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La semplicità della forma. Il complesso parrocchiale del Santissimo Salvatore a Genzano di Roma. LP Studio - F. Lambertucci, P. Posocco
Agli architetti Filippo Lambertucci e Pisana Posocco di LP Studio
è stata affidata la progettazione del complesso parrocchiale del
Santissimo Salvatore a Genzano di Roma. Il nuovo complesso è
situato a sud del centro storico ed è composto da un’aula liturgica,
un salone comunitario, dai locali di ministero pastorale, dalla
casa canonica, un cortile interno, il garage e la relativa rampa di
accesso
ORDINE E MISURA DELL'INVOLUCRO
PUBBLICAZIONE DEL PROGETTO REALIZZATO: COMPLESSO PARROCCHIALE SS. SALVATORE, GENZANO DI ROMA. AUTORI: LAMBERTUCCI F., POSOCCO P.PUBLICATION OF THE PROJECT MADE: ALL PARISH SS. SALVATORE, GENZANO OF ROME. AUTHORS: LAMBERTUCCI F., P. Posocc
ACER Ferrara / Un nuovo centro è nato in periferia
Pubblicazione del progetto di ristrutturazione urbanistica ed edilizia del quartiere Barco a Ferrara, operato dall'Acer Ferrara, su progetto di A. Lambertucci, C. Melograni, G. Fumagalli, F. Lambertucc
La vita quotidiana del patrimonio
Piazza del Colosseo è attualmente un toponimo dai contorni incerti che identifica a fatica un contesto confuso e disordinato, alla cui denominazione non corrisponde un ambito spaziale chiaro e riconoscibile come tale; rendere comprensibile il nome è l’orizzonte di un’azione progettuale che ne vuole i contorni e la qualità spaziale.
La legittima aspirazione alla bellezza deve essere garantita come diritto alla sua accessibilità, materiale e culturale. Le azioni proposte agiscono perciò sui due registri: da una parte l’accessibilità fisica garantita dal riordino infrastrutturale, urbano e funzionale in termini di agevole e qualificata possibilità di raggiungere e attraversare i luoghi e usufruire dei servizi offerti, dall’altra l’accessibilità culturale attraverso l’apertura di un ventaglio di offerte che rendono accessibile la comprensione del luogo e dei monumenti e la godibilità di livelli diversificati e complementari di esperienza e di apprendimento sul piano dell’apprestamento museologico e museografico. Accessibilità, quindi, come forma del progetto della vita quotidiana del patrimonio
Anatomia di una piazza
La denominazione di piazza del Colosseo pone una questione epistemologica piuttosto complessa dovuta alla natura ambigua e variabile dello spazio intorno al Colosseo, almeno a partire dal momento in cui si risveglia l’interesse della città per un quadrante rimasto dormiente per secoli dopo i fasti dell’età antica. Con il termine “piazza” si indica solitamente uno spazio aperto nel denso continuum dell’abitato e da questo ben delimitato o, altrimenti, uno spazio in diretta relazione con uno specifico monumento che solitamente vi si rispecchia con la sua facciata.
La posizione del Colosseo invece, si ritrova ben presto marginale rispetto ad un nucleo urbano che si restringe vistosamente già all’inizio del Medioevo, volgendo le spalle a quello che sarà l’ampio disabitato entro il perimetro delle Mura Aureliane. Dunque, non partecipa della struttura urbana se non come rudere pittoresco ed esterno ad un limite urbano che si rinserra entro i confini segnati dall’Arco di Tito e dal tempio di Venere e Roma; anzi, l’assetto proprietario della zona promuove piuttosto una dimensione curtense del monumento, tanto meno incisiva sul piano urbano.
Per essere piazza, dunque, quella del Colosseodeve far corrispondere con chiarezza uno spazio al toponimo. Quali siano i confini di questo toponimo, lo definiscono le due azioni progettuali fondamentali: la prima è la identificazione del piano, della platea; la seconda è la ridefinizione dei versanti, finalizzata alla percezione della valle.
