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Corpo e identità: prospettive e distorsioni pedagogiche
Si affronta il tema complesso della relazione fra corpo e identità, percorrendo alcuni dei sentieri teoretici tratti dalla riflessione filosofica, pedagogica e psicologica. Sarà investigata l’antica separazione fra corpo e anima in una lettura più contemporanea che, lontana da posizioni manicheistiche, restituirà dignità al corpo, e all’unita sostanziale di corpo e anima, attraverso una pedagogia in grado di recuperare l’istanza del corpo, così come di tutti gli altri apparenti opposti che abitano l’umano, tutti unitamente intesi come fondativi dell’esperienza soggettiva e della costituzione dell’identità. Al di là della ragione e del pensiero si darà spazio a quella saggezza del corpo capace di sentire, prima e meglio, se stessi e il mondo, in un legame pre-logico con le cose e con sé stessi foriero di nuove e più autentiche percezioni su cui basare un rinnovato itinerario formativo, pedagogico ed educativo di promozione della coscienza e della conoscenza della propria corporeità , non soltanto nella logica del benessere complessivo della persona, ma soprattutto nella sua valenza filosofica ed esistenziale. Esplorando la vetusta e arcaica percezione sociale e soggettiva della corporeità, con le sue distorsioni ideative e concettuali, si toccherà, altresì, il tema legato alle svariate forme di disagio e di sofferenza connesse alla percezione corporea, offrendo una diversa maniera di intendere il corpo, non più visto nella sua forma privativa ed estetizzante rispetto a un dover essere condizionato, ma come strumento essenziale del nostro vivere, il nostro corpo, imparando ad averne cura anche nella disposizione all’ascolto, mostrando attenzione verso tutte quelle espressioni corporee rivelatrici di stati interiori, recuperando il nostro corpo come estrinsecazione e forma dell’identità da valorizzare, scoprire, sentire, afferrare e rispettare come parte intima, ontologica, assoluta e radicale di sé. In questo riconoscimento dell’assoluta evidenza del corpo seguiremo, infine, gli insegnamenti del filosofo francese Jean Luc Nancy (1940-2021) rendendo giustizia al corpo, alla sua essenza, assaporandone i frutti nella penombra dell’alba
Pàthei màthos. L'esperienza del dolore fra stagnazione e autotrascendimento. Uno sguardo su Viktor E. Frankl
L’esperienza del dolore, quale vissuto ineludibile e ineluttabile della condizione umana appare anche un imprescindibile argomento di natura pedagogica, nella misura in cui il soffrire rimanda all’immagine di un essere nel mondo in cui la dimensione della sofferenza, come espresso nel concetto antico di pàthei màthos, contribuisce, nel suo particolarissimo modo, alla formazione della persona nella sua totalità, nella peculiare forma dell’apprendere attraverso il dolore. Dalla cultura ebraica, dove vale il qui auget scientiam, auget et dolorem (chi accresce la conoscenza, accresce anche il dolore), si arriva alla tradizione greca che fa prevalere la concezione opposta del qui auget dolorem, auget et scientiam, ovvero dell’apprendere attraverso la sofferenza, aspetto che va considerato non solo nel suo aspetto tragico, ma anche per la sua valenza pedagogica. Il processo formativo che ivi si avvera è quello di un’autoformazione che perpetuamente si confronta con il rischio, con la crisi con la sofferenza, con la rottura dei vecchi paradigmi e la creazione di nuove categorie esistenziali che inevitabilmente espongono l’individuo all’incertezza e al rischio di frammentazione, ma che si autoricompone nella maturata capacità di ristabilire gli equilibri e di ricostruire nuovi assetti, quando la vita prende allora forma dal caos. Riferimento imprescindibile nel discorso intorno al dolore e all’autotrascendimento è il neurologo, psichiatra e filosofo austriaco di origine ebraica, Viktor E. Frankl, testimonianza capace di innalzare spiritualmente l’esperienza del dolore e la sua brutalità Pàthei màthos: l’esperienza del dolore fra stagnazione e autotrascendimento. Verso l’“homo patiens” di Viktor E. Frankl 313 in una donazione di senso che trascende il dramma e la tragedia di un’esistenza ferita. L’educazione, quindi, ha il compito di illuminare le coscienze con la proposizione di domande utili alla ricerca e alla conquista di un senso autentico del vivere, indipendentemente da qualsiasi situazione o condizione avversa, educando al pensiero e alla riflessione
Guardiamo un cartone? I cartoni animati didattico-educativi: "intrattenere educando"
Guardiamo un cartone? nasce da un ricordo, da un’ispirazione, da una constatazione che si riverbera negli anni e che conferma l’antica affezione dei bambini di sempre ai loro cartoni animati preferiti. Dalla loro comparsa a oggi i cartoni animati continuano ad accompagnare e ad allietare la vita di ogni bambino, legandosi a quell’inalienabile vocazione infantile all’immaginario e al fantastico. Da sempre associati al divertimento, al gioco e all’intrattenimento, oltre che a precise rappresentazioni di realtà sociali, in particolare nipponica e statunitense, si è voluto indagare a fondo il mondo parallelo dei cartoni animati, quello dei cartoons didattico-educativi; una nuova frontiera educativa per bambini sempre più desiderosi di apprendere nuove conoscenze e per genitori sempre più consapevoli dell’importanza di una scelta di qualità rispetto alla programmazione televisiva per i piccoli utenti. Partendo da un viaggio storico che va dalla nascita della televisione a oggi, si sono tracciate le linee evolutive di una televisione che, con sempre maggiore impegno pedagogico e nonostante le tante criticità, cerca di farsi interprete dei bisogni educativi dell’infanzia, coniugando l’intrattenimento con l’intenzionalità educativa. L’auspicio è quello di una TV che sappia “intrattenere educando” in riferimento a quelle che sono le necessità cognitive, psicologiche ed educative dei bambini, argomenti ampiamenti dibattuti nel testo, specie per quello che concerne gli effetti della televisione sui bambini
