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    L’emergere delle espressioni facciali di emozione: il caso del sorriso

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    Introduzione Alcuni dati recenti, grazie all’utilizzo delle metodologie per la codifica del comportamento facciale, hanno mostrato la complessità delle prime manifestazioni del sorriso ampliando e approfondendo alcuni studi classici condotti negli anni sessanta, e fornendo nuove informazioni essenziali circa la traiettoria evolutiva di questa espressione (Dondi, Messinger, Colle, Tabasso, Fogel, & Simion, submitted; Fogel, Nelson-Goens, & Hsu, 2000; Messinger, Dondi, Nelson-Goens, Beghi, Fogel, & Simion, 2002; Messinger, Fogel, & Dickson, 1999, 2001). Dal confronto puntuale tra i dati pubblicati negli anni sessanta (Emde & Koenig, 1969a, 1969b; Korner, 1969; Wolff, 1959, 1963, 1966) e quelli più recenti (Messinger et al., 2002; Dondi et al., submitted), emerge in modo interessante che la probabilità di comparsa del sorriso endogeno o neonatale rilevata nel passato era circa il 50% in meno di quella indicata negli ultimi anni in letteratura, e che la durata media risultava circa due volte maggiore rispetto agli ultimi studi condotti. Sembra scontato ipotizzare che queste differenze possano derivare da ragioni di ordine metodologico: oggi il volto viene videoripreso in primo piano e vengono utilizzate metodologie costruite su base anatomica per descriverne l’attività, nel passato, invece, la rilevazione del sorriso veniva compiuta sul campo utilizzando griglie osservative carta e matita. Nonostante la plausibilità di tale ipotesi, queste differenze quantitative potrebbero indicare anche la presenza di contrazioni molto rapide dello zygomaticus major (il muscolo responsabile dell’innalzamento degli angoli esterni delle labbra e della configurazione che riconosciamo come sorriso) riconoscibili ad un analisi fotogramma per fotogramma ma pressoché invisibili in tempo reale. Tale attività di basso livello (rapida e di scarsa intensità) non è mai stata descritta in letteratura per quanto riguarda le prime fasi dello sviluppo e potrebbe apparire analoga al fenomeno delle micro-espressioni osservate negli adulti (Ekman, 2003). Con l’obiettivo di approfondire questa possibilità, abbiamo sottoposto lo stesso materiale video relativo a neonati di poche ore a un gruppo di giudici esperti e a un gruppo di giudici ingenui. Entrambi i gruppi avevano il compito di identificare il sorriso sul volto del neonato. Allo scopo poi di indagare se e come questa eventuale attività di basso livello si distribuisce all’interno degli stati comportamentali, le videoriprese dei neonati sono state effettuate sia durante gli stati di veglia sia durante gli stati di sonno. Metodo Tutte le azioni facciali che secondo il Baby FACS (Oster, in corso di stampa) specificano il sorriso (AU12; sorriso semplice e AU12 + AU6, sorriso di Duchenne), manifestate da 32 neonati videoripresi in quattro diversi stati comportamentali, veglia, sonno attivo, sonno calmo, sonnolenza (per un totale di 192 minuti), sono state codificate da tre giudici esperti nell’uso del Baby FACS. Successivamente, le stesse videoriprese sono state sottoposte ad un gruppo di giudici ingenui (N = 48) a cui era stato affidato il compito di identificare, premendo un tasto del mouse, tutti i sorrisi manifestati dai bambini. Risultati Il confronto tra le azioni facciali rilevate dai codificatori esperti e i sorrisi rilevati dai giudici ingenui ha messo in evidenza l’effettiva presenza di una attività motoria di basso livello a carico del muscolo zigomatico maggiore. Tale attività, piuttosto frequente e che interessava tutti gli stati comportamentali indagati, è stata rilevata dai codificatori esperti ma non è stata riconosciuta come sorriso dai giudici ingenui. Accanto a questo risultato è emerso che i sorrisi di Duchenne, rilevati sia dai giudici esperti sia dai giudici ingenui, tendevano ad apparire più frequentemente e mostravano una durata significativamente maggiore durante la fase di sonno attivo (sonno REM) rispetto agli altri stati. Presi complessivamente questi risultati sembrano specificare in modo più preciso, rispetto ai dati disponibili in letteratura, le condizioni iniziali che caratterizzano l’emergere del sorriso e si pongono come utile riferimento per l’approfondimento, nel corso delle primissime fasi dello sviluppo, di altre configurazioni espressive di natura emozionale

