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    Fotobiomodulazione e osteonecrosi dei mascellari farmaco-correlata: Revisione sistematica della letteratura

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    Introduzione: L’osteonecrosi dei mascellari farmaco-correlata (MRONI) è una reazione avversa caratterizzata dalla progressiva distruzione dell'osso mandibolare e/o mascellare. La presenza di ossa esposte rappresenta uno dei criteri diagnostici di tale patologia, aumentando così la probabilità di colonizzazione batterica e infezioni. Di conseguenza, le misure antibatteriche, come la fotobiomodulazione (PBM), sono necessarie per supportare il trattamento chirurgico. Lo scopo di questa revisione sistematica è quello di evidenziare le attuali conoscenze degli effetti della PBM nel trattamento dell'MRONJ. Materiale e Metodi: La ricerca è stata condotta attraverso i database PubMed (MEDLINE) e Scopus utilizzando i seguenti termini MeSH: "bisphosphonate-related osteonecrosis of the jawbone", "disease management", "low{evel Laser therapy", osteonecrosis" e "photobiomodulation". Sono stati presi in considerazione gli articoli pubblicati negli anni dal 2006 al 2022 e l'ultima ricerca è stata effettuata il 16 agosto 2022. La ricerca primaria ha identificato 134 articoli e, a seguito dell’applicazione dei criteri di inclusione ed esclusione, 21 articoli sono stati inclusi e analizzati nella presente revisione. Risultati. Gli studi di Tenore et al., Scoletta et al., e Romeo et al. hanno evidenziato il miglioramento della percezione del dolore correlato a MRONI prima e dopo il trattamento con la PBM, attraverso le scale NPRS e VAS, riportando differenze significative. Inoltre, la PBM è stata utilizzata nel trattamento dei pazienti con MRONI, insieme a un approccio chirurgico guidato dalla fluorescenza o a un approccio chirurgico convenzionale. Viene considerata un’aggiunta sicura ed efficace al trattamento medico-chirurgico delle lesioni poiché stimola la rigenerazione e l’angiogenesi dei tessuti molli, favorendone così la guarigione. L’associazione della PBM con la chirurgia ha dimostrato un tasso di successo medio dell'87% in un periodo di follow-up di 12 mesi, con guarigione totale della mucosa in assenza di segni di infezione o dolore. Infine, la PBM migliora significativamente il gonfiore, il dolore, la xerostomia, il controllo batterico e la mucosite orale indotta dalla chemioterapia; pertanto, è efficace nei pazienti con MR0NJ, evitando fistole orali o cutanee, determinando una guarigione mucosa e migliorando la qualità di vita del paziente. Conclusioni: La PBM apporta importanti benefici al paziente, contribuendo alla gestione clinica della MROM riducendo lo stadio della lesione, agendo come adiuvante al trattamento chirurgico, apportando benefici al controllo della malattia e migliorando la qualità di vita del paziente

