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Epifania della luce. La fotografia nell’opera di Pietro Porcinai,
Nell’attività progettuale del paesaggista Pietro Porcinai, la macchina fotografica è uno strumento essenziale che accompagna ogni fase del processo creativo e realizzativo delle sue opere. La fotografia diventa infatti mezzo di studio durante la definizione del progetto, espediente per comunicare con committenti, collaboratori e imprese nel corso dei lavori; supporto per monitorare lo sviluppo del giardino nel tempo; opportunità, infine, per promuovere le opere dello Studio tramite note riviste di settore, sia italiane che internazionali. Qualunque sia l’oggetto dell’intervento – che si tratti di giardini, terrazzi, parchi, strade panoramiche, giardini d’inverno, foresterie o cappelle – gli scatti mostrano le relazioni tra architettura, paesaggio e contesto urbano attorno cui l’architetto-fotografo sviluppa il progetto con la grande sensibilità che caratterizza ogni sua realizzazione
Paesaggi rivelati. Genesi e fortuna dell’opera di Pietro Porcinai negli scatti dell’architetto, del committente e del fotografo
The Pietro Porcinai Archive holds a rich collection of images that testify the role of photography in the creation, construction and publishing of his projects. The images portray the surveys, construction sites as well as completed works, and focus primarily on his projects in Piedmont. The study of these images is a vital tool to the understanding of Porcinai’s modus operandi and reconstructing of the design process aimed at the preservation of his works
«Tracciare tutta la collina riducendola a vigna, giardino e bosco in un insieme architettonico»: Porcinai, Ottolenghi e il paradiso perduto di Monterosso
A partire dal 1955 Pietro Porcinai è chiamato nella progettazione del giardino e del parco di Villa Ottolenghi, celebre «acropoli delle arti» di Monterosso presso Acqui Terme, risultato di una profonda sinergia tra una committenza illuminata e illustri artisti del panorama culturale del Novecento. Il disegno del giardino sulla vetta della collina, con il suo iconico parterre a scacchiera e l’elegante movimento di terra della grande «piazza» a prato, è noto per il suo ruolo di raccordo tra le architetture razionaliste del complesso e di filtro tra dimensione privata e di rappresentanza, nonché per i significativi dialoghi instaurati con il paesaggio acquese. Meno conosciuti risultano invece gli interventi per la sistemazione del parco lungo il versante occidentale della collina, dove Porcinai si confronta con ambiti frammentati e incompiuti della tenuta, elaborando una soluzione di raccordo permeata di profondi significati simbolici
Paesaggi rivelati. Genesi e fortuna dell’opera di Pietro Porcinai negli scatti dell’architetto, del committente e del fotografo
The Pietro Porcinai Archive holds a rich collection of images that testify the role of photography in the creation, construction and publishing of his projects. The images portray the surveys, construction sites as well as completed works, and focus primarily on his projects in Piedmont. The study of these images is a vital tool to the understanding of Porcinai’s modus operandi and reconstructing of the design process aimed at the preservation of his works
Villa Ottolenghi Wedekind ad Acqui Terme. L’eredità culturale di un’«acropoli delle arti» negli archivi di progettisti e committenti
Il saggio intende mettere in evidenza la metodologia adottata nel percorso di conoscenza e valorizzazione di Villa Ottolenghi Wedekind, in particolare dell’ambito del giardino e del paesaggio, attraverso la consultazione in parallelo dell’archivio della committenza – la famiglia Ottolenghi di Acqui Terme - e del progettista – il paesaggista Pietro Porcinai. I risultati ottenuti consentono di appurare la complementarità delle due risorse fondamentali per una completa ricostruzione del cantiere storico e per l’elaborazione di una consapevole proposta di restauro. L’archivio di Pietro Porcinai a Fiesole permette di cogliere appieno l’iter creativo e progettuale del suo intervento a Monterosso, documentando, tramite la notevole quantità di materiale rinvenuto, il suo modus operandi e l’eterogeneità di questioni da lui affrontate. L’archivio Ottolenghi Wedekind a Camaiore restituisce invece la testimonianza dell’ideazione e della realizzazione, nella sua interezza, dell’«acropoli delle arti», esito di un fecondo mecenatismo della committenza nei confronti di celebri artisti del panorama artistico del Novecento, con l’obiettivo comune di realizzare un luogo che celebrasse l’Arte in tutte le sue declinazioni. Il confronto tra i due archivi consente di cogliere, nei riguardi dell’ambizioso progetto, sia gli aspetti materiali, restituiti dalla lettura comparativa delle varie fonti, sia degli aspetti intangibili, riscontrabili nel valore culturale e nella dimensione umana che determinano l’unicum del complesso di Monterosso. In questo modo si può riconoscere la complessità del caso studio, rappresentata dalla coesistenza di valori multi-scalari e interdisciplinari. Tali considerazioni devono essere fondamento di opportune strategie che, valendosi di una completa conoscenza del cantiere storico, riescano a condurre azioni di cura per la sua conservazione nel tempo e un opportuno riconoscimento di tutti i suoi valori, al fine di trasmettere pienamente l’eredità culturale di questo patrimonio