    Pre-Conference Workshop: Facial Action Coding System for Infants and Young Children (Baby FACS)

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    Harriet Oster and Marco Dondi will conduct an introductory workshop on Oster’s Facial Action Coding System for Infants and Young Children (Baby FACS, 2018 revision) at the 2018 Biennial International Congress on Infant Studies in Philadelphia. Baby FACS is an objective, anatomically based coding system adapted for infants and children from the adult FACS (Ekman, Friesen, & Hager, 2002). Baby FACS is uniquely suited to investigating developmental changes and continuities and subtle individual and cultural differences in facial expression in normative and atypical populations. Dr. Oster will begin with an overview of the theoretical and methodological issues underlying Baby FACS and will present a primer on Baby FACS coding, illustrating the anatomical basis of Baby FACS Facial Action Units (AUs) and modifications of FACS for the facial morphology of full-term and preterm infants and infants with facial anomalies. Dr. Dondi will present strategies for coding facial expressions in very early preterm infants and fetal facial expressions seen in 3- and 4-D ultrasounds. The second part of the workshop will focus on the repertoire of distinctive infant facial expressions and strategies for coding intensities and variants of positive and negative affect expressions occurring in contexts of infant-caregiver interactions and experimental manipulations and facial expressions reflecting hedonic responses to sensory stimulation, cognitive information processing, and emotion regulation. In the final part of the workshop, participants will have an opportunity to discuss their own studies and strategies for coding and data analysis

    La modulazione del sorriso e del distress durante l’interazione faccia-a-faccia a tre mesi: il caso dello still-face paradigm

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    Introduzione. Il sorriso e il distress rappresentano due pattern espressivo-facciali cruciali nel corso del primo sviluppo, consentendo al lattante di manifestare i propri bisogni e regolando le prime interazioni madre-bambino. Queste espressioni sono osservabili molto precocemente, addirittura prima della nascita (Dondi, Agnoli, e Franchin, 2010; Dondi et al., 2014), ma soltanto tra il primo e il secondo mese entrambe iniziano a dipendere sistematicamente dall’attivazione di due sistemi emozionali fondamentali, quello del piacere (attivazione emozionale positiva) e quello del dolore (attivazione emozionale negativa). La presente ricerca ha come obiettivo indagare, attraverso il FACS (Facial Action Coding System; Ekman, Friesen e Hager, 2002) e il Baby FACS (Oster, 2015), la modulazione delle azioni facciali (AUs) associate al sorriso e al distress in un gruppo di lattanti di tre mesi nel corso dell’interazione faccia-a-faccia secondo le modalità che specificano il paradigma sperimentale dello Still-Face. Metodo. Due osservatori indipendenti, esperti nella microanalisi del comportamento facciale, hanno utilizzato il FACS e il Baby FACS per descrivere tutti i sorrisi (AU12 e AUs co-occorrenti) e tutte le espressioni facciali di distress (AU4 e AUs co-occorrenti) esibite da 40 lattanti (20 femmine) di tre mesi (M= 94.69 giorni; DS= 6.51) durante le fasi che caratterizzano il paradigma: una fase iniziale di interazione faccia-a-faccia tra madre e bambino (Pre-SF; 2 min.); una seconda fase in cui la madre assume un’espressione neutra rimanendo immobile (Still-Face; 1 min.); una terza e ultima fase in cui l’interazione faccia-a-faccia può riprendere (Post-SF; 2 min.). Risultati. I confronti statistici hanno evidenziato la presenza di numerose differenze significative con valori di p compresi tra .05 e .001. In particolare, è stata osservata una minore frequenza e una minore durata (media e totale) del le tipologie di sorriso (semplice, Duchenne, play/duplay) osservate nella fase di Still-Face rispetto alle altre fasi. Relativamente al distress (brow knitting, brow knotting, cry-face, pout) non sono emerse differenze significative sebbene sia evidente un andamento opposto rispetto a quanto registrato per il sorriso. Ulteriori approfondimenti, nonché le analisi statistiche che riguardano le differenze di genere e la relazione tra le due espressioni facciali, sono in corso. Conclusioni. I risultati hanno confermato la sorprendente quanto precoce competenza interattiva del lattante nonché l’efficacia del paradigma Still-Face per lo studio sistematico di tale competenza (Adamson e Frick, 2003; Mesman, 2009). In particolare, attraverso una sofisticata modulazione delle due espressioni esaminate, hanno mostrato, all’età di tre mesi, quanto il bambino abbia già sviluppato delle aspettative circa la reciprocità comunicativa che caratterizza l’interazione, e quanto sia in grado di rispondere alla violazione di tali aspettative attraverso cambiamenti significativi nel proprio comportamento espressivo-emozionale

