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Joint Commitment. How We Make The Social World / Margaret Gilbert Il noi collettivo : impegno congiunto e mondo sociale / Margaret Gilbert
Nella maggior parte delle vite degli esseri umani, sono pochi i giorni in cui non facciamo, in qualche modo uso del “noi collettivo””. Ma che cosa ci legittima a usare il “noi collettivo”? Margaret Gilbert pone la questione del fondamento del noi collettivo, cruciale per ogni ontologia sociale, a partire da un originale approccio esistenziale: “non si può sperare di avere una comprensione adeguata della condizione umana senza rispondere a questa domanda”. Elaborando i concetti di “impegno congiunto” e di “soggetto plurale”, in questo volume Margaret Gilbert affronta alcuni problemi decisivi del “noi collettivo” protagonista delle nostre vite quotidiane. Esistono valori collettivi, i valori di un soggetto plurale, di un noi collettivo? E che ne è della libertà dei singoli individui nella condivisione dei valori di un soggetto plurale? Se diciamo che noi siamo moralmente responsabili per qualcosa, che cosa dice questo di me e di te, singoli individui appartenenti a quel collettivo? Qual è la relazione tra l’impegno congiunto costitutivo del noi collettivo e il fenomeno della fusione degli io nell’amore? Che cosa distingue un mero aggregato di singoli esseri umani da un’unità sociale? Nel caso della comunità europea, siamo in presenza della costituzione di un nuovo “noi”, di un nuovo popolo con le caratteristiche di europei
La libertà incarnata. FIlosofia, etica e diritti umani secondo Jeanne Hersch
Questo è un libro su Jeanne Hersch e al contempo sul problema della libertà. Esso offre una ricostruzione originale e completa dell'opera della pensatrice ginevrina, e mostra che la sua idea di filosofia è innanzitutto un'idea di libertà che sfocia in una filosofia che è pratica.
La libertà, del filosofo come dell'essere umano, è una capacità che deve essere incarnata, attualizzata e sviluppata nel filosofare e nell'agire. Gli atti liberi sono atti pratici e poetici, in cui il soggetto esercita una "presa formatrice" sulla realtà individuandosi come l'autore dell'atto. La classica causalità dell'agente si specifica in causalità dell'autore. Francesca De Vecchi reperisce così nel pensiero di Jeanne Hersch figure e argomenti per affrontare questioni cruciali proprie del problema della libertà: possiamo imparare a essere liberi? Quando e quanto siamo liberi? Qual è il nesso tra atti liberi e libertà personale dell'agente? Abbiamo bisogno degli altri per essere liberi? Qual è il rapporto tra libertà, politica e diritti umani
Elementi di non concettuale in Adolf Reinach: gli atti di intendere spontaneo (meinen)
Oggetto del mio contributo è la presentazione e discussione di un aspetto della filosofia fenomenologica di Adolf Reinach (1883-1917) che può a mio avviso essere collocato a buon diritto in una archeologia del non concettuale. Si tratta della teoria degli atti di intendere spontaneo (meinen) con la quale Reinach declina e specifica la teoria dell’intenzionalità husserliana rispetto agli atti di intendere e pensare a qualcosa per mezzo di espressioni linguistiche.
Sommario:
0.Introduzione
0.1. Contesto e fonti
0.2 Prima tesi: Tre sensi di “concetto” e di contenuto concettuale e non concettuale degli atti di intendere (meinen)
0.3. Seconda tesi: Il contenuto concettuale e non concettuale degli atti di meinen non è un contenuto conoscitivo
0.4. Il problema della conoscenza a partire dalla separazione di concetti e dati di esperienza (Reinach 1913a e 1914)
1. Prima tesi: Tre sensi di “concetto” e di contenuto concettuale e non concettuale degli atti di meinen
1.1. Contenuto concettuale (primo senso di “concetto”: il significato delle parole) degli atti di meinen (Reinach 1904)
1.2. Contenuto non concettuale (secondo senso di “concetto”: la generalità) degli atti dimeinen
(Reinach 1911)
1.3. Contenuto non concettuale (terzo senso di “concetto”: somma delle peculiarità dell’oggetto inteso) degli atti di meinen (Reinach 1905)
2. Seconda tesi: Il contenuto concettuale e non concettuale degli atti di meinen
non è un contenuto conoscitivo
2.1 Il contenuto degli atti di
meinen non è un dato di esperienza, empirico o essenziale (Reinach 1911 e 1913)
2.2. Il contenuto degli atti di
meinen non si fonde con il contenuto, empirico o essenziali, degli atti di intuizione.
