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The voice of the text and its body. The continuous reform of Kezilahabi’s poetics.
The aim of this study is to provide a critical reading of the three poetic collections written in Swahili by Euphrase Kezilahabi (13 April 1944 – 9 January 2020). The author is not trying to avoid all the complexities of his poetics and thought, but rather seeks to cope with them and reflect upon them.
A simplification of Kezilahabi’s texts or a mere descriptive analysis of his poems would expose the author’s study of his poetics to textual objectification, i.e. regarding the text as an object, a finished and closed product. In agreement with Kezilahabi, Gaudioso believes that objectification should be kept out of literary interpretation. To all his questions, Gaudioso will add new ones, connections, implications, rather than solving them. Trying to be as clear as possible, Gaudioso will compare Kezilahabi with other writers in order to delineate the poetics of Kezilahabi not only in the light of Swahili literature, but also in its interconnections.
In the second chapter the author argues on the suitability of the comparative analysis and the usefulness of analogy in understanding. This approach, even though it multiplies the focuses, takes the text, texts and textuality as the central point of the analysis.
The following two reasons are used for the Gaudioso’s analogical approach:
1. the aim of his thesis is not to compare Kezilahabi with a particular author;
2. delineating his poetics using comparative analysis as a tool of investigation by analogy as defined in the second chapter.
The potential reader of the present work is a recipient of Kezilahabi’s poetry, which is neither easy nor clear, therefore, Gaudioso’s study does not substitute a plain “explanation” for a direct reading of the original texts of Kezilahabi. According to the author the academic works do not come before the (and sometimes in substitution of) reading of a text that will be analysed, but after their reading. Otherwise, the academic work would be not a service to literature, to word artistry, or to potential readers of a text, but a damage
Les transgressions poétiques d’un auteur swahiliphone de Lubumbashi : Patrick Mudekereza
L’article rend compte des recherches menées sur le terrain dans le cadre d’un projet d’intérêt national (PRIN) intitulé « Mobilité – stabilisation. Représentations congolaises et dynamiques sociales, au Congo et dans l’espace global », financé pour la période 2017-2020 par le ministère de l’Éducation, de l’Université et de la Recherche italien. Flavia Aiello et Roberto Gaudioso présentent des textes inédits de Patrick Mudekereza qu’ils ont rencontré en 2018 à Lubumbashi. Mudekereza n’a jamais publié ses poèmes dans des recueils poétiques, considérant son écriture essentiellement comme une pratique associée à son travail dédié à l’art. Engagé dans plusieurs formes d’écriture, créative et discursive (cette dernière en français ou anglais), l’artiste luhois semble avoir un rapport très particulier et intime à la poésie, qu’il pratique de manière intermittente et dont il ne garde pas trace de façon systématique. Dans cet article on analysera six textes, dont trois (Funga macho liya, Pima tuyambe et Langues) composés durant les travaux du collectif d’écrivains Libr’Écrire né à Lubumbashi en 2007 ; deux ne sont pas datés (Buzuri tele et Mu pori ya binvuri [Dans le bois des ombres]), et un (Mankamanshi>Mboleo [Morve>Fertilisant]) est daté du 13 février 2018. Trois de ces compositions poétiques sont bi/multilingue, en français, swahili et lingala (Funga macho liya, Langues, Mankamanshi>Mboleo), les autres sont écrits en swahili.This paper reports on field research carried out as part of a Project of National Interest (PRIN) entitled “Mobility - Stabilisation. Congolese representations and social dynamics, in Congo and in the global space”, funded for the period 2017-2020 by the Italian Ministry of Education, University and Research. Flavia Aiello and Roberto Gaudioso present unpublished texts by Patrick Mudekereza whom they met in Lubumbashi in 2018. Mudekereza never published his poems in poetry collections, considering his writing essentially as a practice associated with his work dedicated to art. Engaged in several forms of writing, both creative and discursive (the latter in French or English), the artist from Lubumbashi