174 research outputs found

    Development and validation of a real-time TaqMan PCR assay for the detection of betanodavirus in clinical specimens

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    Development and validation of a real-time TaqMan PCR assay for the detection of betanodavirus in clinical specimens Panzarin V, Patarnello P, Mori A, Rampazzo E, Cappellozza E, Bovo G, Cattoli G. Betanodaviruses are the causal agents of viral encephalo-retinopathy, an infectious disease affecting more than 40 marine fish species, characterized by high morbidity and mortality. Because of its severe impact, robust diagnostic tools are required. The aim of this work was to develop and validate a real-time TaqMan PCR assay to detect betanodaviruses in clinical specimens by amplifying a conserved region of the RNA2 strand. The method proved to be specific and sensitive, being capable of detecting as low as 10 TCID(50)/ml. For clinical validation, samples from 100 marine fish were collected during a natural outbreak of disease and tested by three distinct laboratory methods, namely real-time TaqMan PCR, RT-seminested PCR and virus isolation. The results indicated optimal agreement between tests. The assay that was developed is capable of detecting members of all of the betanodavirus genetic groups currently described and can be considered a valid alternative to the time-consuming and contamination-prone nested PCR

    Aumentare la competitività aziendale attraverso la Lean Tansformation. Casi di studio e applicazioni pratiche di Produzione Snella nel Nord-Est d'Italia