    Biopsia liquida salivare e carcinoma: Revisione sistematica della letteratura

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    Introduzione: Il carcinoma orale squamocellulare (OSCC) rappresenta il più frequente tumore maligno del cavo orale sottolineando la necessità di sviluppare tecniche di screening efficaci per la diagnosi precoce della neoplasia. La biopsia liquida (LB), una tecnica analitica del tessuto biologico liquido dell'essere umano, potrebbe rappresentare una soluzione rapida, affidabile e minimamente invasiva per lo screening precoce dell'OSCC. Lo scopo di questa revisione sistematica è quello di presentare le più recenti evidenze riguardo l'utilizzo della LB salivare nella diagnosi precoce dell'OSCC. Materiali e Metodi: La ricerca è stata condotta attraverso i database PubMed (MEDIINE) e Scopus utilizzando i seguenti termini MeSH: "liquid biopsy", 'oral squamous cell carcinoma", "oral surgery", "preventive dentistry" e “saliva". Sono stati presi in considerazione gli articoli pubblicati negli anni dal2017 al20ZZ e l'ultima ricerca è stata effettuata il 14 agosto 2022. La ricerca primaria ha identificato 114 articoli e, a seguito dell’applicazione dei criteri di inclusione ed esclusione, 24 articoli sono stati inclusi e analizzati nella presente revisione. Risultati: La LB può essere effettuata non solo attraverso il prelievo ematico ma mediante anche altri fluidi fisiologici come la saliva. Il fluido salivare contiene numerosi biomarcatori efficaci per la diagnosi precoce dell'OSCC. Recenti studi hanno evidenziato che le vescicole extracellulari (EVs), come gli esosomi, vengono rilasciate nella saliva in seguito alle lesioni OSCC-indotte. Chen et al. hanno evidenziato che MUC5B, A2M, LGALS3BR HPa, GAPDH, IGHAI, PIP e PKM1/M2 rappresentano biomarcatori proteici esosomiali salivari di OSCC con un'accuratezza del 90%. Inoltre, è stato dimostrato che negli esosomi sono presenti diversi mRNA e microRNA (miRNA) importanti nella diagnosi precoce dell'OSCC. Adeola et al. hanno evidenziato che l'espressione del miRNA-24-3p esosomiali salivare è risultata più elevata nei pazienti con OSCC rispetto ai controlli sani, con una sensibilità del64.4% e una specificità dell'8O%. Infine, Oh et al. hanno definito quali mRNA indagare per eseguire una diagnosi precoce di OSCC. In particolare, i livelli salivari di mRNA dei geni CYP27AL, NAB2, COL3Al, MA0-8, NPIPB4 e SIAE risultano essere notevolmente inferiori nei pazienti con OSCC. La combinazione di MAO-B e NAB2 risulta avere un potere prognostico di OSCC superiore rispetto a qualsiasi altra combinazione. Conclisione: La LB salivare rappresenta una tecnica bioptica non invasiva ideale nella ricerca degli esosomi salivari, i quali costituiscono importanti biomarcatori tumorali implicati nella diagnosi precoce dell'OSCC

    Tassi di recidiva delle tecniche chirurgiche impiegate nel trattamento della cheratocisti odontogena: Revisione della letteratura

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    Introduzione: Il management chirurgico della cheratocisti odontogena (OKC) presenta una grande variabilità avente l'obiettivo di bilanciare la prevenzione delle recidive alla modalità chirurgica prescelta. Lo scopo di questa revisione della letteratura è quello di presentare le più recenti tecniche chirurgiche impiegate nel trattamento dell'OKC, evidenziandone i tassi medi di recidiva. Materiali e Metodi: La ricerca è stata condotta attraverso i database PubMed (MEDIINE) e Scopus utilizzando le seguenti keywords: "keratocyst”, "odontogenic cysts', "oral surgey","recurrence" e "surgical management". Sono stati presi in considerazione gli articoli pubblicati negli anni dal 2017 al 2022 e l'ultima ricerca è stata effettuata il17 agosto 2022. La ricerca primaria ha identificato 142 articoli e, a seguito dell’applicazione dei criteri di inclusione ed esclusione, 19 articoli sono stati inclusi e analizzati nella presente revisione. Risultati: Le modalità di trattamento accettate per I'OKC si possono suddividere in tecniche chirurgiche conservative e radicali. Tra le metodiche conservative, l'enucleazione (E) è consigliabile per tutte te OKC paracheratinizzate (OKCP)non sindromiche uniloculari con margini corticali intatti, senza comunicazione con la mucosa nasale e senza prossimità a strutture neurovascolari rilevanti, con un tasso medio di recidiva del 60%. Associando I'E all'ostectomia periferica (PO) i tassi di recidiva si riducono al26.7%. La cauterizzazione chimica con soluzione di Carnoy (CS), in associazione ad E, permette di ridurre il tasso di recidiva all6.7Yo, per le OKCP non sindromiche, al 25%, per le OKCP sindromiche, allo 0%, per le OKC ortocheratinizzate (OKCO). Eseguendo E + CS + p0 i tassi di recidiva variano dal4-3o/o, per le OKCP non sindromiche, allo 0%, per le OKCP sindromiche. Per le OKCP o OKCO di grandi dimensioni, con perforazioni corticali, comunicazioni naso-sinusali e/o multiloculari, è consigliabile eseguire una marsupializzazione, avendo un tasso di recidiva variabile dell'11.5%, per le OKCP non sindromiche, e del 23.1%, per le OKCP sindromiche, allo 0%, per le OKCO. Nelle OKC associate a perforazioni cutanee, lesioni multiloculari, perforazioni corticali multiple con grave riassorbimento osseo e/o fratture patologiche, è consigliabile valutare l'adozione di tecniche chirurgiche radicali, con un tasso di recidiva dello 0%. Conclusioni: L’JOKC, pur presentando alti tassi di recidiva, è una lesione benigna e nella maggior parte le metodiche conservative consentono di ottenere dei risultati soddisfacenti. Nei casi in cui le metodiche conservative non sono sufficienti o in presenza di un estesa distruzione ossea, è necessario ricorrere alle procedure radicali

