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Francesco Milizia teorico e polemista, in "Alfieri a Roma", a cura di B. Alfonzetti e N. Bellucci
This essay focuses and analyzes Francesco Milizia’s theatrical plan, eclectic and restless theorist of fine arts, born in Apulia and established within italian and european background thanks to his Del teatro published for the first time in Rome, in 1771, but later, as it felt under catholic censure, proposed again in Venice, in 1773, with a reviewed and widened version.
Milizia’s speech, placeable in a relationship of convergence as well as of originality with Enlightenment and Neoclassicism, implied as indefeasible the coincidence between formal and building perspectives of theater, that is to say between dramaturgy and stage spaces organization, as shows the wide attention the treatise has for the enhancement of the stage-set and its illumination. But what actually orients and supports the reform outlined in Del teatro is the basic role of civic and social education, given most of all to tragedy and to a renewed melodrama; as a matter of fact in this direction we find the most revealing considerations Milizia made as theorist and as polemicist: that is the statement, all sensistic-based, of the need in theater to represent and at the same time to spur intense and strong passions, and the auspice of a synergy between art and political institutions, whose absence in the late XVIIIth century Italy represented for Milizia the distance towards the great and exemplary Athene of classical times
Giacinto Gimma, Idea della storia dell'Italia letterata, a cura di Antonio Iurilli e Francesco Tateo, introduzione di Grazia Distaso, prefazione di Nichi Vendola, Bari, Cacucci, 2011
Un mancato trionfo dell’antichità: Ottaviano e Cleopatra nella stilizzazione tragica cinque-secentesca
'Quaeta non movere'. Per uno studio della tragedia politica nel Settecento napoletano
nel saggio si propone una breve storia del teatro meridionale nel Settecento,tra commedie, opere buffe, tragedie e feste teatrali. In particolare sono oggetto di studio le tragedie di Michele Sarcone (Teodosio il Grande, 1773) e di Francesco Bernardino Cicala (Gli Arsacidi, 1798) e le feste teatrali di Michele Satcone (Cerere placata, 1772) e di Francesco Saverio Massari (Daunia felice, 1797)
Introduzione a Vita di Francisco de Quevedo y Villegas
Questo libro ... assume il valore di una testimonianza della svolta barocca e dei rapporti fra l’Italia e la Spagna a suo tempo studiati magistralmente da Benedetto Croce. Ma va al di là di questa testimonianza che riguarda una vicenda ormai ben nota della storia culturale italiana. Il fatto che sia stato un intellettuale della corte di Gian Girolamo Acquaviva a vivere questa esperienza e a lasciarne una traccia così consistente, fa parte di quel recupero che il “Centro Ricerche di Storia ed Arte” di Conversano ha portato avanti in questi ultimi decenni».
Dalla Prefazione di Francesco Tateo
«[...] Questo senso di completo disinganno connota anche l’ultima opera del Tarsia, la Vida di don Francisco de Quevedo y Villegas, del 1663, che ora possiamo leggere nella bella traduzione di Ines Ravasini, dedicata all’illustre scrittore e poeta spagnolo morto nel 1645, nella cui parabola esistenziale l’abate rinviene il suo doppio: letterato di corte - legato anch’egli a un potente uomo di potere, il duca di Osuna -, dopo alterne fortune e tristi vicissitudini, disilluso delle cose del mondo, morì solo e povero, confidando unicamente in Dio».
Dall’Introduzione di Caterina Lavarr
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