263 research outputs found

    Scrivere di pietra | Writing about stone

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    Il lavoro è uno degli 8 capitoli, dei quali 5 dell’autore, risultato di un’attività di ricerca commissionata dal Consorzio Produttori Pietra Piasentina di Torreano (Ud), responsabile scientifico il prof. Mauro Bertagnin. In questo caso viene fornita una bibliografia ragionata, che si auspica esaustiva, sulla pietra piasentina, brecciola calcarea eocenica usata in tutta l’area del Friuli orientale, partendo dai primi studi geologici di fine ‘800 e arrivare ai contributi più recenti, di carattere tanto geologico-tecnico che storico-etnografico. | This work is one of eight chapters, including five by the author, resulting from research commissioned by the Consortium of Producers of Piasentina Stone in Torreano (Ud), directed by prof. Mauro Bertagnin. This chapter contains an annotated bibliography, meant to be exhaustive, on Piasentina stone, the Eocene breccia used throughout the area of eastern Friuli, beginning with the early geological studies of the late 1800s and concluding with the most recent contributions, be they of a geological or historical and ethnographic nature

    Telai, frese e linee di produzione | Frame saws, mill cutters and production lines

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    Il lavoro è uno degli 8 capitoli, dei quali 5 dell’autore, risultato di un’attività di ricerca commissionata dal Consorzio Produttori Pietra Piasentina di Torreano (Ud), responsabile scientifico il prof. Mauro Bertagnin. In questo caso viene descritto il processo di lavorazione della pietra piasentina, brecciola calcarea eocenica usata in tutta l’area del Friuli orientale, secondo le tecniche in uso. In dettaglio, alle fasi di trasporto dalla cava ai laboratori, seguono i passaggi dallo stoccaggio alla suddivisione in blocchi, dai semilavorati al prodotto finito, con riferimento puntuale alle lavorazioni correnti e a quelle proprie di questo materiale, manuali e meccanizzate. Il lavoro è il risultato dello scambio continuo di informazioni con i committenti. | This work is one of eight chapters, including five by the author, resulting from research commissioned by the Consortium of Producers of Piasentina Stone in Torreano (Ud), directed by prof. Mauro Bertagnin. This chapter describes the processing operations of Piasentina stone, the Eocene breccia used throughout eastern Friuli, according to the methods currently in use. There are detailed descriptions of the phases of transport from the quarry to the processing facility, as well as the processing steps from storage to primary shaping, and from semi-finished to finished products. Precise references are made to the customary processing techniques used today, including those specific to this material, both manual and mechanized. The work is the result of an ongoing exchange of information with the clients

    Storie di pietre | Stories of stones

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    Il lavoro è uno degli 8 capitoli, dei quali 5 dell’autore, risultato di un’attività di ricerca commissionata dal Consorzio Produttori Pietra Piasentina di Torreano (Ud), responsabile scientifico il prof. Mauro Bertagnin. In questo caso vengono forniti i risultati di una ricerca basata su fonti documentarie d’archivio, in gran parte inedite, e su molteplici fonti bibliografiche, finalizzata alla descrizione dell’impiego della pietra piasentina, brecciola calcarea eocenica usata in tutta l’area del Friuli orientale. Definito l’utilizzo dall'antichità fino all'età moderna, come indicato dalle fonti, viene successivamente fornito un quadro, che si prefigge essere esaustivo, sull'impiego nell'architettura civile, nell'architettura religiosa, nell'architettura spontanea e nella definizione degli spazi di relazione. fino a chiudere il lavoro con le ultime importanti realizzazioni di primo ‘900. | This work is one of eight chapters, including five by the author, resulting from research commissioned by the Consortium of Producers of Piasentina Stone in Torreano (Ud), directed by prof. Mauro Bertagnin. This chapter provides the results of research based on archival resources, most of which unpublished, and a number of bibliographic resources, aimed at providing descriptions regarding the use of Piasentina stone, the Eocene breccia used throughout the area of eastern Friuli. Following an overview of the use of Piasentina stone from ancient times to the modern age, as indicated by the resources, an exhaustive framework is provided regarding the use of the stone in civil architecture, religious architecture, spontaneous architecture and urban social spaces. The chapter closes with the most important works using Piasentina stone from the early 1900s