    Bioingegneria e trattamento delle perimplantiti: applicazione dei biomateriali

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    Scopo: La ricerca condotta in vitro e in vivo sulla medicina rigenerativa e sull’ingegneria tissutale in odontoiatria ha sviluppato un'ampia gamma di biomateriali per ottenere la rigenerazione ossea e dei tessuti molli in presenza di difetti perimplantari. Possono essere suddivisi in innesti ossei, membrane di barriera e materiali con attività biologica ovvero fattori bioattivi (EMD, derivano della matrice dello smalto; PRF, fibrina ricca di piastrine; PRP, plasma ricco di piastrine; BMP, proteine morfogenetiche ossee; GF, fattori di crescita), terapie con cellule staminali e terapia genica attraverso proteine morfogenetiche ossee. Alcuni materiali sono stati ampiamente testati mentre negli ultimi anni sono stati riportati risultati interessanti per altri materiali. Materiali e Metodi: È stata condotta una revisione della letteratura, utilizzando il database PubMed. La ricerca principale ha identificato 130 articoli basati su termini MeSH. A seguito di ciò, 73 articoli sono stati selezionati in base al titolo e agli abstract. 27 articoli full-text sono stati esclusi perché irrilevanti. 46 articoli sono stati infine inclusi e analizzati in questa revisione. Risultati: Una miscela di innesto di osseo autologo e allogenica può essere utilizzata con successo nel trattamento dei difetti ossei circonferenziali e semi circonferenziali in pazienti con perimplantiti; in particolare è stato mostrato un miglioramento significativo di GR, indice di placca (PI), PPD, sanguinamento al-sondaggio (BoP) e CAL a 6 e 12 mesi l’osso autologo può essere utilizzato anche in combinazione con una rete in titanio materiale di innesto allogenico e matrice dermica acellulare, portando a un miglioramento significativo per quanto riguarda la perdita ossea marginale media e il guadagno osseo nei difetti perimplantari. E' stato dimostrato che l'approccio rigenerativo consistente nell'applicazione di minerale osseo bovino deproteinizzato e di una membrana di collagene dopo decontaminazione meccanica e chimica con soluzione di tetraciclina nei difetti perimplantari ha mostrato stabilità a lungo termine della PPD fisiologica senza segni clinici di infiammazione perimplantare e BoP e nessuna perdita ossea radiografica Per quanto riguarda l’applicazione dell'EMD nel trattamento delle perimplantite, lo studio di Isehed et al ha osservato risultati clinici e radiografici positivi nella sopravvivenza dell'impianto a 3 anni (100%) e 5 anni (85%) dopo il trattamento chirurgico. Inoltre, l’idrossiapatite di origine bovina e I'EMD è stata testata anche in pazienti con perimplantiti, ottenendo una risoluzione a lungo termine di BoP e suppurazione e una significativa riduzione della PPD. Ad oggi, non sono stati condotti studi clinici randomizzati e controllati per testare l'effetto delle cellule staminali e della terapia genica nei casi di perimplantiti Conclusioni: Negli ultimi anni sono stati condotti diversi studi clinici randomizzati per varare gli esiti dei materiali rigenerativi nei trattamenti nei difetti perimplantari, ottenendo ottimi risultati, fornendo così un valido supporto alla terapia chirurgica. Il medico deve sempre considerare il controllo del carico occlusale, la prevenzione da contaminazione microbiotica e la deiscenza della ferita per ottenere risultati ottimali e prevedibili utilizzando tali materiali

