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Introduzione
Le questioni che riguardano il genere e le sue differenze rappresentano un territorio – molto spesso – “minato”. Si tratta, infatti, di tematiche alquanto divisive, oggetto di dibattito pubblico e mediatico, quando non di appropriazione ideologica nell’arena politica. Nonostante ciò, o forse proprio in ragione di ciò, è importante che i contesti dell’educazione e della cura alla prima infanzia, così come i professionisti e le professioniste che li abitano, si interroghino sul ruolo che il genere – come costrutto sociale – riveste all’interno delle pratiche educative e, soprattutto, sull’impatto implicito ed esplicito su di esse. L’urgenza di una ri- flessione in merito è ciò che ha spinto il Gruppo Nazionale Nidi Infanzia (GNNI) ad organizzare, all’interno del XXII Convegno nazionale che si è tenuto a Pesaro dal 30 settembre al 2 ottobre 2022, una commissione seminariale dal titolo “Maschile/femminile/*. Dilemmi, dubbi e possibilità nel lavoro educativo”. Di fronte a una platea di insegnanti, educatrici e professionisti/e dello 0-6, la discussione ha posto sul tavolo, tra le tante, questioni come il rapporto tra le differenze di genere e le disuguaglianze, il ruolo della lingua e, più in generale, della comunicazione, la pluralità di forme familiari, ecc. A fronte, infatti, di un grande dibattito e, molto spesso, di una (altrettanto grande) confusione, le scienze sociali (sociologia, pedagogia, psicologia, antropologia) si occupano da tempo di questi temi, consapevoli dell’impatto che alcune differenze – e il genere rientra tra queste – giocano all’interno dei contesti e delle relazioni, già dalla prima infanzia. Il presente Quaderno, sulla scia degli altri già pubblicati, vuole rappresentare, a partire dalle riflessioni che sono emerse durante il Convegno di Pesaro cui si sono aggiunti approfondimenti ed esperienze, uno strumento per chi lavora a vario titolo nei contesti dell’educazione e della cura alla prima infanzia, offrendo alcuni riferimenti a studi e normative, da un lato, e presentando esperienze e orientamenti pratici, dall’altro
Teatro dell'Oppresso. Radici e ali
In Teatro dell'Oppresso. Radici e ali l'autrice sviluppa un'analisi del metodo teatrale fondato da augusto Boal intrecciando elementi autobiografici all'approfondimento di teoria e prassi. Il libro propone una riflessione sui concetti che sono alla base del metodo in connessione con i progressi e le sfide della sua stessa evoluzione. Gli elementi teorici si alternano ad esempi pratici per contestualizzare le tematiche e illuminare le dimensioni etica, politica e pedagogica coinvolte nell'applicazione. Grazie al racconto dell'esperienza di vita e di ricerca dell'autrice, in cui il Teatro dell'Oppresso rappresenta il dispositivo privilegiato di investigazione e di comprensione della realtà, il libro consente di accedere al profondo significato del teatro di Boal inteso quale contesto di conoscenza collettiva capace di tenere insieme dimensione estetica, politica e filosofica
Insegnare genere e sessualità : dal pregiudizio sessista alla prevenzione della violenza
Relazioni basate sul possesso e sulla sopraffazione. Emarginazione di identità non conformi alle attese sociali. Cultura dello stupro. Pornografizzazione del desiderio. La scuola dovrebbe occuparsi di questi temi? E se sì, come? Il volume risponde a questi interrogativi a partire dall'urgenza, sentita oggi più che mai nel nostro paese, di prevenire simili fenomeni con l'educazione. Lo fa chiarendo il che cosa: ovvero di cosa parliamo quando ci riferiamo a sesso, genere, sviluppo e orientamento sessuale. Successivamente, spiega il perché e il quando occuparsene a scuola, secondo le indicazioni della ricerca scientifica. Infine, come farlo, con proposte operative per contrastare il sessismo, il bullismo omolesbobitransfobico, la violenza nella coppia e valorizzare l'autodeterminazione e la pluralità dei modi di abitare il genere e la sessualità. Il testo alterna teoria, esercizi di riflessività e proposte didattiche ed è rivolto a chi insegna nei servizi educativi e nelle scuole di ogni ordine e grado
Corpi bambini felici tra rischi e ipocrisie
L'obiettivo del capitolo è quello di delineare (e denunciare) senza troppi "abbellimenti" la condizione dell'infanzia che abita i contesti del"mondo occidentale". Avere a cuore l'infanzia, infatti, non è "una questione privata", prendersi cura dell'infanzia riguarda l'intera comunità che può riappropriarsi, così, di valori dimenticati (e inattuali): forse solo attraverso il rispetto per chi è più piccolo, fragile, diverso, misterioso si potrà riuscire a promuovere un cambiamento
To bi or not to bi? La bisessualità in Italia tra cancellazione, stereotipi e affermazione di sé: le sfide per l’educazione
Verso la bisessualità si è sviluppato nel tempo uno spettro di pratiche oppressive (bi-negatività) che includono forme di violenza, discriminazione, denigrazione e cancellazione epistemica: la sua esistenza viene ancora frequentemente negata (bi-erasure) oppure associata a manifestazioni di tipo patologico. Le evidenze scientifiche mostrano come la bi-negatività abbia impatti significativi sulla qualità della vita dei soggetti bi.