    Di piche e di ponte: le tecniche tradizionali di lavorazione | By piche and ponte: traditional working techniques

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    Il lavoro è uno degli 8 capitoli, dei quali 5 dell’autore, risultato di un’attività di ricerca commissionata dal Consorzio Produttori Pietra Piasentina di Torreano (Ud), responsabile scientifico il prof. Mauro Bertagnin. In questo caso il tema affrontato è quello della lavorazione tradizionale della pietra pietra piasentina, brecciola calcarea eocenica usata in tutta l’area del Friuli orientale, con descrizione delle specificità delle tecniche di lavorazione manuale, tecniche tuttora utilizzate nelle realizzazioni artigianali, secondo pratiche di bottega tramandate di generazione in generazione. Il riferimento alle maestranze e al lavoro in cava e nei laboratori, precede la descrizione degli strumenti del mestiere e delle fasi della lavorazione, che vedono una ininterrotta continuità nei mezzi e nei modi dal Medioevo a metà ‘900. Il supporto di testimonianze, degli studi dei cultori locali e di riferimenti bibliografici legati alle ricerche della cultura materiale dell’area alpina permette di definire un quadro di riferimento che si è auspiacto essere esaustivo sul tema. | This work is one of eight chapters, including five by the author, resulting from research commissioned by the Consortium of Producers of Piasentina Stone in Torreano (Ud), directed by prof. Mauro Bertagnin. In this chapter, the topic is the traditional processing of Piasentina stone, the Eocene limestone used throughout the area of eastern Friuli, with a detailed description of the handworking techniques still used today in the workshops, based on skills handed down from generation to generation. A reference to the skilled trades and to the work in the quarries and the workshops is followed by a description of the tools of the trade and the processing stages, based on techniques which continued nearly unchanged in both means and method from the Middle Ages to the mid-1900s. The support of testimonies by the workers themselves, of studies by local scholars, and of bibliographic references on the material culture of this Alpine region has made it possible to define a framework that aims to be exhaustive on the subject

    Le Memorie, archivio aperto

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    Il contributo delinea il percorso di ricerca seguito dall'autore relativo all'edizione digitale del lavoro a stampa: Memorie su le antiche case di Udine di Giovanni Battista della Porta, a cura di Vittoria Masutti (1984-1987) | The paper describes the research work carried out by the author, concerning the digital edition of the volume Memorie su le antiche case di Udine di Giovanni Battista della Porta, edited by Vittoria Masutti (1984-1987

    Dai cunei di legno al filo diamantato | From woodden wedges to the diamont wire

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    Il lavoro è uno degli 8 capitoli, dei quali 5 dell’autore, risultato di un’attività di ricerca commissionata dal Consorzio Produttori Pietra Piasentina di Torreano (Ud), responsabile scientifico il prof. Mauro Bertagnin. In questo caso viene descritto l’evolversi delle tecniche di estrazione della pietra piasentina, brecciola calcarea eocenica usata in tutta l’area del Friuli orientale, nella continuità del rapporto uomo–cava caratterizzante la vita della valle di Torreano, dove l’estrazione e la lavorazione della pietra piasentina è documentata dall'inizio del ‘700. Il quadro descritto prende avvio dalle caratteristiche dell’estrazione prima dell’avvento della meccanizzazione, secondo le tecniche tradizionali con cunei di legno, per poi procedere riferendo dell’introduzione degli esplosivi, a metà ‘800, fino ad arrivare alle caratteristiche di estrazione successive alla meccanizzazione, in particolare all'introduzione della tagliatrice a catena e del filo diamantato. Importante, nella contestualizzazione del discorso, il confronto continuo con la committenza, ricco di scambio di informazioni e spunti di approfondimento. | This work is one of eight chapters, including five by the author, resulting from research commissioned by the Consortium of Producers of Piasentina Stone in Torreano (Ud), directed by prof. Mauro Bertagnin. This chapter explains the evolution of the extraction techniques of Piasentina stone, the Eocene breccia used throughout the area of eastern Friuli, characterizing a continuous way of life in the Torreano valley centered on its relationship with the quarries, where the extraction and processing of Piasentina stone has been documented since the 1700s. The chapter begins with the traditional techniques based on wooden wedges, used before the advent of mechanization, and continues with the introduction of explosives, in the mid-1800s, followed by the methods developed after mechanization, in particular cutting by means of chain saws and diamond wire saws. Continuous contact with the client helped to contextualize the research and created a valuable exchange of information and points of departure for further study

