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Bassani in redazione: tracce epistolari della collaborazione ad «Aretusa»
L’intervento ha il fine di gettare luce sulla collaborazione, fino ad ora poco indagata, di Giorgio Bassani alla rivista «Aretusa». Bassani decise infatti di affidare al periodico numerosi interventi critici in seguito raccolti in Di là dal cuore ed alcuni versi, rappresentativi della sua prima produzione poetica. Soprattutto a partire dal trasferimento della redazione di «Aretusa» a Roma, nel marzo 1945 e sotto la guida di Carlo Muscetta, la firma dello scrittore ferrarese divenne sempre più frequente nelle pagine del periodico. Attraverso una serie di lettere inedite scambiate da Bassani tra il 1945 e il 1946 con intellettuali, poeti e critici letterari, si è potuta inoltre appurare la sua partecipazione attiva alla redazione della rivista, che fino ad oggi era stata ignorata
La «calda oggettività della poesia». Un percorso nel carteggio Bassani-Bertolucci
Il contributo affronta alcune questioni di poetica che accomunano l’opera di Giorgio Bassani a quella di Attilio Bertolucci, prendendo le mosse dalle dichiarazioni di poetica desumibili dal carteggio tra i due autori. L’origine della vicinanza tra i due scrittori va ricercata nella centralità nel percorso artistico di entrambi dell’insegnamento del comune maestro Roberto Longhi e, di conseguenza, nell’influenza delle teorie estetiche di Benedetto Croce. Soprattutto a partire dal secondo dopoguerra e in reazione alla poetica dell’assenza di matrice ermetica, entrambi i poeti approderanno ad un realismo inteso come intuizione lirica del reale, che per lettera Bertolucci sintetizza felicemente con la formula “calda oggettività della poesia”. Dopo aver messo in luce questo quadro interpretativo, il contributo si concentra su alcuni temi centrali della poesia dei due corrispondenti (il motivo della ferita, della memoria, dell’esilio), analizzando da vicino singoli componimenti e svelando alcune puntuali influenze e reciproche riprese testuali
Contro il logorio del romanzo postmoderno
Riflessione sul romanzo storico degli anni Duemila, di come questo si intreccia con la ricerca storica e di come è andata trasformandosi la narrazione degli eventi storici
«Caro Bas». Scambi di lettere tra Giorgio Bassani e gli amici
Esposizione tradizionale (Biblioteca "Ezio Raimondi", Dipartimento di Filologia classica e Italianistica, Università di Bologna, maggio-giugno 2018, e Casa dell'Ariosto, Fondazione Giorgio Bassani, Ferrara, maggio-giugno 2019) ed esposizione virtuale (piattaforma MOVIO, https://www.movio.beniculturali.it/fondazionebassani/carobass/). La mostra è allestita in prevalenza con materiale inedito, lettere scambiate tra Bassani e gli scrittori e amici a lui contemporanei che per la prima volta vengono presentate in pubblico. Il percorso intende descrivere il ruolo avuto dallo scambio e dalla dialettica con altri letterati nell'esperienza artistica e professionale bassaniana. Nella prima sezione si è tracciata la ricostruzione dell'arrivo dell'autore a Roma nel periodo della guerra e, in un secondo momento, si è raccontata la nascita di una comunità di scrittori che condividono progetti e idee. Nella seconda sezione si è descritto in particolare uno dei progetti condivisi da Bassani e dai suoi amici scrittori: il lavoro svolto nella redazione di «Botteghe Oscure» sulle opere degli amici. Infine, per sottolineare la reciprocità di queste amicizie, nella terza sezione si è dato spazio al giudizio degli amici sulle opere bassaniane. La seconda parte della mostra, invece, adotta un'altra prospettiva, ritraendo in modo più approfondito il profilo di quattro quattro critici e scrittori che più di altri hanno condiviso con Bassani il percorso artistico: Attlio Bertolucci, Niccolò Gallo, Pier Paolo Pasolini e Mario Soldati
Il carteggio Bassani-Bertolucci:.Notizie sui testi e prove d'autore
Il contributo presenta il carteggio intercorso tra Giorgio Bassani e Attilio Bertolucci, fornendone una cornice biografica e ripercorrendo la storia compositiva e le avventure redazionali de La capanna indiana di Bertolucci (pubblicata nel 1949 sulla rivista redatta da Bassani, «Botteghe Oscure») e delle bassaniane Cinque storie ferraresi (apparse a cavallo degli anni ’40 e ’50 su «Botteghe Oscure» e «Paragone», rivista quest’ultima di cui Bertolucci era redattore)
Lo specchio infranto. Il teatro di Vitaliano Brancati e Giovanni Testori alle prese con la censura (1944-1962)
