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Carta Geologica del Complesso di M.Penna/Casanova tra le valli Trebbia ed Aveto (Appennino Settentrionale) (scala 1:25.000)
Carta geologica alla scala 1:25.000, su curve di livello, dai rilevamenti originali degli autori, stampat
Visualising lattice vibrations: new features of the UNISOFT-program
The lattice dynamical program package UNISOFT had been developed as a tool for phenomenological model calculations and optimisation of experiments on phonon dispersion in the mid-1980's. In this paper we present a new version of UNISOFT which provides a number of new features. (C) 2000 Elsevier Science B.V. All rights reserved
Le Unità Liguri dell'Appennino Settentrionale: sintesi dei dati e nuove interpretazioni.
Foglio 214 "Bargagli" della Carta Geologica d'Italia in scala 1:50.000
Il Foglio 214 Bargagli della Carta Geologica d'Italia in scala 1:50.000 è stato realizzato nell'ambito del Progetto CARG (Legge 67/88) tramite convenzione tra il Servizio Geologico Nazionale e il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa.
L'area del Foglio Bargagli ricade quasi interamente nella Provincia di Genova della Regione Liguria, anche se piccole porzioni di territorio sono comprese in Provincia di Alessandria della Regione Piemonte e nella Provincia di Piacenza della Regione Emilia-Romagna. Questa area comprende le alti Valli del Torrente Lavagna, del Torrente Aveto, del Torrente Sturla, del Fiume Scrivia e del Fiume Trebbia, mentre i rilievi più importanti che ricadono nel Foglio Bargagli sono rappresentati dal Monte Ramaceto (m. 1345), Monte Caucaso (m. 1245), Monte Antola (m. 1597), Monte Pietrabianca (m. 1226), Monte Castello del Fante (m. 1389), Monte Lavagnola (m. 1118) e Monte Collere (m. 1288).
La carta geologica in scala 1:50.000 è il risultato del rilevamento in scala 1:10.000 diretto dal Prof. Michele Marroni e coordinato dal Prof. Piero Elter del Dipartimento di Scienze della Terra dell'Università di Pisa. I rilevamenti geologici, sempre in scala 1:10.000, sono stati condotti dai Dott. Luca Pandolfi, Riccardo Santi, Silvia Duranti, Giulio Milazzo, Piero Primavori, Anne Taini ed Alessandro Ellero. La biostratigrafia è stata curata dal Dott. Nicola Perilli del Dipartimento di Scienze della Terra dell'Università di Pisa e del Centro di Studio per la Geologia Strutturale e Dinamica dell’Appenino. Le analisi strutturali e microstrutturali sono stata curate dal Dott. Luca Pandolfi del Centro di Studio per la Geologia Strutturale e Dinamica dell’Appenino e dal Prof. Michele Marroni del Dipartimento di Scienze della Terra dell'Università di Pisa. La petrografia delle areniti è stata curata dal Dott. Luca Pandolfi.
I rilevamenti sono basati sul criterio litostratigrafico e molte formazioni sono suddivise in sottounità litostratigrafiche (membri e litofacies). Le unità litostratigrafiche caratterizzate da una notevole varietà di litotipi (tipica la presenza di ofioliti) associati in modo complesso e senza un apparente ordine stratigrafico, interpretabili come melange sedimentari, sono stati denominati "Complessi". Questo termine viene utilizzato in modo informale e con attribuzione di rango variabile, come previsto dai codici di nomenclatura stratigrafica (ISSC, 1976; Commissione per la Cartografia Geologica e Geomorfologica - CNR, 1992).
I nomi delle unità litostratigrafiche adottati nel Foglio 214 Bargagli sono il risultato di un gruppo di lavoro costituito da ricercatori delle Università e del CNR di Firenze, Modena, Parma, Pavia e Pisa che ha avuto l’obbiettivo di omogeneizzare le legende dei vari fogli della Carta Geologica d'Italia in scala 1:50.000 relativi all'Appennino Ligure-Emiliano.
I recenti progressi nella conoscenza geologica dell'Appennino hanno portato a ridefinire le caratteristiche delle principali unità litostratigrafiche. Alcune unità sono state suddivise, altre accorpate, con variazioni di rango, quindi in molti casi queste unità non coincidono più con le unità litostratigrafiche presenti nella seconda edizione della Carta Geologica d'Italia alla scala 1:100.000 ed elencati in Carimati et alii (1980). Mantenere gli stessi nomi, spesso già abbandonati da anni nella moderna letteratura dell'Appennino Settentrionale, ci è sembrato potesse ingenerare equivoci.
Per agevolare il confronto con la precedente letteratura ed evidenziare le variazioni avvenute, nella tab. 1 delle presenti note (vedi capitolo 5) sono confrontati i nomi formazionali adottati nel Foglio Bargagli, conformi a quelli utilizzati nei confinanti Fogli 197 Bobbio (A.A.V.V., 1997) e 214 Bedonia (A.A.V.V., in stampa) della Carta Geologica d’Italia, con i corrispondenti nomi utilizzati nella seconda edizione della Carta Geologica d'Italia in scala 1:100.000.