    AutoChem: A comprehensive tool for reaction prediction, network generation, and free energy calculation in chemistry

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    AutoChem is a software package consisting of two modules. The first module is a virtual chemical reactor that can generate reaction products starting from inserted reactants and reactions. The process can be iterated, calculating reactions of the products obtained from the previous steps. To avoid a combinatorial explosion of products, constraints can be inserted. AutoChem module can generate 3D structures of the products obtained as well as a list of all the reactions occurred (chemical network). This can be useful for the calculation of reaction free energies by using computational chemistry programs like Gaussian and ORCA. Usually, the computational step involves the geometry optimization of all products followed by the calculation of vibrational frequencies of the optimized structures, to assess if a local minimum is reached. Finally, when products free energies are obtained, the calculation of the reactions free energies can be done. The second module of Autochem, called check, helps to perform the latter step, launching the jobs, collecting products free energies, restarting false minima and calculating the reactions free energies. This module is intended as a general use even outside AutoChem and might be used to perform a large number of free energy calculations with a little effort from the user. This permits to have results at the level of theory needed. AutoChem might also be used for teaching organic chemistry and basic cheminformatics dealing with SMILES and SMARTS by inserting reactants and reactions and analyzing the products obtained

    Binding characteristics of delta opioid receptors in different regions of the brain of young and old male rats as studied with the highly selective ligand [D-Pen2-D-Pen5] enkephalin

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    The present experiments were performed to study the binding characteristics of delta opioid receptors in membrane preparations obtained from the brain of adult male rats, and to analyze whether aging modifies these binding parameters. The binding characteristics of delta opioid receptors were evaluated on membrane preparations derived from dissected brain regions (hypothalamus, amygdala, mesencephalon, corpus striatum, hippocampus, thalamus, frontal poles, anterior and posterior cortex) collected from male rats of 3 and 24 months of age; the highly selective ligand 3H-[D-Pen2-D-Pen5] enkephalin (3H-DPDPE) was used. The results obtained in young rats show that the distribution of delta opioid receptors is different in the various brain areas examined; these receptors appear to be maximally concentrated in the frontal poles, anterior and posterior cortex; lower concentrations were found in the other structures considered. Kd (dissociation constant) for the delta sites was found very similar in all areas. The distribution of delta opioid receptors in the brain of 24-month-old rats was similar to that observed in young animals; this result was surprising in view of the fact that aging modifies the number of other types of brain opioid receptors (mu and kappa)

