99 research outputs found
La certificazione OCSE a tutela della sicurezza
Il Laboratorio di Meccanica Agraria dell'Università di Bologna attesta prestazioni di campo e di sicurezza dei trattori agricoli e forestal
Le dinamiche di uso del suolo a partire dal secolo XIX e il sistema insediativo nel Nuovo Circondario Imolese (Land–use/land–cover changes since 19th century and the settlement system in the New District of Imola)
Le banche dati relative alle diverse epoche prese in esame, in ragione della diversa struttura ed articolazione delle rispettive legende, sono state elaborate congiuntamente anzitutto al fine di definire i necessari accorpamenti delle voci di legenda originarie, secondo opportuni criteri atti ad addivenire ad una legenda unificata di confronto costituita da classi di uso del suolo comuni e trasversali alle stesse: i territori artificializzati, i territori agricoli, i territori boscati e ambienti seminaturali, e le zone umide e corsi d’acqua. Tale articolazione corrisponde sostanzialmente alle voci originarie della legenda di primo livello dell’edizione 2003 della carta dell’uso del suolo, fatta eccezione per l’accorpamento in un’unica classe degli ambienti umidi e delle acque. In particolare la riclassificazione della componente geometrica delle cartografie di uso del suolo relative agli anni 1851, 1976 e 2003 secondo dette classi ha consentito anzitutto di calcolare le aree totali per ciascuna di esse, e quindi di effettuare una lettura diacronica sintetica delle principali evoluzioni dell’uso del suolo. L’overlay cartografico tra le coperture ha poi consentito di effettuare valutazioni più approfondite e specifiche relativamente alle diverse dinamiche di conversione delle superfici in termini di usi del suolo, relativamente al periodo 1976–2003, in riferimento al quale si dispone di geodatabase con il maggiore livello di dettaglio
Fines content determination through geotechnical and geophysical tests for liquefaction assessment in the Emilia alluvial plain (Ferrara, Italy)
The influence of the fines content on the cyclic resistance has been widely studied and the importance of the determination of this parameter from different geotechnical tests has been underlined for liquefaction assessments. Geotechnical evidences from local investigations may however not completely reflect the lateral subsoil variability, which is important for the identification of localized potential liquefaction phenomena. Geophysical tests can be useful in the imaging of these lateral variations and related fines content variability. In this study calibration of existing fines content correlations with piezocone tests are accomplished and new specific correlations are proposed to assess the fines content both from flat dilatometer and geophysical tests in two liquefied research sites of the Emilia alluvial plain (Italy), following the 2012 earthquakes. The proposed correlations are tested in a third site showing the usefulness of the fines content determination for liquefaction assessment, and its imaging in 1D and 2D profiles
Fines content determination through geotechnical and geophysical tests for liquefaction assessment in the Emilia alluvial plain (Ferrara, Italy)
The influence of the fines content on the cyclic resistance has been widely studied and the importance of the determination of this parameter from different geotechnical tests has been underlined for liquefaction assessments. Geotechnical evidences from local investigations may however not completely reflect the lateral subsoil variability, which is important for the identification of localized potential liquefaction phenomena. Geophysical tests can be useful in the imaging of these lateral variations and related fines content variability. In this study calibration of existing fines content correlations with piezocone tests are accomplished and new specific correlations are proposed to assess the fines content both from flat dilatometer and geophysical tests in two liquefied research sites of the Emilia alluvial plain (Italy), following the 2012 earthquakes. The proposed correlations are tested in a third site showing the usefulness of the fines content determination for liquefaction assessment, and its imaging in 1D and 2D profiles
Analisi dei fenomeni di liquefazione prodotti in Emilia dalla sequenza sismica del 2012 con metodi basati su SDMT/DMT
Partendo dai dati raccolti con prove geotecniche (CPT, SCPT, DMT e SDMT), mediante le analisi di liquefazione, si è andati a riprodurre gli eventi sismici che hanno colpito l’Emilia-Romagna nel 2012 per verificare se ci fosse corrispondenza tra i risultati delle analisi previsionali e le osservazioni fatte direttamente sul campo. In questo articolo sono mostrati solo i risultati ottenuti da metodi basati su DMT/SDMT in due siti rappresentativi. Analizzando i risultati dei siti di Scortichino (SDMTA) e Mirandola (via Posta Vecchia, 81) si riscontrano delle anomalie comuni anche ad altri siti. Dai risultati delle analisi si evince che i metodi basati sulle prove DMT, in generale, riescono a interpretare adeguatamente il fenomeno della liquefazione