    Repertorio degli edifici di culto non più in uso nel centro storico della città di Udine

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    Il lavoro presenta un repertorio degli edifici di culto più significativi non più in uso nel centro storico della città di Udine, con lo scopo di fornire alcuni elementi di riflessione intorno ad una consistenza edilizia non completamente valorizzata. Un percorso ideale collega, così, la chiesa di San Francesco, luogo di devozione fin dal Trecento e oggi spazio espositivo, alla preziosa cappella Manin, ricca degli altorilievi del Torretti e, in questo, museo di sé stessa, la chiesa del Cristo, sede di un’importante confraternita nel tardo Rinascimento e ora palestra comunale, alla chiesa di Santa Lucia, la seconda per dimensioni dopo il Duomo della città, adibita a spazio di deposito dell’università, la piccola antica cappella di Sant’Ermacora e Fortunato, prima parte di uno zuccherificio, oggi del Circolo Ufficiali, alla chiesa di Sant’Antonio Abate, dove i sepolcri dei Patriarchi Delfino e Barbaro convivono con mostre ed eventi. | This work presents an inventory of the most important churches no longer in use in the historic center of Udine, in order to stimulate thought regarding a building heritage that is not fully exploited. A conceptual itinerary can be identified that links the church of San Francesco, a place of worship since the fourteenth century and now used as an exhibition space, to the precious Manin chapel, full of the high reliefs by Torretti, and thus a museum in itself, the Cristo church, home of an important confraternity of the late Renaissance and now used as a municipal gymnasium, the church of Santa Lucia, the second largest after the city’s cathedral, now used as a storage space by the university, the small ancient chapel of Sant'Ermacora e Fortunato, first used as part of a sugar factory, and now as the local officers' club, and the church of Sant’Antonio Abate, where the tombs of the Patriarchs Delfino and Barbaro coexist with exhibitions and other events

    Castel Sant’Elmo a Napoli: da simbolo del potere a centro di cultura

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    Il sito di Castel Sant’Elmo a Napoli ha sempre rappresentato, per la posizione strategica, affacciata alla città dagli spalti della collina di San Martino, un simbolo forte del potere. Durante il ventennio fascista l’architetto napoletano Camillo Guerra, in collaborazione con gli ingegneri Ferretti e Gianturco, rimarcava il valore simbolico del luogo con il progetto di una torre littoria da erigersi al centro del cortile interno del castello, a irradiare con la propria presenza “la luce del Littorio” sulla città (di tale progetto è possibile ricostruire la storia, in relazione a materiali e tecniche dalle carte dell’Archivio Guerra, conservato presso il Dipartimento di Ingegneria Edile dell’Università degli Studi di Napoli Federico II). A seguito dei restauri avviati nel 1976, la struttura ha assunto una connotazione culturale per l’ospitare alcuni uffici della Soprintendenza. Il luogo, la storia, la memoria indicano, pur tuttavia, una valenza che va oltre l’attuale utilizzo: Castel Sant’Elmo come centro di cultura, sede del nucleo vitale di una struttura inter-bibliotecaria cittadina. | The site of Castel Sant'Elmo in Naples has always been, due to its strategic location overlooking the city from the ramparts of the hill of San Martino, a strong symbol of power. During the Fascist period, the Neapolitan architect Camillo Guerra, in collaboration with the engineers Ferretti and Gianturco, emphasized the symbolic value of the location with the design of a Fascist tower to be erected in the center of the inner courtyard of the castle, so as to radiate with its presence "the light of Fascism" over the city. (It is possible to reconstruct the history of this project, in relation to materials and techniques, from the documents of the War Archive, preserved in the Department of Civil Engineering, University of Naples Federico II.) Following restoration work begun in 1976, this structure has gained cultural connotations for the fact that it hosts some of the offices of the Superintendency for the Artistic and Historic Heritage of Naples. Its location, history, and memory indicate, nonetheless, a value that goes beyond its current use: Castel Sant'Elmo as a cultural center, home to the vital core of a municipal library system
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