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    Indicatori di biodiversità in ostrio-querceti cedui di diversa età sui Colli Euganei (PD)

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    Viene esaminata la composizione specifica di alcuni ostrio-querceti di diversa età, governati a ceduo, sui Colli Euganei (Padova), al fine di evidenziare le variazioni di indicatori ed indici di biodiversità all'aumentare del tempo trascorso dal taglio. Con la chiusura delle chiome, determinata dall'età, diminuiscono la ricchezza specifica e la complessità, diminuisce anche il grado di emerobia e aumenta invece la presenza di specie nemorali ("ancient species"). La biodiversità specifica di queste formazioni si conferma dinque di tipo "V" (sensu Del Favero et al., 200), ovvero la partecipazione alla cenosi di specie erbacee ed arbustive è condizionata dalla quantità di luce al suolo. Il numero di specie pregiate non sembra invece avere relazioni univoche con l'età del ceduo

    VALUTAZIONE ELETTROMIOGRAFICA E KINESIOGRAFICA DELLO SPAZIO LIBERO NEI PAZIENTI DISFUNZIONALI PRIMA E DOPO TRATTAMENTO CON BITE

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    Introduzione: nella pratica clinica i segni e i sintomi delle disfunzioni temporo-mandibolari sono estremamente frequenti e presentano una incidenza del 50-60% sull’intera popolazione. L’approccio al paziente disfunzionale deve seguire un protocollo diagnostico completo che si basi sui criteri della semeiotica tradizionale e la diagnosi definitiva sarà il risultato dell’integrazione dei dati forniti dall’anamnesi, dall’esame clinico, dagli esami radiografici e da altre indagini strumentali quali la risonanza magnetica, l’elettromiografia, specie se in associazione con la kinesiografia, e la sonoartrografia. Scopo del lavoro è la valutazione dell’utilità diagnostica della elettromiografia associata alla kinesiografia mandibolare (EMKG), nell’ambito dei pazienti affetti da disfunzioni dell’articolazione temporomandibolare, con particolare riferimento all’inquadramento dimensionale dello spazio libero ed alla sua correlazione/correlabilità con l’assetto elettromiografico del distretto cranio-cervico-mandibolare. Materiali e Metodi: un campione di 23 soggetti è stato selezionato tra i pazienti del servizio di EMKG della Clinica Odontoiatrica di Padova. Tutti i pazienti sono stati sottoposti ad anamnesi ed esame obiettivo: l’iter anamnestico ha reso possibile la classificazione dei pazienti in base al tipo di disfunzione (articolare, muscolare, combinazione delle due); i pazienti sono stati sottoposti, poi, ad EMKG al fine di ottenere informazioni riguardanti la dinamica mandibolare, il tono muscolare in condizioni di riposo ed il freeway space. Gli SCAN di riferimento sono stati il 3, che visualizza il movimento mandibolare dalla posizione di riposo accomodativa all’occlusione centrica, ed il 9 (elettromiografia basale dei muscoli masticatori, prima del rilassamento); in base ai dati ottenuti tramite l’EMKG, è stata adottata una specifica terapia con placca (di svincolo, riposizionamento, stabilizzazione o riposizionamento associata successivamente a placca di svincolo). A distanza di 9 mesi dal trattamento è stato nuovamente realizzata una EMKG per valutare le variazioni correlate di spazio libero e di tono muscolare. Risultati e Discussione: i pazienti, prima del trattamento, presentavano valori elettromiografici basali elevati e valori di freeway space mediamente inferiori al range fisiologico; dopo il trattamento è stato possibile rilevare una riduzione dei valori basali di gran parte dei muscoli considerati ed un correlato e relativo aumento del freeway space. Il trattamento specifico con placca di svincolo ha permesso la riduzione più consistente del tono muscolare dei masseteri e dei temporali ant ed un aumento relativo del freeway space (da 0.7mm a 1.7mm circa); tali valori sono accompagnati quasi sempre da un miglioramento del quadro sintomatologico. Conclusioni: l’elettromiografia, in associazione alla kinesiografia, è un’indagine strumentale importante sia in fase diagnostica, per quantificare l’entità delle disfunzioni muscolo-scheletriche ed i valori reali di freeway space, sia in fase terapeutica, in quanto consente la monitorizzazione delle variazioni indotte dalle placche sul sistema neuromuscolare dei pazienti disfunzionali