seems to have a very particular and intimate relationship with poetry, which he practises intermittently and of which he does not keep track systematically. In this article we will analyse six texts, three of which (Funga macho liya, Pima tuyambe and Langues) were composed during the work of the writers’ collective Libr’Écrire born in Lubumbashi in 2007; two are undated (Buzuri tele and Mu pori ya binvuri [In the Wood of Shadows]), and one (Mankamanshi>Mboleo [Snot>Fertilising]) is dated 13 February 2018. Three of these poetic compositions are bi/multilingual, in French, Swahili and Lingala (Funga macho liya, Langues, Mankamanshi>Mboleo), the others are written in Swahili
LUGHA NA FASIHI. Scritti in onore e memoria di/ Essays in honour and memory of ELENA BERTONCINI ZÚBKOVÁ
Questo volume è stato raccolto per esprimere un sentito tributo alla carriera per molti versi pioneristica di Elena Bertoncini Zúbková, studiosa di lingua e letteratura swahili, critica, traduttrice e infaticabile docente in Italia (presso l'UNIOR) e in diverse università europee. Contiene 22 saggi, 13 contributi creativi, un ritratto, la bibliografia della produzione scientifica della Bertoncini Zubkova e l’elenco aggiornato delle traduzioni letterarie da lei svolte. Purtroppo, poco prima della pubblicazione, Elena è venuta a mancare; dedichiamo quindi questi lavori alla sua memoria
La poesia swahili in italiano: sfide e soluzioni traduttive per i versi di Abdilatif Abdalla
In this essay devoted to the interpretation and translation of Swahili poetry, Flavia Aiello proposes a traductological analysis of the poetry of Abdilatif Abdalla, underlining the principal difficul¬ties and the solutions adopted in the recent work, Ushairi na Uhuru. Poesie scelte di Abdilatif Abdalla e Euphrase Kezilahabi, edited with Gaudioso (2017)
Prefazione a ChiShona neMufaro. Introduzione alla grammatica shona con elementi di storia della lingua e analisi contrastiva shona/swahili, di ELENA BERTONCINI ZÚBKOVÁ E ROBERTO GAUDIOSO
Questo volume è una pubblicazione postuma della prof.ssa Elena Bertoncini Zúbková di cui Roberto Gaudioso è curatore e co-autore. Si tratta di una grammatica introduttiva alla lingua shona, con elementi contrastivi rispetto alla lingua swahili, appartenente alla medesima famiglia linguistica bantu. Il carattere contrastivo rende questo lavoro particolarmente adatto a studentesse e studenti di swahili. Il volume, con il contributo del co-autore, arricchisce la parte di grammatica contrastiva shona/swahili con un’introduzione storico-linguistica che ricostruisce contatti e scambi tra questi due mondi e situa le due lingue nell’ampia famiglia delle lingue bantu. Questa nutrita sezione introduttiva fa del libro un utile strumento per chi si accosta per la prima volta allo studio delle lingue bantu. Prima della descrizione morfologica della lingua shona, inoltre, il co-autore ha inserito un approfondimento sulle diverse riforme ortografiche shona, in modo da dare a chi legge gli strumenti per avvicinarsi ai testi stampati prima dell’ultima (terza) riforma ortografica del 1967. La descrizione grammaticale della lingua shona è basata soprattutto sugli aspetti morfologici della lingua, alcuni dei quali descritti nel dettaglio come il capitolo sulle classi nominali e quello sul verbo. La grammatica, infine, è arricchita da diverse tabelle riassuntive e da illustrazioni dello Zimbabwe antico e moderno, il principale paese in cui si parla la lingua shona
In nome del morto. Vescovi e testamenti dell'anima nel Regno di Napoli (secoli XVI-XVII)
Il saggio analizza, attraverso la letteratura giuridico-religiosa di provenienza ecclesiastica, la teoria e la prassi dei testamenti cosiddetti dell’anima (ad pias causas, in loco defuncti) disposti dai vescovi del Regno di Napoli per supplire all’assenza di volontà di coloro che non avevano voluto (o non avevano potuto per la morte improvvisa) fare testamento in vita per assicurarsi i suffragi post mortem (messe per l’anima, esequie religiose, sepoltura ecclesiastica). Gli interventi ecclesiastici nei casi di morte intestata, con l’imposizione di un atto unilaterale («in nome di lui»), da valere come se il defunto stesso l’avesse ordinato («di sua propria bocca»), per il loro carattere abusivo e odioso, scatenavano il più delle volte la decisa reazione delle autorità civili (centrali e periferiche) e degli stessi eredi, che non accettavano un prelievo forzoso sui beni dei propri parenti morti intestati