    Gorlin-Goltz syndrome: Role of the Orthodontist in clinical and radiological diagnosis

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    Background and aim: Gorlin-Goltz syndrome is an autosomal dominant inherited disease. Typical manifestations involve the maxillary district, with the presence of keratocystic lesions, basal cell carcinomas and skeletal deformities. It is necessary to promptly recognize the pathology in order to improve the patient's quality of life, through a multidisciplinary approach that actively involves the orthodontist. Materials and Methods: A systematic review of the literature was conducted through PubMed database, to identify diagnostic radiological criteria that could place Gorlin-Goltz syndrome in the differential diagnosis. Results and conclusions: About 60% of patients present dysmorphisms such as macrocephaly, bulging forehead and facial milia. Skeletal anomalies such as fused or cuneiform vertebrae, hemivertebrae, kyphoscoliosis may be present; Presence of facial dysmorphisms such as cleft lip / palate, macrocephaly and ocular anomalies. The maxilla may appear hypoplastic and mandibular hyperplasia with variable prognathism may be present. Other less frequent skeletal anomalies are malocclusion and dental crowding, caused by the presence of keratocysts that can cause dislocation of the dental elements, non-eruption and root resorption. Typical radiographic findings in the jaws are multilocular radiolucent lesions, with well-defined sclerotic edges. Keratocysts can become symptomatic in the event of infection, nerve compression, tooth mobility or edema; They are more localized in the area of the mandibular ramus, while the mandibular body and the upper jaw are less frequently affected areas. Keratocysts are usually surrounded by a few satellite cysts. This characteristic favors a high recurrence of the lesion after surgical removal, therefore a follow-up with radiographic examination is indicated. Other typical lesions can be found images of the skull, where bilamellar calcification of the falx cerebri and alterations of the sella turcica are occasionally found. The orthodontist plays a fundamental role in the therapeutic and diagnostic plan of patients suffering from GGS, since through the periodic radiographic examination it is possible to identify early predictive lesions and set up a treatment plan for the resolution of skeletal and dental anomalies and a follow up for monitoring of relapses