Combined use of cptu-sdmt and geophysical test to assess liquefaction: case studies in Emilia-Romagna (Italy)
The presence of a non-liquefiable crust overlying a liquefiable layer plays a significant role in determining the occurrence of liquefaction damage, as originally formulated by Ishihara in 1985. Following the 2010-2011 Canterbury seismic sequence (New Zealand), almost no foundation deformation occurred in areas characterized by soils susceptible to liquefaction overlaid by at least 3 m-thick intact crust. In contrast, the 2012 Emilia-Romagna earthquake (Italy) provided evidence of liquefaction in silty-sandy layers below 3 to 9 m-thick crusts. Therefore, Ishihara’s approach and the variety of liquefaction severity indices need to be further tested to assess to what extent they can be considered reliable predictors of performance. This study aims at better understanding the role of non-liquefiable crusts in preventing damage to buildings and infrastructures. In this respect, in situ and laboratory tests were conducted at selected sites in EmiliaRomagna. The results of two case studies in Mirandola (Modena, Italy), which share similar soil profiles but exhibited different liquefaction evidences following the 2012 seismic sequence, are presented. Comprehensive geotechnical and geophysical surveys were performed at both the sites, by means of piezocone tests, seismic dilatometer tests, boreholes, laboratory tests, electrical resistivity tomography and multichannel analysis of surface waves. These surveys document the geotechnical and geophysical properties of the 5 m-thick non-liquefied (or potentially non-liquefiable) crust and of the liquefied (or potentially liquefiable) silty-sandy deposits. This effort is aimed at understanding how the surface layer properties contributed to the different behavior observed at the two sites during the earthquake events
Corrigendum to “Fines content determination through geotechnical and geophysical tests for liquefaction assessment in the Emilia alluvial plain (Ferrara, Italy)” [Soil Dynam Earthq Eng 173 (2023) 108057–108068/ISSN 0267-7261] (Soil Dynamics and Earthquake Engineering (2023) 173, (S0267726123003020), (10.1016/j.soildyn.2023.108057))
Le trasformazioni del sistema costruito rurale tra esigenze funzionali e scelte architettoniche
Gli edifici rurali, prima della diffusione della meccanizzazione agricola, erano concepiti per assolvere alle funzioni di alloggio per le unità familiari preposte alla conduzione del fondo, a quelle di allevamento del bestiame necessario per lo svolgimento delle operazioni colturali, di ricovero dei foraggi, dei lettimi e dei prodotti agricoli, dei mezzi agricoli, nonché degli animali di bassa corte. Tali diverse esigenze erano spesso soddisfatte in un unico corpo di fabbrica. Con l’avvento della meccanizzazione si è dapprima assistito alla permanenza dell’allevamento del bestiame per l’integrazione del reddito e per la produzione di letame indispensabile al reintegro della fertilità agronomica dei terreni, quando l’impiego dei fertilizzanti chimici non si era ancora diffuso. La progressiva scomparsa di tali pratiche ha successivamente provocato l’abbandono dell’allevamento aziendale e la conseguente dismissione delle stalle tradizionali, a cui ha fatto seguito la costruzione di altri edifici funzionali. Tali trasformazioni avvenivano in risposta alle necessità dell’allevamento intensivo specializzato e a quelle ad esso connesse, come a quelle di ricovero e di manutenzione dell’incrementato parco macchine e attrezzi, oltre che per far fronte a esigenze di stoccaggio e prima lavorazione dei prodotti agricoli. Le attività di trasformazione dei prodotti agricoli, che prima avvenivano diffusamente a livello aziendale e prevalentemente per autoconsumo, si sono progressivamente concentrate in strutture specializzate. Negli ultimi decenni sono poi sensibilmente incrementate le esigenze abitative degli addetti all’agricoltura, con una conseguente maggiore domanda di spazi e servizi. Il presente lavoro si concentra sullo studio dell’evoluzione dell’edilizia rurale in relazione all’arco temporale del secolo XX, assumendo quale riferimento essenziale la conoscenza delle trasformazioni dell’attività agricola, a cui il sistema costruito rurale è per propria natura funzionale. Il tema delle esigenze funzionali diviene pertanto conformante il paesaggio rurale alla scala del sistema insediativo prima ancora che a quelle delle sue componenti complesse - le corti e i nuclei - e di quelle elementari - gli edifici
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