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A WTO Safe Harbour for the Dolphins: The Second Compliance Proceedings in the US–Tuna II (Mexico) case
Subsequent to the 2016 modifications concerning the strengthening of the administrative requirements on
dolphin-safety outside the ETP fishery zone, the second WTO compliance proceedings have finally found
the US Dolphin-Safe labelling scheme compatible with the multilateral trade system.We provide an overview
of the long-running US–Mexico dispute and assess the final findings of theWTO adjudicators attempting to
determine the effects of the multilateral litigation on the involved non-trade values and the real winners of
the case. We find an improvement in dolphin protection, though more could be achieved through a qualification
of the US measure under the principle of sustainable development also contemplated in the
Preamble of the WTO Agreement, as well as an enhancement on consumer information, since declaration
of dolphin-safety may now be better monitored and enforced through the new discipline for non-Eastern
Tropical Pacific Ocean tuna products. However, we also observe that with no change to the appearance
of the label or an informational campaign, the improved credibility of the label may hardly be passedthrough
to the average consumer. Furthermore, despite an increase in the stringency of the regulation for
their competitors, Mexican producers do not gain greater access to the US and instead have been diversifying
towards other markets. We then highlight that the Appellate Body missed an opportunity to reinforce the
transparency of the system by supporting the first-ever decision to grant partially open panel meetings
LA CONVENZIONE UNESCO SUL PATRIMONIO DELL'UMANITÀ NELLA GIURISPRUDENZA ARBITRALE INTERNAZIONALE SUGLI INVESTIMENTI
Ratified by 194 countries, the World Heritage Convention (WHC) is one of the best-known treaty instruments in general culture. Having a significant impact on local realities, the WHC is a central element of international cultural heritage law, the development of which has been prodigious over the last 50 years. Increasingly the object of interpretation in national and international judgments, the 1972 UNESCO Convention also serves as a benchmark in international investment arbitration. This paper analyses the evolutionary path of arbitral awards that have considered the 1972 Convention, and it assesses the growing relevance, in international investment law (IIL), of the protection of UNESCO cultural and natural heritage. Furthermore, the paper shows that, in order to be able to invoke IIL protection, investors have to be responsible, and thus familiar with the international and domestic legal framework for the preservation and management of sites falling within the scope of the WHC. In fact, the fulfillment of such a duty of due diligence allows an investor to know the implications that the presence of cultural and natural assets has for the conduct of his/her business activities
Brill Open Law
Open Access
Brill Open Law (BOL) is a principal outlet for scholarly articles in international law studies. BOL is a peer-reviewed full open access journal and provides a unique platform for academic debates and critical analysis. The journal offers a meeting space for scholars across international law, including: human rights and humanitarian law, private international law and public international law
Tutela e valorizzazione del patrimonio culturale mondiale nel diritto internazionale
Il patrimonio culturale e naturale, materiale e immateriale, espresso dall’Italia fa del nostro Paese una “superpotenza di cultura e di bellezza”, come molto efficacemente sottolineato da Massimo Riccardo, Ambasciatore della Repubblica italiana presso l’UNESCO. Tale, sconfinato, giacimento di bellezza, sapere e tradizione, richiede di essere conosciuto, tutelato, e valorizzato. Nella prospettiva di questa esigenza, il presente Volume, nato da una ricerca promossa dal Dipartimento di scienze giuridiche dell’Ateneo di Bologna, offre un’analisi sul contributo del diritto internazionale alla formazione della nozione di patrimonio dell’umanità, alla luce, in particolare, del sistema UNESCO, nell’ambito del quale detta nozione ha potuto e continua a svilupparsi. Il Volume è arricchito dalla presentazione dei tesori delle sedi di Giurisprudenza dell’Alma Mater, Bologna e Ravenna: un omaggio ai meravigliosi mosaici di Ravenna, già dichiarati patrimonio UNESCO; e alla magia dei portici di Bologna, per i quali si auspica l’esito pienamente positivo del prestigioso processo di candidatura a patrimonio dell’umanità
Attacco ai magnifici sette: il blocco nella composizione dell'Organo d'appello dell'OMC
Negli ultimi tempi, ed in particolare negli ultimi mesi, il meccanismo di risoluzione delle controversie dell'Organizzazione mondiale del commercio (OMC) sta attraversando una crisi che va facendosi sempre più seria a causa dell'incapacità della membership del sistema multilaterale di trovare il consensus per il rinnovo dei giudici o la nomina dei nuovi componenti dell'Organo d'appello. Tale criticità si combina negativamente con il considerevole aumento della mole di lavoro del Tribunale permanente dell'OMC: nel 2016, infatti, l'88% dei report dei panels è stato impugnato, un considerevole incremento rispetto alla media dei dieci anni precedenti, che si è attestata al 68%. Di conseguenza, vi sono fondate preoccupazioni sulla possibilità di continuare ad esperire con efficacia la procedura d'appello e quindi giungere ad una spedita risoluzione delle dispute, secondo i principi, gli standard e le tempistiche richiesti dall'Intesa sulle norme e sulle procedure che disciplinano la risoluzione delle controversie dell'OMC (Understanding on Rules and Procedures Governing the Settlement of Disputes, d'ora innanzi: DSU).