    Emangioma del cavo orale: strategie terapeutiche

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    Scopo: Gli emangiomi orati (OH) sono un tumore benigno dei vasi sanguigni. Nella cavità orale, gli emangiomi possono causare diversi sintomi come dolore e sanguinamento in casi più gravi, possono avere un impatto negativo sulla qualità della vita ostacolando la capacità di masticare, parlare e respirare. Gli emangiomi sono classificati istologicamente in tre tipi: capillare, cavernoso o misto; di cui circa l'80% si presenta come lesioni singole e il 20% come lesioni bilaterali. Le localizzazioni principali le guance, il labbro superiore, le palpebre e raramente nella cavità orale, specialmente sulla lingua. Lo scopo di questa revisione è inquadrare il trattamento corretto di OH e la diagnosi. Materiali e Metodi: È stata condotta una revisione della letteratura, utilizzando il database PubMed e le parole chiave "Oral Hemangioma surgery" "Oral Hemangioma management". Sono state prese in esame le revisioni sistematiche e le revisioni narrative. I risultati della ricerca sono stati 22 articoli pubblicati dal 1985 al2022, dei quali ne sono stati considerati 11 in base alla pertinenza. Risultati: Gli OH possono essere diagnosticati clinicamente, oppure tramite imaging: un'ecografia colordoppler può fornire informazioni morfologiche con minimo costo biologico. Qualora si sospetti un emangioma intraosseo o intramuscolare, è consigliata una RM con mezzo di contrasto. La biopsia viene sconsigliata a causa dell'alto rischio di sanguinamento, ma è indicata se si sospetta un processo maligno. La scelta del metodo terapeutico per l'OH dipende dalla posizione, le dimensioni e la profondità. È necessaria cautela se è localizzato nella zona labiale, perché è possibile esiti in ulcerazione. È possibile un trattamento farmacologico, tramite l'uso di propanololo, che causa la contrazione del letto vascolare, con risultati stabili e pochi effetti avversi. Gli steroidi per via orale, come il prednisone, sono un'altra opzione nel trattamento degli OH, ma hanno effetti collaterali. Un'altra alternativa terapeutica è la scleroterapia, tramite iniezione di agenti sclerotizzanti (Polidocanolo e triamcinolone acetonide), che può essere eco-guidata, per minimizzare l’errore del sito di iniezione o sovradosaggi che possono causare necrosi e ulcerazioni. La resezione chirurgica offre un trattamento definitivo ed è usata per lesioni più piccole sulle labbra e sulla mucosa buccale. La resezione non è indicata per grandi lesioni sulla lingua perché una rimozione di tessuto importante può causare compromissione della parola e della deglutizione. In questi casi viene indicata la scleroterapia, con tetradecil solfato di sodio al 3% o etanolamina oleata. Gli studi hanno dimostrato risultati favorevoli con poche reazioni avverse in seguito al trattamento con scleroterapia, ma permane il rischio di trombosi con embolizzazione. Conclusioni: Gli emangiomi sono tipicamente diagnosticati in età pediatrica e la maggior parte di queste lesioni è destinata ad evoluzione. È necessario che il paziente sia inserito in un programma di follow up per monitorare la lesione nel tempo. Se è necessaria il trattamento, i chirurghi orali e maxillo-facciali, saranno coinvolti per valutare il trattamento e fornire monitoraggio e istruzione post-procedurale

