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    The fuzzy place of interreligious dialogue in the international community’s intercultural dialogue efforts

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    This paper aims to shed light on the diverse role and place attributed to interreligious dialogue in the intercultural dialogue initiatives advanced by a wealth of international organisations over the last 20 years. It claims that the position of interreligious dialogue within these broader international efforts can be either blended, disjunct, autonomous or neglected, and that this variation primarily depends on how each organisation has dealt with both the position of the West-Islam juxtaposition in the definition and implementation of its intercultural dialogue agenda, and on its specific understanding of the relation between the concepts of culture and religion. Analysing the discourse, governance and policy dimensions of a wealth of such international organisations’ initiatives, this paper provides a typology of existing approaches to interreligious dialogue which will further contribute exposing the underlying rationale behind intercultural dialogue efforts in international politics and untangling the fuzziness around this concept

    The EU's External Action "Dialogues": A Consistent Foreign Policy Strategy?

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    The European Union (EU) is an example of actor in dialogue within itself and worldwide. In the EU’s frantic search of external political unity, dialogue, which the EU embeds in universal human values and in democratic principles, traces the relations with the “others”. This essay aims to discuss the strengths, limits and interactions of EU’s dialogues in the framework of its external action. In particular, it investigates whether and to what extent political dialogue, human rights dialogue and intercultural dialogue form part of a coherent foreign policy strategy in terms of both consistency with their value-paradigm of reference, and sharing of their objectives. This essay argues that, despite the constant efforts made by EU institutions over time to improve the scope of its dialogues and the participation of different types of actors therein, there is yet a substantial gap between the objectives formulated in EU documents and agreements and their application in dialogic practice. Moreover, although the three typologies of dialogue investigated share much in terms of objectives, actors and mechanisms, their level of integration and coordination within EU external action has significant room for improvement. In the era of planetary interdependence, of internationalisation of human rights, and of development of the global civil society, dialogues represent therefore a relevant instrument for the construction of a new international order based on human rights and democratic principles. The EU, however, needs to make a step further to integrate all these dialogues coherently and create the basis to enhance their effectiveness. To this end the essay suggests, inter alia, that the EU creates synergic partnerships in the various “dialogues”, with better division of labour among the actors involved to improve the “dialogues governance”, and increases the transparency of these dialogues and their outcomes to favour the assessment of their impact

    Italian Yearbook of Human Rights 2018

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    The Italian Yearbook of Human Rights 2018 offers an up-to-date overview of the measures Italy has taken to adapt its legislation and policies to inter-national human rights law and to comply with commitments voluntarily assumed by the Italian Government at the international level on the sub-ject of fundamental rights. The 2018 Yearbook surveys the most significant activities of national and local Italian actors at domestic and international level, including civil society organisations and universities. It also dedicates space to recommendations made by international monitoring bodies within the framework of the United Nations, OSCE, the Council of Europe, and the European Union. Finally, the Yearbook provides a selection of in-ternational and national case-law that casts light on Italy's position vis-à-vis internationally recognised human rights."Italy and Human Rights in 2017: Time to Restart" is the title of the 2018 Year-book introduction. From this year onwards, the Yearbook will present an in-depth analysis on various human rights themes. This edition is dedicated to the state of implementation of Italy’s Special Action Plan against Sexual and Gender-based Violence 2015.The Italian Agenda of Human Rights 2018 represents an updated orienta-tion tool with regards to the main initiatives to be undertaken on the leg-islative, infrastructural and policy-making fronts in order to strengthen the Italian system for promoting and protecting human rights

    Annuario italiano dei diritti umani 2018

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    L’Annuario italiano dei diritti umani 2018 offre dati aggiornati su come l’Italia opera nell’adattare la propria legislazione e le proprie politiche agli obblighi derivanti dal diritto internazionale dei diritti umani. Sono censiti i più significativi atti realizzati dalle istituzioni nazionali e locali, a livello interno e internazionale, le iniziative delle organizzazioni di società civile, i corsi universitari, la giurisprudenza italiana e internazionale. Ampio spazio è dedicato alle raccomandazioni che gli organismi sui diritti umani di Nazioni Unite, Consiglio d’Europa, Unione Europea, OSCE hanno indirizzato all’Italia nel 2017. L’Introduzione dell’Annuario è dedicata a «L’Italia e i diritti umani nel 2017: tempo di ripartenza». A partire da quest’anno, l’Annuario ospita anche un Approfondimento tematico, dedicato in questa edizione allo stato di attuazione del Piano d’azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere 2015-2017. L’Agenda italiana dei diritti umani 2018 aggiorna sulle cose da fare per mettere l’Italia al passo con gli adempimenti normativi, infrastrutturali e di politiche pubbliche che le istituzioni internazionali considerano necessari per un’effettiva promozione e protezione dei diritti umani a livello nazionale

    In-depth Analysis. The Italian System to Protect Trafficked Persons and the National Action Plan against Trafficking 2016-2018

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    La tratta di persone non è certo un fenomeno recente, e costituisce ancora oggi una piaga estremamente diffusa e una grave violazione dei diritti umani. Gli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) non mancano di menzionare la lotta al traffico di persone tra le priorità a cui l’intera comunità internazionale dovrebbe porre attenzione. Ne parla infatti l’obiettivo 5: nel quadro delle azioni per promuovere l’eguaglianza di genere, l’obiettivo 5.2 specifica che si deve eliminare tutte le forme di violenza contro le donne e le ragazze nelle sfere pubbliche e private, incluso il traffico a fini di sfruttamento sessuale e di altro tipo; l’obiettivo 16.2. aggiunge uno specifico riferimento ai minori d’età: eliminare l’abuso, lo sfruttamento, il traffico e tutte le forme di violenza e tortura ai danni dei bambini. L’Europa, nel corso degli ultimi anni, è stata teatro privilegiato del fenomeno, che ha assunto connotazioni di volta in volta diverse e sempre più complesse, modificandosi sotto vari profili: quello della composizione delle vittime, soprattutto dal punto di vista delle nazionalità, delle modalità di arrivo, delle forme di reclutamento e di sfruttamento e degli ambiti in cui le vittime vengono impiegate. Alla tratta a scopo di sfruttamento sessuale, la più nota ma non necessariamente la forma più grave o più violenta, anch’essa oggetto nel corso degli anni di continue trasformazioni sotto il profilo delle rotte, della struttura delle organizzazioni criminali e delle modalità di coercizione esercitate sulle vittime, si sono sovrapposti altri contesti di sfruttamento. In particolare, la tratta verso l’Italia e l’Europa avviene allo scopo di sfruttare le vittime nel settore agricolo o dei servizi, o in alcuni ambiti del manifatturiero (industria tessile, in particolare); oppure se ne prevede lo sfruttamento nelle attività criminali, nell’accattonaggio, nonché per l’espianto di organi o per le adozioni illegali internazionali (ambiti questi ancora relativamente poco esplorati). L’Italia, Paese di destinazione ma anche di transito sulle rotte individuate dalle organizzazioni criminali dedite alla tratta, è fortemente interessata da tali dinamiche, non solo in ragione della sua posizione geografica, ma anche in virtù di una forte domanda di lavoro a basso costo proveniente da vari settori dell’economia e, più in generale, per l’esistenza di nicchie di territorio sotto il controllo della criminalità organizzata, dove le attività illecite non sempre risultano essere contrastate efficacemente e in cui le mafie locali realizzano sodalizi criminali con gruppi di etnie diverse coinvolti nel favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e nella tratta di esseri umani
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