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La riforma monetaria di Nerone: l’evidenza dei ripostigli
Elio Lo Cascio, La riforma monetaria di Nerone : l'evidenza dei ripostigli, p. 445-470.
La limitata reazione che la riforma monetaria neroniana suscitò nella circolazione all'interno dell'Impero (reazione di cui sono comunque rilevabili le tracce nei ripostigli la cui ultima moneta è di età flavia oltre che nei rinvenimenti pompeiani) getta qualche luce sugli stessi scopi della riforma. La quale sarebbe stata suggerita dalla nécessita di provvedere, attraverso un'incrementata produzione soprattutto di aurei, ad accresciute esigenze finanziarie, cercando di neutralizzare o almeno di attutire gli effetti più disturbatori che ciò avrebbe potuto provocare sulla circolazione. Non è incredibile che attraverso l'incrementata emissione si sia anche inteso rispondere a una « domanda di moneta » del sistema economico, anche se l'ipotesi che Nerone abbia volutamente aumentato la spesa dello stato per ovviare a una supposta stagnazione economica è ipotesi sostanzialmente non necessaria.Lo Cascio Elio. La riforma monetaria di Nerone : l'evidenza dei ripostigli. In: Mélanges de l'École française de Rome. Antiquité, tome 92, n°1. 1980. pp. 445-470
Peuplement et surpeuplement : leur rapport avec les ressources naturelles
Lo Cascio Elio. Peuplement et surpeuplement : leur rapport avec les ressources naturelles . In: Espaces intégrés et ressources naturelles dans l'Empire romain. Actes du colloque de l'Université de Laval - Québec (5-8 mars 2003) Besançon : Institut des Sciences et Techniques de l'Antiquité, 2004. pp. 135-152. (Collection « ISTA », 939
Ancora sugli "Ostia’s services to Rome": collegi e corporazioni annonarie a Ostia
L’evoluzione dei «servizi » annonari ostiensi rivela il progressivo perfezionarsi di una struttura organizzativa la cui finalità è garantire l’assoluta regolarità della distribuzione alla popolazione di Roma delle derrate, sia essa gratuita o dietro la corresponsione di un prezzo. Le misure di intervento sulle corporazioni si spiegano in questa chiave e s’inquadrano all’interno di altre misure che hanno lo stesso scopo e che riguardano l’apprestamento di specifiche infrastrutture, la destinazione all’approvvigionamento di Roma del surplus di determinate aree provinciali, che vanno parzialmente cambiando nel corso del tempo, e il progressivo incremento della quota di grano (e di olio) di origine contributiva rispetto alla quota che perviene attraverso il commercio dei privati : ciò come effetto, principalmente, dell’estendersi della proprietà imperiale nelle province. A questi sviluppi si accompagna la stessa evoluzione della «funzione » svolta per Roma da Ostia e, di conseguenza, l’evoluzione nella stessa organizzazione e utilizzazione dello spazio urbano, in particolare per ciò che riguarda la relazione tra Porto ed Ostia. Tappe principali nello sviluppo delle corporazioni annonarie sono la costituzione dei corpora in età traianea e la trasformazione dell’appartenenza volontaria al
corpus in un munus tra la fine del II e gli inizi del III secolo, presumibilmente per effetto delle difficoltà annonarie che si manifestano in maniera eclatante negli anni di Commodo. Sembrerebbe improprio qualificare le varie misure sull’annona dell’età severiana come «dirigistiche » : esse testimoniano, semmai, un consapevole, programmatico tentativo di razionalizzare i «servizi » . Certamente queste misure non attestano, di per sé, un ridimensionamento qualitativo del ruolo dei privati e del mercato ; semmai una più efficiente presenza imperiale nell’organizzazione della vita associata.Lo Cascio Elio. Ancora sugli «Ostia’s services to Rome». Collegi e corporazioni annonarie a Ostia. In: Mélanges de l'École française de Rome. Antiquité, tome 114, n°1. 2002. Antiquité. pp. 87-110
La dinamica della popolazione in Italia da Augusto al III secolo