Chiesa e morti intestati nel Regno di Napoli tra il XVI e il XVIII secolo
Gli atteggiamenti di fronte alla morte nell'Occidente cristiano sono stati, sino ad oggi, esplorati attraverso le pratiche testamentarie, variamente analizzate e con risultati discordanti. Ė stato, invece, trascurato il destino a cui andarono incontro, da morti, coloro che per volontà o per morte improvvisa non affidarono all'atto testamentario la successione ereditaria dei beni e la salvezza dell'anima. Morte repentina e morte intestata costituiscono, pertanto, un terreno privilegiato d'indagine, all'interno del quale analizzare le pratiche dei cosiddetti testamenti dell'anima o in loco defuncti, una consuetudine antica in virtù della quale, in alcune diocesi, i vescovi imponevano, talvolta in presenza del cadavere (supra corpus), un prelievo forzoso sui beni dei morti intestati, scatenando una decisa reazione da parte delle autorità centrali e periferiche e degli stessi eredi di coloro che erano morti senza aver fatto alcuna disposizione a favore della Chiesa
Una consuetudine «antica e immemorabile». I testamenti dell’anima nel Regno di Napoli in età moderna
ItIl saggio analizza la pratica dei cosiddetti testamenti dell'anima o ad pias causas, imposti, in virtù di una consuetudine «antica e immemorabile», dall'episcopato del Regno di Napoli che, in analogia con quanto avveniva in altri Stati europei, interveniva nei casi di morte improvvisa, redigendo un atto dispositivo in nome di coloro che erano deceduti senza testamento. Questa prassi, a partire dal XVI secolo, sarà al centro di un'aspra conflittualità sul piano giurisdizionale, scatenata dalle denunce presentate al Consiglio Collaterale e alla Delegazione della Real Giurisdizione da quegli eredi dei morti ab intestato, che non intendevano piegarsi alle richieste, talvolta onerose, di certa parte dell'episcopato del Regno di Napoli.EnThe paper analyzes the practice of so-called testamenti dell'anima or ad pias causas, imposed, by virtue of an «ancient and immemorial» custom, by the episcopate of the Kingdom of Naples, which, similarly to what happened in other European States, intervened in cases of sudden death, drawing up a regulating deed in the name of those who had died intestate. This practice, since the sixteenth century, will be the focus of a sharp conflict at jurisdictional level, caused by the denunciations to the Consiglio Collaterale and the Delegazione della Real Giurisdizione from the ab intestato dead's heirs, who did not want to submit to demands, sometimes burdensome, of some of the episcopate of the Kingdom of Naples
Morti senza testamento e pratiche ecclesiastiche d'antico regime. Un'indagine sul Regno di Napoli
Il saggio analizza gli interventi ecclesiastici nei casi di morte repentina e intestata, che, in alcuni Stati europei, a partire dal Medioevo e sino al XVIII secolo, venne regolata dalle autorità ecclesiastiche (soprattutto, vescovi, ma anche vicarii) con l'imposizione, secondo una consuetudine, «antica e immemorabile», dei testamenti cosiddetti in loco defuncti e supra corpus (in Francia e Spagna), dell'anima o ad pias causas (nel Regno di Napoli). In virtù di tale prassi, alcuni vescovi (ma anche vicarii e parroci) si attribuivano la facoltà di sostituirsi ai morti intestati (in loco defuncti) per disporre a loro discrezione di una parte della massa patrimoniale pro anima (messe di suffragio, esequie e sepoltura ecclesiastica) o ad pias causas (legati di culto e beneficenza). Una siffatta pratica veniva applicata, a livello diocesano e parrocchiale, talvolta, in presenza del cadavere (supra corpus), con il consenso degli eredi dei morti intestati, ovvero imposta con la minaccia della scomunica ai vivi e della negazione della sepoltura ecclesiastica ai cadaveri di coloro che erano deceduti senza aver fatto volontariamente, o senza aver potuto fare, per la morte improvvisa e inconfessa, alcuna disposizione a favore della Chiesa per assicurarsi i suffragi post mortem. La questione costituiva un problema assai delicato, che si ripercuoteva sia a livello comunitario (conflittualità per i morti intestati tra vescovi ed eredi, quest'ultimi, talvolta, sostenuti dai governanti locali), sia nella sfera dei rapporti diplomatici e giurisdizionali tra potere politico e potere ecclesiastico
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