A partire dai documenti inediti conservati nel Fondo Revisione Teatrale dell’Archivio Centrale dello Stato, la tesi affronta un tema poco frequentato dalla critica: la censura in Italia nel secondo dopoguerra. Il primo capitolo è dedicato alle leggi che hanno regolato la censura dall’Unità d’Italia fino agli anni Sessanta del Novecento: oltre alla censura editoriale e teatrale, non è stata trascurata quella che coinvolse il cinema, la radio e la televisione; accanto alla censura civile, è stata presa in considerazione anche quella vaticana. Nel secondo e nel terzo capitolo vengono analizzati due casi di studio per certi versi opposti e complementari: il siciliano Vitaliano Brancati e il lombardo Giovanni Testori, dei quali viene ripercorsa la censura delle opere sottoposte a revisione. Seguono sei appendici, quattro delle quali riguardano il fenomeno censorio nella sua complessità: un prospetto di 208 copioni non approvati, l’elenco di tutte le opere sottoposte a censura da parte di cinque autori scelti (Bassani, Brancati, Pasolini, Moravia e Testori), l’inventario parziale del Fondo Revisione Teatrale e un prospetto della censura di alcune opere cinematografiche interessanti da un punto di vista letterario (approntato sfruttando il database Italia taglia). Infine, è stata allestita l’edizione di tutti i documenti afferenti alla censura di Vitaliano Brancati conservati nel Fondo Revisione Teatrale e l’edizione degli otto copioni de L’Arialda conservati in Archivio, che attestano le tre distinte redazioni della commedia sottoposte agli uffici governativi
La carta e la tela. Arti e commento in Giorgio Bassani
Il libro raccoglie gli Atti del convegno Laboratorio Bassani 2. Le arti e il commento, tenutosi a Ferrara il 21 maggio 2019, durante il quale si è tornati a studiare l’autore, dalle prove giovanili fino alle opere della maturità, riflettendo sul dialogo con le arti e sul commento ai testi. Da un lato la letteratura di Bassani viene messa a confronto con altre forme espressive, dall’arte figurativa al cinema, passando per la musica; dall’altro i lavori dello scrittore vengono esaminati a partire da uno studio delle fonti documentarie e letterarie e dalle strategie di autorappresentazione, nella prospettiva di fornirne un commento moderno. Così da far rivivere ai nuovi lettori situazioni, personaggi e vicende perdute nella storia, ma anche per restituire la giusta profondità e molteplicità di significati dei testi dello scrittore ferrarese
Raffaele di Vitaliano Brancati tra rappresentazione del fascismo e censura democristiana
A partire dallo studio dei documenti inediti conservati nel Fondo Revisione Teatrale dell’ACS, l’intervento si propone di esaminare la censura del Raffaele di Brancati (1948), commedia che si profila come un’amara parodia del fascismo, a partire dalla sua retorica, e come una forma di autocritica da parte di chi aveva sostenuto il regime. Le carte consentono di far luce sui diversi provvedimenti, già parzialmente tratteggiati dall’autore in Ritorno alla censura, adottati nei confronti della pièce tra il ’50 e il ’62 (per il teatro o la radio): stretta tra il timore di turbamenti nell’ordine pubblico da un lato e di speculazioni politiche dovute ad eccessiva rigidità dall’altro, la censura democristiana rimase ferma nell’intervenire con tagli a tutela del sentimento religioso e della rispettabilità del clero, accusato di connivenza con il fascismo. Fu con estrema diffidenza che la censura dell’Italia liberata si rapportò a una commedia che, presentandosi come feroce ritratto del recente passato, rischiava di trasformarsi nella condanna di un costume politico non del tutto superato e in una più vasta critica nei confronti dell’ipocrisia del potere e della sua tragica comicità
Sotto le macerie della storia: uno scavo tra le carte di Giorgio Bassani
L'articolo mette in luce alcuni aspetti del rapporto tra Storia e Letteratura nell'opera di Giorgio Bassani, attraverso un percorso tra le carte d'archivio (con particolare attenzione ai documenti custoditi nell'Archivio eredi Bassani). La breve panoramica coinvolge la narrativa, nonché la trasposizione cinematografica delle opere dello scrittore ferrarese
Varianti coatte d’autore o varianti di regia? Il caso de L’Arialda di Giovanni Testori per la rappresentazione di Luchino Visconti
A partire dall’analisi dei copioni conservati nell’Archivio Centrale dello Stato, l’intervento si propone di esaminare l’effettivo peso delle pressioni censorie nelle varianti apportate da Testori, coadiuvato da Visconti, al testo de L’Arialda per la messa in scena del 1960. Il confronto tra le tre edizioni del dramma e i tagli proposti dall’Ufficio di revisione sembrano smentire le dichiarazioni rilasciate da autore e regista, ben decisi a negare ogni forma di autocensura
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