La densità del numero dei siti rivelata dalle ricognizioni di superficie suggerisce che la popolazione della penisola agl'inizi dell'età imperiale debba essere stata assai più cospicua di quanto non voglia la corrente ortodossia, basata sulla peculiare interpretazione che il Beloch ha fornito delle cifre dei censimenti in età augustea, essa stessa fondata su un preteso argomento di plausibilità demografica, che si rivela assai fragile. Se i civium capita delle Res gestae (e di Tacito) sono i maschi adulti, come in età repubblicana, viene a cadere la tesi di un crollo della popolazione libera dell'Italia nel corso della tarda Repubblica e lo stesso accrescimento nel numero dei civium capita tra il 28 a.C. e il 47 d.C. può almeno in parte imputarsi all'incremento naturale della popolazione anche della penisola. Una forte pressione della popolazione sulle risorse tra la fine del I e la prima metà del II secolo sembrerebbe, peraltro, alla base dei problemi economici della penisola e della risposta ad essi da parte imperiale. Il discrimine nella storia della popolazione dell'Italia romana sembra venire con la pestilenza dell'età antonina.Lo Cascio Elio. La dinamica della popolazione in Italia da Augusto al III secolo. In: L'Italie d'Auguste à Dioclétien. Actes du colloque international de Rome (25-28 mars 1992) Rome : École Française de Rome, 1994. pp. 91-125. (Publications de l'École française de Rome, 198
Registri dei beneficiari e modalità delle distribuzioni nella Roma tardo-antica
La registrazione da parte dei domini insularum, e articolata per vici, dei cives Romani domiciliati a Roma, introdotta da una disposizione di Cesare dittatore a noi nota da un passo celebre della vita suetoniana, deve essere stata alla base della costituzione degli elenchi dei beneficiari dapprima del frumento e in seguito del panis popularis. Supporre, peraltro, che alla base del sistema delle distribuzioni fossero documenti e registri continuamente aggiornati per il tramite dei proprietari degl'immobili urbani consente di fare una ragionevole ipotesi circa il significato della distinzione tra panis popularis ο panis gradilis, da una parte, e panis aedium ο aedificiorum dall'altra ; e cioè che il panis aedium sia lo specifico beneficio introdotto nel quarto secolo ο già nel terzo per iLo Cascio Elio. Registri dei beneficiari e modalità delle distribuzioni nella Roma tardoantica. In: La mémoire perdue. Recherches sur l’administration romaine. Actes des tables rondes de Rome (mai 1994 - mai 1995) Rome : École Française de Rome, 1998. pp. 365-385. (Publications de l'École française de Rome, 243
Pompei dalla città sannitica alla colonia sillana: le vicende istituzionali
The recent monographs by Jongman and Mouritsen have introduced further elements for re-opening the discussion on the institutional events of Pompeii in the transitional phase from the Samnite city to the colony, and on the limits within which one can speak of an eclipse of the old Oscan ruling class, which would have lasted several decades. A renewed examination of the documentation -chiefly the statistical analysis of the programmata antiquissima as well as the rereading of the famous passage of the Pro Sulla on the dissent between old Pompeiane and colonists -permits formulating some hypotheses about the ways through which these two nuclei would have been integrated. An integration that would have foreseen, at least in the first phase, their unequal division among the electoral districts, as well as the probable confinement of the old Pompeians to the urban centre. The fact that the increase in population following the colonial foundation not only was absorbed in a non-traumatic way, but indeed may have apparently accentuated the prosperity of the city, is a further strong argument for excluding the general interpretation of the Pompeian economy as that typical of a "consumer-city", recently put forward by Jongman.Le recenti monografie di Jongman e di Mouritsen hanno apportato ulteriori elementi per riaprire la discussione in merito alle vicende istituzionali di Pompei nella fase di passaggio dalla città sannitica alla colonia, e in merito ai limiti entro cui si può parlare di un' eclissi della vecchia