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    I giovani e il fabbisogno occupazionale

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    Sono numerosi gli indizi che indicano l’esistenza in Italia di due questioni aperte: il futuro dei giovani e quello degli anziani. I continui appelli per interventi a favore delle nuove generazioni e gli incessanti provvedimenti sulle pensioni sono quotidianamente al centro del dibattito pubblico. E intanto il Paese come si sta sviluppando? Le Istituzioni come stanno intervenendo? Il presente studio si inserisce in questa discussione ponendosi dal lato dei giovani, cercando di interpretare i loro comportamenti e le loro richieste, soprattutto per ciò che riguarda il lavoro. Emerge con chiarezza dai dati presentati una pressante richiesta di maggiore partecipazione al mercato del lavoro, soprattutto dei giovani, in quanto più pronti a reagire ai cambiamenti tecnologici, che si può soddisfare introducendo e diffondendo i processi innovativi, di qualificazione del nostro sistema educativo, con l’obiettivo primario di “aiutare” i nostri ragazzi ad affrontare più serenamente il proprio avvenire. Occorre spostare, quindi, i riflettori dalle pensioni alle politiche per l’occupazione, per l’istruzione e la formazione e per la famiglia, ma senza strumentalizzazioni e con un impegno serio su misure concrete onde evitare conflitti generazionali e inserendo criteri che consentano ai giovani di essere una leva importante di sviluppo della nostra società e, quindi, di “pesare” di più. Non bisogna consentire che un’epoca di speranza possa divenire per i nostri giovani un periodo di forti difficoltà da dover superare nella prospettiva amara di un’autonomia che neanche si intravvede, di una casa assai difficile da reperire e di un’occupazione, qualora ci fosse, sempre precaria. Le analisi effettuate descrivono un quadro sufficientemente articolato: emergono molte conferme ma anche nuove evidenze dalle quali è possibile trarre qualche riflessione di guida per le decisioni che dovranno essere prese

    PARTECIPAZIONE E DEMOCRAZIA: IL CASO DEL LAVORO NEL PUBBLICO IMPIEGO, IN ENRICO DEL COLLE (A CURA DI), IL LAVORO TRA FLESSIBILITÀ E TUTELE, EDITORIALE SCIENTIFICA

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    Il contributo del presente saggio si inserisce all’interno della pubblicazione curata dalla Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Teramo in occasione della terza conferenza di Facoltà dal titolo “Il lavoro tra flessibilità e tutele”. La riflessione che si propone si colloca nel contesto più ampio delle analisi sul futuro e sul rilancio del lavoro pubblico ed ha come oggetto la partecipazione e la democrazia nel lavoro del pubblico impiego. Un tema che necessita di un bilancio per le vicende che nell’ultimo decennio hanno impattato sulle relazioni sindacali e sul lavoro pubblico in Italia e che è denso di valutazioni politiche dove prevalgono toni pessimisti e sconsolati e con un quadro nel quale il lavoro pubblico è stato messo sul banco degli imputati e viene presentato solo come un costo da tagliare (contratti inclusi). Il contributo di questo saggio vuole far riflettere sugli esiti di un possibile snellimento di procedure e di norme in direzione di una maggiore semplificazione, di una sperata valorizzazione di comportamenti virtuosi, di un’oculata attenzione verso il benessere organizzativo e di una maggiore sensibilità verso i risultati materiali. Uno slancio riformatore che sia in grado di innovare, di riportare al centro dell’impegno – anche degli attori sindacali – la qualità della vita pubblica per ridare centralità ai bisogni dei cittadini, come condizione per valorizzare le funzioni e gli spazi del pubblico

    Mercato del lavoro e stato sociale in Italia

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    In quali condizioni versa il mercato del lavoro italiano? Quali effetti hanno prodotto le tendenze degli ultimi anni? Quali sono le prospettive per il futuro anche alla luce della recente riforma Biagi? E ancora, come interagisce il mercato del lavoro con il tormentato sistema previdenziale del nostro Paese? Sono, questi, interrogativi di estrema attualità e di elevato spessore economico e sociale. Naturalmente le risposte non possono che essere articolate e caratterizzate da luci e ombre. Infatti, l'Italia ha fatto registrare nell'ultimo quinquennio una rilevante performance occupazionale, ma nonostante ciò i problemi da affrontare e da risolvere sono ancora numerosi: si pensi all'obiettivo, ancora lontano, stabilito in sede comunitaria, di raggiungere livelli di occupazione pari al 70% per l'intera forza lavoro e del 50% per la componente anziana della popolazione in età lavorativa, oppure si pensi alla sfida posta dall'invecchiamento della popolazione. Al riguardo, appare evidente che all'allungamento dell'aspettativa di vita non si è sempre affiancato un corrispondente allungamento del periodo lavorativo e tutto ciò sta creando problemi molto seri alla sostenibilità economica dei sistemi pensionistici. Ma non sono soltanto queste le questioni da dibattere: basti pensare alle difficoltà di inserimento dei giovani nel mercato del lavoro, oppure alla diffusione dell'economia sommersa, particolarmente radicata nel nostro Paese. I contributi presenti in questo volume rappresentano una chiave di lettura quantitativa dei diversi problemi appena descritti con l'obiettivo, non trascurabile, di valutare se i miglioramenti in termini di posti di lavoro sono soltanto di quantità o anche di qualità e se la ripresa occupazionale in atto riesce a fornire adeguati flussi di finanziamento al nostro sistema di welfare.[...

