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    Un farmacista in guerra. Il diario di Luigi Maturi (1914-1919)

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    Trascrizione e traduzione di un diario manoscritto di Luigi Maturi

    Corpi disarmati: la meccanica della modernità

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    Durante e al termine del primo conflitto mondiale tutte le nazioni coinvolte si trovarono ad affrontare la questione del reinserimento sociale dei reduci. Fra questi numerosi erano coloro che avevano riportato menomazioni di tipo psicofisico più o meno gravi: tanti «corpi disarmati» da recuperare a una condizione di nuova ‹normalità› poiché vittime di varie mutilazioni o differenti scompensi funzionali. Un problema di dimensioni enormi che confidava per la sua risoluzione sulla ricerca medico-scientifica, sul coinvolgimento attivo di ampi settori della società civile e sull’iniziativa politico-istituzionale. Le risposte furono così affidate alla progettazione di protesi sempre più complesse, all’organizzazione di speciali corsi professionali riabilitativi e, non ultimo, alla costruzione di un’immagine pubblica del mutilato come personificazione dell’abnegazione e dell’eroismo combattenti. Non tutti però poterono beneficiare di questa opportunità: vi furono i reietti, persone segnate permanentemente dall’esperienza bellica e pertanto sospinte ai margini della società, segregate nella solitudine. È il caso, ad esempio, di coloro ‹deturpati› da orrende ferite al volto o dalla perdita dell’equilibrio mentale o di importanti facoltà quali la vista, l’udito, la parola. Riarmati, rieducati, reinseriti, rifiutati: sono queste le quattro sezioni lungo le quali si articola il percorso intitolato La meccanica della normalità che per mezzo di fotografie, filmati e oggetti si collega e prosegue, non solo idealmente, la precedente esposizione sul tema Sopravvivere alla guerra soffermandosi in particolare sugli anni 1916-1925

    Corpi disarmati: sopravvivere alla guerra

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    Disarmati, nutriti, spronati, sospesi nell'attesa, feriti, sospesi nella speranza, maneggiati, riparati, umiliati, e sopravvissuti: sono questi i termini concettuali intorno ai quali ruota la mostra Corpi disarmati: sopravvivere alla guerra nel tentativo di aprire lo sguardo dei visitatori alle condizioni psico-fisiche vissute durante la prima guerra mondiale da milioni di combattenti, dentro e oltre le fasi del conflitto e senza particolari sottolineature circa l'appartenenza a uno schieramento nazionale piuttosto che a un altro. Un itinerario espositivo pensato e realizzato per mettere a nudo le storture e gli orrori della guerra, affidandone la narrazione a oggetti, ma soprattutto a immagini: gli uni messi a disposizione da numerosi soggetti (fra i quali la Croce Rossa austriaca e quella italiana), ma in particolare da alcuni collezionisti privati di Brentonico, a testimonianza di quanto la memoria della Grande Guerra abbia esercitato e continui a esercitare anche in piccoli lembi di territorio una straordinaria influenza sulla percezione e la rappresentazione del secolo scorso; le altre selezionate perlopiù fra il materiale raccolto presso la Fondazione Museo storico del Trentino grazie alle donazioni e agli approfondimenti di ricerca che si sono susseguiti nel corso degli anni
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