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In ricordo di Giovanni Maria Lupo
Il contributo è la riedizione del testo della commemorazione già pubblicata in “Studi Piemontesi”, vol. LII, fasc. 1 (giugno 2023), pp. 241-244
Introduzione: scrivere per Giovanni
Breve introduzione, come curatore, al volume in memoria di Giovanni Maria Lup
Le “parti altre” della città: borghi e borgate nella formazione del tessuto storico torinese
Giovanni Maria Lupo è stato senza dubbio uno studioso originale e dalla sensibilità fuori dal comune. In particolare, riusciva a leggere una «struggente bellezza» – parole sue – in contesti, quelli dei borghi e delle borgate torinesi (ma saldamente riportati alla condizione europea) che sarebbero apparsi ai più come minimo tristi, dimessi, certamente negletti da qualsiasi percorso aulico e che viceversa ai suoi occhi si elevavano a emblema di una condizione culturale precisa, quella di "banlieu proche", entità altra rispetto alla città attentamente pianificata, ma non per questo meno degna di studio e di tutela
Per la città. Storia dell'urbanistica e impegno culturale. Scritti in memoria di Giovanni Maria Lupo
Dedicare un volume alla memoria di Giovanni Maria Lupo significa senza possibilità di equivoco occuparsi della città, quel fenomeno umano, prima ancora che fisico, al quale ha dedicato tutta la propria vita di storico impegnato. Una città fatta delle sue molte parti, anche tralvolta in contrasto tra loro, sempre tuttavia vitale e centro di cultura, della quale si è occupato con appassionato coinvolgimento.
Colleghi, allievi e soprattutto amici, gli offrono questo omaggio, con accenti diversi, ma tra di loro integrati, sulla scorta del suo modo – tutto tranne che convenzionale – di cercarne le ragioni e le soluzioni formali.
La «struggente bellezza» dei luoghi minimi, délabrés e pure indomiti testimoni di una condizione storicamente sedimentata, che egli riconosceva come parte familiare di un processo di appropriazione della città, ricompare negli scritti di molti degli autori, con declinazioni diverse, ma con la stessa attenzione di fondo: non solo l’emergenza monumentale, ma in larga prevalenza il tessuto, l’edificato denso e stratificato, o viceversa il disegno lucido, rigoroso, funzionale che deriva dalle istanze di una popolazione in crescita (fino ad una certa data) e poi, con tendenza opposta, in contrazione. E ancora, casi anomali, isolati, specialissimi di una certa messa a coltura del “non città”, ossia di quei luoghi che rimangono esterni agli insediamenti urbani. Confusione? Nulla di tutto questo, ma esattamente all’opposto una dimostrazione della vitalità del tema e del ruolo fondativo che Giovanni ha saputo incarnare
Un’area transfrontaliera: la macrostruttura storica del territorio dal Ducato d’Aosta alla Regione autonoma. Tracce di percorsi per un percorso sistemico attorno alle strutture fortificate e pseudofortificate
Il saggio relaziona ed esprime l’attività di ricerca svolta da un nutrito gruppo di esperti, coordinati dall’autrice, riguardo alle strutture fortificate e pseudofortificate della Valle d’Aosta, analizzate non come singole emergenze, ma come parti del paesaggio, legate tra loro da complesse interazioni sistemiche. Quanto esposto è esito di una convenzione tra la Regione Autonoma Valle d’Aosta e la Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio, nel contesto di Programma internazionale INTERREG, ALCOTRA dal titolo AVER-Anciens vestiges en Ruine (Valle d’Aosta-Haute Savoie
Recensione a "Attilio Offman, Laura Facchin e Massimiliano Ferrario, Pino Dell’Aquila, Luca Mana, Palazzo Perrone di San Martino da dimora nobiliare a sede della Fondazione CRT, Fondazione CRT, Savigliano, L’Artistica Editrice, 2021, pp. 190, tutto in quadricromia e con inserto fotografico di 171 immagini".
Recensione critica al volume miscellaneo, che ne mette in luce l'importante ruolo nella rilettura - su base accuratamente archivistica - dei dati a disposizione su questo grande palazzo voluto nel XVIII secolo da un ricco committente, ma riplasmato integralmente da Giovanni Chevalley dopo essere stato acquistato nel 1881 dalla Cassa di Risparmio di Torino
Si hortum in bibliotheca habes, nihil deerit. Ricordo di Vittorio Defabiani tra libri e giardini
Ricordo in memoria di Vittorio Defabiani, Architetto e già docente del Politecnico di Torino, mancato il 15 novembre 2023
Il programma didattico della Scuola di specializzazione, tra formazione teorica ed esperienze sul campo / The teaching program of the School of Specialization, between theoretical training and on-field experiences
L'articolo è pubblicato entro il numero monografico di A&RT intitolato "Didattica ed esperienze di Restauro: affermazione dell’identità territoriale e confronti internazionali. Per Carla Bartolozzi / Teaching and experiences of restoration: affirmation of territorial identity and international comparisons. For Carla Bartolozzi".
La Scuola di specializzazione in Beni architettonici e del paesaggio rappresenta da oltre trent’anni parte della formazione di III livello del Politecnico. Si inserisce anche nel contesto del sistema nazionale delle scuole nel campo dei beni culturali, e in specifico tra quelle che completano il percorso formativo degli Architetti e di alcune altre classi di laurea legate al patrimonio architettonico e territoriale. La precoce fondazione (1989) ne garantisce consolidata esperienza, senza tuttavia aver impedito l’aggiornamento della proposta formativa. In particolare, gli Atelier, ossia le attività sul campo, ne sono sin dall’istituzione una delle caratteristiche, riflettendo il taglio interdisciplinare; è questa l’attività alla quale Carla ha contribuito maggiormente con il suo magistero
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