioni monastiche appartenenti a tradizioni, aree geografiche ed epoche diverse, se sia possibile applicare a questa particolare forma di vita sociale il concetto di ‘famiglia’, così come viene studiato, in tutta la sua complessità e ambiguità, dalle scienze sociali. A tal fine, si è scelto di riunire una equipe di studiosi di varia formazione (storici, antropologi, studiosi delle religioni e delle culture orientali) che, avvalendosi della prospettiva e degli strumenti di indagine propri dei diversi settori scientifico-disciplinari coinvolti, potrà mettere in luce caratteristiche e specificità di gruppi monastici distanti storicamente e geograficamente. La sfida consiste nel capire quali categorie interpretative siano utilizzate dagli attori sociali stessi per costruirsi e per auto-rappresentarsi, tenendo conto sia della comunità entro la quale scelgono di ritirarsi, sia della società esterna con cui, nonostante la propria rinuncia al mondo, comunque si rapportano. Famiglia intesa, quindi, non tanto come realtà naturale, ma piuttosto come costruzione sociale che si autodefinisce ma rimane allo stesso tempo permeabile e, in vario modo, aperta all’esterno. In sintesi, sulla base di uno studio comparativo della vita comunitaria prodotta dell’esperienza ascetico-devozionale, l’obiettivo di questa ricerca è di definire e di mettere a confronto dinamiche relazionali interne a ogni singola realtà storica e di produrre un’adeguata riflessione teorica sui concetti di monachesimo e di ‘famiglia’, aprendo la strada a eventuali riformulazioni
Silenzi e non-detti. Controllo discorsivo nella clausura cattolica contemporanea (2006-2014)
Abstract: This presentation aims to address the unspoken as a form of silence,
which becomes a passive practice insofar as it is actually left unsaid and active
whenever it must be voiced despite traditions. By making reference to individual
cloistered experiences within French catholic female settings, I will illustrate some
everyday life situations that occurred during the so-called recreational moments,
when speaking is apparently permitted, and question the relation between the
word and the unspoken, between the unspoken and the construction of the person
Migrazioni, legami familiari e appartenenze religiose: interrelazioni, negoziazioni e confini
The research focuses on the mutual interrelations between three phenomena of social and individual relevance: migration, family ties, and religious affiliations. These links will be analysed by the three units of the project (RU) through an ethnographic research in various Italian regions in relation to different religious and national affiliations, which do not necessarily coincide. The selection of fieldwork sites has been carried out by taking into account the numerical relevance of different nationalities of migrants: Romanian, Albanian, and Chinese are the top three nationalities of migrants in Italy (Istat 2011). The main research hypothesis is that long duration migratory processes force subjects to rewrite their family life and their religious affiliations and practices. In fact, they are constantly engaged in transnationalism practices, negotiating boundaries at different levels with the host societies and re-creating forms of social belonging. Integration, interculturality and the rise of a 'plural' society constitute precisely the result of a social interaction between different groups playing a “game of cultural difference” in which religious affiliations along with gender and age relations perform as instruments of contention and/or dialogue. In relation to this research hypothesis, the main project objectives consist in the verification:
- of the functional and conflictive relationships between migration, religion, and family in relation to the practices of inclusion/exclusion in the host society and the agency of the different actors
- of the forms of religious and family transnationalism
- of the tensions and changes which affect family ties, taking into account a comparison with new forms of "monastic family".
The ethnographic method and an intensive/multi-sited fieldwork on a comparative basis will be practiced during the research. Methods and techniques of visual anthropology will be used in order to produce a visual documentation of the research. A digital platform will be also created in order to give the possibility to the RUs to share the information related to the project activities.
The research results will have an impact at a national and international scientific level through the publication of articles, the organization of conferences and seminars and the research planning activity for Horizon 2020. It is also expected that the collaborations of the University of Perugia with European and extra-European universities of the migrants' fatherlands will be implemented and strengthened.
The research project will have a socio-economic impact through the collaboration with institutions dealing with project planning on migration and socio-cultural integration. A collaboration with Caritas Migrantes will be carried on, in order to provide information for the annual report on migration in Italy. The collaboration with the Italian Ministry of the Interior will be functional to plan initiatives on interreligious dialogue
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