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    Non sono stato salvato e devo cambiare la mia vita. Assunti e riassunti del girotondo nietzscheano di Peter Sloterdijk per una metabiologia

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    Nell'interpretazione di Sloterdijk, la filosofia di Nietzsche sarebbe – senza scarti e senza mezzi termini – una rivoluzionaria istanza metabiologica, che va a insidiosamente a insediarsi, après lui, nella teoria della verità. Condizione e possibilità di attuazione della “vita” umana (non troppo umana, ma pur sempre verità). La verità nietzscheana, perciò, in prima istanza, sembrerebbe configurarsi a mo’ di un insieme: composizione di sistemi simbolici di illusioni condivise, vera e propria modalità contratta dall’umano in nome della vita contro le tensioni psicosociali distruttive del mondo. La tentazione sloterdijkiana di collocare Nietzsche ben fuori del suo tempo (con il nulla-osta del filosofo, com’è noto) è oltre che evidente, sapientemente forzata. La posizione decentrata, eccentrica, “sovraepocale” se non metastorica, consentirebbe a Nietzsche di intuire l’enorme e fondamentale dimensione delle culture ascetiche, ossia delle forme di vita che si esercitano. Qui c’è la tecnica immunologica, fatta di pratiche sia sociali sia individuali, esercizi sulla vita dell’individuo e della società in senso bio-immunologico, socio-immunologico e psico-immunologico. Sloterdijk risolve Nietzsche in una nuova versione dell’antropotecnica (che conserva però la tesi dello “sfondamento” dell’Umanismo)

    Adolf Portmann, Immaginazione e Biologia (traduzione e cura di Paolo Amodio)

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    L’attività immaginativa e l’attività ragionata – sono all’opera in ognuno di noi in ogni momento. E solo lo sviluppo armonioso di entrambi è in grado di generare l’uomo completo, di contro allo specialista che formiamo nella maggior parte delle nostre istituzioni attuali [...] Ora, l’importanza che dobbiamo attribuire all’attività dell’immaginazione giunge a trasformare seriamente alcune idee sull’origine dell’uomo, troppo esclusivamente concentrate sull’immagine dell’homo faber, dell’animale che costruisce i suoi utensili. Al contrario, l’immaginazione non è una funzione secondaria, “ma un agente costitutivo della stessa esistenza umana

    Mme d'Arconville, Sulla chimica. Discorso preliminare (edizione curata e tradotta da Paolo Amodio)

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    Il testo è il Discorso preliminare del traduttore, contenuto in Peter Shaw, Leçons de chymie, propres à perfectionner la physique, le commerce et les arts, Paris, Jean-Thomas Hérissant, 1759. In realtà la traduttrice, che non si firma per scelta, come farà in ogni suo scritto, onde non rivelare di essere una donna, fa molto di più che tradurre il testo di Shaw. Non solo interviene e corregge l’autore, ma soprattutto offre un dettato che si presenta come una vera e propria opera originaleche può essere sganciata, senza alcun problema, dal testo di Shaw. Il Discorso è infatti una vera e propria genealogia della Chimica, una grande pagina di Storia della Scienza, una messa a punto delle strutture, delle condizioni e del metodo che reggono il discorso sulla chimica come scienza a sé, liberata dalle grinfie dell’alchimia, e non più appendice della fisica e della medicina

    Mme d’Arconville: una moralista e una scienziata clandestina nell’Età dei Lumi

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    La vicenda di una scienziata e di una moralista nella Francia dei Lumi, che si impone nel mondo intellettuale pur restando anonima. Dalla botanica alla chimica, dal romanzo alla traduzione, fino alla moralistica, Mme d'Arconvile è una voce originale e innovativa nel panorama della cultura settecentesca