    GnRH agonists and antagonists decrease the metastatic progression of human prostate cancer cell lines by inhibiting the plasminogen activator system

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    Prostate cancer (PCa) growth initially depends on circulating androgens. Gonadotropin-releasing hormone (GnRH) agonists are currently used for the treatment of PCa. However, after an initial responsiveness to hormonal deprivation, PCa progresses and metastasizes. Recently, also GnRH antagonists have been used for clin. trials in patients with PCa and the results seem promising. The components of the plasminogen activator (PA) system (urokinase-type PA, uPA; PA inhibitors, PAI-1/2; uPA receptor, uPAR) have been implicated in the local degrdn. of the extra-cellular matrix (ECM) and PCa progression. The aim of this study was to test the possible effects of the treatment with an agonist (Leuprolide, GnRH-A) and an antagonist (Cetrorelix, GnRH-ANT) of GnRH on the expression and activity of uPA and PAI-1 in the conditioned media of DU145 and PC3, two PCa androgen-independent cell lines. The involvement of the PA system in the control of cellular migration was also investigated. The results obtained in DU145 and PC3 cells show that both GnRH-A and GnRH-ANT: i. inhibit cell proliferation; ii. significantly decrease the enzymic activity and the secretion of uPA; iii. significantly increase the protein levels of PAI-1; iv. induce a significant decrease of the migratory and invasion PCa capabilities. This study suggest that GnRH analogs exhibit not only an antiproliferative effect, but also an anti-metastatic action exerted through the inhibition of the activity of PA system and might provide a rational basis for the development of clin. strategies for those tumors that progress towards an androgen-independent condition characterized by a higher metastatic potentia

    Nascita pretermine e disturbi emotivo-affettivi: codifica del comportamento facciale e trattamento statistico dei dati. PROGETTO PRIN (Coordinatore locale)

