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Perchè raccontare Storie di Quartieri pubblici
La pubblicazione nasce da un’idea, maturata qualche anno fa, che risponde all’esigenza di fare il punto sui quartieri di edilizia residenziale pubblica per riflettere sul bisogno primario di casa, su un adeguato e nuovo modo di abitare e sull’attuale possibile risposta progettuale, tecnologica e sociale per una loro riqualificazione. È un testo che racconta storie per intravvedere possibili linee di futuro.
Il volume trova la sua genesi in una profonda e convinta volontà da parte delle curatrici di voler fotografare l’attuale avanzamento della ricerca che si propone l’intento di valorizzare porzioni di ‘città pubblica’ considerabili un’impareggiabile potenziale risorsa di carattere sistemico. In altre parole, si è sentita l’esigenza di conoscere, e far conoscere, le avanzate esperienze e proposte per ridare qualità culturale, sociale, progettuale, architettonica e urbanistica ai quartieri di edilizia residenziale pubblica esistenti sul territorio nazionale.
I quartieri ERP sono un bene rappresentativo di capacità intellettuali e professionali, fisico-materiali, tecnologiche, spaziali e sono il risultato di politiche che hanno prodotto ‘luoghi’ che, pur con criticità riscontrabili, dovrebbero e potrebbero diventare particolare motivo di orgoglio, in quanto opere sociali e, oggi, strumenti potenzialmente determinanti per la rigenerazione urbana, per una riqualificazione edilizia e sociale e per una sperimentazione tecnologica e tecnica d’avanguardia in termini ecologici, energetici e ambientali.
La finalità principale è quella di innescare, dopo un silenzio durato troppo a lungo, un dibattito sulla casa, sull’abitare e sulle necessarie politiche dell’abitare sociale in quanto riteniamo che, nonostante lo smantellamento, le politiche di alienazione e i tentativi di rigenerazione/gentrificazione, non sempre riusciti, i quartieri di edilizia residenziale pubblica, continuano a essere luoghi importanti nei quali la città pubblica si esprime e si rappresenta.
Testo in Italiano; abstract in ingles
L'edilizia residenziale pubblica in Italia. Definizioni e prospettive
I quartieri di edilizia residenziale pubblica, nonostante lo smantellamento avvenuto
dai primi anni ’90 del secolo scorso, le politiche di alienazione e i tentativi di
rigenerazione/gentrificazione, non sempre riusciti, continuano a essere luoghi importanti
nei quali la città pubblica si esprime e si rappresenta. Sono luoghi spesso
soggetti a degrado edilizio e urbano, oltre che sociale, ma che attraverso interventi
di riqualificazione e riattivazione, demolizione e ricostruzione potrebbero
assumere un ruolo centrale nelle città. Nel nostro Paese stiamo parlando di circa
1 milione di alloggi di proprietà pubblica di cui il 75% (circa 800.000) è ancora di
proprietà e gestito dagli ex IACP - Istituti Autonomi Case Popolari - poi divenuti
aziende a controllo regionale, mentre i restanti sono di proprietà comunale. Si
tratta complessivamente di meno del 4% del totale degli alloggi presenti sul territorio
nazionale in un Paese che vede la quota europea più alta di abitazioni di
proprietà privata stimata tra il 75 e l’80%. Oltre all’esiguità del patrimonio, è anche
un bene che è stato trascurato per troppo tempo, sia per investimenti sia per
cure e che invece ha avuto, e ha tuttora, un rilevante ruolo nelle realtà urbane.
Il risultato della call for paper promossa all’interno del cluster Social Housing di
SITdA, la Società Italiana della Tecnologia, Storie di quartieri pubblici. Progetti e sperimentazioni
per valorizzare l’abitare è, al tempo stesso, titolo del libro e dell’iniziativa
proposta, con la finalità di mettere in luce le esperienze di valorizzazione delle
qualità culturali, sociali, progettuali, architettoniche e urbanistiche dei quartieri
attraverso tre obiettivi. Il primo è quello di raccontare progettisti e interventi,
buone pratiche e metodi, azioni e risultati attraverso alcune ‘lezioni di progetto’
concrete, storiche ma tuttora valide, che hanno sperimentato e innovato il progetto
della ‘casa’. Il secondo è quello di raccogliere spunti per politiche, strumenti,
linee guida , metodologie di processo e di progetto testimoniate dal quadro della
ricerca e delle sperimentazioni avviate, mirate a individuare prospettive di azione
sull’ERP risorsa; il terzo è quello di illustrare progetti e interventi di valorizzazione
dell’abitare sociale, tra rigenerazione e riqualificazione spaziale, ambientale e
sociale. Una parte introduttiva restituisce, attraverso alcuni contributi, il valore
e le politiche dell’abitare sociale e dell’ERP come occasioni di sperimentazioni,
sinergie e strategie. Il testo trova la sua genesi in una profonda e convinta volontà
da parte delle curatrici di tornare a riflettere sull’ERP e sull’abitare, di fotografare
e valorizzare porzioni di ‘città pubblica’ considerate un’impareggiabile risorsa
sistemica. Si tratta di un bene rappresentativo di politiche virtuose e di capacità
intellettuali e professionali, fisico-materiali, progettuali-tecnologiche-spaziali che
hanno prodotto ‘luoghi’ che, oggi considerati negativamente, dovrebbero diventare
particolare motivo di orgoglio in quanto opere sociali e strumenti decisivi
per la rigenerazione urbana, edilizia, sociale e tecnica in termini ambientali. Le
potenzialità delle ricerche qui presentate dimostrano la determinazione degli
studiosi nel seguitare ad affrontare il tema, sia nella ricerca che nella didattica, ad
ampliarne i significati, a considerarne le qualità e le quantità, non solo in quanto
strumenti per affrontare la questione abitativa, ma anche perché reale e rilevante
risorsa multidimensionale per gli abitanti e la collettività