classe dirigente osca, che sarebbe durata qualche decennio. Un rinnovato esame della documentazione -soprattutto l'analisi statistica dei programmata antiquissima nonché la rilettura del luogo famoso della pro Sulla sui dissensi fra vecchi Pompeiani e coloni -consente di formulare talune ipotesi circa i modi attraverso i quali si sarebbe pervenuti all'integrazione dei due nuclei di popolazione : un'integrazione che avrebbe previsto, per lo meno in una prima fase, una loro ripartizione ineguale tra i distretti elettorali, oltre che il presumibile confinamento dei vecchi Pompeiani nel centro urbano. Il fatto che l'incremento della popolazione a seguito della deduzione coloniaria non solo sia stato assorbito in modo non traumatico, ma abbia anzi apparentemente accentuato la prosperità della città, è un ulteriore forte argomento per escludere la generale interpretazione dell'economia pompeiana come quella tipica di una "consumer-city", fornita recentemente da Jongman.Lo Cascio Elio. Pompei dalla città sannitica alla colonia sillana : le vicende istituzionali. In: Les élites municipales de l’Italie péninsulaire des Gracques à Néron. Actes de la table ronde de Clermont-Ferrand (28-30 novembre 1991) Rome : École Française de Rome, 1996. pp. 111-123. (Publications de l'École française de Rome, 215
Le procedure di recensus dalla tarda repubblica al tardoantico e il calcolo della popolazione di Roma
Il confronto tra un ben noto luogo della biografia suetoniana di Cesare e alcune sezioni della Tabula Heracleensis fa ritenere che negli anni della dittatura di Cesare si sia avviata una radicale riforma dei criteri di registrazione e di enumerazione dei cittadini, che per la prima volta consentiva di pervenire all'individuazione del numero dei cives Romani domo Roma, i maschi adulti cui erano riservate le frumentazioni. Questa situazione si sarebbe perpetuata sino alla «chiusura» della plebs frumentarìa del 2 a.C. Sappiamo, peraltro, che i congiaria andavano, talvolta, nel periodo augu- steo e successivamente, anche ai minori. Partendo da questi presupposti, è possibile calcolare, dal numero dei beneficiari delle frumentazioni e dei congiaria, prima e dopo l'età cesariana, il numero dei maschi adulti e dei maschi di tutte le età, e stimare, a partire dal 46 a. C, il numero complessivo dei cittadini romani, residenti legittimamente nella città e non proprie- tari di abitazioni : questo numero si aggira, nel 2 a.C, attorno alle 600.000 persone. Possediamo ulteriori informazioni circa il numero dei beneficiari di frumentazioni e congiarìa e circa la popolazione complessiva di Roma per l'età severiana, dalle quali sembra plausibile concludere che la popolazione cittadina di Roma è di un poco scemata rispetto all'età augustea. Infine, il confronto tra l'informazione che si può trarre dai Regionali del IV secolo circa il numero delle insulae a Roma, intese come unità immobiliari di proprietà, e le informazioni che deriviamo da alcune leggi del Codice Teodosiano circa le contribuzioni complessive di caro porcina destinata al consumo romano e alle distribuzioni suggerisce stime della popolazione di Roma in epoca tardoantica, che attestano così la sua sostanziale tenuta nel quarto secolo, come il suo crollo già a partire dal sacco alariciano.Lo Cascio Elio. Le procedure di recensus dalla tarda repubblica al tardo antico e il calcolo della popolazione di Roma. In: La Rome impériale. Démographie et logistique. Actes de la table ronde de Rome, 25 mars 1994. Rome : École Française de Rome, 1997. pp. 3-76. (Publications de l'École française de Rome, 230
Die neue Wirtschaftsgeschichte des römischen Reiches. Paradigmen und Ansätze
Hauptanliegen dieses Beitrags ist die kritische Darstellung einiger theoretischer und methodischer Aspekte der aktuellen Debatte über den Charakter der römischen Wirtschaft: der konträren Modelle von Struktur und Leistung; dem Verhältnis zwischen Bevölkerung und Landnutzung, Handel und Funktionieren des Marktes sowie Sklaverei und Arbeitsmarkt
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