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    Introduzione

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    La prima parte del contributo è stato sviluppato su tre aspetti chiave che introducono i capitoli presentati successivamente nel volume. Una prima parte, facendo riferimento alla letteratura sviluppata sul tema, è stata dedicata alla presentazione del concetto di employability secondo prospettive diverse, identificandolo come costrutto complesso e non come una somma di competenze, ma come un processo in divenire al quale sono connesse molteplici variabili. In questa prima fase si è proposto un modello concettuale integrato di employability. Una seconda parte è stata concentrata sull'analisi della percezione di occupabilità dei giovani e sui suoi fattori determinanti, spiegando, ancora una volta, come l'employability sia una dimensione complessa e determinata da una molteplicità di fattori: personali, sociali, organizzative.Nella terza parte è stato identificato la relazione tra alternanza scuola-lavoro ed employability, offrendo diversi stimoli per la riflessione. La seconda parte del capitolo è stato focalizzato sulle soft skill nelle organizzazioni, sulla relazione tra soft skill e didattica oltre che come strumenti per preparasi al futuro

    Perché dialogando si impara? Spunti di riflessione tra antropologia e impliciti della formazione

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    A partire dal riconoscimento della funzione primaria del "dialogo" nelle pratiche educative e riflessive il saggio ne esplora i fondamenti antropologici, mettendo in rilievo l'importanza della modellizzazione teorica - esplicita o implicita - che viene di volta in volta impiegata come sfondo per la comprensione delle dinamiche del pensiero e della decisione. Vengono in particolare analizzati i modelli antropologico-psicologici di Platone e di Freud

    La leadership in giovani e adolescenti

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    Il capitolo presenta l'abilità di leadership come una componente fondamentale dello sviluppo giovanile e come processo che merita di essere sostenuto, poiché capace di orientare i comportamenti della vita adulta. La leadership è stata presentata non semplicemente come abilità del singolo, ma come processo relazionale e sociale che influenza e orienta i soggetti e i gruppi verso l'obiettivo comune da raggiungere. Le dimensioni salienti della leadrship sono state presentate come abilità i nterne ed esterne. Le prime fanno riferimento a una sorta di dialogo interiore e quindi alla consapevolezza di sé e al senso di autoefficacia, mentre le seconde si legano a una dimensione che coinvolge l'interazione con gli altri, processo entro il quale diventa determinante creare e comunicare una visione orientata al cambiamento, ma anche lo spirito di iniziativa come abilità di pianificare e implementare le azioni, la comunicazione come 'arte oratoria' capace di influenzare, la collaborazione come abilità che porta a condividere e valorizzare gli altri.Il capitolo oltre a focalizzare l'attenzione sull'importanza di promuovere lo sviluppo della leadership nei giovani, ha dato spazio a quei processi ai quali gli insegnanti dovrebbero garantire per assicurarne lo sviluppo:la costruzione di partnership docenti/studenti, il riconoscimento della capacità di decidere e di assumersi delle responsabilità da parte degli studenti, delle loro abilità e conoscenze, la costruzione di ambienti per la partecipazione.Il capitolo oltre ad offrire stimoli per la riflessione, si conclude offrendo un esempio di di procedura strategica, realizzabile a scuola, a sostegno dello sviluppo della leadership degli studenti

    Apprendimento ed esperienza

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    A partire da una concezione di apprendimento esperienziale quale approccio che assume l'esperienza come criterio ordinatore della formazione il capitolo, dopo una brevissima panoramica rispetto alle radici teoriche relativa all’apprendimento esperienziale (a partire da Dewey e Lewin), il capitolo fermerà l’attenzione ai modelli teorici sviluppati dagli anni Ottanta. Sempre nella parte iniziale sono considerati i concetti esperienza, in contrapposizione a vissuto, e i significati presenti nel dibattito scientifico di apprendimento esperienziale in contrapposizione di apprendimento dall’esperienza. All’interno di queste chiarificazioni il capitolo propone un breve accenno alle differenze tra le diverse forme di apprendimento (formale, informale, non formale). Questo contributo ha un duplice obiettivo. Da una parte si propone di presentare le principali teorie legate all’esperienza quale fattore di apprendimento, dall’altra si propone di inserire queste riflessioni in un quadro storico di teorie che si sono succedute spess senza soluzione di continuità. Il capitolo, infatti, prende in considerazione rispetto agli anni di interesse – dagli anni Ottanta ai giorni nostri – alcuni autori quali Kolb, Sennet e Mortari per quella parte dei loro studi che riguardano esplicitamente la formazione esperienziale. Per inserire questi autori nei dibattiti presenti il capitolo affronta in modo sistematico alcuni dei principali filoni in cui l’esperienza è stata utilizzata quale strumento per l’apprendimento (approcci che si rifanno ad autori quali Bion, Mezirow). Il presente contributo ha quindi quale scopo più specifico quello di sistematizzare i principali contributi emergenti nel contesto internazionale rispetto a teorie che vedono nell’apprendimento esperienziale quel valore aggiunto che permette alla persona di valorizzare ciò che conosce e va conoscendo attraverso situazioni formali, non formali e informali

    Employability and Competences: verso una didattica partecipativa

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    Il contributo presenta i risultati di un indagine nazionale condotta nell'ambito del progetto PRIN Emp&Co relative alle percezioni degli studenti rispetto alle didattiche di dialogo con il mondo del lavoro adottate dai docenti

    Coinvolgere gli studenti nelle pratiche didattiche: potere, dialogo e partecipazione

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    Il capitolo offre a docenti e formatori strategie e pratiche per la formazione, affinché la stessa diventi più coinvolgente e partecipata. Si traccia il quadro teorico della letteratura con un focus particolare su: dialogo, potere e azione. Le tre pratiche presentate sono: l'elaborazione del syllabus, il feedback e la discussione in gruppo

    La dimensione internazionale delle politiche educative

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    Il contributo prende atto delle analisi delle istituzioni europee che da decenni mostrano come l’innovazione tecnologica in ogni ambito industriale faccia sì che si intensifichi il livello di complessità ed aumenti la componente specifica legata alle conoscenze e a processi non legati a “routine” dellediverse figure professionali. Si tratta di analisi cui pare utile accostare parametri di sostenibilità a lungo termine, condivisione delle conoscenze, centri di produzione diffusi e collaborativi. il contributo fa il punto delle politiche e dei possibili strumenti operativi di fronte ad analisi che convergono nel prevedere una minore domanda di figure professionali con basso livello di istruzione indagando come la formazione in età adulta sia ritenuta il modo più efficace per interrompere il circolo vizioso che vede chi ha scarso livello di istruzione rimanere disoccupato o chiamato a svolgere mansioni poco qualificate
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