La Teatrosofia. Amore e morte nella pedagogia teatrale per ragazzi. Socrate è di scena
La suggestione della Teatrosofia nasce dalla volontà di coniugare teatro e filosofia all’interno di un unico momento formativo rivolto ai ragazzi e alle ragazze di Scuola Secondaria di I grado. Intessendo insieme le trame dell’educazione alla teatralità con quelle dell’educazione al pensiero critico e riflessivo, in maniera sinergica e dinamica i contenuti filosofici proposti, nella fattispecie i due dialoghi platonici, il Fedone, dove si narra la morte di Socrate, e il Simposio, dialogo sull’amore, si sono accesi e vivificati all’interno di laboratori teatrali ideati e predisposti accuratamente per questa fascia di età. Nell’ambiente buio, silenzioso e raccolto di un teatro, dove ogni piccolo rumore fisico o dell’anima si riverbera nell’acustica della scatola magica del teatro, a ciascuno viene offerta la possibilità di sperimentare un abito riflessivo e introspettivo volto alla conoscenza di sé, degli altri e del mondo, unitamente alla conoscenza delle proprie idee e delle proprie convinzioni. Nella penombra di un teatro, dove lievi fasci di luce illuminano a tratti il dipanarsi delle esistenze, ci si muove nel lento fluire di un «tempo altro», che sposta l’asse percettivo in una realtà altra diversa dall’ordinario. Nello spazio fisico del teatro il tempo, poi, si fa un «tempo rallentato», che allontana dai compiti impellenti e dalla frenesia del «là fuori», e che proietta in un «tempo sospeso», che si riavvolge nelle pieghe delle singole individualità alla ricerca di un diverso modo di rapportarsi a sé, alle cose, agli altri, ai pensieri e alle riflessioni profonde sulle domande fondamentali dell’esistenza
"Adolescence": disagio e devianza minorile fra "incel" e "manosfera". La narrazione nell'educazione emotiva e sentimentale.
L’età adolescenziale, sempre più articolata e resa complessa da diverse criticità valoriali, sociali e culturali, si configura oggi come una delle fasi più ardue e incerte dell’esistenza umana sempre più oggetto della riflessione pedagogica. Consegnati a se stessi, travolti dal caos e dall’inquietudine, immersi in un metaverso sempre più avvinghiato da intelligenza artificiale e piattaforme social online, molti adolescenti incontrano, nei meandri delle loro complessità interiori, la via della disperazione più nera e acuta, quella della fine di ogni speranza, quella della cessazione di ogni sentimento di bellezza del vivere, dove ogni espressione vitale precipita nell’assurdo di un dolore indicibile che tracima in un’angoscia che culmina nel desiderio di morte, della propria morte, come nei casi di suicidio, o della morte dell’altro, visto come nemico/nemica da annientare. Fatti che rimandano alla necessità di affacciarsi all’interno di quella zona oscura e solitaria della psiche che facciamo ancora fatica a riconoscere, in noi stessi e negli altri, e che è stato efficacemente esposto nella miniserie britannica del 2025, Adolescence, che ha generato, a livello nazionale e internazionale, un esteso e acceso dibattito culturale e scientifico. L’accoltellamento e l’omicidio brutale di Katie da parte del tredicenne Jamie, rivela un sottosuolo di relazioni violente e di modi relazionali distorti all’interno di un universo giovanile dove il virtuale si mischia con il reale in un continuum dove la virtualità, con le sue dinamiche relativamente semplici, rivelano la complessità della vita psichica individuale adolescenziale, ancora in fase di costruzione e di assestamento. Incel (involuntary celibates) e manosfera, effetti diretti dei processi di digitalizzazione delle relazioni negli spazi digitali (forum, siti, canali, etc.), sono espressioni che definiscono una certa mascolinità tossica con contenuti dichiaratamente misogini e antifemministi. Sessismo, bullismo e violenza sono le zone oscure che caratterizzano la vita adolescenziale in un contesto sociale, scolastico, educativo e relazionale solo formalmente adeguato. Tale condizione, che mette in evidenza il profondo disagio minorile, implica anche una riflessione sulla condizione della genitorialità e dell’educazione contemporanea, fortemente provate da modelli sempre meno equilibrati fra l’asse emotivo-affettivo e quello delle regole e dei limiti. L’amore, l’amicizia, l’affettività e la sessualità, l’attenzione pedagogica alla vita psichica ed emotiva degli adolescenti diventa espressione di quella cura capace di farsi carico dell’altro, prestando ascolto a tutti quei segnali, impliciti o espliciti, che cercano di tradurre l’incomunicabile e l’inesprimibile in uno spazio sicuro all’interno del quale compiere la propria trasformazione nell’atanor caldo del forno alchemico della famiglia e della scuola con metodi narrativi e dialogici
L'educazione tanatologica. Come e perché parlare di morte con i bambini.