    Tecniche bioptiche delle ghiandole salivari minori

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    SCOPO: La biopsia delle ghiandole salivari minori è una tecnica utilizzata per valutare la diagnosi di patologie autoimmuni. Originariamente, la biopsia veniva eseguita asportando un segmento ellittico della mucosa del cavo orale contenente tessuto delle ghiandole salivari labiali. Nel corso degli anni, questa metodologia è andata incontro a evoluzione, prediligendo metodiche molto meno invasive. Queste tecniche producono campioni adeguati all'analisi istologica, con rare complicazioni procedurali. Lo scopo di questa revisione è identificare le metodologie di biopsia delle ghiandole salivari minori. Materiali e Metodi: E stata condotta una revisione della lettera-tura, utilizzando il database PubMed e le parole chiave "Minor Salivary Gland Biopsy" "Salivary Gland Biopsy". Sono state prese in esame le revisioni sistematiche e le revisioni narrative. I risultati della ricerca sono stati 196 articoli pubblicati dal 2012 al 2022, dei quali ne sono stati considerati 7 in base alla pertinenza. RISULTATI: La biopsia delle ghiandole salivari minori è indicata principalmente nella diagnosi di patologie autoimmuni come Sindrome di Sjögren, Sclerodermia e Amiloidosi. Esistono di-verse tecniche che interessano le ghiandole della mucosa del labbro inferiore. La prima tecnica consta di un'incisione ellittica con estensioni di 3 cm per circa 1 cm, che raggiunge lo strato muscolare. Successivamente, Greenspan et al. nel 1975, hanno descritto una tecnica di prelievo che corrispondeva ad un'incisione lineare di circa 1.5-2 cm, a livello della mucosa labiale, parallela al bordo vermiglio e lateralmente alla linea mediana. In seguito, viene considerato l'utilizzo di una pinza da calazio palpebrale media, per circoscrivere la zona di incisione labiale. Nel 2001, viene descritta la tecnica dell’X-marks, che prevede l'evidenziazione con una penna chirurgica, del-le papule sporgenti delle ghiandole salivari, per poi praticare l'incisione superficiale e ridotta della mucosa labiale di 1.5-2 mm, e una seconda incisione perpendicolare alla prima, creando così una 'X' sopra la ghiandola. È possibile inoltre uti-lizzare la Punch Biopsy, eseguita utilizzando un bisturi punch, con un diametro di 4 mm. Sono invece da segnalare altre tecniche, che hanno descritto microincisioni orizzontali di 2-3 mm e di minima profondità. Dopo, le ghiandole venivano fatte sgusciare in superficie e asportate delicatamente con forbici e pinze chirurgiche. Infine, viene descritta da Comini et al. nel 2020 una tecnica per cui l'estrazione delle ghiandole veni-va eseguita, utilizzando un ago con punta affilata e tagliente per sfilare le ghiandole e prelevarle. Tutte queste tecniche chirurgiche hanno dimostrato sicurezza ed efficacia nel prelievo e minimi disturbi post-operatori. Solo in alcuni casi viene riportata una parestesia transitoria nel sito chirurgico. Conclusione: La biopsia delle ghiandole salivari minori può essere eseguita in modo sicuro ed efficace con minimi rischi post-operatori. Questa procedura fornisce informazioni clinicamente significative e può essere ragionevolmente raccomandata in pazienti con sospetta patologia autoimmune

    Gengivite plasmacellulare: Strategie terapeutiche

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    Scopo: La gengivite plasmacellulare (PCG) è una malattia infiammatoria cronica che colpisce le mucose gengivali. E un evento raro con una matrice eziopatogenetica ancora incerta. È caratterizzata da un denso infiltrato di plasmacellule. Sebbene l'eziologia non sia ancora chiara, sono state formulate molte ipotesi sull'insorgenza della PCG, che vanno da traumi a reazioni ipersensibili a determinati tipi di antigeni (ad es. Componenti di gomme da masticare, dentifricio, khat o alimenti specifici) o somatizzazione fisica di disturbi psicologici. Tuttavia, la maggior parte di queste lesioni sono attualmente considerate idiopatiche. La PCG colpisce tipicamente le porzioni vestibolari delle mucose gengivali aderenti e quindi si estende fino alla giunzione mucogengivale. La mucosa palatale è raramente coinvolta. Le caratteristiche clinico-obiettive sono rappresentate da mucose eritematose di colore rosso intenso, vellutate, edematose, e delimitate dalla mucosa circostante. Queste lesioni sono accompagnate da sintomi dolorosi, bruciore e sanguinamento frequente. Lo scopo di questa revisione è individuare le strategie terapeutiche attualmente disponibili per questa patologia. Materiali e Metodi: È stata condotta una revisione della letteratura, utilizzando il database PubMed e la parola chiave "Plasma Cell Gingivitis”. Sono state prese in esame le revisioni sistematiche e le revisioni narrative e i case report. I risultati della ricerca sono stati 22 articoli pubblicati dal 2012 al 2022. Risultati: Molti trattamenti terapeutici sono stati proposti nel corso degli anni. Nello specifico, l'uso di iniezione topica o intralesionale di steroidi o terapie steroidee sistemiche, che contribuiscono alla riduzione delle dimensioni della lesione, ma alla sospensione della terapia non garantiscono una completa guarigione della patologia. Inoltre, se le lesioni sono estese ai tessuti molli circostanti, ad esempio, vi è il coinvolgimento della laringe, è stato studiato un trattamento a base di chemioterapia e prednisone, favorendo una temporanea regressione della lesione, che però si ripresenta quando il la terapia è sospesa. D'altra parte, partendo dal presupposto che la causa della PCG sia un'infezione da C- albicans, sono state proposte terapie topiche a base di nistatina, ma si sono rivelate inefficaci. Infatti, gli ultimi approcci terapeutici indicati in letteratura con la radioterapia a basse dosi e l'escissione chirurgica. Le radiazioni a basso dosaggio hanno determinato un relativo miglioramento del trattamento, ma diversi studi confermano come il gold standard l'escissione chirurgica con lame chirurgiche elettrocoagulazione, laser CO2 o crioterapia anche con rischio di recidiva. Recentemente è stato studiato un trattamento mediante utilizzo di fotobiomodulazione con laser a diodi, che sembra evitare la recidiva a lungo termine. Conclusioni: Attualmente non è disponibile una terapia definita per il trattamento della patologia e che ne contrasti la recidiva a lungo termine. L’utilizzo del laser a diodi sembra una terapia promettente in campo sperimentale

