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    "Comunicare per ricomporre il mondo". Questioni di antropologia della comunicazione

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    Il saggio che funge da Presentazione del volume mette a fuoco il passaggio storico cruciale che la comunicazione interumana ha attraversato, muovendo dalla concezione ingenua dell’Antichità a quella mediatica sempre più spinta della Modernità. Ciò ha comportato il crescente scardinamento della comunicazione dalla sua fonte vitale e la conseguente progressiva disarticolazione del corpus dei saperi tradizionali in una miriade di discipline specialistiche e filosofie al genitivo, fino al dilagare odierno dell’incomunicabilità sia intersoggettiva sia relativa a sempre più numerosi livelli d’essere e d’esperienza. Pressante si è fatta pertanto l’esigenza di promuovere una ripresa comunicativa e dunque di tornare a valorizzare quella dotazione naturale unica degli umani per la quale essi sono in grado di λέγειν ovvero di portare creativamente allo scoperto il λόγος che mette in comunicazione le potenzialità del mondo per convogliarle verso il risultato di incremento dell’essere totale, mano a mano che si rivelano all’occhio storico, maturato nelle relazioni intersoggettive. Agenti reali di tale ripresa comunicativa secondo A. Touraine sono le donne, che, portando avanti una sorta di autorovesciamento riflessivo della modernità, vanno trasformando la conquista del mondo in costruzione di sé: esse stanno mettendo mano al comunicare per ricomporre il mondo e garantire la sopravvivenza stessa dell’umano

    Disseminazioni fenomenologiche e innovazioni teoretiche

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    Dall’antica esigenza di «salvare i fenomeni», già sollevata da Platone, fino alla hegeliana Fenomenologia dello Spirito, molti semi fenomenologici sono stati gettati sul terreno della riflessione filosofica, la quale nel XX secolo non solo ha finalmente colto i frutti della pianta fenomenologica, giunta a maturazione, ma con essi ha anche fecondato l’intero contesto culturale contemporaneo. Da tale ibridazione disseminante si sta costituendo sotto i nostri occhi una rete teoretica originale, alla quale come ad una “filosofia prima” si annodano i nuovi saperi scientifico-tecnologici, finora tendenzialmente autoreferenziali e si connette il pensiero filosofico tradizionale, nei cui confronti la nuova teoresi fenomenologica non si pone affatto come antagonista, intendendo piuttosto rappresentarne l’approfondimento e la continuazione, oltre la crisi. E. Husserl, iniziatore del movimento fenomenologico del XX secolo, ha raggiunto piena consapevolezza della peculiare qualità vitale della disseminazione fenomenologica nella fase conclusiva della sua riflessione e non senza essere incappato nel vicolo cieco dell’idealismo, dal quale, anzi, riuscì a venir fuori proprio in virtù del rinnovato riconoscimento del rapporto che inscindibilmente lega coscienza e vita. Tanto che il compito di percorrere e descrivere fenomenologicamente le movenze e le articolazioni di una tale connessione può essere considerato il lascito husserliano agli eredi autentici del suo pensiero: coloro che, come il loro maestro armati di «un atteggiamento radicalmente scettico, ma non propriamente negativo», vanno cercando di penetrare attraverso la crosta dei fatti storici esteriori della filosofia, «indagandone, provandone, verificandone il senso intimo, la nascosta teleologia», allo scopo di favorire l’accadimento dell’evento sperato: «un mutamento fondamentale ed essenziale del senso complessivo della filosofia», di quel senso che come un «ovvio» pietrificato, ne ha attraversato tutte le forme storiche, impedendole di congiungersi con la fluidità diveniente della vita. E’ questo il seme fenomenologico che è, invece, germinato e maturato nella fenomenologia della vita di A.-T. Tymieniecka e che a vasto raggio si è disseminato nel contesto culturale contemporaneo, svolgendo ovunque un’azione vivificante, come il presente volume documenta per la psichiatria e la psicopatologia, per la pedagogia, per l’estetica, per l’economia, per la politica