    Convergenze e divergenze economiche e sociali dei sistemi pensionistici europei

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    La protezione sociale ed, in particolare, i sistemi previdenziali possono essere interpretati come un fenomeno generale di modernizzazione, generato sia da una sempre più evidente diversità tra gli Stati, sia dalle accresciute dimensioni degli stessi.In altre parole, il Welfare State può essere inteso come una risposta alle crescenti richieste di sicurezza socioeconomica in un ambito contraddistinto da accresciute divisione del lavoro, dall’espansione dei mercati e dalla perdita da parte della famiglia della «funzione di sicurezza». Naturalmente lo Stato sociale si articola in differenti funzioni e tutti i Paesi, per ragioni culturali e storiche, assegnano a ciascuna di esse un’importanza diversa. Di conseguenza, la difficoltà di identificare un sistema ideale di protezione, per attuare le relative e specifiche riforme, appare in tutta la sua evidenza anche perché nel corso dei decenni è lo stesso ruolo dello Stato ad essersi modificato per molteplici esigenze, politiche, ideologiche ed etiche.Al di là dei criteri utilizzati per classificare il Welfare, l’interesse si va orientando verso posizioni molto diversificate ed un ripensamento dello Stato sociale in Europa, ormai necessario ed ineludibile, appare difficoltoso da interpretare in termini omogenei ed universali. Tuttavia, pur nel quadro di specifiche caratteristiche di ciascun Paese, sembrano affiorare alcuni atteggiamenti che lasciano intravedere traguardi comuni quali, ad esempio, minore tutela della durata del posto di lavoro, un ampliamento degli strumenti da utilizzare contro la povertà e una diminuzione del grado di protezione del sistema pensionistico pubblico. Del resto non va sottaciuto che in questi ultimi anni si è registrato un ampio consenso intorno all’obiettivo di modernizzare il Welfare e renderlo più conforme al contesto demografico e socioeconomico dell’Europa che è stato sottoposto, nel tempo, a incisivi cambiamenti.In sintesi, nonostante non appaia all’orizzonte un’Europa sociale più omogenea di quella del passato, i Paesi europei si stanno ponendo il problema di adeguare i loro sistemi di Welfare alle esigenze di una società che cambia, in particolare alle sfide poste dall’invecchiamento demografico e dalle mutate condizioni del mercato del lavoro. Il presente contributo, prendendo le mosse proprio da questi ultimi due fattori - così determinanti, come vedremo, per la futura sostenibilità del Welfare dei Paesi europei - vuole mettere in luce aspetti simili e dissimili della più importante funzione dello Stato sociale: i sistemi pensionistici pubblici.[...

    La pensione flessibile

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    Nonostante le riforme attuate dai Governi Amato e Dini la spesa pensionistica in Italia continuerà a crescere nei prossimi anni. Secondo stime attendibili il costo delle pensioni marcerà con un "passo" annuo del 5% e se non si interverrà prontamente in misura incisiva, la situazione potrebbe divenire insostenibile. L'allarme proviene da tutti gli Organismi nazionali ed internazionali più accreditati e naturalmente ognuno di essi delinea le principali strategie di intervento: taluni sostengono la necessità di innalzare l'età al pensionamento e disincentivare chi vuole anticipare l'uscita dal mondo del lavoro, altri ritengono importante rafforzare la previdenza complementare e passare immediatamente al metodo contributivo, altri ancora pensano che sia giunto il momento di abbandonare il sistema a ripartizione a favore di quello a capitalizzazione. Va da sé che tutti gli interventi suggeriti tendono a far diminuire la spesa, ma l'impressione che talvolta si ricava è la difficoltà a ricondurre i termini di questa complessa materia alle loro oggettive dimensioni, superando la confusione che spesso è determinata dalla mancanza di riferimenti quantitativi precisi e coerenti. Nella consapevolezza che ridurre la generosità del nostro sistema pensionistico è, al tempo stesso, un'operazione non più dilazionabile, ma non necessariamente traumatica, questa ricerca si pone come obiettivo quello di individuare e valutare in chiave quantitativa le ragioni di questa difficile situazione delle nostre pensioni, cercando inoltre di sfrondare il campo da sensazioni non sostenute dalla realtà dei fatti; alla luce poi delle verifiche effettuate si è tentato di predisporre una serie di interventi caratterizzati da coerenza ed equità sociale e in grado di trasformare finalmente il nostro Paese da un Pension State , in continuo affanno, in un moderno e più equilibrato Welfare State . Enrico Del Colle è professore straordinario di Statistica economica presso l'Università degli Studi di Teramo e insegna la stessa materia presso la Luiss. Tra i più recenti volumi pubblicati con la FrancoAngeli si segnalano Le aree produttive. Struttura economica dei sistemi regionali in Italia (1997), La disuguaglianza retributiva. Analisi statistico-economica dei trattamenti retributivi in Italia e riflessi sullo Stato sociale (1998). Ha inoltre curato il volume Economia e statistica per il territorio. Introduzione all'analisi operativa delle economie locali (2000)
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