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    Diversamente scienza. Flusso di genere nei saperi tecnoscientifici

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    L’intento di questo saggio è quello di focalizzare quei punti di svolta nel rapporto storico tra genere e tecnoscienza che hanno rappresentato un cambiamento cruciale nel modo in cui la relazione era precedentemente intesa. Si dimostrerà che si sono escluse le donne non solo dalla pratica delle tecnoscienze, soprattutto ai livelli più alti delle carriere scientifiche, ma anche dalla memoria culturale, rifacendoci in particolare agli eventi accaduti nel periodo della Seconda Guerra mondiale e alla Guerra Fredda, al movimento di liberazione delle donne degli anni Settanta e all’aumento della discriminazione di genere a partire dagli anni Novanta

    GÜNTHER ANDERS. IL CONSERVATORE APOCALITTICO § 2. Günther Anders: l’apocalittico impolitico

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    Anders, un grande pensatore apocalittico, scopre attraverso l’enormità dei fatti storici del suo tempo vissuto, cioè tramite Auschwitz e Hiroshima, non soltanto gli esiti catastrofici della tanatotecnica nel suo intreccio con la tanatopolitica, ma anche la conferma di quanto aveva già intuito agli albori della propria riflessione filosofico-antropologica, cioè, la natura doppia, scissa e irrisolta del soggetto che nel mondo attuale vaga alla ricerca di un orientamento morale ed esistenziale perduto

    Maxima Moralia. L’antropologia liminale di Günther Anders per l’etica contemporanea dopo Auschwitz e Hiroshima

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    La riflessione andersiana su media invita ad una riflessione morale innervata da una "antropologia liminale". Infatti Anders si sofferma sui limiti etico-morali dell'agire e sui loro significati, oltre che sulla loro comprensibilità e permeabilità, elaborando un pensiero etico intorno all'enormità degli eventi che quegli "apprendisti stregoni" che sono gli umani innescano e insieme subiscono, esercitando come novelli Prometeo un illimitato tecnopotere di cui non riescono a controllare gli effetti. D'altra parte anche all'invasione di immagini scaturita dai media corrisponde un’anchilosi dell’immaginazione che ci impedisce di percepire le catastrofi da noi stessi provocate, ed è per questo che Anders individua nella “rappresentazione perspicua” della “smisuratezza” dell’orrore estremo, causato da lager e bombe atomiche, la sola possibilità di promuovere un “ampliamento della fantasia morale” che sottragga in extremis l’umanità al suo tragico tecnodestino e, con esso, alla “fine della storia”

    NEL NOME DEL FEMMINISMO. Decostruzione e formazione a partire dall'università

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    Il contributo si inserisce nel dibattito intorno al ruolo che può essere rivestito dall’università pubblica nel favorire politiche di inclusione delle differenze di genere, a partire dalla sua funzione primaria di luogo deputato, per eccellenza, alla produzione del sapere critico. L’università, a partire dal crescente interesse verso il tema della parità, è chiamata a quell’indispensabile opera di riformulazione delle domande da rivolgere a qualsiasi ambito del sapere, che implica l’aggiornamento e l’integrazione del “canone”, per fornire strumenti di comprensione dei meccanismi, ormai invisibilizzati, delle forme simboliche e materiali di esclusione sociale e politica, di cui viene qui problematizzata la genesi storica

    Disubbidienti. Politiche femministe nella società e nelle istituzioni

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    Il volume costituisce l'esito collettaneo della ricerca intitolata “Il ruolo dell’università nelle politiche di inclusione delle differenze di genere”, che ha visto la collaborazione di un nutrito gruppo di ricercatrici e ricercatori provenienti da aree disciplinari del tutto eterogenee. La trasversalità e l’interdisciplinarietà sono l’atout di questa raccolta in grado di mettere a fuoco il persistere diffuso di profonde differenze e discriminazioni radicate nelle gendered power relations, che solo un processo di penetrazione di contenuti e metodologie femministe nelle istituzioni e, mediante esse, nella società tutta, può contribuire a decostruire

    Hannah Arendt e Primo Levi: tra narrazione e pensiero

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    Quelli di Hannah Arendt e Primo Levi rappresentano pensieri e narrazioni contigui, che intessono un insieme di rimandi tematici con i quali oggi si può tentare di misurare la realtà e mettere in prospettiva un secolo breve e armato come il Novecento. L’analisi congiunta di alcune delle loro opere consente un confronto tra interpretazioni di avvenimenti che, nella loro opacità, non hanno cessato di interrogarci. Tra le molte tracce che il fecondo incrocio tra i due chiama ad approfondire, la riflessione sulla morale a partire dall’esperienza terminale dei Lager nazisti sembra tratteggiare una microfisica del male che questiona tanto l’antropologia quanto il pensiero politico. Arendt e Levi, in qualità di testimoni e narratori dell’estremo, hanno contribuito a dare un forte impulso alla progressiva decostruzione di una concezione demonologica di male e potere considerati quali essenze (entità fissate al di fuori delle relazioni individuali), gettando le basi per un ripensamento della complessa antropologia umana a partire dall’intreccio tra desiderio di sopravvivenza e strategie di obbedienza. Entrambi, con tempi e strumenti differenti, hanno messo a punto una riflessione sulla “normalità del male” rimarcandone il cambiamento di stato: se per Arendt il male si desostanzializza in un batterio che resta in superficie inibendo al pensiero i fondali, per Levi questo virus contamina gli ambienti

    Obsolescenza dell’umano. Günther Anders e il contemporaneo

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    Il pensiero e la produzione teoretica di uno dei più grandi filosofi del Novecento, Günther Anders, la cui riflessione si rivela sempre più decisiva per la comprensione della complessa fenomenologia del contemporaneo, sono il cuore dei saggi contenuti in questo libro. Essi indagano le originali idee di Anders spaziando dalle questioni politiche agli interrogativi etici che animarono il suo attivismo critico, attraversando il suo originale approccio estetico e il suo apporto nell’ambito della critica letteraria. Un pensiero originale che viene così fruttuosamente messo a confronto con quello di molti tra i più importanti intellettuali coevi, come Arendt, Adorno, Benjamin, Heidegger, Freud, Lacan, Levi, Montale, Morselli, Pasolini, Eco e altri, con l’auspicio di segnare un rilevante progresso conoscitivo e critico nel contesto della letteratura e degli studi andersiani in Italia. Il volume raccoglie contributi di Micaela LATINI, Natascia MATTUCCI, Maria Pia PATERNÓ, Francesca R. RECCHIA LUCIANI, Andrea RONDINI, Antonio TRICOMI
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