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    Sono trascorsi quasi trent’anni da quando apparvero i primi libri su quello che allora veniva chiamato World Class Manufacturing o modello Toyota. I lettori più ferrati ricorderanno i lavori della prima metà degli anni ’80 di Richard Schonberger, Yasuhiro Monden, Shigeo Shingo, Robert W. Hall, Kiyoshi Suzaki, Robert H. Hayes, Steven C. Wheelwright1. Da allora sul tema della filosofia Lean, o Lean Production poi Lean Thinking (termini resi celebri dai libri di James P. Womack, Daniel T. Jones e Daniel Roos2) sono stati già scritti fiumi di libri di management: libri che hanno sintetizzato e razionalizzato il tema lean, altri che l’hanno affrontato dal punto di vista culturale, articoli che ne hanno descritto l’applicazione in grandi aziende come successi internazionali, volumi che hanno descritto le linee guida, le metodologie, le tecniche e gli strumenti. E allora, se tanto è già stato detto e scritto, perché comporre un altro testo sul Lean Thinking, col rischio che diventi l’ennesimo volume di una catena infinita? Essenzialmente per tre ragioni. In primo luogo perché vogliamo trasmettere, a chi ci legge, la nostra esperienza, reale e concreta, maturata negli ultimi 15 anni durante i quali abbiamo accompagnato in modo pragmatico numerose aziende lungo il cammino di cambiamento e miglioramento verso la perfezione e la leadership che caratterizza l’approccio Lean Transformation. Intendiamo descrivere il percorso fatto assieme a queste imprese sulla via della crescita delle prestazioni e della competitività aziendale. Tramite la rappresentazione di diversi casi di studio in cui abbiamo applicato con successo principi e tecniche del Lean Thinking, illustreremo i problemi e i conflitti incontrati, le azioni e le soluzioni adottate, i risultati e le soddisfazioni conseguite. Si tratta di esperienze derivanti da attività di consulenza ma anche maturate in ambito universitario all’interno di progetti di ricerca e di lavori di tesi di laurea, proprio per sottolineare come, parlando di Lean Transformation, anche l’approccio accademico sia quanto mai pragmatico e operativo. Secondariamente, i case study che tratteremo appartengono al mondo manifatturiero e distributivo delle PMI italiane, aziende che assieme alle imprese artigiane con le quali collaborano costituiscono il telaio portante del tessuto industriale del nostro paese. E’ frequente rilevare che nella quasi totalità degli studi sulla Lean Transformation, i riferimenti empirici si riferiscono a grandi aziende, spesso multinazionali, e comunque operanti in settori manifatturieri caratterizzati da prodotti sufficientemente standardizzati e volumi produttivi elevati. Non è questo il mondo industriale del nostro paese, la cui competitività è fortemente legata ad una specializzazione produttiva basata su una elevata flessibilità di prodotto e di processo. Il nostro lavoro intende quindi avvalorare la tesi che anche in questi ambiti operativi è possibile attivare percorsi di miglioramento secondo la prospettiva del Lean Thinking. Da ultimo, il bacino geografico dal quale abbiamo attinto i nostri casi (e al quale principalmente ci rivolgiamo nelle nostre attività di consulenza, ricerca e studio) è quello del Nord-Est d’Italia. Nella letteratura anche non specializzata scarseggiano le testimonianze documentate di come, anche nel nostro territorio il cui mondo imprenditoriale presenta marcate differenze rispetto a quello di altre aree nazionali e internazionali di più antica tradizione industriale, non solo sia possibile investire in progetti di Lean Transformation ma che questi possano portare reali, tangibili e duraturi benefici. La struttura del libro è formata da due parti principali. Nella prima parte abbiamo voluto introdurre il lettore alla filosofia lean, richiamando gli elementi principali di questo pensiero e ricordando la sua origine e il suo forte legame con la tradizione e con la cultura di management giapponese. Le considerazioni che vengono svolte in questi primi capitoli sono importanti per comprendere lo sviluppo e l’origine del Lean Thinking: solo partendo da una prima analisi degli sviluppi della storia economica si può comprendere con maggior lucidità l’efficacia e la validità di filosofie legate al pensiero snello e questi elementi sono indispensabili per comprenderne ed interiorizzarne i principi fino in fondo e poterli adattarli al nostro mondo e al nostro tessuto industriale. Nella seconda parte abbiamo voluto raccogliere diversi casi aziendali, tra quelli che riteniamo più significativi per la tipologia di approccio o per i risultati ottenuti. Per ciascun caso viene, innanzi tutto, fornita una schematica descrizione dell’azienda e del contesto nel quale opera e quindi una sintesi del progetto realizzato. In coda a ciascun caso è stato inserito un approfondimento specialistico focalizzato sulla metodologia che maggiormente è stata utilizzata nel progetto. La struttura di ciascun case study è la medesima, proprio per consentire una lettura “funzionale” del libro e renderlo interessante e fruibile per qualunque tipo di lettore. Le leggere differenze nello stile del racconto, nell’enfasi data ai diversi aspetti, nella lunghezza dei capitoli sono dovute alla diversità degli autori e quindi un capitolo molto lungo non intende rappresentare qualcosa di più importante o più complesso, così come un caso raccontato in modo sintetico non deve essere considerato più semplice o meno interessante degli altri. In ogni caso, il lettore poco esperto di concetti lean troverà negli approfondimenti metodologici le linee guida, i suggerimenti base e i criteri di scelta per applicare una determinata metodologia, e potrà poi trovare nel caso una testimonianza delle implicazioni che tale applicazione comporta. Il lettore più informato, invece, può semplicemente scorrere i diversi casi per trovare un confronto, una nuova risposta, un nuovo spunto, una certezza. Nella parte finale del volume, infine, cerchiamo di lanciare a chi ci legge uno stimolo in più, l’idea di come il processo di cambiamento lean possa e debba essere portato oltre i muri della fabbrica e dell’azienda, fino a permeare il modo di lavorare, di pensare e di vivere