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    Obiettivi del progetto Gli obiettivi specifici del progetto di ricerca, in stretta sinergia con l'unità operativa presso l'Università della Calabria, sono: 1) descrivere nel neonato prematuro come si sviluppano e cambiano nel tempo due pattern espressivi fondamentali nella prima relazione madre-bambino, il sorriso e il distress; 2) descrivere e individuare le differenze espressive nel neonato a termine e pretermine al momento dell’emergere del sorriso sociale; in particolare, mettere a confronto l’età in cui emerge e le modalità con cui si manifesta nel bambino nato a termine e pretermine questo particolare sorriso (sorriso al volto umano); 3) approfondire i dati ottenuti da questo stesso gruppo (v. Dondi, Costabile, Franchin, et al., 2002), relativamente alla presenza di diverse asimmetrie espressivo-facciali nei neonati a termine e pretermine, determinando, nei soggetti pretermine, il percorso evolutivo di tali asimmetrie sino all’emergere del sorriso sociale. E’ importante sottolineare che se tutti questi obiettivi saranno raggiunti la diffusione pubblica dei risultati (convegni e/o pubblicazioni nazionali ed internazionali) porterà sicuramente un contributo importante alla letteratura italiana e internazionale sull’argomento. Un obiettivo più generale del progetto è quello di offrire una opportunità formativa di ricerca a giovani neolaureati mediante l’attivazione di due borse di ricerca post-laurea per la durata di sei mesi ciascuna. Prima fase del progetto Durante la prima fase del progetto, alcuni studenti di psicologia, laureati oppure laureandi e tirocinanti, seguiranno un graduale addestramento per apprendere l’utilizzo del Maximally Discriminative Facial Movement Coding System (MAX) di Izard (1979) e del Facial Action Coding System (FACS) di Ekman e Friesen (1978). A conclusione di questo percorso, gli studenti interessati verranno incoraggiati a sostenere l’esame finale relativo ad uno o ad entrambi questi metodi. L’esame, costituito dalla codifica di segmenti-video relativi ad una situazione di interazione adulto-adulto e madre-bambino (direttamente forniti dagli autori di questi metodi), consente di valutare il grado di affidabilità dell’osservatore nella codifica del comportamento facciale. Quando gli studenti interessati avranno sostenuto il test finale e avranno ottenuto un grado di affidabilità soddisfacente, verranno certificati affidabili codificatori MAX e FACS e potranno prendere parte alla fase successiva della ricerca. Marco Dondi (codificatore esperto MAX) e Daniel Messinger (utilizzatore certificato FACS) saranno i supervisori di questa fase di addestramento di nuovi codificatori. Durante questa prima fase, verrà attivata una borsa post-laurea di 6 mesi, coinvolgendo un giovane laureato. Inoltre, sempre durante questa prima fase, un personal computer verrà equipaggiato con una scheda di acquisizione video Matrox RT.X10 e con Adobe premiere. Matrox RT.X10 è un pacchetto hardware e software per il video editing messo a punto per l’home video. L’utilizzo combinato della Matrox RT.X10 e di Adobe Premiere (il kit RT.X10 include Adobe Premiere 6.0) permette una “cattura” video di alta qualità da fonti di tipo analogico (VHS, S-VHS, HI-8, Video8, etc.), editing in tempo reale senza problemi di rendering, e una facile esportazione dei dati digitali su supporto analogico (nastri magnetici di varia natura). Il materiale videoregistrato relativo a precedenti ricerche condotte dai membri del gruppo proponente verranno utilizzate per ottimizzare il sistema video digitale e per creare le connessioni necessarie a rendere possibile la comunicazione tra il pc e le altre apparecchiature video di tipo analogico. Non appena riceveremo le prime cassette (supporto mini DV digitale), inviate dall’unità locale dell’Università della Calabria, inizieremo ad acquisire il materiale videoregistrato e avrà inizio l’analisi computerizzata del materiale in video. Successivamente, trasporteremo, soggetto dopo soggetto, le relative registrazioni su due nastri VHS identici allo scopo di iniziare la codifica analogica. Seconda fase del progetto Durante la seconda fase del progetto, inizieremo a codificare il materiale videoregistrato