In questo nostro lavoro, dopo una breve presentazione della composizione e del funzionamento dell'Organo d'appello e dei tratti distintivi del suo mandato, si ricostruiranno le fasi della sua crisi, provocata dall'atteggiamento assunto dagli Stati Uniti per bloccare la conferma o la nuova elezione dei membri dell'Organo d'appello. Quindi, si presenteranno alcuni possibili rimedi per superare, anche se solo momentaneamente, l'impasse inflitto dall'amministrazione statunitense al meccanismo di risoluzione delle controversie dell'OMC, indubbiamente il tipo di contenzioso più articolato che, sinora, la Comunità internazionale abbia saputo esprimere, le cui soluzioni alle dispute più delicate si sono sempre imposte alla costante attenzione di accademici, politici, diplomatici, funzionari, operatori economici e, più in generale, della società civile nel suo complesso.
Si intendono, così, prospettare alcune vie d'uscita provvisorie che consentano di guadagnare tempi e spazi per una soluzione diplomatica alla forte e complicata tensione che attualmente sta vivendo il Tribunale permanente dell'OMC, evitando di pregiudicare un meccanismo, quello della risoluzione delle controversie creato dal DSU, sul quale tutti i Membri OMC hanno fatto costante affidamento come elemento centrale per assicurare sicurezza e prevedibilità, nonché equità e giuridicità al sistema multilaterale degli scambi
I siti e la Convenzione UNESCO del 1972 nelle controversie arbitrali internazionali sugli investimenti
Con la definizione di patrimonio mondiale dell’umanità, la Convenzione UNESCO del 1972 ha apportato un contributo fondamentale alla protezione dei beni culturali e delle bellezze naturali e paesaggistiche, i quali non rappresentano più solo una ricchezza per il Paese che li esprime e nel quale sono collocati, ma costituiscono un “outstanding universal value” -un valore eccezionale che supera i confini nazionali, poiché ha una portata universale- della cui tutela, preservazione e trasmissione alle generazioni future non sono più unicamente responsabili i singoli Stati, ma anche la Comunità internazionale nel suo insieme.
Ratificata da 194 Paesi, la World Heritage Convention (WHC) è uno degli strumenti pattizi più noti nella cultura generale e di maggiore impatto sulle realtà locali, nonché elemento centrale del diritto internazionale dei beni culturali, il cui sviluppo è stato prodigioso negli ultimi 50 anni . Sempre più spesso oggetto di interpretazione nelle sentenze nazionali e internazionali, la Convenzione UNESCO del 1972 non manca d’essere parametro di riferimento anche negli arbitrati internazionali sugli investimenti, ed è proprio a tale giurisprudenza che è dedicato il presente lavoro. L’adesione di uno Stato alla WHC e la presenza sul territorio nazionale di un patrimonio culturale o naturale di valore eccezionale e universale, come pure la dichiarazione di un sito quale patrimonio UNESCO sono atti e situazioni giuridicamente qualificate che incidono sulla tutela degli investimenti stranieri prevista nei BITs (Bilateral Investment Treaties), o, comunque, nei capitoli a detti investimenti dedicati negli accordi economici di più ampio respiro.