Il volume affronta la tematica dell'educazione tanatologica, in riferimento all'educazione al concetto di morte con i bambini, partendo dall'assunto secondo il quale il concetto di morte viene compreso, seppur con differenze dovute a diversi stili cognitivi, dai bambini sin dalla tenera età. Questo rende necessario un approccio al concetto di morte che sappia meglio contenere i vissuti di angoscia che esso inevitabilmente crea nella psiche infantile. Il testo comprende anche una parte empirica con interviste ermeneutiche dirette ai bambini nella fascia 5-7 anni di età sul tema morte, sia per favorire l'esternazione dei vissuti di morte, sia per comprendere la comprensione cognitiva del concetto stesso di morte
Narrazione e pedagogia introspettiva
Il volume intende affrontare l'argomento della pedagogia introspettiva come chiave fondamentale della formazione dell'individuo in tutto l'arco dell'esistenza. Interesse precipuo è quello di individuare i modi e le forme di una corretta familiarità con i propri vissuti psicologici, affettivi ed emotivi attraverso l'espressione narrativa di sè nelle diverse età della vita. Ogni fase di vita si caratterizza nelle sue peculiari forme di incontro con se stessi, a partire dall'infanzia con il gioco simbolico, il disegno e la fiaba, passando per l'età adolescenziale e giovanile con la musica e il diario individuate come primarie forme di espressione di sè e con l'intervista narrativa, approdando all'età matura con l'autobiografia. Tutti questi approcci intendono pervenire ad una nuova immagine di formazione, interessata non solo alle abilità cognitive, ma anche alle competenze di natura emotiva e affettiva che si pongono nelle diverse età della vita. Ne emerge una immagine del processo formativo incentrato sulla personalità totale dei soggetti, sottolineando l'imprescindibilità di corrette e positive relazioni educative caratterizzate da un atteggiamento di autentica empatia, dove gli aspetti interiori della persona possano essere considerati e valorizzati nella loro significanza formativa, e dove si possano creare le condizioni di una vera e propria prassi di educazione interiore, emotiva, affettiva e sentimentale fondata sull'ascolto e sulla partecipazione, tutti elementi essenziali per un processo positivo e lineare di costruzione dell'identità personale
Il viaggio di formazione. Fra l'estetica dei paesaggi e l'estetica del Sé.
Il viaggio di formazione si vivifica anche nella figura del beholder, che appare affine a quella del soggetto di natura contemplativa, richiamando lo stesso paesaggio a contesto di ispirazione mistica, dove la consapevolezza dell’osservare produce l’incanto della partecipazione mistica con le cose intorno a sé, che vengono vissute come parti che si coagulano intorno al nucleo centrale del Sé. L’osservatore consapevole vede in una maniera diversa e più profonda la realtà che lo circonda, e questa sua particolare forma del vedere si sposa con le mirabili descrizioni, con la poesia dei racconti di luoghi e paesaggi che molti hanno pur guardato, ma che pochi hanno davvero visto, assaporandone i più intimi recessi
Water capacity and size data of reverse micelles formed by novel cationic surfactants
This paper contains data of water capacity (in terms of w 0 = molwater/molsurfactant) in reverse micelles formed by several commercial and non-commercial cationic surfactants in cyclopentane, petroleum ether, and iso-octane. Also reported are hydrodynamic diameters of the respective reverse micelles formed. Tested surfactants were (i) single-chained cationics: cetyl benzyl diethanolammonium bromide (CBDB), cetyl benzyl dimethylammonium bromide (CBMB), cetyl dibutyl ethanolammonium bromide (CDBEB), cetyl cyclohexyl dimethylammonium bromide (CCDB); and (ii) twin-chained cationics: didodecyl dimethylammonium chloride (DDMC), didodecyl diethylammonium bromide (DDEB), didodecyl dipropylammonium bromide (DDPB), didodecyl diethylammonium chloride (DDEC), dodecyl benzyl dimethylammonium bromide (DBDMB). Also reported are sizes of reverse micelles as determined by dynamic light scattering
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