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Gli strani grovigli del vedere: Luigi Ghirri e Gianni Celati
Analisi del sottile rapporto che intercorre tra alcune opere narrative di Gianni Celati e l'opera fotografica di Luigi Ghirri
"Lo spostamento della realtà nelle fotografie": tecnologie e trasmissioni della memoria.
Il saggio fa riferimento ai dibattiti critici e teorici sulle fotografie di tortura dal carcere di Abu Ghraib per uno studio sulla postmemory e l'etica della memoria. Si incentra sulla rappresentazione, trasmissione ed elaborazione della memoria nei media, nella letteratura - nelle sue diverse espressioni - e nelle analisi critiche. Le fotografie da Abu Ghraib vengono analizzate nella loro ricezione e 'trasformazione', nonché nelle loro 'radici' politico-culturali. Gli studi della tecnologia come mediazione e produzione di realtà, così come lo studio della rappresentazione come formazione discorsiva, inducono a riconoscere nella ricezione di queste fotografie di tortura e nella loro interpretazione una politica di manipolazione e occultamento della memoria (che sia volontaria o involontaria è ancora più perturbante). E tuttavia è proprio nella ricezione e nelle metodologie di analisi critiche che questa questione diviene cruciale. Da un lato esse sono una condanna della guerra basata sull’eterna mitologia della lotta tra due opposte civiltà, dei modi in cui la guerra e il terrore contro il terrorismo è descritto, giudicato, e disseminato. Nella circolazione globalizzata, le fotografie che rappresentano la tortura e il rapporto tra prigionieri e soldati hanno una funzione ambivalente. Da un alto rivelano, e condannano, dall’altro possono indurre una visione della guerra da turista globale. E’ nostra responsabilità decostruire questa ambivalenza. Così come è stato fatto rilevare a proposito dell’Olocausto, la ripetizione delle stesse immagini ha in maniera disturbante portato con sé la radicale decontestualizzazione dal loro contesto originale di produzione (e ricezione). Se queste immagini, nella loro ripetizione ossessiva, limitano o delimitano il nostro archivio personale e collettivo sul trauma, possono esse indurre un discorso etico nel periodo successivo? Agiscono come cliché, significanti vuoti che ci proteggono e distanziano dal problema, pur nell’orrore? Oppure, al contrario, la ripetizione in se stessa ri-traumatizza rendendo sia gli osservatori distanti che gli eredi della memoria vittime (o carnefici) surrogati? Per non incorrere nell’errore critico che alcuni studiosi denunciano, le fotografie di Abu Ghraib non solo pongono i problemi a cui prima accennavamo, ma anche quelli legati all’abitudine dello sguardo, alla costruzione dell’orrore come performance. Una volta riconosciuta l’indubbia funzione e l’indubbio valore di denuncia che è derivato dall’aver rese pubbliche queste fotografie, il problema non si pone solo in termini di censura o liberalizzazione, ma anche in termini di politica della ricezione. Per esempio occorre pensare anche alla responsabilità etica di acquisire e mantenere uno sguardo ‘disabituato’ e ostinatamente non voyeristico nei confronti dall’assemblaggio mediatico dell’orrore. Ma, ad esempio, si tratta anche di non dimenticare di avere visto o di rifiutare non già di guardare, ma di vedere
"Un mucchio di distruzioni": divagazioni su David Hockney.
Riflessioni sulla produzione pittorica e fotografica dell'artista inglese David Hockney alla luce del suo costante interesse per il mondo della letteratura
Premessa generale
Premessa generale ai volumi prodotti nell'ambito del PRIN 2005 su Letteratura e cultura visual
Confini non ovvi: Ornela Vorpsi e Julia Kristeva
Analisi della scrittura e della fotografia di Ornela Vorpsi attraverso le teorie relative alla figura e alla condizione dello straniero espresse Julia Kristeva. Le opere di Ornela Vorpsi sono testimonianza di una migrazione, quindi da un lato perdita di stabilità e punti di riferimento, dall'altro di un percorso di ricerca di una nuova stabilità; migrazione che si traduce in termini di stile, tanto di scrittura quanto visivo
Romanzi
Arrigo Stara ha curato, per la presente edizione einaudiana dell' opera di Svevo, la Bibliografia; il testo della Coscienza di Zeno e delle 'Continuazioni' della Coscienza, riproposte in un ordine diverso da quello tradizionale; l' apparato di note relativo alle due opere
Yvonne Vera. Segni, immagini e visioni del reale.
Il saggio considera l'opera di Ivonne Vera, sia come autrice di romanzi e racconti, sia nel legame che la scrittura ha con la fotografia e nel contesto coloniale/postcoloniale dello Zimbabwe, paese in cui è cresciuta e ha lavorato come direttrice di un museo a Bulawayo
Robot exploration of indoor environments using incomplete and inaccurate prior knowledge
Exploration is a task in which autonomous mobile robots incrementally discover features of interest in initially unknown environments. We consider the problem of exploration for map building, in which a robot explores an indoor environment in order to build a metric map. Most of the current exploration strategies used to select the next best locations to visit ignore prior knowledge about the environments to explore that, in some practical cases, could be available. In this paper, we present an exploration strategy that evaluates the amount of new areas that can be perceived from a location according to a priori knowledge about the structure of the indoor environment being explored, like the floor plan or the contour of external walls. Although this knowledge can be incomplete and inaccurate (e.g., a floor plan typically does not represent furniture and objects and consequently may not fully mirror the structure of the real environment), we experimentally show, both in simulation and with real robots, that employing prior knowledge improves the exploration performance in a wide range of settings
Exploration of Indoor Environments through Predicting the Layout of Partially Observed Rooms
We consider exploration tasks in which an autonomous mobile robot incrementally builds maps of initially unknown indoor environments. In such tasks, the robot makes a sequence of decisions on where to move next that, usually, are based on knowledge about the observed parts of the environment. In this paper, we present an approach that exploits a prediction of the geometric structure of the unknown parts of an environment to improve exploration performance. In particular, we leverage an existing method that reconstructs the layout of an environment starting from a partial grid map and that predicts the shape of partially observed rooms on the basis of geometric features representing the regularities of the indoor environment. Then, we originally employ the predicted layout to estimate the amount of new area the robot would observe from candidate locations in order to inform the selection of the next best location and to early stop the exploration when no further relevant area is expected to be discovered. Experimental activities show that our approach is able to exploit the predicted layout of partially observed rooms in order to speed up the exploration
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