    Maurice Merleau-Pontyt tra antropologia e geografia umana

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    Se “ritornare alle cose stesse” è il motto della fenomenologia, in questo lavoro ci si propone, a più di 75 anni di distanza dalla svolta operata da Maurice Merleau-Ponty nel suo Fenomenologia della percezione, di ritornare alla percezione. Per la prima volta, in quel testo, la fenomenologia scopriva la percezione, che è in primo luogo percezione corporea. Da allora la filosofia non ha smesso di interrogarne il significato, non solo nei vari domini filosofici (nella teoria della conoscenza, nell’estetica e persino nella morale), ma anche, e sempre di più, in un’ottica multidisciplinare che lega il problema della percezione a questioni antropologiche e di geografia umana (il tema della situazionalità nello spazio), di psicologia cognitiva (lo schema corporeo e la percezione del mondo esterno), o di semiotica (la percezione come mezzo espressivo). L’intento principale è stato analizzare il modo in cui la percezione abbia rimodulato le domande intorno allo statuto del corpo proprio, ai suoi limiti e alle sue possibilità di espressione, al suo situarsi nel mondo e all’incontro con l’altro, registrando la funzionalità del dibattito sulla percezione in un mondo sempre più esposto all’immagine (spesso digitale) e alla rappresentazione. Questo volume rappresenta dunque il naturale proseguimento di una riflessione collettiva attorno alla svolta percettiva operata Merleau-Ponty, e su come quest’ultima accolga su di sé un rinnovato significato sociale, un nuovo valore epistemologico e culturale che spinge ancora una volta a porci la seguente domanda: che ne è della percezione oggi

    Esercizi di antropologia filosofica

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    Esercizi di antropologia filosofica è l’effetto di un dibattito tra gli autori, a compimento di un progetto promosso dal Dipartimento di Studi Umanistici dell’Ateneo Federico II di Napoli. Effetto piuttosto che ‘esito’, poiché non si è trattato di raccogliere la sintesi dei vari seminari svolti: ognuno dei saggi proposti è stato ricostruito e ripensato dopo il dibattito che ha visto coinvolti docenti e studenti, e soprattutto dopo le discussioni che tra gli autori sono continuate in privato. Si è quindi convenuto – per quanto non annunciato e per quanto i temi potessero apparire distanti – che il segmento aureo intorno al quale alla fine si sono concentrati gli sforzi è stato la rivisitazione, il riesame delle condizioni dell’antropologia filosofica alla luce delle specifiche sensibilità dei contributori. E si è constatato che si è trattato di una serie di veri e propri esercizi a consolidamento di un’attività didattica e soprattutto di ricerca che oramai prosegue, perseverante, da oltre un decennio

    Presentazione a L’etica come fondamento. Scritti in onore di Giuseppe Lissa

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    L'etica come fondamento è una serie di contributi ddedicati a Giuseppe Liss

    A MATLAB Code for Handling Efficiently Discontinuous BVPs

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    This paper focuses on the HOFiD_bvp code, initially developed by Amodio and Settanni in MATLAB for solving second-order scalar boundary value problems in ordinary differential equations. The objective of this study is to present an enhanced version of the code that can tackle problems involving one or more unknown parameters by incorporating an equivalent number of equations. Furthermore, the upgraded code demonstrates improved capability in efficiently handling discontinuous source terms and solutions. Several numerical experiments are conducted to showcase these novel features

    Frequenze storiografiche. La storia derisa nel pensiero libertino

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    La Philosophie du bon sens di d’Argens è un’opera di decostruzione di ogni sapere, e parte innanzi tutto dalla questione della storia e della storiografia, con un titolo – Réfléxions concernant l’incertitude de l’Histoire – che ha una decisiva assonanza con il De peu de certitude qu’il y a dans l’histoire di La Mothe le Vayer (e infatti diviene esplicito ed evidente che le Vayer è il vero e proprio ispiratore della scepsi storica di d’Argens). Tra le Vayer e d’Argens corre quasi un secolo, eppure si riproponeva la medesima questione. Cos’era dunque accaduto in questi cento anni

    Introduzione a Esercizi di antropologia filosofica

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    Esercizi di antropologia filosofica è l’effetto di un dibattito tra gli autori, a compimento di un progetto promosso dal Dipartimento di Studi Umanistici dell’Ateneo Federico II di Napoli. Al di là da tutte le disamine che si potrebbero avanzare per presentare i cinque saggi che compongono il volume, il vero filo rosso che li tiene insieme è per l’appunto questo: la convinzione che la parola, la parola filosofica pronunciata è sempre, oltre che riorganizzatrice, in qualche misura riformatrice
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