utilizzando i due metodi per la codifica del comportamento facciale precedentemente descritti. Codificatori esperti MAX e/o codificatori certificati FACS, addestrati anche al Baby-FACS (Oster, 1992; Oster & Rosenstein, in press), una versione del FACS applicabile al comportamento espressivo dei neonati e degli infanti, condurranno la microanalisi del comportamento facciale (sorriso e distress). Le azioni facciali verranno descritte quando i movimenti saranno identificabili sia in tempo reale sia al rallentatore. I nastri verranno analizzati al rallentatore grazie all’utilizzo di un videoregistratore provvisto di moviola. Durante questa fase del progetto, verrà attivata una borsa post-laurea di 6 mesi, coinvolgendo un giovane laureato nella codifica facciale e nell’analisi dei dati. Codifica del sorriso Innanzitutto, i codificatori avranno il compito di identificare l’innalzamento degli angoli esterni delle labbra (AU12). Quest’azione è prodotta dallo zigomatico maggiore ed è alla base di tutti sorrisi. L’AU12, in particolare, innalza il triangolo infraorbitale (aumentando la prominenza delle guance) e approfondisce il solco nasolabiale. I codificatori hanno il compito di distinguere l’AU12 dalla contrazione dell’angolo del labbro (che forma delle fossette agli angoli esterni della bocca) prodotta dal muscolo buccinator (AU14). Quando viene identificata l’AU12, i codificatori devono accertarsi se vi sia o meno una co-occorrenza dell’innalzamento della guancia (AU6). Tale innalzamento è il risultato della contrazione del muscolo che circonda la base dell’occhio (orbicularis oculi) le cui fibre interessano principalmente la parte laterale (pars lateralis). Quest’azione è distinguibile dal movimento della porzione interna del muscolo (pars palpebralis) che restringe le stesse palpebre (AU7). Negli infanti l’innalzamento della guancia, che approfondisce ed innalza il solco sotto la palpebra inferiore, è il criterio principale per identificare l’AU6. I codificatori distingueranno questa contrazione dell’orbicolaris oculi dall’innalzamento della guancia prodotto dallo zigomatico stesso (che è un indice dell’innalzamento dell’angolo del labbro). Per fare questa distinzione, essi si focalizzeranno sull’innalzamento del tessuto al di sotto e leggermente a lato della porzione esterna della palpebra inferiore che è provocato unicamente dall’orbicularis oculi (AU6) (Oster & Rosenstein, in press). Possono essere distinti due livelli d’innalzamento dell’angolo del labbro e della guancia. Il livello più debole identifica “un’azione debole ma non ambigua” (v. Oster & Rosenstein, in press, p. 13) che non raggiunge i minimi requisiti originali del FACS (il livello “a”, Ekman & Friesen, 1978). Il livello più accentuato (forte) è caratterizzato da movimenti che raggiungono e superano i requisiti minimi per le unità d’azione osservabili nell’adulto (il livello “b” o “x”). Usando i criteri stabiliti nella ricerca con bambini più grandi (Messinger et al., 1997), i codificatori avranno anche il compito di accertarsi se l’innalzamento dell’angolo del labbro avvenga in co-occorrenza con l’apertura o meno della bocca (AU26c-e/AU27) (Oster & Rosenstein, in press). Un sorriso verrà considerato sorriso non-Duchenne se non implica un innalzamento della guancia in nessun punto della sua manifestazione. Un sorriso verrà invece considerato Duchenne se implica un innalzamento della guancia in qualsiasi momento della sua durata. Tuttavia, solamente la durata di quelle parti di ciascun sorriso durante il quale co-occorrono l’innalzamento dell’angolo del labbro e della guancia verrà utilizzato per calcolare la durata dei sorrisi Duchenne. Codifica del distress Le risposte di distress relative a ciascuno dei bambini videoripresi, verranno codificate utilizzando il Maximally Discriminative Facial Movement Coding System (MAX) di Izard (1979). Questo sistema, infatti, consente una codifica più efficiente, rispetto al FACS e al Baby-FACS, di questa particolare espressione facciale. Sulla base del MAX, una espressione di distress è riconoscibile se le tre regioni del volto mostrano simultaneamente i seguenti codici: a.c. 25 (aggrottamento delle sopracciglia) + a.c. 37 (energica chiusura degli occhi); oppure a.c. 