788 research outputs found

    Un anello ebraico in bronzo da Porto Torres (sec. IV-V e.v.), e l'epigrafe di Anabatia rinvenuta a Gerace (sec. XIV), con una nota su una lucerna funeraria ebraica da Licata (secc. IV-V e.v.)

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    The study presents a number of new archaeological discoveries of Jewish artifacts and proposes a new reading of an already known inscription. Perani, author of Part I, describes a recently discovered Jewish bronze ring from Porto Torres, Sardinia, dating to late antiquity (4th-5th centuries e.v.), relating to similar Jewish rings, discovered in Sicily and Sardinia in the past. Colafemmina, author of Part II, presents his reading of the inscription of Anabatyya found in 1990 in Gerace, province of Reggio Calabria. Finally, M.S. Rizzo and A. Toscano Raffa describe a recently discovered Jewish funerary lamp with menorah from late Roman period (4th-5th centuries), just found in Licata (Sicily)

    Dialogo cristiano con l'ebraismo e museo interreligioso di Bertinoro nel progetto del Senatore Leonardo Melandri

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    Atti della giornata dedicata al Senatore Leonardo Melandri, celebrata presso al Rocca di Bertinoro nel primo anniversario della morte, 10 giugno 2006. Colui che ha voluto e sostenuto la realizzazione del Museo interreligioso di Bertinoro

    Le firme in ebraico e in giudeo-arabo dei Bulfarag, parenti di Guglielmo Raimondo Moncada, in atti di Sciacca e Caltabellotta e nella ketubbah di Giv'at Lot

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    In questo studio l'autore si propone di esaminare cinque firme rinvenute in atti notarili e in un atto di matrimonio, di due zii e tre cugini di primo grado di Guglielmo Raimondo Moncada, che da ebreo si chiamava Shemu'el ben Nissim Bulfarag

    Per uno studio dell'opera e del pensiero di Marco Mortara: recenti scoperte di manoscritti ignoti, la sua bibliografia e piste di ricerca, con un'appendice di documenti inediti

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    In this study the author informs the academic world about several recent discoveries of unknown autograph writings and documents related to Marco Mortara, chief Rabbi in Mantua for over half a century from 1842 to 1894. Well known for its Indice alfabetico dei rabbini e scrittori israeliti di cosegiudaiche in Italia (1886), Mortara remains largely unknown and little studied, despite his fame and his relations with the greatest scholars of the Wissenschaft des Judentums such as Steinschneider, Jellinek, Shadal and others. After creating a workshop on this master and promoting the 2009 AISG Congress on Mortara, of which we publish the proceedings in this issue of “Materia giudaica”, Perani presents for the first time the complete bibliography of Mortara, lists his autograph manuscripts, known and unknown, kept at the Archive of the Jewish Community of Mantua and in the private Fornasa Collection. In a documentary Appendix at the end of the study he published many unpublished letters, writings and texts of Mortara, which reveal his role in the dispute between tradition and reform, conservatism and modernity that characterized the nineteenth century. Among them, two poems written on the occasion of the bestowal of a Doctorate in Theology to Mortara, and of his election as chief Rabbi in Mantua; a letter in which the Rabbi requests an increase of his salary after 15 years of service in Mantua, documents showing his attitude toward the city’s Jews who converted to Christianity, or his comments on the draft of a statute to formally establish a Jewish community in Milan; the epitaph and a Psalm in Hebrew and Italian prepared by his disciple Donato Modena, his epitaph written by Mortara himself, andother topics of great interest. The hope is that the continuation of research on the work and the thought of Marco Mortara becomes easier, with this study and with the Epistolary of Mortara, published at the same time by Asher Salah for La Giuntina Press, originally a paper delivered at the above-mentioned conference, but published in book form, due to the large amount of material found

    Cesare Colafemmina e Vittore Colorni

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    Per onorare la memoria di Cesare Colafemmina, in queste righe vorrei ricordare la sua amicizia con Vittore Colorni e Shlomo Simonsohn. Cesare negli anni Sessanta del secolo scorso iniziò ad occuparsi di ebraismo e di epigrafia ebraica e in quell'occasione cercò Colorni il quale a sua volta lo mise in contatto anche con Simonsohn. Da questa sua richiesta nacque la sua amicizia quarantennale con i due insigni studiosi. Colorni era certamente noto a Cesare Colafemmina per i suoi studi pioneristici sulla storia e la situazione giuridica degli ebrei italiani iniziati nel 1934, ma Colorni era un giurista, ordinario presso 'Università di Ferrara, e pur conoscendo l'ebraico, di fronte alle richieste di Colafemmina per avere lumi sulle epigrafi ebraiche, lo indirizzò al più giovane studioso Shlomo Simonsohn, che viveva in Israele e aveva una conoscenza assai più avanzata della lingua

