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Il corpo del colore
Il testo di Daniela Padularosa è incentrato sul rapporto tra la poesia e le arti visuali – pittura, collage, arte tessile, design, architettura ecc. – sviluppatesi a partire dal dadaismo zurighese fino al Bauhaus. Prendendo come esempio in particolare l’opera policroma ed eclettica di Sophie Taeuber-Arp, l’autrice analizza il
concetto di “sincromia” nella sua doppia funzione: come mezzo espressivo teso a determinare l’immanenza dell’opera d’arte nella quotidianità e contemporaneamente a indicare la sua trascendenza metafisica
Sulle tracce di Cassandra nella “Città degli Angeli”
Al recupero della memoria tra antico e moderno è dedicato il saggio di Daniela Padularosa, che tenta di tracciare dei parallelismi tra il racconto di Christa Wolf Kassandra del 1983 e l’ultimo suo romanzo Stadt der Engel del 2010, in particolare nella definizione di una scrittura del pathos e della sofferenza, una scrittura della perdita e della ricerca, funebre e fantasmale. Nel suo ultimo romanzo la scrittrice si apre a una visione del mondo à vol d’oiseau, in cui l’assenza è sostituita tuttavia dall’immagine utopica della totalità della natura
Scritture (dei) migranti a Berlino e Vienna: Annett Gröschner e Elfriede Jelinek
Daniela Padularosa mette a confronto due scrittrici contemporanee, Annett Gröschner e Elfriede Jelinek, dalla prospettiva delle città – Berlino e Vienna – intese come sistemi architettonici e politici di inclusione/esclusione dell’estraneo, e del rapporto con i migranti dopo la crisi del 2015. In particolare Annett Gröschner partecipa a un tandem poetico con la scrittrice siriana Widad Nabi, mentre Elfriede Jelinek si fa portavoce attraverso i suoi esperimenti letterari della realtà precaria e della condizione di pura sopravvivenza dei naufraghi, cittadini privi di cittadinanza
Introduzione a Scrivere io, scrivere (l')altro
L’opera di Christa Wolf si presta a diverse interpretazioni che sono solo in parte legate alla letteratura femminile della Germania socialista e alla Wende. La sua scrittura si inserisce infatti in un processo di recupero della memoria culturale, storica e personale, che procede da un lato in modo diacronico, ripercorrendo le tappe e i momenti fondamentali dell’esperienza della Seconda Guerra Mondiale, della perdita di una patria in seguito alla ridefinizione della mappa geo-politica dell’Europa orientale, fino al tentativo di costruzione del socialismo reale e alla delusione per il fallimento di tale progetto
Prefazione a Emmy Hennings, Vivo nel forse. Poesie e testi in prosa 1912-1918 + traduzione testi
Con la sua personalità impetuosa e poliedrica, in anticipo sui tempi, Emmy Hennings è stata una figura di spicco della bohème letteraria negli anni precedenti alla Grande Guerra.
Le opere risalenti alla prima fase della sua attività, qui raccolte, sono scritti dalla forte dimensione autobiografica, che ne restituiscono l’anima molteplice di poetessa, scrittrice, cantante, soubrette, artista di varietà. Le prose brevi – genere di cui Hennings è maestra – descrivono la vita del cabaret, spesso fatta di privazioni, e le difficoltà che soprattutto le donne incontravano in quel milieu per affermare se stesse e il proprio diritto a esprimersi. Le liriche danno voce al senso di non appartenenza, a una ricerca di sé che sfugge a facili definizioni e categorie, rivendicando la propria natura multiforme e anticonformista.
Per la prima volta in Italia, i versi e le prose di una tra le voci più originali della scena dadaista.