In questo modo vengono attivati i due registri fondativi della natura stessa della piazza: uno, morfologico, ricompone i presupposti per riconoscere lo spazio come delimitato e finito; l’altro, funzionale,
ricompone i margini in funzione di servizio al monumento, ma, soprattutto, per attivare relazioni e funzioni necessarie a strutturare la piazza quale dovrebbe essere, condensatore di azioni e interessi
L’architettura ci salverà?
Negli spazi del padiglione Venezia Michele De Lucchi con il suo AMDL Circle ha allestito la mostra Education Stations: Sapere come usare il sapere, proponendo una specifica declinazione del programma Earth Station, già avviato dal 2018; la proposta è illustrata da un repertorio di modelli concettuali e di progetto, da un’ampia quadreria che raccoglie i numerosi disegni di speculazione formale e coronata da cinque sculture aeree realizzate dal laboratorio di scenografia de «La Fenice» di Venezia. Se è vero che proiezione e previsione condividono la stessa radice di progetto, allora è chiaro che il futuro sia la direzione implicita del fare progettuale e della elaborazione teorica che lo alimenta. Questo orientamento non è emerso in maniera esplicita nei manifesti delle ultime biennali concentrate, almeno nel programma, sull’interpretazione del presente, nelle sue manifestazioni materiali (i Fundamentals di Koolhaas nella 14a edizione) o sull’esistente e la modificazione (il Freespace delle Grafton nella 16a edizione e gli innesti di Zucchi nella 14a edizione). L’interrogativo posto in questa edizione, Come vivremo insieme, forse troppo ampio e generico alla sua uscita, ha acquistato, proprio grazie al ritardo e agli impedimenti dovuti alla situazione sanitaria, una pregnanza e un’urgenza inaspettate. Il futuro torna quindi a sollecitarci in forma diretta, anche se l’architettura messa in atto e costruita è sempre costretta a scontare un ritardo di fase, per cui il futuro è normalmente già passato quando si abitano dei luoghi pensati anni prima.
La condizion
Binari a Roma. Viaggiare nella storia, tra utopia e conservazione
Ci sono due nozioni contemporanee di centralità che a Roma non riescono a sovrapporsi e formare sistema; la prima è un'idea di policentrismo della struttura urbana che ha animato il dibattito urbanistico e che ha cercato in qualche modo di depositarsi nella struttura dell'ultimo piano regolatore; la seconda invece è una proprietà che viene riconosciuta ai nodi di mobilità quali propulsori di attività e relazioni propri di quegli spazi pubblici che la città contemporanea non è stata in grado di rielaborare in modo soddisfacente.
La sovrapposizione dei due fattori in area romana evidenzia una distonia generalizzata; le centralità locali e/o alternative hanno conosciuto un'attuazione ben modesta mentre, da parte loro, le linee su ferro, sia sotterranee che di superficie, non hanno saputo offrire né un contributo qualitativo nei punti di contatto con il tessuto urbano, cioè le stazioni, né una compiuta efficienza del sistema, che non è ancora riuscito a diventare una vera rete per insufficienza di nodi. Di questi, solo i maggiori hanno intrapreso una via contemporanea, non senza problemi.
Conoscere la propria città, a partire dal proprio quartiere, anche periferico, da cui si prende la metro per raggiungere il centro, diventa il primo strumento di rispetto e qualificazione. L'attraversamento stratigrafico dei suoli e dei segni della storia in essi contenuti deve concretamente tradursi in spazialità capaci di parlare agli utenti raccontando la storia dei luoghi che si stanno per raggiungere o lasciare. Per i visitatori un sistema di metropolitana allestito per far comprendere la città che si attraversa può essere non solo di grande utilità in termini di servizio, ma anche di potenziale forte attrattività, grazie all' enorme patrimonio disponibile, di cui i poli urbani, monumentali, artistici coinvolti, rivisti nei loro statuti, costituirebbero dei veri e propri hub turistico-culturali : la rete di trasporto deve dunque farsi rete di conoscenza come vettore di valorizzazione
Esiste veramente una domanda di architettura?
