283 research outputs found

    From Family Album to Snapshot Style. Notes on the aesthetics of the snapshot between art and fashion

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    Federica Muzzarelli’s critical essay, From Family Album to Snapshot Style, starts with the analysis of the primary role of memory and links up mechanisms both in the identity of photographic sign, and artistic operations that use photography. Muzzarelli, a scholar of Photography Theory, starts from a reflection of the meaning and the role of time in pioneering experiences while using photographic means. She investigates some social practices (the amateur use of the camera during the Kodak era and family albums) in order to find in them the necessary introduction for the explosion in the XXth Century of the cultured and conceptual phenomena of art and fashion

    Wanda e Marion Wulz. Fotografe e sorelle Wanda and Marion Wulz. Photographers and Sisters

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    Nel 1981 Wanda Wulz (1903-1984) e la sorella Maria detta Marion (1905-1993) chiusero i battenti del Grande Atelier Wulz, lo studio fotografico che avevano ereditato dal padre Carlo (1874-1928) subentrato a sua volta al nonno Giuseppe (1843-1918). Dal 1928 le sorelle Wulz avevano abbandonato le loro passioni, la musica per Wanda e la pittura per Marion, per accettare il proseguimento di un destino famigliare legato a un’attività professionale che divenne la fonte del loro sostentamento economico. Wanda e Marion furono dunque le ultime discendenti della famiglia Wulz a dedicarsi alla fotografia, ponendo fine una storia che si era aperta negli anni Sessanta dell’Ottocento quando, dopo un apprendistato presso il famoso fotografo Guglielmo Federico Engel, Giuseppe si era reso autonomo avviando lo studio fotografico che nel 1891 trovò la sua sede definitiva a Palazzo Hirschl, in Corso Italia 9 a Trieste. Il patrimonio di stampe, negativi, documenti e materiali vari riconducibili alle attività private e professionali di questa famiglia di fotografi italiani è conservato oggi presso la Fondazione Alinari per la Fotografia, dove è giunto in successive fasi di acquisti e donazion

    Fotografia e Femminismi. Storie e immagini dalla Collezione Donata Pizzi

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    Sabato 5 ottobre 2024 alle ore 11, la Fondazione Sabe per l’arte presenta FOTOGRAFIA E FEMMINISMO. Storie e immagini dalla Collezione Donata Pizzi, mostra collettiva a cura di Federica Muzzarelli, realizzata in collaborazione con il Gruppo di Ricerca FAF/Dipartimento delle Arti, Università di Bologna, all’interno del Progetto PRIN 2020 “La Fotografia Femminista Italiana”. Fonazione Sabe per l’arte, nata nel 2021 quale punto di riferimento per la promozione e la diffusione dell’arte contemporanea, con una particolare attenzione alla scultura, nel 2024 si è aperta infatti alla fotografia esplorando le sue relazioni con la ricerca plastica, il paesaggio e lo spazio, fisico e mentale. Il suo programma espositivo ha ottenuto il patrocinio del Comune di Ravenna e del Dipartimento di Beni Culturali dell'Università di Bologna - Campus di Ravenna ed è realizzato in collaborazione con l'Accademia di Belle Arti di Ravenna

    Polaroid da New York. Maripol e Edo Bertoglio

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    L'incontro tra la fashion stylist Maripol e il fotografo Edo Bertoglio sullo sfondo di una esplosiva New York che negli anni Settanta è il laboratorio di tutta la sperimentazione artistica e culturale dell'avanguardia. Le loro polaroids hanno fatto storia e la loro unione ha favorito uno dei connubi creativi della scena di downtown. Il racconto di questa unione e della città dalla quale sono partiti i fermenti più innovativi dell'estetica contemporanea degli ultimi decenn