Con l’obiettivo di approfondire quali siano i contesti e quali gli atteggiamenti, i comportamenti e le esperienze che possono favorire (oppure ostacolare) i vissuti positivi dei soggetti bisessuali – delineando così possibili piste di intervento educativo – è stata condotta un’indagine esplorativa che ha coinvolto complessivamente 519 individui bisessuali italiani (N=519). La raccolta dati è avvenuta a ottobre-novembre 2020, attraverso un questionario semi-strutturato online e i dati qualitativi sono stati codificati.
La comunità LGBTQ+ e le relazioni con altri soggetti bi si mostrano come i contesti relazionali più favorevoli al benessere delle persone rispondenti, mentre il contesto familiare e la rappresentazione mediatica vengono riportati quali elementi di maggiore ostacolo. Fra gli elementi a favore di vissuti positivi emergono la possibilità di avere accesso a materiale informativo e/o a testimonianze di soggetti bisessuali e il vivere in contesti relazionali aperti e plurali. Fra gli aspetti più critici, invece, quelli legati alla scarsa (o superficiale) conoscenza sul tema, che alimenta bi-cancellazione e discriminazione.
L’indagine pone in evidenza la necessità di informazione e formazione specifica nell’ambito dell’educazione degli adulti, l’urgenza di favorire contesti in cui il pensiero favorisca la decostruzione di stereotipi e pregiudizi e l’esigenza di un’educazione all’affettività, alla sessualità e alle tematiche LGBTQ+ che aiuti a costruire una nuova cultura della sessualità
Introduzione
Nell'introduzione è presentata la mission del volume che nasce in seguito alla realizzazione di un video-documentario del 2013 sull'adultizzazione dell'infanzia e il rischio della scomparsa - come già analizzato da Neil Postman - di una dimensione socio-culturale fondamentale nella vita di bambine e bambini
"Non" c'era una volta l'infanzia. E oggi?
Non c'era una volta l'infanzia: i bambini e le bambine ci sono sempre stati, ma l'infanzia no. Il capitolo ripercorre la storia dell'infanzia come categoria socio-culturale, dagli anni buii caratterizzati dall'infanticidio, dall'abbandono e dall'incuria all'epoca della prima comparsa dell'infanzia e all'insorgere della pedagogia nera. La trattazione arriva al "secolo del fanciullo" e affronta il delicato tema dei diritti, passando attraverso la proposta della Philosophy for Children
Citizenship, Gender and Ecological Transition. Proposals for a Systemic Educational Approach towards a Sustainable Society
Pianeta Alimentazione: uno sguardo alla salute dei nostri bambini
Oggi, secondo i dati riportati dall'OMS, più di 41 milioni di bambini nel mondo risultano obesi o in sovrappeso. Il comportamento dei genitori e le abitudini alimentari familiari influenzano l'alimentazione dei bambini e permangono nella vita adulta condizionandone la salute. L'autrice intervista la dottoressa Elena Centis, Pedagogista del Reparto di Malattie del metabolismo e Dietetica Clinica del Policlinico Sant'Orsola-Malpighi di Bologna
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