    Dislocazione del canale mandibolare: Cause e patologie orali correlate

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    Scopo: Il canale del nervo alveolare inferiore (CNN), contiene il nervo alveolare inferiore e i vasi sanguigni, che servono le strutture mandibolari, le labbra, i denti e le strutture adiacenti. Considerando l'importante funzione sensoriale del nervo alveolare inferiore, il chirurgo deve prestare la massima attenzione a non danneggiarlo durante le procedure chirurgi-che. Il canale mandibolare può presentare diverse variazioni anatomiche e il suo decorso può essere influenzato da diversi tipi di lesioni mascellari, che ne provocano lo spostamento. La radiografia periapicale, la radiografia panoramica, TC e la TC Cone-Beam sono modalità di imaging efficienti per valutarne la posizione. Lo scopo di questa revisione è identificare le patologie che possono dislocare il canale mandibolare. Materiali e Metodi: È stata condotta una revisione della letteratura, utilizzando il database PubMed e le parole chiave "mandibular canal" e "displacement7 Sono state prese in esame le revisioni sistematiche e le revisioni narrative. I risultati del-la ricerca sono stati 120 articoli pubblicati dal 2000 al 2022, dei quali ne sono stati considerati 20 in base alla pertinenza. Risultati: In letteratura vengono evidenziati 8 tipi di lesioni che possono causare lo spostamento del CNAI, ovvero: cisti residua, cisti dentigera, cheratocisti odontogena, cisti aneurismatica, ameloblastoma, granuloma centrale a cellule giganti, displasia fibrosa e fibroma cemento-ossificante. Le cisti residue possono causare lo spostamento verso il basso del canale, dovuto alla pressione della cisti, senza lederlo. Le cisti dentigere possono causare 10 spostamento del seno mascellare, CNAI o fossa nasale, specie se associate ad elementi dentari ruotati. Le cheratocisti odontogene si sviluppano nella direzione ante-ro-posteriore nell'osso mascellare e possono causare uno spostamento in direzione buccale o linguale del CNAI. Le cisti ossee aneurismatiche possono causare espansione, distruzione e perforazione dell'osso ed erniazione dei tessuti molli. Lo spostamento del CNAI è generalmente inferiore, ma le lesioni vascolari tendono a spostare il canale m direzione linguale. L’ameloblastoma può causare spostamento dei denti adiacenti, riassorbimento radicolare e/o estesa espansione ossea. Causa uno spostamento in direzione prevalentemente buccale, che può essere associato alla presenza delle gemme dentali permanenti e della loro posizione linguale. Granuloma a cellule giganti centrali, può spostare il CNAI verso la corti-cale linguale mandibolare. La displasia fibrosa può causare espansione della zona buccolinguale e osso corticale mandi-bolare inferiore. Lo spostamento verso l'alto del canale mandibolare è stato considerato patognomonico per la displasia fibrosa. Infine, il fibroma ossificante può causare 10 sposta-mento dell'CNAI in oltre il 50% dei pazienti. Conclusioni: Gli 8 tipi di lesioni dovrebbero essere sospettati nei casi di spostamento del CNAI e la diagnosi differenziale dovrebbe tenere conto delle caratteristiche di questo spostamento. Questi risultati possono aiutare gli operatori a pianifica-re al meglio la chirurgia ed evidenziare il significato della radiografia nella diagnosi e nella pianificazione del trattamento

