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    Per la storia di humanitas nella letteratura latina fino alla prima età imperiale

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    Il contributo ripercorre le tappe fondamentali della storia del termine humanitas e di altri termini affini (homo, humanus) all’interno della tradizione letteraria latina fino alla prima età imperiale. A partire da un noto passo di Aulo Gellio (Notti Attiche XIII 17) si delinea una duplice valenza del termine, inteso ora come equivalente del greco paideia, ora come equivalente del greco philanthropia. Questa seconda accezione è la più antica e affonda le sue radici nel teatro latino del II sec. a.C.; sebbene infatti le prime attestazioni del termine risalgano propriamente al sec. I a.C., la storia del concetto di humanitas va ricondotta alla commedia latina arcaica. Nell’articolo vengono presi in considerazione alcuni autori e testi-chiave nella genesi ed elaborazione del concetto, che assume nel tempo sfumature e accezioni diverse: Plauto, Terenzio, Cicerone, Seneca, Petronio. A conclusione viene proposta una riflessione sull’etimologia di homo e humanitas

    I versi di un maestro di scuola: memoria letteraria e fortuna degli exempla del Centimeter

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    Il contributo propone una lettura degli exempla ficta che corredano le definizioni dei metri illustrati da Servio nel Centimeter: l’obiettivo è evidenziare la memoria letteraria che agisce sul grammaticus nel momento in cui affronta quella che può essere considerata la parte più ‘creativa’ dei trattati grammaticali e metricologici. Gli exempla ficta del Centimetro, da questo punto di vista, diventeranno memorabili e godranno di una certa fortuna

    Note sulle figure di interrogazione

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    Le definizioni di ἐρώτησις e πύσμα nella tradizione retorica antica

    Note a testi metrici tardoantichi

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    Vengono proposte due correzioni al « De metris et enigmatibus ac pedum regulis » di Aldelmo e all'appendice περι μέτρων πάλιν del « Tractatus Urbinas »

    Il De centum metris di Servio: un 'manuale' di metrica tardoantico

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    Dopo aver fissato l'opera in un quadro cronologico verosimile e dopo aver tentato di dare un'identità precisa al suo destinatario, si prende in considerazione la prefazione (GL 4, 456, 3-10 Keil). L'epistola missoria è seguita da un'introduzione articolata attraverso l'enunciazione di titolo e argomento del trattato (GL 4, 457, 1-4 Keil), e cenni su nozioni metrico-prosodiche fondamentali e propedeutiche al contenuto dell'opera (GL 4, 457, 4-23 Keil). Viene inoltre indagato il termine impiegato dall'autore nell'epilogo per definire il proprio libro : « manualis libellus »
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