A prescindere dal significato originario e dalle varie accezioni in cui è stato utilizzato (vedi trattazione in Ricci Lucchi, 1984), il termine "flysch" è stato mantenuto nella nomenclatura formazionale per l’uso storico fortemente consolidato nella letteratura dell'Appennino Settentrionale.
Per lo spessore degli strati è stata adottata la classificazione di Campbell (1967) con una modifica per gli strati con spessore superiore ai tre metri che vengono definiti “banchi”.
Le formazioni sono raggruppate in unità tettoniche, come normalmente avviene nella cartografia geologica delle catene a falde. Fa eccezione la Successione del Bacino Terziario Piemontese che, pur non essendo un’unità tettonica, è stata riportata nello stesso paragrafo per l'importanza che riveste nell'interpretazione della storia geologica dell'Appennino Settentrionale. La suddivisione in sottounità delle unità tettoniche è stata effettuata solo nei casi in cui le sottounità rivestono una importanza regionale o sono comunque significative alla scala della carta. I principali contatti tettonici interni ad una unità tettonica o i contatti tra sottounità sono stati distinti come "contatti tettonici secondari".
Sia durante i rilevamenti che nella fase di revisione sono state effettuate campionature sistematiche in varie formazioni per lo studio dei nannofossili calcarei al fine di ottenere un migliore inquadramento bio- e cronostratigrafico delle stesse. Il contributo della biostratigrafia è stato determinante per una completa ridefinizione stratigrafica e una nuova interpretazione strutturale di alcune unità stratigrafiche note in letteratura
Note illustrative del Foglio 214 "Bargagli" della Carta Geologica d'Italia in scala 1:50.000
Il Foglio 214 Bargagli della Carta Geologica d'Italia in scala 1:50.000 è stato realizzato nell'ambito del Progetto CARG (Legge 67/88) tramite convenzione tra il Servizio Geologico Nazionale e il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa.
L'area del Foglio Bargagli ricade quasi interamente nella Provincia di Genova della Regione Liguria, anche se piccole porzioni di territorio sono comprese in Provincia di Alessandria della Regione Piemonte e nella Provincia di Piacenza della Regione Emilia-Romagna. Questa area comprende le alti Valli del Torrente Lavagna, del Torrente Aveto, del Torrente Sturla, del Fiume Scrivia e del Fiume Trebbia, mentre i rilievi più importanti che ricadono nel Foglio Bargagli sono rappresentati dal Monte Ramaceto (m. 1345), Monte Caucaso (m. 1245), Monte Antola (m. 1597), Monte Pietrabianca (m. 1226), Monte Castello del Fante (m. 1389), Monte Lavagnola (m. 1118) e Monte Collere (m. 1288).
La carta geologica in scala 1:50.000 è il risultato del rilevamento in scala 1:10.000 diretto dal Prof. Michele Marroni e coordinato dal Prof. Piero Elter del Dipartimento di Scienze della Terra dell'Università di Pisa. I rilevamenti geologici, sempre in scala 1:10.000, sono stati condotti dai Dott. Luca Pandolfi, Riccardo Santi, Silvia Duranti, Giulio Milazzo, Piero Primavori, Anne Taini ed Alessandro Ellero. La biostratigrafia è stata curata dal Dott. Nicola Perilli del Dipartimento di Scienze della Terra dell'Università di Pisa e del Centro di Studio per la Geologia Strutturale e Dinamica dell’Appenino. Le analisi strutturali e microstrutturali sono stata curate dal Dott. Luca Pandolfi del Centro di Studio per la Geologia Strutturale e Dinamica dell’Appenino e dal Prof. Michele Marroni del Dipartimento di Scienze della Terra dell'Università di Pisa. La petrografia delle areniti è stata curata dal Dott. Luca Pandolfi.
I rilevamenti sono basati sul criterio litostratigrafico e molte formazioni sono suddivise in sottounità litostratigrafiche (membri e litofacies). Le unità litostratigrafiche caratterizzate da una notevole varietà di litotipi (tipica la presenza di ofioliti) associati in modo complesso e senza un apparente ordine stratigrafico, interpretabili come melange sedimentari, sono stati denominati "Complessi". Questo termine viene utilizzato in modo informale e con attribuzione di rango variabile, come previsto dai codici di nomenclatura stratigrafica (ISSC, 1976; Commissione per la Cartografia Geologica e Geomorfologica - CNR, 1992).
