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Ripartire dalle cinture urbane di transizione
Pur se presenta caratteri di frammentarietà e di marcata settorialità, l'urban fringe può divenire lo spazio di una crescita differente, che passa attraverso il recupero e la densificazione. La sua vicinanza al centro può rafforzare politiche di mobilità sostenibile; la compresenza di spazi aperti abbandonati e sottoutilizzati può dar luogo ad un nuovo sviluppo urbano sostenibile e compatto; persino la delocalizzazione residenziale può trovare uno spazio nel discorso di superamento dell’orizzonte monofunzionale della città postbellica.
Le nove città della rete URBACT III “Sub>urban. Reinventing the fringe” hanno affrontato questa sfida di riconversione raggruppando gli interventi possibili intorno a cinque temi principali, affrontati in questo Saggio Introduttivo al volume “FRINGE SHIFTS. Nuove forme di pianificazione per urbanità in transizione” (a cura di Anna Attademo, Enrico Formato)
Casoria, Italia
Il Piano di azione locale descritto in questo saggio mette in pratica la strategia step-by-step definita dal Piano Strutturale comunale: la sua focus area copre circa 320 ettari a sud del centro urbano denso, in un'area caratterizzata dalla coesistenza di insediamenti residenziali, aree produttive e attrezzature dismesse, infrastrutture per la mobilità e vuoti urbani residuali. A partire dalla riattivazione di aree "dimenticate" - marginali, sottoutilizzate, dismesse - e dalla loro messa in rete mediante corridoi pubblici ed ecologici, il Piano di azione locale mira a creare le condizioni per azioni di rigenerazione che si confrontino con le complessità date dalla presenza di fram- mentazione proprietaria e coesistenza di congestione, sottoutilizzo e dismissione
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