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Il ritratto di Lulu. Da Frank Wedekind a Georg Wilhelm Pabst
This essay focuses on Lulu by Frank Wedekind. The drama was developed from an idea conceived by the author dating back to the nineties of the Nineteenth Century and is characterised by a series of complex incidents of censorship and those of a textual origin. The drama is discussed with relation to its film version by Georg Wilhelm Pabst dated 1929. This comparative perspective allows for unexplored elements of both works to be rediscovered since both revolve around the concept of image, thereby highlighting the importance of the Wedekind literary model for the director, Pabst, as well as the presence of the famous playwright’s almost avant-garde elements within the scope of modernist literature. / Il saggio è dedicato alla Lulu di Frank Wedekind. Il dramma, sviluppato a partire da un’idea dello scrittore risalente agli anni novanta dell’Ottocento e segnato da complesse vicende di genesi testuale e di censura, viene discusso in relazione alla sua versione cinematografica di Georg Wilhelm Pabst del 1929. Il confronto fra le due opere permette di riscoprire aspetti inesplorati di entrambe le opere, poiché entrambe si incentrano sul concetto di immagine, ed evidenzia così l’importanza del modello letterario Wedekind per il regista Pabst come anche la presenza di elementi quasi d’avanguardia nel noto drammaturgo della literarische Moderne
Poetik der Abstraktion. Eine diachronische Skizze über Dichtung und geometrische Form
A partire dalle teorizzazioni di W. Worringer e W. Kandinsky, il saggio affronta la questione del rapporto fra astrazione e poesia concreta, soffermandosi sul ruolo delle simmetrie geometriche nella concezione della poesia figurativa. In particolare, si ricostruisce l’evoluzione storica del carmen figuratum e si attua per analogia un confronto diacronico e schematico sul genere del carmen quadratum, ovvero tra Publilio Optaziano Porfirio (Carmen II, Codex Bernensis 212) e Kurt Schwitters (Gesetztes Bildgedicht e Auguste Bolte). Si cerca così di tracciare un filo analitico di continuità tra le forme novecentesche della poesia concreta e i suoi modelli nella storia culturale della poesia figurativa
"Per una geografia delle avanguardie – Für eine Geographie der Avantgarde", a cura di F. Fiorentino e P. Paumgardhen, Roma 2020: Istituto Italiano di Studi Germanici, pp. 196
RECENSIONE di: "Per non morire mai. La percezione della morte in guerra e il culto dei caduti nel primo conflitto mondiale", di L. Bregantin, pref. di G. Rochat, Padova: Il Poligrafo, 2010
Raoul Schrott. Viaggio all'origine della poesia
This study is dedicated to the complete poetic works of contemporary Austrian poet Raoul Schrott, offering for the first time an overview through an interpretative analysis of his texts and themes. It ranges from his debut in the late 1980s, marked by his encounter with the creative brilliance of H.C. Artmann, to the search for his own poetics, which is already evident in the collection Hotels (1995), and continues through subsequent anthologies to the recent Inventur des Sommers (2023), in which the poet travels once again to the land of the ancient Muses. Schrott's poetry touches on themes such as the sublime, the perception of nature, atheism, time, love and absence. It is influenced by the charm of beginnings and, in its development, encompasses the metapoetic question of its own origin, the architecture and functions of poetic composition as a literary genre par excellence, even in today's world. His is a universal poetry, echoing the literary knowledge of a multilingual world by tradition; a lyrical narration of the humana conditio focused on establishing the forms of its authenticity.
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Questo studio è dedicato all’opera in versi del poeta austriaco contemporaneo Raoul Schrott, di cui si cerca per la prima volta di offrire una visione d’insieme attraverso un percorso interpretativo dei testi e dei temi. Si va dagli esordi sul finire degli anni Ottanta, segnati dall’incontro con l’estro creativo di H.C. Artmann, alla ricerca di una propria poetica, che si delinea già nella raccolta Hotels (1995); si giunge, attraverso le sillogi successive, alla recente Inventur des Sommers [Inventario dell’estate, 2023], in cui il poeta torna a viaggiare nella terra delle antiche Muse. La poesia di Schrott tocca temi quali il sublime, la percezione della natura, l’ateismo, il tempo, l’amore, l’assenza; essa risente del fascino degli inizi e racchiude, nel suo sviluppo, l’interrogativo metapoetico sulla propria origine, sull’architettura e le funzioni del componimento poetico come genere d’elezione, anche nel mondo di oggi. È una poesia universale, in cui riecheggia il sapere letterario di un mondo tradizionalmente plurilingue; una narrazione lirica della humana conditio concentrata a stabilire le forme della sua autenticità
1947-1967: Vent'anni d'influenze. Il Gruppo 47 e la costituzione di un canone della letteratura tedesca
L'articolo analizza l'influenza che il Gruppo 47 - nella sua trasformazione da iniziale officina letteraria per gli scrittori del secondo dopoguerra a industria letteraria della Bundesrepublik negli anni '60 - ha esercitato nella costituzione di un moderno canone letterario di opere di lingua tedesca
La lingua, il caos e il mondo degli oggetti frattali. Su alcune prose di Kurt Schwitters
Il presente saggio ricostruisce le influenze reciproche di arti figurative e letteratura nel periodo della Moderne e Avantgarde, in particolar modo per quel che concerne l’astrazione geometrica.
Dall’abbandono della tecnica prospettica, all’astrattismo, al costruttivismo e all’arte e poesia concreta, la questione geometrica viene affrontata attraverso l’analisi di due prose di Kurt Schwitters (1887-1948) ovvero Auguste Bolte (1922) e Horizontale Geschichte (1926) nonché dei suoi manifesti teorici.
Schwitters spinge agli estremi la scelta dell’astrazione geometrica, preparata dallo spirito del Romanticismo e dalle scoperte tecnico-scientifiche del Settecento e dell’ Ottocento, offrendo esempi letterari innovativi e giungendo ad anticipare l’interesse per le logiche invisibili della materia che sarà proprio della più tarda geometria frattale. La sua resa letteraria di tali questioni è un caso di studio di grande interesse.
The present paper focuses on the reciprocal influences between visual arts and literature from the end of the nineteenth century up to the 1930s, notably with regard to geometric abstraction.
From the statement of «the end of scientific perspective» (F. Novotny), via the abstract art and the constructivism all the way to the concrete art and poetry, this essay will examine the question of geometry and perspective within the scope of art and literature, thereby analysing two works of prose by Kurt Schwitters (1887-1948): Auguste Bolte (1922) and Horizontale Geschichte (1926) as well as some of his aesthetic works.
Schwitters pushes experimentation with the geometric abstraction to the extreme, oriented by the Romantic movement and by the technical and scientific discoveries from the seventeenth into the nineteenth Century and he signalises an interest in the invisible logics within matter, which will be in the second part of the Twentieth Century the subject of so-called «fractal geometry». The way Schwitters deals with these issues as themes for his literary works is a very interesting case of study
Recensione di: Lundius, Wiebke: Die Frauen in der Gruppe 47. Zur Bedeutung der Frauen für die Positionierung der Gruppe 47 im literarischen Feld. Berlin: Schwabe, 2017. 377 S.
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