Il sesto incontro nazionale ProArch intende da un lato fare un bilancio su un settennio di attività della società scientifica, aprendo al rinnovo delle cariche elettive; dall’altro lato, intende proiettarsi in avanti attraverso una discussione fortemente operativa, volta a indagare la relazione tra la qualità della nostra produzione progettuale e la qualità della domanda di architettura che proviene dall’esterno del mondo delle Università.
L’obiettivo è quello di mettere al centro della discussione il progetto in sé stesso, lasciando sullo sfondo la discussione attorno al progetto, per effettuare una ricognizione sul campo e valutare l’efficacia delle nostre risposte in rapporto alle necessità che esprime il corpo sociale
La nuova piazza del Colosseo
“Piazza del Colosseo” is a toponym to which does not correspond a clear and immediately recognizable area. The Valley that historically represented a distinct spot against the Fora, presently appears undetectable as such, mainly due to the strong urban transformations that occurred over the last century of the city history, and that produced considerable staving and tear, besides activating a heavy city traffic around the Amphitheater. This takes away from the monument and its context the possibility to be fully understood in the system of complex relations that over the time have characterized the entire area. The monument, therefore, clearly overwhelms the surrounding areas that represent nowadays the product of occasional and uncoordinated actions dooming the entire area to negligence not to say decay. The project of the Piazza means therefore rethinking the relations between not only the monument and its surroundings, but also between the valley and the city around it, retrieving – rather than the forms – its general meaning and essence allowing to relaunch and entire system from both the cultural and functional point of view.
The project involves two main actions, each one serving the other: the former, of a morphological nature, aims to the clear identification of the space and the role of the Colosseum; the latter, of a functional nature, lays the infrastructural conditions for the full tourist enjoyment of the area and its re-inclusion in the urban framework with a more sustainable approach.
Far from representing reconstructive actions, morphological interventions aim to unveil the several episodes that became stratified, without imposing a unitary formal design. It is however necessary
to introduce essential criteria entailing choices, without however selecting one single presumably consistent approach.
The clear identification of the square as a single urban area entails the removal of sidewalks, roadsides, lanes and flowerbeds, which are replaced by an even, neutral and seamless paving, from which
significant elements emerge such as the metae and the ring of large travertines. This will leave the possibility, over the time, to include further layers suggested by the progress of researches and tudies.
The edges of the area are arranged according to some specific characteristics.
In the northern side, a light framework evokes arcades and terraces whose present remains are illegible witnesses, whereas the subway station is redesigned to favor the relationship between the different urban levels, therefore including in a more complex volumetric structure the background of Via dei Fori Imperiali and the flat peremptoriness of Muñoz.
In the south-eastern side, by means of an open inclined plane, a direct relationship is retrieved between the Flavian and the urban levels towards San Giovanni, and the naturalistic level towards the Celio and its sides, by eliminating the present tank-like effect. The plane heads to the Arch of Constantine, in order to allow a sharp distinction between the spatial framework and the valley of St. regorio.
In the north-west side, the interventions only include the evocation of the volume of the base of the Colosseum, to narrow the perspective from the Imperial Fora and clearly express their spatial role in
the square.
The infrastructural interventions involve the urban framework, by taking the vehicle traffic away especially in the southern side, through the elimination of Via Celio Vibenna and the pedestrianization of via di S. Gregorio, in whose outer end the parking of tourist buses is reintroduced. Interventions also involve the local framework by identifying the network of services that are necessary to tourist flows by integrating them within the system of the widespread museum around the square, thus eliminating the possibility of superfetation and occasional services centers
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