    La conoscenza come comunicazione d'essere

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    Il contributo intende venire a capo del paradosso per cui proprio la società della conoscenza e dell’informazione che tanti mezzi dispiega per la sempre più istantanea messa in comunicazione delle informazioni e delle conoscenze, sia afflitta dalla crescente difficoltà a far consolidare in sapere tale flusso comunicativo, trasformandolo dalla condizione liquida in uno stato di utilizzabilità antropologica produttivo del potenziamento dell’umano. Nel quadro della società post-moderna delineato da J. Habermas e prefigurato già da F. Nietzsche e da M. Scheler, il fenomeno della dis-comunicatività attuale viene fatto risalire agli effetti prodotti dal riduzionismo autoreferenziale dello gnoseologismo antico e moderno che, artificiosamente, trattiene coscienza e conoscenza in una posizione di isolamento reciproco rispetto all’essere, al pari della logica metabiologica sistema-ambiente introdotta da N. Luhmann per gestire anche il mondo della vita umana, riducendone ogni profondità antropologica e ontologica. Per uscire datale logica sistemica comunicativamente depauperante, occorre “recuperare la correlazione interattiva da cui sorge il riferimento dei parlanti” ovvero quella partecipazione ontologica amorosa di un essente all’essere-così di un altro essente senza che in questo così-essente (Soseienden) venga a determinarsi alcuna modificazione (M. Scheler)

    Fenomenologia ed economia

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    E’ tempo che l’economia acquisti consapevolezza del suo peculiare statuto epistemologico che, nella gerarchia dei saperi, la colloca in posizione mediana tra le scienze umane e le scienze della natura. Le indagini fenomenologiche aperte da Max Scheler e proseguite da H. Marcuse, mostrano, infatti, che uno dei fattori costitutivi dell’economia, il lavoro, si sviluppa muovendosi precisamente dall’area intenzionale-soggettiva all’area realizzativo-oggettiva e producendo beni destinati sia a soddisfare bisogni e utilità materiali sia a rispondere a desideri e a esigenze assiologiche. Di qui, l’economia si trova a doversi reinterpretare, a partire dall’accettazione della doppia eredità, che le proviene, da un lato, dagli esordi smithiani come economia politica, strettamente connessa con l’etica e dall’altro, dalla rigorosa messa a frutto neoclassica delle risorse di modellizzazione matematico-statistica e di calcolo finanziario. Si tratta certamente di un’operazione economicamente rischiosa, per la quale però la ricerca fenomenologica può aprire e, anzi, sta aprendo nuovi e più adeguati orizzonti di senso

    Lavoro e filosofia in Max Scheler. Un itinerario del pensiero

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    Nel saggio si descrive l'itinerario di pensiero che M. Scheler confrontando il lavoro con la prassi, con la Weltanschauung e con la conoscenza. Il lavoro ne risulta senz'altro ridimensionato rispetto all'enfasi con cui la Modernità l'aveva trattato. Nello stesso tempo, però, di questo fare esecutivo e universale mezzo di realizzazione emerge anche il valore metafisico: il lavoro opera infatti la compenetrazione dello spirito con la vita, i due elementi a noi noti del fondamento del mondo, rendendo possibile che lo spirito impotente dià forma alla potenza vitale cieca e informe

    La fenomenologia della vita di A.-T. Tymieniecka. Breve profilo tematico-evolutivo

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    Nella scheda si descrive il percorso teoretico di A.-T. Tymieniecka e la novità metafisica, cui il suo pensiero apre

    Gli esordi della filosofia del lavoro in Max Scheler

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    E' nel contesto della millenaria elaborazione dei nessi tra filosofia e lavoro, che si sviluppa la riflessione di Max Scheler. Con essa si giunge ad una filosofia del lavoro in senso pieno, dopo che si erano avute filosofie del lavoro in senso oggettivo (Antichità e Medioevo) e in senso soggettivo (da C. Wolff,a J. Locke e gli Encislopedisti, fino a Hegel e Marx,al Positivismoe al Pragmatismo). Dalla riflessione scheleriana risulta infatti che le due attività, la filosofia e il lavoro, pur orientate antiteticamente, in quanto volta l'una alla contemplazione e l'altra alla trasformazione, sono in effetti ontologicamente legate da un rapporto di reciprocità anzichè di prevaricazione. Anzi, una filosofia del lavoro in senso pieno, in cui i due elementi poossano sinergicamente esplicarsi a tutto campo, anzichè escludersi a vicenda, è quello che secondo Scheler occorre perchè il mondo umano riacquisti l'armonia tra le sue componenti materiali e ideali e riprenda la via di un efficace progresso verso la vita buona

