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    Accelerated polymer biodegradation of risperidone poly(D, L-lactide-co-glycolide) microspheres

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    The influence of a tertiary amine, namely risperidone (pKa = 7.9) on the degradation of poly(D, L lactide-co-glycolide) (PLGA) microspheres was elucidated. Risperidone and blank microspheres were fabricated at two lactide/glycolide ratios, 65:35 and 85:15. The microspheres were characterized for drug loading by high-performance liquid chromatography, particle size by laser diffractometry, and surface morphology by scanning electron microscopy. Polymer degradation studies were carried out with drug-loaded microspheres and blank microspheres in presence of free risperidone in 0.02 M PBS containing 0.02% Tween®80 at 37°C. Molecular weight was monitored by gel permeation chromatography. Risperidone and blank microspheres had similar size distribution and were spherical with a relatively nonporous smooth surface. The presence of risperidone within the microspheres enhanced the hydrolytic degradation in both polymeric matrices with faster degradation occurring in 65:35 PLGA. The molecular weight decreased according to pseudo-first-order kinetics for all the formulations. During the degradation study, the surface morphology of drug-loaded microspheres was affected by the presence of risperidone and resulted in shriveled microspheres in which there appeared to be an intrabatch variation with the larger microspheres being less shriveled than the smaller ones. When blank microspheres were incubated in free risperidone solutions, a concentration-dependent effect on the development of surface porosity could be observed. Risperidone accelerates the hydrolytic degradation of PLGA, presumably within the microenvironment of the drug-loaded particles, and this phenomenon must be taken into consideration in designing PLGA dosage forms of tertiary amine drugs

    Procedimento per il pagamento del compenso agli avvocati e opera prestata in più gradi o fasi del processo

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    Il procedimento speciale per la liquidazione degli onorari di avvocato torna a far parlare di sé e, come era ampiamente prevedibile, continua a far discutere le parti per questioni di mero rito, anziché per il merito delle vicende. Questa volta è stato il turno di un avvocato che aveva prestato la propria opera nello stesso processo innanzi al tribunale e alla corte di appello per il medesimo cliente, e che ne aveva chiesto la condanna al pagamento del compenso per l’intera attività svolta, rivolgendosi al tribunale. Il tribunale aveva dichiarato la propria incompetenza, sostenendo che la domanda andava proposta al giudice di secondo grado perché ultimo ad occuparsi della controversia, e l’avvocato aveva proposto ricorso per regolamento di competenza. Le Sezioni unite, a cui la causa era stata assegnata perché si era profilata una questione di massima di particolare importanza, hanno rigettato il ricorso, affermando il principio secondo cui allorquando l’avvocato agisce con le forme dell’art. 28 della l. 794/1942 per il pagamento del compenso per l’opera prestata in più gradi o fasi del processo, deve adire l’ufficio giudiziario di merito che ha deciso per ultimo il giudizio. La soluzione adottata dalla S. Corte, con le necessarie precisazioni di cui si dirà infra § 7, può essere apprezzata, nella misura in cui risolve una questione di non poco conto e rilievo pratico attinente al procedimento speciale per la liquidazione degli onorari e indica agli avvocati qual è la strada da percorrere quando l’attività difensiva giudiziale è stata prestata, come di frequente accade, per più gradi o fasi del processo. Ciò non significa, però, che il principio affermato non presenti alcuna ricaduta negativa sul piano della coerenza del sistema, perché anzi la decisione in questione, per quanto apprezzabile negli intenti, rafforza il convincimento, già espresso in altra sede, che forse è arrivato il momento di riflettere seriamente sull’opportunità di mantenere in vita lo speciale procedimento per il pagamento del compenso dovuto agli avvocati per l’attività professionale prestata in sede giudiziale
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