    Preferenze alimentari in Bombyx mori: saggi comportamentali

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    Le larve del baco da seta (Bombyx mori L.) sono strettamente monofaghe, infeudate al gelso (Morus spp.) e legate alla presenza di foglia fresca. I dati presentati riguardano lo studio dell’attrattività da parte di alcuni ceppi del baco da seta (due cinesi, due giapponesi e due poliibridi) nei confronti di diete sostitutive, preparate con diverse percentuali di polvere di foglia di gelso essiccata (da 0% a 40%). Lo scopo è quello di determinare il ceppo/i con le migliori “prestazioni” verso la dieta contenente la minor percentuale di gelso compatibile con lo sviluppo dell’organismo. L’indagine è eseguita su larve in I età in condizioni chimico-fisiche controllate. I valori più alti di affluenza al cibo sono stati raggiunti dai ceppi giapponesi, indipendentemente dalla percentuale di gelso; per gli altri ceppi l’attrattività aumenta proporzionalmente alla quantità di gelso presente. Per meglio comprendere i fattori che possono essere responsabili di questo comportamento, su tre diete (0%, 25% e 40%) è stata eseguita, per ogni ceppo, un’analisi delle traiettorie percorse dalle larve per il raggiungimento della dieta. Lo sviluppo cinematico e geometrico della locomozione dell’organismo sono studiati tramite i seguenti indici: l’indice geometrico, che esprime il rapporto tra la distanza dal punto iniziale al punto finale del percorso (D) e la lunghezza (L) effettiva del tragitto (Ig = D/L), descrivendo la geometria complessiva della traettoria seguita; l’indice cinetico (Ik= L/t), che esprime la velocità media della larva; il tasso di dislocazione (Rd = Ik . Ig = D/t), che esprime il tasso di spostamento teorico dell’organismo indipendentemente dalla geometria della traettoria e dalla velocità effettiva posseduta. I risultati ottenuti indicano che, per quanto concerne l’efficienza geometrica del percorso, non esistono differenze significative tra i vari ceppi. Per quanto riguarda l’indice cinetico sono riscontrate delle differenze significative: in particolare, il ceppo cinese 121 risulta più veloce quanto più è bassa la percentuale di gelso, mentre il ceppo giapponese 71 è tanto più veloce quanto maggiore è la quantità di gelso nella dieta. Gli altri ceppi mostrano un comportamento intermedio. In conclusione, si può affermare che il sistema di analisi applicato in questo studio è in grado di fornire indicazioni utili per la scelta del ceppo e della percentuale di gelso idonei per l’allevamento del baco da seta con dieta sostitutiva

    Susceptibility of black bullhead Ameiurus melas to a panel of ranavirus isolates

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    Ranaviruses are considered a serious threat to lower vertebrates, including fish, amphibians and reptiles. However, epidemiological data on these agents are lacking, and further investigations are needed to understand the role of carriers and to update the list of susceptible hosts. We carried out various experimental infections under controlled conditions to contribute to the current knowledge on the susceptibility of black bullhead Ameiurus melas to European catfish virus (ECV) and other ranaviruses. A panel of 7 ranavirus isolates was used to challenge duplicate groups of A. melas juveniles maintained in aquaria supplied with running dechlorinated tap water. The experiments were performed at 15 and 25 degrees C. The results confirmed the high susceptibility of A. melas to ECV infection. Furthermore, a significant mortality associated with the typical signs of systemic viral infections was observed in groups challenged with Epizootic haematopoietic necrosis virus (EHNV) at 25 degrees C, and to a lesser extent, at 15 degrees C. No significant mortality was recorded in fish challenged with European sheatfish virus (ESV), Frog virus 3 (FV3), Rana esculenta virus-like (REV-like), Bohle iridovirus (BIV) or short-finned eel virus (SERV)

    Identification of Enterococcus mundtii as a pathogenic agent involved in the †̃†̃flacherieâ€TMâ€TM disease in Bombyx mori L. larvae reared on artificial diet

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    Enterococcus mundtii was shown to be directly correlated with flacherie disease of the silkworm larvae reared on artificial diet supplemented with chloramphenicol. Its identification was carried out by means of light and electron microscopy and nucleotide sequencing of 16S gene. The bacterium is capable of rapidly multiplying in the silkworm gut and of invading other body tissues, as demonstrated by deliberate infection of germfree larvae and by subsequent TEM observations. E. mundtii can endure alkaline pH of the silkworm gut and it has been proved to adapt in vitro to commonly applied doses of chloramphenicol, whose use can further contribute to reduce competition by other bacteria in Bombyx mori alimentary canal. The modality of transmission of the infection to the larvae was among the objectives of the present research. Since contamination of the progeny by mother moths can be avoided through routine egg shell disinfection, a trans-ovarian vertical transmission can be ruled out. On the other hand the bacterium was for the first time identified on mulberry leaves, and therefore artificial diet based on leaf powder could be a source of infection. We showed that while microwaved diet could contain live E. mundtii cells, the autoclaved diet is safe in this respect. Being E. mundtii also part of the human-associated microbiota, and since B. mori is totally domestic species, a possible role of man in its epidemiology can be postulated