25 + a.c. 37 + a.c. 54 (bocca aperta e dalla forma squadrata) o 55 (bocca aperta e tesa). Il codice 25 (aggrottamento delle sopracciglia) è rilevabile quando le sopracciglia sono chiaramente abbassate e avvicinate tra loro e quando si formano delle rughe verticali o dei rigonfiamenti tra di esse. Anche la radice del naso, per effetto di questa azione, risulta allargata e caratterizzata da piccoli rigonfiamenti. Il codice 37 (energica chiusura degli occhi) si verifica quando gli occhi vengono fermamente tenuti chiusi. Anche il codice 38 (guance sollevate) è spesso osservabile durante l’espressione facciale di distress, tuttavia la presenza di questa azione non è necessaria per l’identificazione di tale configurazione espressiva (Izard, 1979). Il codice 54 (bocca aperta e dalla forma squadrata) si verifica quando il labbro superiore appare sollevato ed è possibile scorgere i denti o le gengive del bambino. Anche la piega nasolabiale è approfondita dall’estensione della bocca e la radice del naso mostra una increspatura. Il codice 55 (bocca aperta e tesa) è identificabile quando la bocca è spalancata e le labbra mostrano evidente tensione, tuttavia tale azione viene distinta dal codice 54 a causa dell’assenza dell’apparenza squadrata e angolare che caratterizza invece quest’ultima azione facciale (v. manuale del MAX; Izard, 1979). Affidabilità La codifica al rallentatore, fotogramma per fotogramma (un frame = 33ms) e l’analisi dei protocolli di codifica, procederà secondo diverse fasi. Nella fase iniziale, due codificatori indipendenti, codificheranno tutte le espressioni di distress e tutti i sorrisi rilevabili nella videoregistrazione relativa a ciascuno dei bambini. L’accordo tra i codificatori, inteso come l’identificazione della stessa azione facciale nello stesso intervallo temporale, verrà successivamente calcolato. Tutti i disaccordi verranno quindi discussi dai due codificatori. L’analisi computerizzata del comportamento facciale avrà lo scopo di confermare e ottimizzare la codifica compiuta sui dati analogici. Le analisi statistiche verranno condotte su questi dati concordati tra i codificatori (secondo la procedura seguita da Rosenstein e Oster, 1988). Marco Dondi (esperto codificatore FACS) e Daniel Messinger (utilizzatore FACS certificato) saranno i supervisori delle procedure di codifica. Analisi dei dati L’analisi dei dati verrà condotta prevalentemente su due misure: la frequenza (F), e la durata media (D) di ciascuna espressione facciale di distress, così come viene codificata dal MAX, e di ciascun sorriso, così come viene codificato dal FACS. La distribuzione di ciascuna misura comportamentale presenterà probabilmente un ampio numero di punteggi estremi che verranno comunque inclusi nell’analisi. Sono previste, infatti, consistenti differenze individuali. Data questa distribuzione non-normale, le differenze nelle risposte facciali nel corso delle diverse rilevazioni (si tratta di uno studio longitudinale) e tra neonati a termine e pretermine, verranno analizzate utilizzando preferibilmente metodi non parametrici. Le analisi non-parametriche verranno condotte grazie all’uso di un ben noto pacchetto di analisi statistiche, il SYSTAT, messo a punto dalla Systat Software Inc. La versione del SYSTAT 10.2, in particolare, costituisce l’aggiornamento più recente di un pacchetto statistico per PC, completo ma allo stesso tempo compatto e molto apprezzato dai ricercatori che operano nel contesto delle scienze sociali. Discussione dei risultati Non appena saranno disponibili i primi risultati, verranno organizzati alcuni incontri tra i componenti dell’unità locale, nei quali sarà prevista la partecipazione di uno psicologo clinico dello sviluppo (dott. Ernesto Stoppa). Inoltre, i risultati, così come ciascuna fase del progetto, verranno discussi da tutti i componenti del gruppo di ricerca (Università di Bologna, Università della Calabria, Università di Ferrara, Università di Verona), massimizzando le opportunità di contatti personali. Lo scopo dello studio, infatti, è quello di essere in grado, in un contesto realmente interdisciplinare, di analizzare le implicazioni di tipo evolutivo e, allo stesso tempo, clinico e medico, dei risultati che saremo in grado di ottenere

