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Profili giuridici della gestazione per altri fra precedenti storici e prospettive moderne
The phenomenon of surrogacy represents nowadays one of the most sensitive topics in the legal debate. Its
multi-level complexity requires a constitutionally oriented interpretation that aligns with principles
emerging at a supranational level. Moreover, the analysis of this issue from a historical perspective helps
to better frame the terms of the debate, in light of the intrinsically historical nature of law. The latter
should be seen as a tool for enabling peaceful coexistence in a free society, whose values, however, are
bound to change over time. The article presents an overview of antiquity, broadening the scope of analysis
to practices that emerge from testimonies dating back to the earliest Mesopotamian cultures, the Hebrew
culture of the Old Testament and some references to Greek culture. It then proceeds to the examination of
the numerous sources that attest to the practice of the so-called cession of the wife in archaic and classical
Roman culture, with potential echoes even into Late Antiquity
STUDI SULLA PATRIA POTESTAS. Il filius familias ‘designatus rei publicae civis’
Com'è noto, la patria potestas rivestì durante l'intera esperienza romana una rilevanza giuridica sia interna sia esterna alla familia. Essa dispiegava i propri effetti sia all'interno della familia proprio iure dicta, sia all'esterno, nelle dinamiche di quei rapporti che in prospettiva moderna consideriamo oggi rilevanti nell'ambito del diritto privato. La tradizione degli studi romanistici ha riservato particolare attenzione a entrambe tali categorie di effetti, coerentemente sia con una concezione della patria potestas quale potere 'assoluto' esercitato sui sottoposti, il cui contenuto, probabilmente in origine indistinto, espresse sempre una valenza fondamentalmente oppressiva, sia con una visione ideologica della familia quale istituto rilevante nell'ambito del diritto privat
Elio Aristide e la retorica della città di Roma: echi di modelli greci e paradigmi giuridici
AbstractIn a significant passage in his Εἰς Ρώμην, Aelius Aristides uses the terms ἄστυ κοινόν to describe Rome. This expression is commonly considered a Greek translation of the Latin words communis patria. A new contextual and terminological analysis of Aristides’ use of the terms, however, demonstrates that he was actually drawing on the older Hellenic models that also influenced Cicero’s writings on the Roman idea of communis patria
Recensione di P. Buongiorno, Materiali esegetici per una prosopografia dei giuristi romani, prefazione di Martin Avenarius, Napoli, Editoriale Scientifica, 2020, pp. 257.
Recension
Alcuni spunti ricostruttivi sulla storia dei praedes
Alcuni spunti ricostruttivi sulla storia dei praede
D. 8.5.6.2: ARBITRATUS DE RESTITUENDO E REFECTIO PARIETIS NELL’ACTIO DE SERVITUTE ONERIS FERENDI.
Francis De Zulueta, i ‘Dioscuri di Oxford’ e l’edizione dei papiri di Ossirinco
The paper traces a brief overview of the fundamental contribution given to the study of Roman law by the discovery of papyri and reconstructs a fruitful season of research during the so-called Century of Papyrology. In particular, against the broader background of the Wissenschaftsgeschichte of Roman law in the first half of the 20th century, the results proposed in a recently published monograph are analysed and some reflections on the role of modern Juristic Papyrology are proposed in the light of a renewed study of the sources of Roman law
Forme di appartenenza alla comunità politica romana: dalla nascita di Roma alla fine del Principato
Questo libro propone un’analisi del fenomeno dell’appartenenza
politica nell’esperienza giuridica di Roma antica
dalla nascita della città all’età del Principato. L’impiego della
nozione di ‘appartenenza’, preferita alla nozione di ‘cittadinanza’,
così come la scelta di non applicare in modo meccanico
la contrapposizione fra ius publicum e ius privatum e la
rinuncia ad adottare una prospettiva esclusivamente diacronica
hanno permesso di ricostruire su nuove basi un processo
storico lungo il quale la civitas Romana non assunse mai
un carattere unicamente politico e un contenuto legato soltanto
a un ambito che oggi chiameremmo pubblicistico.
In tal modo è stato possibile dare rilievo agli strumenti
di condivisione dell’appartenenza politica romana che si
sono realizzati tanto attraverso la concessione della civitas
Romana, quanto con l’attribuzione agli stranieri di singoli
contenuti dello status di civis Romanus.
Questo approccio metodologico e il quadro ricostruttivo
emerso dall’indagine hanno consentito di guadagnare la necessaria
distanza dalle attuali tendenze a ricercare nell’esperienza
giuridica romana conferme autorevoli di paradigmi ideologici
moderni o di rintracciare in essa modelli euristici da
utilizzare anche nel dibattito politico.
Ne è derivato il racconto di una complessa e travagliata
storia di integrazione, nel corso della quale Roma non fu
mai spinta da alcuna univoca istanza ideologica, ma seppe
tenere insieme tutti gli uomini che intese considerare a vari
livelli appartenenti alla propria comunità politica
M. Marrone, Querela inofficiosi testamenti (Lezioni di diritto romano). Edizione rivista con una nota di lettura, una nota bibliografica e un indice delle fonti
La querela inofficiosi testamenti è il primo antecedente storico
della successione cosiddetta necessaria. Nel diritto romano, infatti, per
mezzo di questo strumento i più stretti congiunti del testatore potevano
far dichiarare in giudizio la nullità del testamento dal quale fossero
stati esclusi allo scopo di fare aprire la successione legittima. La storia
dell’emersione del suo regime, elaborato sul finire dell’età repubblicana
sulla base di un espediente retorico, si rivela ancora oggi un campo
di riflessione utile per tutti gli studiosi impegnati nell’escogitazione di
modelli nuovi di disciplina nel settore della successione necessaria.
Il regime della querela inofficiosi testamenti si andò formando nel
tempo, fino a tutta l’età postclassica, grazie al quotidiano operare dei
più importanti strumenti di produzione del ius che hanno supplito alla
mancanza di un’organica disciplina legislativa. Nel rispetto formale dei
princìpi giuridici generali tali strumenti hanno avuto carattere innovativo,
elaborando una disciplina capace di superare assetti non più
rispondenti alle esigenze del tempo.
Da questo punto di vista, il corso di lezioni dedicato da Matteo Marrone
al tema della querela inofficiosi testamenti valica i ristretti limiti
temporali della ricerca a suo tempo condotta per le doti di chiarezza e il
rigore dell’analisi. Con il suo taglio didattico, inoltre, quest’opera restituisce
pienamente, visibile agli occhi del giurista moderno, il peculiare
operare dell’interpretatio giurisprudenziale accanto all’intervento del
pretore e alla prassi giudiziale fino a tutta l’epoca classica.
Questa nuova edizione del corso di lezioni dato alle stampe nel
1962 è arricchita da una nota di lettura, una nota bibliografica aggiornata
e un indice delle fonti citate
Per una lettura di tabvla ex mvnicipii tarentini, ll. 7-14
A new analysis of lines 7-14 of the tabula ex lege municipii Tarentini, which regulate the provision of
guarantees by the magistrates of the municipality of Tarentum, allows to defend their traditional interpretation and to see in this epigraphic source a valuable attestation of the figure of the praes pro se
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