    Salon Chanel. Moda Musica Arte

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    Salon Chanel è un progetto nato dalla attiva collaborazione tra ZoneModa-Università di Bologna e Sagra Malatestiana-Comune di Rimini. L'evento è stato dedicato agli influssi della cultura e della musica russa sull'arte e la moda francese negli anni Dieci e Venti del Novecento ed ha avuto luogo al Teatro degli Atti di Rimini. Gli intrecci multiculturali che i salotti parigini hanno ospitato in quegli anni hanno messo in particolare evidenza il ruolo di Sergei Diaghilev e dei Balletti russi, capaci di influenzare lo stile e il gusto europei suggerendo il fascino di un Oriente esotico e seduttivo. La serata ha visto letture e performance condotte da Benedetta Barzini, Lucia Ferrati e Christian Della Chiara su testi elaborati da Federica Muzzarelli e centrati sulle storie parallele di Sergei Diaghilev-Paul Poiret, Coco Chanel-Igor Stravinsky, Adolf De Meyer-Vaslav Nijinsky. Il teatro era contemporaneamente "abitato" da proiezioni video e installazioni site-specific e da performance musicali su brani di Satie interpretati da Yutaka Nishimura

    Annemarie Schwarzenbach as a Woman Photographer and a Fashion Icon. Gender Politics and Anti-Nazi Resistance

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    This essay focuses on the existential and artistic story of Annemarie Schwarzenbach, the Swiss photographer who as a photojournalist in the early decades of the 20th century chronicled the world through a lens that, among other courageous undertakings, allowed her to document the tragic assimilation of the Nazi dictatorship in Europe. Schwarzenbach herself, however, was also the subject of many photographic portraits that friends and fellow travelers took of her. Thanks to those photographs a sort of biography in pictures has been built up over time featuring the peculiarities of an original testimony of an unconventional identity and a lesbian chic gender choice. Thus, by means of her clothes and style, photographed and thus potentially reproducible, Annemarie Schwarzenbach laid the foundations for an operation of visual concretization of her own legend, i.e., the possibility of becoming a fashion mass icon. In recent years major fashion designers have drawn on her story and those of other non-conformist and politically engaged female photographers as inspiration for their collections. As a result, they break out of elitist academic and research circles and paradoxically become pop and fashion icons. Characters digested by the glittering world of fashion, certainly generalized and simplified in meaning, but at the same time with the possibility of a spatial and temporal extension of a truly global diffusion that would otherwise be impossible to achieve. The essay is divided into three sections: the first section introduces the question of the translation made by fashion of transgressive figures transformed into fashion icons; the second and third sections focus on the relationship between Schwarzenbach and photography, and how this relationship forms the foundation for the two elements of inspiration and translation operated by pop and fashion cultures on her: gender politics and anti-Nazi resistance

    Palestre di Moda

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    Due saggi monografici e due riflessioni trasversali. Una tra le artiste più acclamate del panorama dell’arte contemporanea come Cindy Sherman che provoca, bistratta e poi collabora splendidamente con la Moda. Lo stile e la visionarietà di un fotografo di moda celebre e sofisticato come Steven Klein. Poi il mito e le contraddizioni della rappresentazione dell’adolescenza e un fenomeno popolare e basso come il pettegolezzo che si fanno motori e leve del marketing della moda e dunque oggetto della fotografia e della comunicazione della moda. Penso che l’esperimento di Obiettivo Moda costituisca una tappa fondamentale nel percorso di formazione delle competenze dei giovani studiosi, un esperimento che dovrebbe diventare un appuntamento regolare e imprescindibile nel quadro degli sforzi tesi a consolidare la loro capacità di analisi e di confronto con il linguaggio e i modi della pagina scritta oltre gli schemi a volte rigidi della tesi di laurea o di dottorato. Obiettivo Moda si propone come occasione di lettura transdisciplinare, come palestra di scrittura critica, come modello di esercitazione pratica e scientifica su un mondo poliforme e complesso, ma dentro le nostre vite come pochi altri, quale è quello dei fenomeni e della cultura della moda

    La mimesi fotografica come ridefinizione identitaria Anne Brigman e l’immersione panica nel mondo