EMMY HENNINGS
(Flensburg 1885 – Sorengo 1948)
Poetessa, scrittrice, attrice tedesca di cabaret. È stata compagna e in seguito moglie di Hugo Ball, con cui ha condiviso la passione per il teatro, una vita di stenti, l’esilio in Svizzera; poi l’esperienza dadaista, suggellata nella fondazione del Cabaret Voltaire (Zurigo, 1916), e infine la conversione al cattolicesimo mistico
Passione, polarità, Endzeitgefühl, ritrovarsi. Alcune riflessioni su arte e scienza nel tardo Goethe: un confronto tra Le affinità elettive e Il divano occidentale-orientale
Se la scrittura diventa spesso per Goethe un medium per sovrastare la crisi personale, il superamento di essa e dunque la guarigione interiore del poeta avviene innanzitutto in campo letterario-poetico attraverso un elemento di estraneità. Si tratta di una vera e propria rinascita nell’ e attraverso l’altro che si prefigura come un riconoscersi nell’estraneo, vale a dire un riconoscere l’altro in sé e viceversa il sé nell’altro, in una partecipazione comune alla polarità del mondo. Già nelle Elegie romane, composte di ritorno dal viaggio in Italia tra il 1788 e il 1790, Goethe aveva accennato alla fusione tra il maschile e il femminile e alla continuità organica tra passato e presente; la passione erotica, l’unione notturna dei due amanti diventava altresì motivo propulsore per la scrittura poetica: il corpo dell’amante, le sue forme nude e candide, sono per il poeta un foglio bianco su cui sciorinare, proprio nell’amplesso erotico, i versi poetici e compiere in questo modo la sua form-azione letteraria
Oltre la porta. Bertolt Brecht e il mito
Il saggio si propone di analizzare il rapporto di Bertolt Brecht con il mito classico, un rapporto controverso e contraddittorio, che si contraddistingue per la sua dialettica di recupero della tradizione e stravolgimento della narrazione antica.
L'analisi di alcune poesie di Brecht su Ulisse e Edipo e la messinscena dell'Antigone di Sofocle mostrano chiaramente l'uso dialettico del mito alla luce dell'esperienza dell'esilio dell'autore e dell'amicizia intellettuale con Walter Benjamin
Immagini d'Europa al tramonto. Ivan Goll
Ivan Goll è un autore che può essere senza alcun dubbio considerato uno “straniero straordinario”. Nato in una famiglia ebreo-alsaziana come Isaac Lang, viene naturalizzato tedesco all’età di sei anni, quando si trasferisce a Metz. Kurt Pinthus scrive di lui: «Ivan Goll non aveva alcuna patria: ebreo per destino, nato in Francia per caso, definito tedesco da una carta bollata». Tutta la sua produzione letteraria riflette questa ambiguità identitaria e linguistica e si presta a diverse interpretazioni . Da un lato l’autore utilizza più di 15 pseudonimi diversi, dall’altro gli stessi personaggi delle sue opere possono essere visti come degli alter ego dell’autore che rivela sé stesso nell’atto della scrittura – da Ahasver in Jean sans terre al flâneur berlinese, decadente e mistico, Odemar Muller, protagonista di Sodoma e Berlino.
Se la sua opera letteraria è stata spesso suddivisa in “espressionismo tedesco” e “surrealismo francese”, in realtà c’è una continua interferenza tra i due registri letterari: nella sua fase “tedesca”, Ivan Goll interpreta infatti la cultura tedesca attraverso la lente della cultura francese e dei suoi riferimenti letterari (in particolare Baudelaire e Apollinaire) e viceversa il suo periodo francese si arricchisce di forti elementi della storia culturale e filosofica tedesca (dai poeti romantici a Nietzsche).
A partire da questa premessa il contributo tenta di tracciare un “percorso” topografico-letterario attraverso alcune opere “metropolitane” di Ivan Goll. L’analisi e la traduzione di due poemi parigini Paris brennt (Parigi brucia, 1921) e Der Neue Orpheus/Der Eiffelturm (‘Il nuovo Orfeo’, poi ‘La torre Eiffel’, 1924), dei romanzi Die Eurokokke (‘L’eurococco’, 1927), e Sodome et Berlin (Sodoma e Berlino, 1930) e infine di due poemi della raccolta di Jean sans terre (“Giovanni Senzaterra”, scritti durante il suo esilio americano), ci permette di tracciare i contorni della figura del nuovo flâneur novecentesco, erede del suo antenato della Parigi haussmanniana, ma allo stesso tempo portavoce di nuove tendenze culturali
Immagini d'Europa al tramonto. Ivan Goll: Traduzione testi dal tedesco/francese all'italiano
Traduzione di due poemi di Ivan Goll scritti a Parigi, Paris brennt (Parigi brucia, 1921) e Der Neue Orpheus/Der Eiffelturm (‘Il nuovo Orfeo’, poi ‘La torre Eiffel’, 1924), di alcuni brani del romanzo scritto a Berlino, ma ambientato a Parigi Die Eurokokke (‘L’eurococco’, 1927), e infine di due poemi della raccolta di Jean sans terre (“Giovanni Senzaterra”), scritti durante il suo esilio americano in francese e successivamente tradotti dall'autore in tedesco
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