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Ossi di seppia? : le decime fra signori e comunità rurali (Lombardia, XIII-XV secolo)
In Late-Medieval Lombardy, social, economic and institutional changes weakened seigniorial control over tithes; rural lords were often replaced by new players (i.e. rural communities, urban aristocracy). In this essay, I will first analyze this transition; then, I will examine the seigniorial management of tithes. The strategies adopted by the lords to control this right, the negotiations with the rural communities, and the ways of managing this important economic income allow us to understand relevant aspects of the seigniorial power in Lombardy at the end of the Middle Ages
La dimensione socio-economica della signoria basso-medievale : osservazioni introduttive al caso lombardo
Un polo documentario in trasformazione: la cancelleria vescovile bresciana nella prima metà del Quattrocento : personale e strutture
Through the analysis of an extensive archival documentation, this article provides insights into the phenomena that concerned the episcopal chancery of Brescia in the first decades of the fifteenth century. An early stage of dismantling and crisis was followed by a long phase of reconstruction, concerning both the administrative and government structures and the staff employed. In the conclusive appendix, the author briefly presents biographical details for all the writing professionals employed by the episcopal curia in the period at issue
“Lo meglio saria non haver parcialità” : guelfi e ghibellini a Brescia nella cronaca di Pandolfo Nassino
Il tramonto dell’età comunale a Brescia nelle pagine del Boccaccio : la novella di Negro da Poncarale tra finzione letteraria e storiografia
La novella di Andriola Poncarali, inserita nella quarta giornata del Decameron di Giovanni Boccaccio, può essere accostata da una prospettiva che oltrepassi l’esame degli aspetti filologico-letterari del racconto, per accogliere ulteriori dimensioni di analisi che afferiscono, ad esempio, all’approccio della storiografia. Sono, in parte, le vicende legate alla tradizione scritta dell’episodio narrato da Boccaccio ad orientare lo studioso verso la scelta di un simile taglio interpretativo: tali vicende, che promanano dal racconto del letterato fiorentino ed arrivano fino agli eruditi d’età moderna, passando per storici e cronisti tre e quattrocenteschi, si presentano come un problema difficilmente circoscrivibile ai soli aspetti filologici. Lo si può rilevare qualora si consideri come, al fondo del racconto del Boccaccio, stia il probabile recupero di un fatto non privo di riscontro storico. In questo senso, come si vedrà, la specola della storiografia può essere utile non già al fine di stabilire l’aderenza o meno del letterato fiorentino alla storicità dell’evento, quanto piuttosto per comprendere le possibili ragioni sottese alla scelta di personaggi e luoghi ben precisi.
Un contesto e dei protagonisti che si cercherà di definire nella seconda parte del contributo, quella più legata ad istanze di tipo storiografico, laddove ad emergere come oggetto di studio saranno la Brescia di inizio Trecento e parte della sua classe dirigente: due elementi evocati, più o meno direttamente, proprio nella novella di Boccaccio
I vuoti di memoria nel sistema documentario di una curia vescovile tardo medievale : il caso bresciano
Negli ultimi vent’anni gli studi sulle istituzioni ecclesiastiche hanno ampiamente sviluppato il tema della costituzione di organismi burocratico-cancellereschi, del rapporto con la documentazione, delle tematiche connesse con la conservazione e l’archiviazione della propria memoria documentaria. Alla “memoria delle Chiese” sono stati dedicati importanti studi, rivolti sia in direzione dei secoli centrali del medioevo, sia in direzione degli sviluppi tardomedievali di tali aspetti (Cancian 1995).
Nel XIII secolo, in concomitanza con la diffusione delle scritture su registro, e a seguito degli stimoli conciliari volti ad invitare le Chiese locali al buon governo e alla buona amministrazione delle res Ecclesiae (Rossi 2003), il tema della memoria, del recupero e della salvaguardia dei buoni diritti delle Chiese locali esplose in tutta la sua evidenza. Si produssero libri iurium per conservare e fissare per iscritto i diritti più antichi, e in taluni casi per costruire artificiosamente la memoria storica episcopale (Varanini - Curzel 2007); una memoria documentaria che, spesso, si costruì attraverso la dinamica relazione con i vassalli e concessionari delle mense episcopali (Della Misericordia 2003), parallelamente alla costituzione di più stabili meccanismi di governo (Gardoni 2004).
La ricapitalizzazione della memoria documentaria episcopale al fine di garantire un governo più attento delle res Ecclesiae e la costituzione di organismi burocratico-cancellereschi più stabili aprivano il campo a nuove problematiche (quali testimonianze conservare? dove? chi deputare della gestione archivistica del materiale?) e creavano il terreno fertile sul quale poterono germogliare tipologie documentarie del tutto inedite.
Anello fondamentale dell’apparato di governo episcopale, per come venne costituendosi alla fine del medioevo, divenne dunque il rapporto con la propria memoria documentaria, con i suoi pieni ed i suoi vuoti. Diverse e di volta in volta stimolate dalla sempre mutevole relazione con gli aspetti contingenti furono le strategie adottate dalle curie vescovili nel relazionarsi sia con la documentazione e con il materiale archivistico consolidato sia (ed è l’aspetto che in questa sede ci interessa sviluppare) con i “vuoti”, le assenze, con quella memoria documentaria che per vicende diverse era assente e non a disposizione degli apparati di governo.
Il caso dell’episcopato di Brescia si rivela particolarmente interessante ed esemplare rispetto al contesto generale appena tracciato. Al pari degli altri loro colleghi, anche i presuli di Brescia sin dalla fine del Duecento si trovarono ad affrontare problemi connessi con il vuoto della memoria
Coutume, droit canonique, pouvoir épiscopal. La diffusion des normes relatives aux dîmes dans les législations synodales (Italie du Nord, 13e-14e siècle)
À partir de la seconde moitié du 13e siècle, on constate une forte diffusion des dispositions relatives aux dîmes dans la législation synodale produite en Italie centrale et septentrionale. L’objectif de cette contribution est d’analyser cette production juridique non seulement à la lumière du processus de centralisation réglementaire de l’Église de la fin du moyen Âge, mais aussi par rapport à la situation politique et institutionnelle particulière de la région. il sera ainsi possible de vérifier la survie des spécificités locales et la persistance d’un certain dynamisme au sein des productions législatives des églises locales
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