The organization of repeated DNA sequences in the human genome
The arrangement of repetitive and non-repetitive DNA sequences was studied in the human genome. By Ag+-Cs2SO4 density gradient centrifugations of human DNA at different fragment size reannealed to different Cot values and c-RNA hybridization experiments, we have shown the presence of two repetitive DNA fractions, called fast and slow intermediate DNA, with different pattern of sequence organization. The fast intermediate DNA sequences (6% of the genome; CsCl density in renatured form: 1.703 g/ml) are in part clustered in fragments greater than 24,000 nucleotide pairs and in part in fragments ranging from 1,800 to 600 nucleotide pairs spaced with longer more complex sequences. The slow intermediate DNA sequences (30% of the genome; CsCl density in renatured form: 1.707 g/ml) appear to be finely interspersed with non-repetitive sequences. At a DNA fragment size of 600 nucleotide pairs only a third of the slow intermediate DNA sequences are free of unique sequences, while the other two thirds are still organized with unique sequences. It has also been shown that a great amount of the repetitive DNA sequence transcripts in heterogeneous nuclear RNA of HeLa cells are complementary to slow intermediate DNA sequences
Different satellite deoxyribonucleic acids of guinea pig and ox
By Ag+-Cs2SO4 preparative centrifugation two new satellite DNAs, called satellite DNAs II and III, are isolated from guinea pig DNA, besides satellite DNA I which was previously isolated. Guinea pig satellite DNAs II and III have the same density of 1.704 g/cm3 in caesium chloride: they each account for approximately 2.5% of the total DNA and appear as distinct bands on the light side of the Ag+-Cs2SO4 gradient. Their complementary strands differ in density one from the other in alkaline caesium chloride, respectively, by 0.031 and 0.022 g per cm3. They also differ in density in neutral caesium chloride. The two satellite DNAs previously isolated from calf thymus can be separated into their complementary strands. The two strands of calf thymus satellite DNA I (d 1.713 g/cm3) differ in density in alkaline caesium chloride by 0.019 g/cm3: those of calf thymus satellite DNA II differ by only 0.005 g/cm3. The kinetics of renaturation of the three guinea pig satellite DNAs and of calf thymus satellite DNA I were studied by determining the optical reassociation curves. On the basis of these results the repeated unit of guinea pig satellite DNA I would appear to be considerably longer than those of the other satellite DNAs
Repeated sequences in human DNA
Human DNA has been fractionated in Ag+Cs2SO4 and Hg2+Cs2SO4 preparative density gradients, and the fractions obtained have been centrifuged in neutral CsCl after extensive dialysis to eliminate Hg2+ and Ag2+. By centrifugation in Ag+Cs2SO4 a new satellite, called satellite DNA II, has been isolated from human DNA. It has a density of 1.693 g/ml. in neutral CsCl, accounts for 2% of the total approximately, renatures rapidly and separates into complementary strands having different densities in alkaline CsCl. In Hg2+Cs2SO4 gradients human DNA appears to be composed of two classes of molecules. The first, which accounts for approximately 80% of the total, is highly heterogeneous in base composition, its density in CsCl ranging from 1.690 to 1.720 g/ml., and is distributed in Hg2+Cs2SO4 so that the A·T-rich fractions are on the heavy side and the G·C-rich fractions on the light side, as expected on the basis of the preferential binding of Hg2+ to A·T pairs. The second class, which accounts for approximately 15% of the total, is more homogeneous, has a density of 1.696 g/ml., and is located on the light side of the DNA band in the Hg2+Cs2SO4 gradient. This suggests that the amount of Hg2+ bound to this A·T-rich DNA is abnormally low. This second class of DNA has been isolated by preparative CsCl centrifugation from a pool of the light fractions obtained from DNA-Hg2+Cs2SO4 centrifugation. It tends to renature after heat-denaturation, as shown by the shift of its density towards the native value in neutral CsCl
Distribution of repeated DNA families in the human genome
By means of restriction enzymes analysis and molecular hybridization, the distribution of repeated DNA families has been studied in the different DNA components into which the human genome can be fractionated by density gradient techniques. Three classes of DNA molecules have been analyzed: i) an homogeneous DNA component (satellite-like sequences; Q = 1.696 g/cm3, 3% of total DNA, AT repeated), ii) AT rich (Q = 1.698 g/cm3, 30% of total DNA, AT main-band) and GC rich (Q = 1.708 g/cm3, 6% of total DNA, GC main-band) DNA components. By this approach we have observed that Sau3A digestion of GC main-band gives rise to two bands of 75bp and 150bp, absent or under-represented in both AT rich DNA components. A preliminary characterization of these DNA fragments suggests that they contain one or more families of repeated sequences which fail to hybridize to EcoRI, HindIII and AluI families of repeats. In addition, we have observed that EcoRI sequences (alpha-RI DNA) are under-represented in GC main-band and show the same clustered organization in both AT rich DNA components
Homology between cellular repeated nucleotide sequences and a murine leukemia viral genome
Moloney murine leukemia virus c-DNA hybridizes mainly with cellular middle repeated sequences of NIH-Swiss mouse spleen DNA, fragmented to different lengths, denatured and renatured to an intermediate value of Cot, and fractionated in an Ag+-Cs2SO4 preparative gradient suitable to separate unique, middle repeated and highly repeated DNA
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