Bibliografia
Bibliografia del volume Paolo Cornaglia, Marco Ferrari (a cura di), I giardini, il parco e la tenuta del Castello di Agliè (1624-1940). Dall’impianto formale al disegno paesaggistico, Olschki, Firenze 202
Politiche sabaude tra innovazione tecnologica e disegno del territorio: il caso del setificio Galleani di Venaria Reale
Nella seconda metà del XVII secolo il duca di Savoia Carlo Emanuele II promuove un piano organico di sviluppo economico teso a incentivare commerci e manifatture nelle «bellissime e fertilissime» terre sabaude. In questo contesto si afferma l’industria della seta, tra i pochi settori in grado di competere nei mercati d’oltralpe divenendo asse portante dell’economia piemontese. Parallelamente, all’interno del complesso e articolato sistema di terreni, parchi e residenze suburbane, votate all’attività venatorie e di loisir, che andavano strutturando la «Corona di Delizie» attorno alla capitale, il duca decide di «completare l’anello costruendo la più nuova e bella di tutte le Venerie» nell’antico borgo di Altessano Superiore, acquisito nel 1564 dalla famiglia ducale e in seguito rinominato Venaria Reale. Nella lavorazione del filato, il passaggio da una tradizionale lavorazione di tipo domestico alla moderna produzione meccanizzata tramite mulini idraulici comporta la progettazione di edifici appositamente collocati nei pressi di corsi d’acqua dalle
notevoli portate, in cui contenere le notevoli dimensioni dei nuovi macchinari così come gli spazi utili a ospitare il crescente numero di lavoratori. In questo contesto si afferma Giovanni Francesco Galleani, chiamato da Carlo Emanuele II nel 1670, per le sue conoscenze in campo economico e nella sericoltura, a erigere e dirigere la manifattura di Venaria, in cui installare i giganteschi «mulini da seta» azionati dall’acqua del canale demaniale del Ceronda
Paesaggio e giardini nel Piemonte protoindustriale: la filanda di Villa Moglia, «fabrica et habitatione civile» del chierese di primo Seicento
Nella rilevanza assunta dalla produzione tessile all’interno della storia e dell’economia piemontese, l’arte della seta rappresenta un settore di eccellenza, incentivato e regolamentato a partire dal XV secolo da virtuose iniziative e politiche del ducato sabaudo. La filanda di Villa Moglia, costruita sulle colline di Chieri, alle porte di Torino, intorno agli anni Venti del XVII secolo da Ercole Turinetti, costituisce un caso emblematico per la manifattura serica piemontese per molteplici valenze. L’opificio rappresenta in primo luogo uno degli ultimi esempi di filanda tradizionale a lavorazione domestica e manuale, essendo stata costruita prima della diffusione delle macchine ad azione idraulica. Si tratta inoltre dell’unica filiera completa votata esclusivamente alla produzione
della seta nel territorio del chierese, storicamente dedito alla lavorazione del cotone e in particolare del fustagno. In secondo luogo, la volontà della famiglia Turinetti di unire la funzione residenziale e quella produttiva nel medesimo edificio presenta Villa Moglia come «fabrica et habitatione civile», caratterizzata da raffinate soluzioni nell’apparato decorativo e da significativi legami instaurati con il paesaggio collinare. In ultimo, risultano distintivi due ulteriori caratteri identitari del territorio a scala vasta: le estese colture di gelso e di specie tintorie quali elementi di disegno del paesaggio, nella felice combinazione con la vitivinicoltura del plesso collinare torinese e nella specificità della produzione del gualdo, l’«oro blu» del chierese
Portrait of the Author in (Him/Her)self
A fragment of a philosophical essay by Jean-Luc Nancy and Federico Ferrari titled Iconographie dell’auteur (Paris, 2005), published for the first time in Polish, that addresses the problem of a relationship between the image of the author and his/her work
Introduzione a: G. F. Cromaz Pagine goriziane. Liberal-nazionali e cattolici popolari italiani al Comune di Gorizia (1851-1914)
The author describes the activity of the communal administration in Gorizia from 1848 to 1918. He uses documents of the communal archive and of a former communal adviser, Luigi Faidutti, leader of christian-social party in the austrian Friuli. The essay gives an important place to discussion about the creation of a public water service
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