    La donna nell'ebraismo e nella riflessione mistico-esoterica della qabbalah

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    Questo studio esamina il tema della donna nella riflessione mistico-esoterica ebraica, partendo da un cenno a quello che dice della donna la Bibbia ebraica, quindi la Mishnah e la letteratura rabbinica, per concludere con un cenno all’approccio e alla concezione che l’Ebraismo ha della sessualità, paragonato con quella tipica del Cristianesimo. L'autore esamina le più importanti fonti mistico-esoteriche dell’Ebraismo, esaminando la loro riflessione e integrazione della donna e del femminile nella visione cabbalistica del mondo e nella elaborazione di quella che, a partire dall’opera fondamentale di Moshe Idel, Qabbalah e Eros, potremmo chiamare metaphysica sexualis. Fra di esse si esamina la concezione della donna che emerge in un’operetta medievale ebraica pre-qabbalistica, la Iggeret ha-Qodesh o Lettere sulla santità del rapporto sessuale fra l'uomo e la donna. Si tratta di un vero gioiello per la limpidità del pensiero e la forte affermazione della concezione biblica positiva del creato, contro una degenerazione causata dall’accoglienza dell’aristotelismo. Questa lettera ha avuto una grande diffusione dal tardo Medioevo fino ad oggi a livello popolare: un breve trattato che costituisce un bell’esempio di opposizione drastica a una deriva sessuofobica e misogina che nel Duecento stava cercando di entrare nell’Ebraismo anche grazie alla concezione filosofica che Maimonide aveva introdotto attraverso l’uso sistematico delle categorie aristoteliche. L’esoterismo ebraico della qabbalah le restituisce tutta la sua enorme dignità e sa perfettamente integrare l’eros e il sesso nella fusione perfetta dell’uomo e della donna, in una visione fruitiva della corporeità umana, e non nell’ossessione dell’astinenza cristiana. Il sesso è una ricchezza che Dio ha donato all’uomo e alla donna, unendo uomo e donna accade un evento spirituale per cui, quasi un sacramento, anche la parte femminile di Dio, o Shekinah, si unisce alla copia umana unita sessualmente e agli uomini, uomo e donna unendosi uniscono le loro rispettive sefirot di riferimento, e con ciò facendo operano una restaurazione (tiqqun) della luce della divinità

    La nazione ebrea di Monte San Savino e il suo Campaccio

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    Negli ultimi anni ha suscitato un nuovo interesse lo studio dei cimiteri ebraici e delle epigrafi sepolcrali in essi contenute, con una particolare attenzione alle decorazioni artistiche, ai fregi, agli stemmi famigliari e al testo degli epitaffi. All’argomento Giuntina ha dedicato la collana Corpus Epitaphiorum Hebraicorum Italiae. Ci si è, infatti, resi conto che essi costituiscono una preziosa fonte documentaria di carattere storico, artistico, poetico e genealogico che rischiamo di perdere ogni giorno in maniera più grave e irrecuperabile. Il presente volume nasce da un progetto promosso da Jack Arbib in collaborazione con Mauro Perani, originariamente relativo al piccolo e affascinante cimitero ebraico di Monte San Savino, ripulito, sistemato e valorizzato grazie alle cure e alla passione di Jack, che alla riscoperta della storia ebraica del Monte, di cui è considerato di fatto un cittadino, ha fatto una vera e propria missione della sua vita. Ma la prospettiva dal Bet mo‘ed le kol ḥay si è allargata a tutta la documentazione storica che ci ha preservato la memoria delle vicende e della vita degli ebrei savinesi. Ecco che, di conseguenza, questo volume, pur partendo dal luogo della morte, subito ne fa un occasione di studio della vita della comunità ebraica del Monte, divenendo una vera miniera di informazioni e il compendio più completo di quanto oggi gli studiosi conoscono degli ebrei del Monte San Savino. Basta vedere l’elenco dei contributi per rendersene subito conto: Liana E. Funaro ci parla del cimitero in epoca recente nello studio “Quattro cipressi”. Il cimitero ebraico di Monte San Savino nel 1932; Renzo Funaro nel suo intervento Breve diario della riscoperta e del restauro dell’antico cimitero ebraico ci narra, appunto, di come sia avvenuta la riscoperta dell’antico cimitero ebraico e l’avvio dei lavori per il suo recupero; Renato Giulietti ne delinea la storia nel suo studio Il cimitero ebraico secentesco di Monte San Savino; Jack Arbib e Mauro Perani pubblicano i testi degli epitaffi nel loro contributo Le epigrafi del Campaccio; Roberto G. Salvadori, il suo ricordo sia in benedizione, che non ha fatto in tempo a vedere l’opera pubblicata, e Renato Giulietti ci parlano delle Famiglie ebraiche di Monte San Savino (1627-1799). Attività economiche e rapporti sociali, mentre Angelo Gravano Bardelli ricostruisce le Genealogie di famiglie ebraiche savinesi, di alcune delle quali Stefania Roncolato ci descrive gli atti di matrimonio nello studio “Con stretto giuramento e tocco della mano”. Le ketubbot del Monte in collezioni private, musei e archivi. Maria Luisa Mayer Modena indaga su La più antica sinagoga di Monte San Savino: nuova luce da un manoscritto dell’Ambrosiana; Alessandra Roggi e Lionella Neppi Modona Viterbo arricchiscono il volume con i loro studi su Il «Viva Maria» di Monte San Savino (1799) e L’aiuto dato dalla comunità ebraica di Firenze; infine Jack Arbib illustra anche Lo “Spedale degli Ebrei” dopo il 1799