Pertanto, intendiamo qui analizzare il percorso evolutivo dei lodi arbitrali selezionati, al fine di valutare la crescente rilevanza, nel diritto internazionale degli investimenti, della tutela del patrimonio culturale e naturale originata dall’UNESCO . Contestualmente, ci si prefigge di apprezzare l’affermarsi della necessità che gli investitori conoscano il quadro giuridico, internazionale ed interno, per la preservazione e la gestione di complessi monumentali e siti ricadenti nell’ambito di applicazione della Convenzione del 1972, e, quindi, le implicazioni che la presenza di detti beni ha per lo svolgimento delle loro attività imprenditoriali
Introduzione
Il patrimonio culturale e naturale, materiale e immateriale, espresso dall’Italia fa del nostro Paese una “superpotenza di cultura e di bellezza”, come molto efficacemente sottolineato da Massimo Riccardo, Ambasciatore della Repubblica italiana presso l’UNESCO. Tale, sconfinato, giacimento di bellezza, sapere e tradizione, richiede di essere conosciuto, tutelato, e valorizzato. Nella prospettiva di questa esigenza, il presente Volume, nato da una ricerca promossa dal Dipartimento di scienze giuridiche dell’Ateneo di Bologna, offre un’analisi sul contributo del diritto internazionale alla formazione della nozione di patrimonio dell’umanità, alla luce, in particolare, del sistema UNESCO, nell’ambito del quale detta nozione ha potuto e continua a svilupparsi. Il Volume è arricchito dalla presentazione dei tesori delle sedi di Giurisprudenza dell’Alma Mater, Bologna e Ravenna: un omaggio ai meravigliosi mosaici di Ravenna, già dichiarati patrimonio UNESCO; e alla magia dei portici di Bologna, per i quali si auspica l’esito pienamente positivo del prestigioso processo di candidatura a patrimonio dell’umanità
From Turkey - Textiles to Peru - Additional Duty: The Contribution of the WTO Case-Law on the Relation between the Marrakesh System and Regional Trade Agreements
While the World Trade Organization (WTO) system is the pillar of international trade, its difficulties to deepen and widen the multilateral trade discipline to meet the growing needs of a constantly more interconnected, sophisticated and articulated world economy have provoked the negotiations of many Regional Trade Agreements (RTAs), in particular of mega-deals or mega-regionals like the Trans-Pacific Partnership (TPP), the Comprehensive Economic and Trade Agreement (CETA), the Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP), or the Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP).
The case-law, in particular, the WTO case-law, concerning the relations between WTO and RTAs systems becomes thus essential to provide for a clearer legal picture on the interaction of universal and regional trade rules, and so endow with a certain level of predictability the economic operators, stakeholders and civil society, and, more generally, all the interested and involved international actors. Such a contribution of clarity is nowadays particularly precious, because of the already emphasized unprecedented proliferation of RTAs having WTO Members as Contracting Parties.
The present article hence intends to analyze the existing WTO case-law on the topic, after a brief presentation of the state-of-the-art of the WTO discipline and practice concerning RTAs. In fact, in spite of being really few, the WTO reports have already fixed some important principles also on the relation between treaty-systems, suggesting how to harmoniously combine the WTO and RTAs substantive and institutional-procedural rules through the application of the international customary rules for treaty interpretation, as indicated by Article 3, para. 2 of the Understanding on Rules and Procedures Governing the Settlement of Disputes (DSU)
L’emergenza Covid-19: l’approccio dell’Unione Europea alle restrizioni all’esportazione e al rinnovamento della “governance” degli scambi internazionali per gli “healthcare products”
Siamo chiamati a confrontarci con una crisi globale senza precedenti, che ha una triplice natura: la pandemia del CoronaVIrus Disease 19 (Covid-19) è, infatti, una crisi mondiale sanitaria, economica, ed anche istituzionale. L’impatto del nuovo coronavirus, in particolare, sta creando una recessione che molto probabilmente eclisserà la crisi finanziaria globale del 2008, con una contrazione degli scambi internazionali valutata dagli economisti dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC), nel 2020, tra il 13% e il 32%.
