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Il sistema termale campano per la valorizzazione e la promozione storico-culturale dei borghi interni. Nuovi modelli di turismo sostenibile
Sulle tracce del Grand Tour. Greenways e beni culturali come strategia di sviluppo sostenibile per i borghi interni del Cilento
In the footsteps of the Grand Tour. Greenways and Cultural Heritage for the Sustainable Development of Cilento's inland villages”
The emergence of new social meanings of sustainable development is leading to unprecedented approaches and heterogeneous methodologies to diversify the tourist offer. Among these methodologies, the rise of products linked to greenways, as well as the enhancement of cultural heritage sites, can support local mobility and connect inland areas.
Recovering the ancient routes of Grand Tour travelers, the study traces potential greenways itineraries linked to those Cilento's architectural heritage sites, which have lost their identit
Sulle tracce del Grand Tour. Greenways e beni culturali come strategia di sviluppo sostenibile per I borghi interni del Parco Nazionale del Cilento
“In the footsteps of the Grand Tour. Greenways and Cultural Heritage for the Sustainable Development of Cilento's inland villages”
The emergence of new social meanings of sustainable development is leading to unprecedented approaches and heterogeneous methodologies to diversify the tourist offer. Among these methodologies, the rise of products linked to greenways, as well as the enhancement of cultural heritage sites, can support local mobility and connect inland areas.
Recovering the ancient routes of Grand Tour travelers, the study traces potential greenways itineraries linked to those Cilento's architectural heritage sites, which have lost their identity
Alla corte dei re Borbone: l’Albergo dei Poveri di Napoli e le architetture per la reclusione (1734-1825)
Nel 1751, a Napoli, su progetto di Ferdinando Fuga, fu iniziato il Real Albergo dei Poveri per la reclusione coatta di “tutti” gli indigenti e mendicanti del Mezzogiorno d’Italia.
Fu ubicato in una zona rinomata per le sue condizioni climatiche, proprio lungo uno dei maggiori assi di penetrazione nella capitale, fuori le mura e contiguo alla città, così da rispondere appieno alle ragioni simbolico-rappresentative del re Carlo di Borbone, poiché, già all’arrivo del “viaggiatore”, avrebbe potuto meglio svolgere la funzione di celebrare i caratteri di carità e la magnificenza della politica della Corona.
Dall’impianto rettangolare, il cui lato corto era un quinto di quello lungo, con cinque cortili interni, con al centro una chiesa nella quale convergevano sei bracci di collegamento ai differenti corpi e reparti dell’ospizio, sarebbe stato «il più vasto degli Ospizj che sieno in Europa» per dimensioni e intenti, ma, in realtà non fu mai compiutamente concluso a causa dei continui ripensamenti e delle frequenti interruzioni.
Tuttavia, benchè ridotto nelle intenzioni iniziali, è diventato il simbolo indiscutibile del processo di laicizzazione delle elemosine avviato durante il regno autonomo, cioè di quella lenta sottrazione delle opere di beneficenza all’ingerenza ecclesiastica. Soprattutto, articolata su una inedita e rivoluzionaria struttura, estremamente complessa nella sua linearità di funzionamento di spazi integrati e interagenti, è rimasto a lungo un modello per gli edifici di reclusione in Italia. Propose e realizzò uno schema tipologico solo in parte recepito e diffusosi dalla fine del Settecento, che vogliamo qui definire come “proto-panottico”, proprio per questo sistema a “dispositivo di controllo”.
Infatti, la costruzione, iniziata nel 1751, anticipava di oltre quindici anni gli scritti di Cesare Beccaria sul reinserimento degli emarginati, che costituiscono il fondamento della cultura progressista del Settecento. Inoltre, sin dall’elaborazione del progetto, anticipando le teorie utopiche di Robert Owen e Charles Fourier, e, in una foucaultiana accezione, già sovrapponendo i suoi spazi eterotopi ad eterocromie, la concezione del reclusorio di Napoli travalicò i confini dell’ospizio e dell’inclusione coatta degli indigenti e rientrò in modo esemplare nel più ampio programma di reinserimento al lavoro degli emarginati, attraverso l’educazione ai vari mestieri artigianali,
Il progetto di Fuga, associato al programma sociale ed economico di Carlo di Borbone, pertanto rappresenta una pietra angolare nella svolta culturale del regno autonomo, ponendo le basi per un approccio più umanitario e progressista alla giustizia penale, ben prima che le teorie di Beccaria fossero ampiamente riconosciute e adottate.
Il saggio, muovendo da tali considerazioni, analizza le più significative architetture per la reclusione che furono realizzate nel Regno di Napoli durante il governo di Carlo di Borbone e del figlio Ferdinando IV
Dal colera asiatico al “Risanamento”. Sanificazioni, bonifiche, sventramenti e pianificazioni urbane nell’Italia umbertina. Il caso di Napoli
Igiene e salute pubblica nei progetti di Luigi Vanvitelli per Carlo di Borbone. Il cantiere di Caserta, in Luigi Vanvitelli. Il linguaggio e la tecnica
Il contributo delle industrie nella scrittura del territorio all’ombra del Vesuvio: il lavoro dell’ingegnere Pasquale Amodio a Torre Annunziata a metà Novecento/The Industrial Contribution to the Urban Design at the Foot of Vesuvius: Engineer Pasquale Amodio’s Work in Torre Annunziata during the Mid-Twentieth Century
The character geared to the industrial activities of the area in the province of Naples has undoubtedly a long history. Specifically, the town of Torre Annunziata, due to its geography and existing infrastructures, has always established itself as one of the best places in Campania for the secondary sector. This paper aims at analyzing the industrial contribution to the urban development of the former Oplontis during the mid-twentieth century, when the rate of pasta production was still high, and the iron and steel industry was expanding. Key fi gure for the urban transformation was the not-well-known Engineer and Academic Professor Pasquale Amodio, whose projects for the pasta factories in Torre Annunziata, Ilva, and Dalmine have deeply influenced the growth of the town.
La vocazione industriale del territorio della provincia di Napoli ha indubbiamente una storia lunga; in particolare, la città di Torre Annunziata, per sua conformazione geografica e per le infrastrutture presenti, si è da sempre rivelata uno dei luoghi campani migliori per il settore secondario. Con il seguente saggio s’intende analizzare il contributo delle industrie nello sviluppo urbanistico dell’insediamento oplontino a metà Novecento, quando la produzione dei pastifici era ancora alta e il ramo siderurgico si stava espandendo. Figura chiave, e poco conosciuta, di tale trasformazione urbana è quella dell’ingegnere Pasquale Amodio, docente accademico e professionista molto prolifico, i cui progetti commissionati dai pastifici oplontini, dall’Ilva e dalla Dalmine hanno influenzato fortemente la crescita della città
La nascita di una città termale alla fine dell’Ottocento. Telese tra antiche strategie e nuove prospettive di rilancio
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