    Lo sbadiglio nell’interazione madre-bambino: evidenze dallo Still-Face Paradigm

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    Introduzione. Lo sbadiglio perinatale ed infantile è stato oggetto negli ultimi decenni di un crescente interesse per il suo possibile impiego nel campo della valutazione neurocomportamentale (Kurjak et al., 2011) e per le sue implicazioni teoriche. In ragione della molteplicità di condizioni e processi che ne modulano l'espressione, è stato infatti utilizzato per indagare una vasta gamma di fenomeni legati all'omeostasi e alla termoregolazione cerebrale (Gallup & Gallup Jr., 2008), al mirroring motorio (Provine, 2014), alla propriocezione (Walusinski, 2006), all'empatia e ai comportamenti prosociali (Franzen, Mader e Winter, 2018) e alla comunicazione (Meerloo, 1955). Il presente studio ha l'obiettivo di testare la possibile modulazione dello sbadiglio e di un altro comportamento autoregolatorio - i movimenti della mano verso volto, testa o bocca (Als, Lester, Tronick, Brazelton,1982) - in un gruppo di lattanti di tre mesi nel corso delle procedure previste dal paradigma sperimentale dello Still-Face. Metodo. Due osservatori indipendenti hanno utilizzato il System for Coding Perinatal Behavior (SCPB; Dondi, Menin and Oster, in pubblicazione) per identificare gli sbadigli e i movimenti della mano esibiti da 89 lattanti (45 maschi) di circa tre mesi (M = 95.39 giorni, DS = 7.34) nel corso delle fasi del paradigma: una di interazione faccia-a-faccia tra madre e bambino (2 min.), una seconda in cui la madre interrompe l'interazione assumendo un'espressione neutra (1 min.) e una terza in cui riprende l'interazione faccia-a-faccia (2 min). Regressioni gerarchiche sono state impiegate per testare la modulazione dei comportamenti indagati. La path analysis ha inoltre indagate eventuali dinamiche di facilitazione, inibizione o covarianza. Risultati. Le regressioni hanno evidenziato un effetto still-face sia per lo sbadiglio che per i movimenti della mano, mettendo in luce una frequenza di sbadigli maggiore nelle femmine, mentre nessuna differenza di genere è emersa per i movimenti della mano. Dalla path analysis, è emersa una relazione positiva tra le frequenze di movimenti della mano attraverso le tre fasi della procedura; e una relazione negativa tra quelle degli sbadigli. Conclusioni. I risultati confermano la sensibilità degli indici comportamentali considerati nel rilevare le sottili variazioni legate alla violazione delle aspettative comunicative nel paradigma Still-Face, a tre mesi di età, estendendo le evidenze dello still face effect a comportamenti raramente indagati in questo contesto. La maggiore frequenza di sbadigli evidenziata per le femmine potrebbe essere riconducibile al fenomeno della mini-pubertà (Tomlinson et al., 2004;), che raggiunge la massima espressione proprio intorno ai tre mesi, quando si assiste a una precoce differenziazione nei livelli ormonali per genere. Anche la minore coerenza evidenziata dallo sbadiglio rispetto ai movimenti della mano attraverso le fasi della procedura è in linea con una lettura che associa questo comportamento a diversi processi di modulazione che coesistono e interagiscono tra loro

    Decoding 2-D Maps by Autocovariance Function

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    This chapter describes a mathematical approach based on the study of the 2-D autocovariance function (2-D ACVF) useful for decoding the complex signals resulting from the separation of protein mixtures. The method allows to obtain fundamental analytical information hidden in 2-D PAGE maps by spot overlapping, such as the number of proteins present in the sample and the mean standard deviation of the spots, describing the separation performance. In addition, it is possible to identify ordered patterns potentially present in spot positions, which can be related to the chemical composition of the protein mixture, such as post-translational modifications. The procedure was validated on computer-simulated maps and successfully applied to reference maps obtained from literature sources

    Methodological Issues in the Study of the Development of Pain Responsivity in Preterm Neonates: A Systematic Review

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    The study of the development of neonatal pain responses is of key importance, both for research and for clinical reasons, with particular regard to the population of preterm neonates, given the amount of painful procedures they are exposed to on a daily basis. The aim of this work was to systematize our knowledge about the development of pain responses in prematurely born neonates by focusing on some key methodological issues. Studies on the impact of age variables, namely gestational age (GA), postmenstrual age (PMA) and chronological age (CH), on pain responsivity in premature neonates were identified using Medline and Scopus. Studies (N = 42) were categorized based on terminological and methodological approaches towards age variables, and according to output variables considered (facial, nonfacial behavioral, physiological). Distinct multidimensional developmental patterns were found for each age-sampling strategy. Overall, each of the three age variables seems to affect pain responsivity, possibly differently across age windows. Targeted as well as integrated approaches, together with a renewed attention for methodological consistency, are needed to further our knowledge on this topic
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