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    L’azione mimetica, attuata attraverso un’immersione panica nel mondo, è stata uno dei modi scelti dalle donne artiste per rinegoziare la propria presenza e la propria identità in quanto soggetti agenti e significanti. Il bisogno di ridefinire i proprio confini fisici, l’anelito a una dissoluzione immersiva nelle cose e nell’ambiente, hanno portato alcune donne artiste a usare il proprio corpo come oggetto di riflessione estetica ed esistenziale in un dialogo serrato con lo spazio circostante. Per fare questo, lo strumento fotografico è risultato essere il dispositivo più idoneo ed efficace: grazie alla possibilità di innescare una dimensione performativa, e favorita dalla carica autobiografica e dal coinvolgimento diretto tipici della sua prassi operativa, la fotografia viene adottata dalle donne artiste che avvertono questa urgenza di ridefinizione dei confini tra corpo e mondo. Se anche artiste appartenenti già a un clima d’intenso ingresso delle donne al circuito dell’arte, come Ana Mendieta e Francesca Woodman tra le altre, hanno lavorato specificatamente al tema della mimesi e della ridefinizione dei confini del sé, il saggio si concentrerà su un caso primonovecentesco, quello dell’americana Anne Brigman, che proprio perché pionieristico riesce a chiarire molto bene fino a che punto l’assunzione della fotografia abbia rappresentato una scelta volontaria, e al tempo stesso quasi obbligata, per chi si avventurava su territori ancora inesplorati, come quelli relativi alla nuova presenza delle donne nell’arte, attraverso una mimesi panica nelle cose del mondo

    Collana DAR

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    Il Dipartimento delle Arti dell'Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, attivo dal mese di ottobre 2012, è sorto dall’aggregazione del Dipartimento delle Arti visive e del Dipartimento di Musica e Spettacolo. In esso opera la maggior parte dei docenti dell’Università di Bologna impegnati sul fronte della didattica e della ricerca nell’ambito delle discipline artistiche, intese nella loro accezione più ampia: dalle arti visive al teatro e alla danza, dalla musica al cinema e ai nuovi media. Con la sua attività di ricerca, che coniuga la tradizione storico-erudita con più nuovi percorsi applicativi, il Dipartimento costituisce il complesso più numeroso e diversificato di competenze specialistiche attivo oggi in Italia

    Wanda e Marion Wulz agli archivi Alinari di Firenze. Prospettive per una lettura transdisciplinare.

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    Il presente saggio, anche in relazione alle attività di un progetto di ricerca nazionale sulla valorizzazione delle donne fotografe italiane,5 e alla curatela di un evento espositivo prossimo, si propone di rileggere in particolare la pratica artistica riconducibile alle due sorelle Wanda e Marion Wulz. A partire dallo studio del fondo archivistico presso gli Archivi Alinari e alla luce della prospettiva transdisciplinare offerte dai gender studies, l’intento è quello di focalizzare l’attenzione sulla loro capacità di sfruttare il mezzo fotografico per definire un’esperienza di costruzione identitaria e di certificazione visiva di una prospettiva di emancipazione femministaWanda and Marion Wulz at the Alinari Archive in Florence. Perspective for a transdisciplinary analysis · The recent possibility to access the entire photographic and documentary heritage of the Wulz family at the Alinari Archives in Florence, which has now become a Foundation of the Region of Tuscany, makes it possible to undertake an in-depth study of this season of Italian photography and, as far as the two sisters Marion and Wanda are concerned, to have an open look at the role of photography that they developed together both as a tool of social and identity emancipation and as a means of performative and conceptual experimentation. Starting, therefore, from a historical and philological study of the archive materials and the photographic production of Wanda and Marion Wulz, we intend to provide an up-to-date interpretation of their artistic praxis capable of concretely visualising the changes in women’s identity in the first decades of the 20th century, thanks to the theoretical and methodological contributions offered by Gender and Visual Studies, and to a perspective of reading photographic images from a feminist point of vie
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