    Analisi dei processi di morte cellulare nell’intestino medio di Bombyx mori

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    Nel corso della metamorfosi dei Lepidotteri le cellule dell’epitelio intestinale larvale sono interessate da processi di morte cellulare programmata (PCD) che portano alla loro scomparsa. La caratterizzazione dei diversi processi di PCD che intervengono nelle varie specie è lacunosa, spesso a causa dell’approccio tecnico-sperimentale utilizzato, e manca tuttora un modello di riferimento che accomuni le specie appartenenti a questo ordine di insetti. Il presente lavoro analizza differenti tipi di marcatori morfologici, cellulari e molecolari tipici del processo autofagico e di quello apoptotico nell’intestino medio larvale del baco da seta, Bombyx mori, a diversi stadi di sviluppo, con lo scopo di valutare le modalità di intervento di questi due processi di PCD. I risultati ottenuti evidenziano una degenerazione progressiva delle cellule intestinali larvali che si protrae per tutto il periodo pupale fino allo sfarfallamento. Il processo di scomparsa delle cellule è dipendente dall’attivazione delle caspasi 1 e 3 e presenta caratteri tipici del processo apoptotico. Tuttavia la variazione dell’attività di enzimi lisosomiali e dei trascritti di geni Atg dimostra l’intervento concomitante di un meccanismo autofagico. L’andamento di alcuni marcatori suggerisce come i due processi di PCD siano regolati dai livelli emocelici di ecdisone

    Analisi dei processi di morte cellulare nell’intestino medio diBombyx mori

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    Nel corso della metamorfosi dei Lepidotteri le cellule dell’epitelio intestinale larvale sono interessate da processi di morte cellulare programmata (PCD) che portano alla loro scomparsa. La caratterizzazione dei diversi processi di PCD che intervengono nelle varie specie è lacunosa, spesso a causa dell’approccio tecnico-sperimentale utilizzato, e manca tuttora un modello di riferimento che accomuni le specie appartenenti a questo ordine di insetti. Il presente lavoro analizza differenti tipi di marcatori morfologici, cellulari e molecolari tipici del processo autofagico e di quello apoptotico nell’intestino medio larvale del baco da seta, Bombyx mori, a diversi stadi di sviluppo, con lo scopo di valutare le modalità di intervento di questi due processi di PCD. I risultati ottenuti evidenziano una degenerazione progressiva delle cellule intestinali larvali che si protrae per tutto il periodo pupale fino allo sfarfallamento. Il processo di scomparsa delle cellule è dipendente dall’attivazione delle caspasi 1 e 3 e presenta caratteri tipici del processo apoptotico. Tuttavia la variazione dell’attività di enzimi lisosomiali e dei trascritti di geni Atg dimostra l’intervento concomitante di un meccanismo autofagico. L’andamento di alcuni marcatori suggerisce come i due processi di PCD siano regolati dai livelli emocelici di ecdisone. Progetto finanziato dal programma PRIN 200

    A spectrofluorometric analysis to evaluate transcutaneous biodistribution of fluorescent nanoparticulate gel formulations

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    The investigation of the absorption of drug delivery systems, designed for the transport of therapeutic molecules inside the body, could be relatively simplified by the fluorophore association and tracking by means of bio-imaging techniques (i.e., optical in vivo imaging or confocal and multiphoton microscopy). However, when a fluorescence signal comes out from the skin, its specific detection can be problematic. Skin high autofluorescence can hinder the observation of administered exogenous fluorophores conjugated to drug delivery systems, making it more challenging to detect their biodistribution. In the present study, we have developed a method based on the spectrofluorometric analysis of skin samples to discriminate the fluorescent signal coming from administered fluorescent molecules from the background. Moreover, we gave a semi-quantitative evaluation of the signal intensity. Thus, we distinguished two gel formulations loading the fluorophore rhodamine B (called GEL RHO and GEL SLN-RHO). The two formulations of gels, one of which containing solid lipid nanoparticles (GEL RHO-SLN), were administered on skin explants incubated in a bioreactor, and the penetration was evaluated at different time points (2 and 6 hours). Cryostatic sections of skin samples were observed with confocal laser scanning microscopy, and a spectrofluorometric analysis was performed. Significantly higher signal intensity in the samples administered with SLN-RHO GEL, with a preferential accumulation in the hair bulbs, was found. Reaching also the deeper layers of the hair shaft after 6 hours, the solid lipid nanoparticles thickened with polymer represent a suitable drug delivery system for transcutaneous administration
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