3. Il problema della conoscenza a partire dalla separazione di concetti e dati di esperienza (Reinach 1913a e 1914)
3.1 Meinungsanalyse vs. Sachanalys
Préméditation: quelques remarques du point de vue philosophique, éthique et juridique
Dans cet article, j’aborde quelques-uns des aspects problématiques impliqués par le concept controversé de préméditation à partir de l’analyse élaborée par le phénoménologue et philosophe du droit Adolf Reinach. Comme le témoignent les différents rôles attribués à la préméditation par les principaux codes pénaux occidentaux, il est difficile de saisir de façon univoque la signification de cette figure juridique. Il s’agit ici d’un problème philosophique et éthique touchant à la définition des actes intentionnels et volontaires et du rapport entre ces actes et la personne de l’agent, et il s’agit également d’un problème juridique concernant la justesse et l’équité de la peine.A partire dall'analisi della premeditazione, elaborata dal fenomenologo e filosofo del diritto Adolf Reinach, in quest'articolo affronto alcuni problemi relativi al concetto controverso di "premeditazione". Come risulta evidente dai differenti ruoli attribuiti alla premeditazione dai principali codici penali occidentali, è difficile cogliere in modo univoco il significato di questa figura giuridica. La premeditazione comporta problemi filosofici ed etici relativi sia alla definizione degli atti intenzionali e volontari sia al rapporto tra questi atti e la persona agente. La premeditazione comporta, inoltre, un problema giuridico relativo alla giustizia ed equità della pena
THE PLURAL SUBJECT APPROACH TO SOCIAL ONTOLOGY AND THE SHARING VALUES ISSUE
I address the issue of the variety of social entities and the unity of social ontology. I focus on Gilbert’s account of social ontology as ontology of plural subjects and deal with her concept of shared values as values of plural subjects created by joint commitment. I argue that Gilbert’s account of shared values is a cognitivist and extrinsic one: it neglects the specific role of values for the constitution of plural subjects, and values are considered neither as a necessary nor as a sufficient condition for social unity. I suggest that, unlike Gilbert and the main trend in the contemporary social ontological debate, phenomenology provides an axiology that can allow to account adequately for values and to understand values’ crucial role for social unity. I discuss Scheler’s dividing vs. sharing values thesis and mention Schapp’s collective values thesis. Finally I address the question of the collective feeling value
Jeanne Hersch: duplicità della filosofia e filosofia come pratica
In questo articolo, cercherò di mostrare che la filosofia di Jeanne Hersch è una pratica filosofica in un senso teorico molto preciso, fondato su una concezione specifica e originale della filosofia. La filosofia è per Jeanne Hersch essenzialmente duplice: l'atto teoretico-filosofico di conoscenza di un oggetto è nello stesso tempo un atto di decisione e di libertà, quindi un atto etico-esistenziale, e l'oggetto della filosofia non è mai un "oggetto teoricamente puro, esente da valore". E' questa duplicità che fa della filosofia di Jeanne Hersch una pratica, che conferisce alla teoria un valore etico-pratico o morale. Cercherò inoltre di mostrare l'altra faccia implicata dalla natura duplice della filosofia di Jeanne Hersch: essa non è solo una pratica filosofia ma anche una filosofia pratica, e precisamente una riflessione critica efficace sugli oggetti e i problemi di numerosi domini delle attività e vocazioni dell'agire umano (medicina, bioetica, arte, diritti umani, politica, lavoro etc.)
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