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L'analisi dei contratti stipulati dal CNR alla luce del modello economico di agenzia e della teoria dei meccanismi di incentivo all'innovazione
La sfida dell’innovazione sociale: dall’Italia a Vienna (e ritorno)
Il concetto di innovazione sociale gode di uno statuto epistemologico ancora incerto (Harrisson e Jenson, 2013). Il suo contenuto semantico appare ancora estremamente variegato e non ben definito in ragione della molteplicità degli ambiti di applicazione (rinnovamento urbano, sviluppo economico territoriale, applicazioni ad uso sociale di tecnologie della comunicazione e dell’informazione, processi di partecipazione deliberativa a livello locale, ecc.) e dell’approccio scientifico adottato (economico, sociologico, ecc.). Il termine di innovazione sociale nasce verso la fine degli anni ’80 con il lavoro del sociologo tedesco Wolfgang Zapf (1989), per identificare una nuova classe di innovazioni e distinguerle dalle altre (in particolare da quelle a prevalente carattere tecnologico). Pur avendo precursori illustri in Joseph Schumpeter (1934) (con il concetto distruzione creatrice legato al ruolo dell’imprenditore, che rappresenta il motore del sistema economico capitalistico) e in Gabriel Tarde (1903) (che lo utilizza per indicare una fase di rottura rispetto al normale processo di imitazione sociale), il termine di innovazione sociale non ha ancora avuto un utilizzo sistematico in ambito scientifico
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