I nomi delle unità litostratigrafiche adottati nel Foglio 214 Bargagli sono il risultato di un gruppo di lavoro costituito da ricercatori delle Università e del CNR di Firenze, Modena, Parma, Pavia e Pisa che ha avuto l’obbiettivo di omogeneizzare le legende dei vari fogli della Carta Geologica d'Italia in scala 1:50.000 relativi all'Appennino Ligure-Emiliano.
I recenti progressi nella conoscenza geologica dell'Appennino hanno portato a ridefinire le caratteristiche delle principali unità litostratigrafiche. Alcune unità sono state suddivise, altre accorpate, con variazioni di rango, quindi in molti casi queste unità non coincidono più con le unità litostratigrafiche presenti nella seconda edizione della Carta Geologica d'Italia alla scala 1:100.000 ed elencati in Carimati et alii (1980). Mantenere gli stessi nomi, spesso già abbandonati da anni nella moderna letteratura dell'Appennino Settentrionale, ci è sembrato potesse ingenerare equivoci.
Per agevolare il confronto con la precedente letteratura ed evidenziare le variazioni avvenute, nella tab. 1 delle presenti note (vedi capitolo 5) sono confrontati i nomi formazionali adottati nel Foglio Bargagli, conformi a quelli utilizzati nei confinanti Fogli 197 Bobbio (A.A.V.V., 1997) e 214 Bedonia (A.A.V.V., in stampa) della Carta Geologica d’Italia, con i corrispondenti nomi utilizzati nella seconda edizione della Carta Geologica d'Italia in scala 1:100.000.
A prescindere dal significato originario e dalle varie accezioni in cui è stato utilizzato (vedi trattazione in Ricci Lucchi, 1984), il termine "flysch" è stato mantenuto nella nomenclatura formazionale per l’uso storico fortemente consolidato nella letteratura dell'Appennino Settentrionale.
Per lo spessore degli strati è stata adottata la classificazione di Campbell (1967) con una modifica per gli strati con spessore superiore ai tre metri che vengono definiti “banchi”.
Le formazioni sono raggruppate in unità tettoniche, come normalmente avviene nella cartografia geologica delle catene a falde. Fa eccezione la Successione del Bacino Terziario Piemontese che, pur non essendo un’unità tettonica, è stata riportata nello stesso paragrafo per l'importanza che riveste nell'interpretazione della storia geologica dell'Appennino Settentrionale. La suddivisione in sottounità delle unità tettoniche è stata effettuata solo nei casi in cui le sottounità rivestono una importanza regionale o sono comunque significative alla scala della carta. I principali contatti tettonici interni ad una unità tettonica o i contatti tra sottounità sono stati distinti come "contatti tettonici secondari".
Sia durante i rilevamenti che nella fase di revisione sono state effettuate campionature sistematiche in varie formazioni per lo studio dei nannofossili calcarei al fine di ottenere un migliore inquadramento bio- e cronostratigrafico delle stesse. Il contributo della biostratigrafia è stato determinante per una completa ridefinizione stratigrafica e una nuova interpretazione strutturale di alcune unità stratigrafiche note in letteratura
Relazione sul problema dei rapporti paleogeografici e strutturali fra Appennino a nord e a sud dell'Arno.
Stroboscopic neutron diffraction from spatially modulated systems
The combination of stroboscopic techniques and neutron diffraction can be used to study the kinetics of structural changes in condensed matter on a microscopic level. Transient states may be identified and characterized on time-scales down to the microsecond regime. Hence, valuable information about the underlying mechanisms can be obtained from time-resolved experiments. Particularly interesting subjects for this type of investigation are spatially modulated systems which undergo phase transitions or phase separation. The potential of stroboscopic neutron diffraction is demonstrated using three different examples in which samples are periodically perturbed by the variation of temperature, mechanical stress or electric field and their structural response is characterized by time-resolved diffraction. Spinodal decomposition in ionic crystals of the silver-alkali halide type is shown to be dominated by two different processes on different time-scales. The stress-induced phase transition into the incommensurate phase of quartz involves relaxation processes which are reflected by different kinetic behaviours of Bragg peaks and satellite reflections, respectively. Finally, metastable transient states are observed during the field induced lock-in transition in ferroelectric Rb2ZnCl4 which are most probably due to strain fields and pinning effects
Le Caratteristiche stratigrafiche del Complesso di M.Penna/Casanova (Alta Val Trebbia, Appennino Settentrionale)
The Mt.Penna/Casanova Complex (Early Campanian) outcropping between the Trebbia and Aveto Valleys is characterized by a thick sequence consisting of ophiolitic sandstones, mono- and polymict breccias and slide blocks. This sequence shows stratigraphic transition to the Ottone/S.Stefano Helminthoid Flysch (Early Campanian-?Maastrichtian).
The stratigraphy and the overall geometry recognized in the Mt.Penna/Casanova Complex point to the presence of levels mainly consisting of slide blocks and related breccias. This stratigraphic frame can be connected with tectonics active both in the source and in the basin-area of the Mt.Penna/Casanova Complex
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