    LA CEMENTAZIONE IN COMPOSITO DELLE FACCETTE IN CERAMICA: CONFRONTO FRA DUE METODICHE

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    LA CEMENTAZIONE IN COMPOSITO DELLE FACCETTE IN CERAMICA: CONFRONTO FRA DUE METODICHE Feletto L.*, Donà M., Zambon V., Favero G., Stellini E. Università degli Studi di Padova – Corso di Laurea in Odontoiatria e Protesi Dentatria - Cattedra di Parodontologia Clinica – Direttore: Prof. Edoardo Stellini Scopo del lavoro: Le faccette in ceramica rappresentano una delle ultime frontiere dell’odontoiatria estetica e cosmetica. L’obiettivo di questo lavoro è stato quello di confrontare sperimentalmente due metodiche di cementazione adesiva dei manufatti: la tecnica con composito riscaldato e la tecnica con composito a freddo. Materiali e metodi: Sono stati selezionati 20 incisivi centrali, divisi random in due gruppi di 10 elementi ciascuno. I denti sono stati preparati con tecnica butt-joint in sola superficie smaltea per uno spessore massimo di 0,7 mm. Mordenzati con acido orto fosforico al 37% per 30 secondi, ibridizzati con adesivo e polimerizzati. Le faccette sono state mordenzate con acido idrofluoridrico per 30 secondi, trattate con silano caldo, spalmate di adesivo, non polimerizzate, e caricate di composito. Il composito del gruppo A era a temperatura ambiente, quello del gruppo B riscaldato a 45°C. I manufatti sono stati posizionati sui denti; sono stati rimossi i debordi di composito ed isolati i bordi con glicerolo liquido. Il campione è stato polimerizzato per 120 secondi. In laboratorio sono state eseguite per ogni dente due sezioni al microtomo, una mediana e una marginale. Di ciascuna sezione sono state ingrandite 3 parti: margine cervicale, porzione centrale, margine incisale. Le sezioni così ottenute sono state sottoposte a doratura per SEM. Gli ingrandimenti al SEM sono stati ripetuti, costanti per tutti i campioni a 35, 200 e 350 volte. Sono state misurate le distanze tra unità dente – composito e faccetta nelle 3 posizioni e costruite delle tabelle. Valutata visivamente la distribuzione dei riempitivi nei due gruppi alla ricerca di eterogeneità. Risultati: In fase di cementazione si è trovata una maggiore maneggevolezza nel gruppo B. In fase di preparazione 2 faccette del gruppo A e 4 del gruppo B si sono separati nettamente dall’unità dente – composito. Le distanze misurate nelle diverse posizioni hanno rivelato un minor spessore di composito tra dente e faccetta nel gruppo B (circa 4,5%). Dato rilevante statisticamente. All’esame visivo non si sono rilevati cambiamenti nella distribuzione del riempitivo, non si sono viste inclusioni di bolle d’aria in fase di cementazione tra gruppo A e B. tuttavia il gap tra composito e ceramica è visibile in tutte le fotografie. Conclusioni: Il riscaldamento del composito agevola la cementazione della faccetta: riduce lo spessore di cementazione e ne aumenta la maneggevolezza, riducendo il rischio di frattura durante il lavoro. Il riscaldamento delle masse sembra non modificare sostanzialmente il composito, tuttavia il fatto che le faccette cementate a caldo si siano staccate con maggior facilità ci ha spinto ad avviare nuovi studi. A breve saranno pubblicati i risultati ottenuti

    Fault Identification Enhancement with Reinforcement Learning (FIERL)

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    This letter presents a novel approach in the field of Active Fault Detection (AFD), by explicitly separating the task into two parts: Passive Fault Detection (PFD) and control input design. This formulation is very general, and most existing AFD literature can be viewed through this lens. By recognizing this separation, PFD methods can be leveraged to provide components that make efficient use of the available information, while the control input is designed in order to optimize the gathering of information. The core contribution of this work is FIERL, a general simulation-based approach for the design of such control strategies, using Constrained Reinforcement Learning (CRL) to optimize the performance of arbitrary passive detectors. The control policy is learned without the need of knowing the passive detector inner workings, making FIERL broadly applicable. However, it is especially useful when paired with the design of an efficient passive component. Unlike most AFD approaches, FIERL can handle fairly complex scenarios such as continuous sets of fault modes. The effectiveness of FIERL is tested on a benchmark problem for actuator fault diagnosis, where FIERL is shown to be fairly robust, being able to generalize to fault dynamics not seen in training

    Central nervous system side effects of antiviral drugs.

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    The use of antiviral drugs (AVD) has greatly expanded in the last few years, and these drugs are frequently used in patients with impaired functions and barriers, and therefore a higher risk of adverse effects. However, it is difficult to ascribe with certainty to these drugs CNS symptoms which can be caused by the viral disease itself. In this paper, we reviewed the available informations on CNS side effects of commonly used AVD. No large case-control or cohort study has been published and most informations come from single case reports or short series, in which the neurological symptoms have not been fully described. It is concluded that ad hoc studies are urgently needed to exactly know the extent of the problem and it is suggested that physicians should be prepared to recognize and carefully describe the early manifestations of AVD neurological toxicity

    Exploring the elasticity and adhesion behavior of cardiac fibroblasts by atomic force microscopy indentation

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    AFM was used to collect the whole force–deformation cell curves. They provide both the elasticity and adhesion behavior of mouse primary cardiac fibroblasts. To confirm the hypothesis that a link exists between the membrane receptors and the cytoskeletal filaments causing therefore changing in both elasticity and adhesion behavior, actin-destabilizing Cytochalsin D was administrated to the fibroblasts. From immunofluorescence observation and AFM loading/unloading curves, cytoskeletal reorganization as well as a change in the elasticity and adhesion was indeed observed. Elasticity of control fibroblasts is three times higher than that for fibroblasts treated with 0.5 μMCytochalasin. Moreover, AFM loading–unloading curves clearly show the different mechanical behavior of the two different cells analyzed: (i) for control cells the AFM cantilever rises during the dwell time while cells with Cytochalasin fail to show such an active resistance; (ii) the maximumforce to deform control cells is quite higher and as far as adhesion is concern (iii) the maximum separation force, detachment area and the detachment process time are much larger for control compared to the Cytochalasin treated cells. Therefore, alterations in the cytoskeleton suggest that a link must exist between the membrane receptors and the cytoskeletal filaments beneath the cellular surface and inhibition of actin polymerization has effects on the whole cell mechanical behavior as well as adhesion
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