    Il cimitero ebraico di Conegliano. Luce eterna sul col Cabalàn

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    Questo libro, dedicato al cimitero ebraico di Conegliano, rappresenta l’ottavo volume della collana del Corpus Epitaphiorum Hebraicorum Italiae (CEHI) dopo i sette apparsi per Giuntina. Il libro, dopo alcune presentazioni, si apre con una prefazione di Giuliano Tamani, in cui traccia il contesto storico nel quale visse la comunità ebraica di Conegliano, il suo importante ruolo nel panorama italiano e menziona alcuni noti personaggi ebrei che ne hanno fatto parte nel corso del tempo; segue una nota di Mauro Perani, nella quale presenta anche un bifoglio del Talmud Babilonese trovato in una legatura dell’Archivio Municipale Vecchio di Conegliano. Lidia Busetti, nel suo contributo storico, descrive le vicissitudini dei terreni di inumazione degli ebrei di Conegliano nel cimitero ebraico posto sul panoramico colle Cabalàn. Nella parte centrale del volume è pubblicato per la prima volta il testo ebraico e la relativa traduzione italiana, con note e citazioni, di tutte le lapidi ad oggi conservate nell’area cimiteriale, in ordine cronologico secondo l’anno di morte del defunto. Antonio Spagnuolo, Mauro Perani e Lidia Busetti curano l’edizione dei 118 epitaffi, la maggioranza completi e alcuni frammentari, compresi tra il 1571 e il 1882. Molti epitaffi, oltre alla parte in prosa che descrive le vicende della morte del defunto, contengono veri e propri poemi che, con complessi schemi metrici in rima e ritmo, tessono le lodi e descrivono i meriti del trapassato. Ogni epigrafe è corredata da una breve descrizione della struttura architettonica, proposta in una fotografia in bianco e nero, per poterne vedere le raffinate decorazioni, i vari stemmi gentilizi e l’attuale stato di conservazione. Imprescindibile ausilio per uno studio incrociato o di natura prosopografica sono gli indici dei nomi dei defunti e di loro eventuali parenti menzionati, in italiano e in ebraico, in quella che è stata felicemente definita da Luisella Mortara una Anagrafe incisa nella pietra. A conclusione del volume, Lidia Busetti offre un interessante approfondimento di natura biografica, rintracciando, attraverso numerose fonti documentarie edite, una grande quantità di informazioni circa la vita e i mestieri degli ebrei coneglianesi defunti e ivi ricordati nelle loro pietre sepolcrali. Il testo è alternato a varie sezioni fotografiche che arricchiscono una piacevole lettura. Dopo le parti introduttive, seguono alcune splendide fotografie di Conegliano e del suo cimitero, opera di fotografi professionali, mentre dopo i testi degli epitaffi, il lettore può vedere l’apparato fotografico di tutte le stele funerarie.The volume is the eighth that appears in the series of the Corpus Epitaphiorum Hebraicorum Italiae (CEHI) and is dedicated to the Jewish Cemetery of Conegliano, located on the panoramic Colle Cabalan

    I COLOFONI DEI MANOSCRITTI EBRAICI: TIPOLOGIA, FORMULE E CARATTERI SPECIFICI

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    In this study, the author illustrates some special features of the colophons contained in the extant medieval Hebrew manuscripts, among those produced by Jews in the Middle Ages. The number of medieval surviving manuscripts is only about 40,000, of which only 3,000 ( 7.5%) are dated and only 3% localized. In these 40,000 medieval Jewish manuscripts there are colophons only in 4,200 (10%), the oldest of which dates back to the year 903/4 e.v. and in them are mentioned about 4,500 names of scribe, some famous who copyists dozens of manuscripts, other illustrious unknown people
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