    Fibroma ossificante del cavo orale: Diagnosi e trattamento chirurgico

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    Scopo: Un fibroma ossificante (OF) è un tumore benigno che si localizza esclusivamente a livello della gengiva. È tipicamente giovanile anche se può riscontrarsi in ogni fascia d’età ed è più frequente nelle donne. Il principale sintomo clinico è il gonfiore dei tessuti molli e iperplasia delle ossa colpite, che può portare a disturbi estetici e funzionali. La presenza di dolore, parestesia, trisma o reperti occlusali dentali viene osservato a seconda della sede di comparsa. Il fibroma ossificante ha come sottotipo la variante giovanile (IOF), che di solito si verifica all'interno della regione maxillo-facciale di bambini e giovani adulti. È differenziata dalla sua variante adulta in base all'età, alla sede, al comportamento e caratteristiche microscopiche. JOF è diviso in due categorie distinte: il trabecolare e lo psammomatoide TrabecularI0F (ITOF) è identificato dalla presenza di trabecole e osteoide fibrillare e tessuto osso. Il tipo psammomatoide (IPOF) è identificato dalla presenza di piccole concrezioni uniformi che imitano lo psammoma. Lo scopo di questa revisione è identificare I’iter diagnostico appropriato per questa patologia e il suo trattamento chirurgico. Materiali e Metodi: I È stata condotta una revisione della letteratura, utilizzando il database PubMed e le parole chiave "Fibro-osseous lesion" "fibro-osseous lesion surgery" "fibro-osseous lesion diagnosis". Sono state prese in esame le revisioni sistematiche, le revisioni narrative e i case series. Risultati: Per diagnosticare correttamente la patologia è necessario ricorrere alle metodiche di imaging quali ortopantomografia e TC. I fibromi ossificanti precoci sono piccoli e possono essere radiotrasparenti. Come loro ingrandirsi e maturare, appaiono misti radiotrasparenti-radiopachi e successivamente completamente radiopachi. Questi tumori sono caratteristici espandersi lentamente e in modo asintomatico, in modo simmetrico rispetto al centro della lesione, creando una massa sferica o a forma di uovo. Se la lesione appare completamente radiopaca è indice di displasia fibrosa. La maggior parte delle lesioni JOF ha aspetto uniloculare mentre le lesioni ITOF possono avere anche aspetto multiloculare. Nella maggior parte dei casi, il fibroma ossificante causa lo spostamento del canale del nervo alveolare inferiore o dell'antro mascellare. In letteratura esistono varie metodiche chirurgiche per la rimozione della lesione: l’enucleazione (per lesioni piccole e ben definite), il curettage con ostectomia periferica (per lesioni medio-grandi, è il trattamento d'elezione), la resezione con ricostruzione (per lesioni grandi, con potenziale infiltrante localizzate soprattutto nella mandibola posteriore). È necessaria una biopsia della lesione per confermare istologicamente il sospetto diagnostico. Conclusioni: Per la corretta diagnosi della patologia è necessario affidarsi a indagini diagnostiche mirate, come l’ortopantomografia e la TC, successivamente confermare il quesito diagnostico tramite biopsia. Il trattamento della lesione è prevalentemente chirurgico data l’aggressività della malattia. È indicato un monitoraggio costante del paziente per scongiurare eventuali recidive
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