In un tale scenario, per far fronte ad una emergenza tanto imprevista quanto dirompente, l’Unione europea ha, tra l’altro, adottato una disciplina sull’autorizzazione all’esportazione dei dispositivi medici di protezione individuale (DPI) volta ad assicurare la fornitura di detti prodotti sul mercato europeo, senza trascurarne l’accesso da parte dei paesi terzi vulnerabili. Quindi, la Commissione ha prontamente avviato l’elaborazione di strategie per affrontare la fase successiva all’emergenza, quella della ripresa economica. Da un lato, l’istituzione europea propone una rinnovata cooperazione internazionale che assicuri a prezzi ragionevoli e su base costante l’accesso ai beni essenziali per prevenire, contrastare e far fronte a crisi globali di portata simile al Covid-19; dall’altro, Bruxelles promuove un nuovo modello per il commercio internazionale, volto a superare le fortissime tensioni e i considerevoli problemi esplosi nel processo manifatturiero ed industriale a causa della disarticolazione nelle filiere globali di approvvigionamento, dovuta alla drastica riduzione dei trasporti e al lockdown cui gli Stati sono stati costretti per arginare il contagio del coronavirus.
Con particolare riferimento all’accesso a dispositivi medici e farmaci, la Commissione europea, in occasione dell’incontro ministeriale dell’Ottawa Group del 15 giugno 2020, ha presentato un concept paper sul commercio nei prodotti per la tutela della salute, volto a garantire, per tutti i Paesi, un accesso costante, adeguato ed equo a detti beni, attraverso la definizione di nuove regole internazionali, anche in sede OMC, e di nuove forme di collaborazione.
Nel presente lavoro in primo luogo verrà illustrata la disciplina emergenziale della UE sul regime delle esportazioni, Quindi, si considererà la compatibilità di detta disciplina con il sistema dell’OMC. Infine, last but not least, verrà presentato il concept paper su “Trade in Healthcare Products,” per mostrare il contributo che l’Unione intende dare alla costruzione di una solida iniziativa internazionale che scongiuri le enormi difficoltà con le quali si è affrontata l’emergenza del Covid-19 e garantisca equità e una migliore tutela della salute a livello globale attraverso nuove regole comuni e nuovi metodi di collaborazione
The EU and the Multi-Party Interim Appeal Arbitration Arrangement (MPIA) - A Contingency Tool to Save the WTO Appellate Stage
Since May 2016 , the United States of America has been vetoing the selection of the members of the Appellate Body of the World Trade Organization (WTO), alleging procedural and substantive criticisms on the activity of the Standing Tri-bunal . Consequently, at midnight of 10 December 2019 the World Trade Court ceased to be operational, as only Zhao Hong, the Chinese judge, remained in of-fice . Not even the latter AB member was spared by the US administration: in fact, in March 2020, Ambassador Shea claimed before the Dispute Settlement Body (DSB) that Ms Zhao, being a paid affiliate of the People’s Republic of China (PRC) Government, was not a valid member of the Appellate Body . The doubts raised by US diplomacy did not, however, need to be considered, as Washington kept its veto on the appointment of the appellate adjudicators, and, on November 30, 2020, also the Chinese judge’s mandate expired .
Faced with such an unprecedented WTO institutional crisis , the European Union (EU) has chosen to be a major actor in the reform process of the WTO appellate review mechanism. Beyond presenting important institutional proposals to amend Article 17 of the Understanding on Rules and Procedures Governing the Settlement of Disputes (DSU) ,which have been highly considered in the draft decision on the functioning of the Appellate Body presented in late 2019 by the WTO Facilitator Ambassador Walker , the EU launched a very interesting tempo-rary solution to preserve appeals in Geneva, the Multi-Party Interim Appeal Arbi-tration Arrangement (MPIA) , which is based on the autonomous alternative dis-pute settlement means already referred to in Article 25 of the DSU.
Subsequent to the presentation of the stand-alone procedure foreseen in the latter provision, our work analyses how the EU suggested, developed, and pro-gressively gained support for its MPIA project within the WTO community, illus-trating the main aspects of the temporary alternative appeals arbitration mecha-nism and taking into consideration the objections the US raised against some as-pects of the important interim appeal arbitration procedure
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