    Vivere l'essere. La sfida post-moderna raccolta dalla fenomenologia della vita

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    The post-modern era in which we live constantly challenges us to exercise the function of transcendence, which is species-specific on the human level of life. Only reactivating the human function of transcendence, in fact, in the present prevailing of nihilism and technological mechanization of material and social processes, we can grasp the opportunity for opening a new expansive horizon for human life, resting in the immanence to human life itself, whose natural proprium consists in the capacity to go creatively beyond itself. Accepting the challenge, Nietzsche pointed out that the “innocent” becoming of life, without cause or end, i.e. the autopoietic flow of life, in the terminology used in the ‘70s by H. Maturana and F. Varela, is inadequate to fulfill the required task to induce the passage of “immanent transcendence”, that only human subjectivity can accomplish. In this sense, E. Husserl took a decisive step, identifying in Erlebnis itself the new resource of transcendence with which to draw upon the constituent logos of the world. But it was Anna-Teresa Tymieniecka who undertook the radical metaphysical re-elaboration appropriate to the needs that arise from the decline of the modern theoretic paradigm. Taking the creative act of man, guided by Imaginatio Creatrix, as an investigative focal point, “a complete overturn” happened theoretically and this was the original and winning intuition of A.-T. Tymieniecka: that the giving of meaning by the transcendental constituent consciousness is not separated from the constructivism of life

    Antropologia e welfare state. La nuova frontiera

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    Il contributo mette in evidenza le esiziali criticità antropologiche generate dalla mentalità assistenzialistica e statalista, che supporta l'attuale interpretazione del welfare state e che si radica in una concezione di antropologia negativa di ascendenza hobbesiana. Si suggerisce, come nuova frontiera ermeneutica rispetto alle insorgenti problematiche legate alla crisi del welfare state post-bellico, il confronto con la prospettiva antropologica novecentesca e in particolare il passaggio all'uso di modelli di antropologia positiva, in grado di evidenziare le risorse per evitare il collasso del welfare state e insieme della stessa umanità

    La fioritura post-metafisica dell'essere nella teoresi di Francesco Totaro

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    L’esigenza etica che si impone, in questi tempi di alienazione-da-lavoro è quella radicale della rigenerazione dell’essere-umano; ed essa può trovare soddisfazione esclusivamente tramite la ripresa del contatto con la fonte ontologica della prassi, con l’essere intero e assoluto, trascendentale dei trascendentali, cui l’umano continua ad essere costitutivamente relativo, pur nell’apparente inconsapevolezza o dimenticanza, che accompagna il processo di detrascendentalizzazione epocale in corso nell’attualità del filosofare. Ed è precisamente in relazione a tale nodo problematico riguardante la possibile sutura tra l’essere per sé e l’essere per noi, che la riflessione di Francesco Totaro consegue il suo risultato più significativo, nella misura in cui rende manifesto il fatto poco osservato che dal tronco ritenuto inaridito dell’etica sgorga tuttora un rivolo d’essere, grazie ad una inattesa «spaccatura», per la quale «l’apertura interale si frange nell’apertura esistenziale» di «un rapporto ‘mancante’ o deficitario ma desiderato» tra esistenza finita ed essere interale. La finitezza antropologica, oggetto della ricerca ontologica più recente, emerge così – e proprio nella sua condizione finita di identità e insieme non identità con l’essere – quale luogo privilegiato della nuova fioritura etica dell’essere. Infatti, nella misura in cui quell’essere assoluto e incondizionato che per sé non accade è, nella nostra esperienza concreta, sempre dato in un apparire e in uno scomparire, dunque in un accadere, cioè nella contraddittorietà di un non-ancora-essere di cui ci sfugge l’evidenza del suo legame ‘determinato’ con l’intero e della modalità incontraddittoria del suo essere incluso, si apre una via etica di approssimazione all’essere, che la prassi umana, nel suo adoperarsi in vista di un-di-più-di-essere rispetto all’essere-che-si-è-già può esplorare e percorrere, assumendosi il compito di far accadere-per noi l’essere per sé. Né si rimane sul piano vanamente esecutivo di un’etica incapace di praticare l’incremento-di-essere, perché, nell’esplicitazione della specifica identità umana, giunge a manifestazione anche la possibilità di una fioritura post-metafisica dell’essere nella praxis e nella poiesis dell’essere umano, complice il pensiero del dinamismo dell’essere o ontopoiesi cui ha molto contribuito la rifondazione della fenomenologia di Husserl in senso metafisico compiuta da A.-T. Tymieniecka
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