1,721,152 research outputs found
L’arte ferita e l’arte che risana: memorie dalla strage di via dei Georgofili
Il saggio presenta i primi risultati di una ricerca dal titolo Cultura contro terrore: aspetti simbolici e impatto sociale degli attentati del 1993 contro il patrimonio artistico in Italia volta ad esplorare il significato simbolico e le ricadute identitarie, della strage che, nella notte del 27 maggio 1993, colpì Firenze uccidendo 5 persone ed arrecando danni enormi alla Torre dei Pulci a Palazzo Vecchio, al Museo Diocesano di Santo Stefano al Ponte, e soprattutto agli Uffizi dove furono danneggiati 173 quadri e più di 50 sculture. Attraverso i racconti dei protagonisti dell’epoca, esplora il significato del salto di qualità delle mafie e dei loro occulti suggeritori nel colpire al cuore dei simboli unici dell’identità nazionale.The essay presents the first results of the research titled "Culture against terror: symbolic aspects and social impact of the 1993 attacks against the Italian artistic heritage", aiming to explore the symbolic meaning and the identity effects of the massacre that, on the night of May 27th 1993, killed 5 people in Florence and dramatically compromised the Torre dei Pulci, the Museo Diocesano of Santo Stefano al Ponte, and especially the Uffizi, where 173 paintings and more than 50 sculptures got damaged.
Through the narrations given by those who lived through these events, the essay explores the meaning of the quality leap made by the Mafias and their secret advisors in targeting the heart of unique symbols of the Nation's identity
Il volto “normale” del maltrattante. Auto ed etero-rappresentazioni della violenza maschile contro le donne
Starting from the empirical data collected during a research project on the Social Representations of Violence against Women, the essay tackles the controversial theme of the profile of the
abusive man, around which originate stereotypes and social fears; however, its knowledge is an indispensable element to tackle, with all due “analytical detachment”, the phenomenon of violence against women, while avoiding exorcising drifts or dangerous paternalistic mistakes, which are both pathologising and moralising. The central question is “how” this social
representation of the abusive man is constructed, focusing on the judicial perspective and studying the way in which the definitions coming from trials interact with those elaborated by experts, mass media, political organisms, and public opinion. The aim is to contribute to the deconstruction of the prejudices associating violence against women with situations of pathology, shedding light upon the “normality” of the abusive man in view of the application of preventive policies
Che c’entriamo noi, Racconti di donne, mafie, contaminazioni
La Trattativa Stato-Mafia e le sentenze emesse hanno riportato all’attenzione il tema della “contaminazione”, evidenziato in diversi dibattiti da studiose/i, giornaliste/i e magistrate/i, invitando a un approccio al fenomeno “più da vicino”. A una narrazione a partire da sé e dalla consapevolezza, anche non espressa, di complicità e ambivalenze personali nei confronti del fenomeno mafia.
La pandemia ha amplificato le risonanze di termini quali “contagio”, “infezione”, “contaminazione”, non più parole astratte ma inscritte nei corpi, diventate esperienze intime, confermando una verità ineluttabile: che l’idea di purezza, di isolamento, di protezione, di non complicità col sistema in cui viviamo è saltata e siamo esposti gli uni agli altri.
Partendo da queste considerazioni, è stato chiesto a donne di diversa provenienza di raccontare la propria esperienza reale o immaginaria. “Non vogliamo concetti o recensioni di saggi; né teorie, se non come risultato contingente del partire da sé. Vogliamo luoghi, date, pensieri incarnati”, abbiamo specificato. Non pretendiamo una conoscenza esperta delle mafie, ma aspiriamo a condividere la voglia e il rischio di mettersi in gioco, convinte che nei grumi delle singole microstorie, nelle contraddizioni irrisolte, nelle ambivalenze, è possibile rintracciare radici collettive che, se raccontate e condivise, possono dare esistenza ad altre narrazioni inedite
Errori e depistaggi
La relazione conclusiva della Commissione Parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, (XVII Legislatura, Relazione conclusiva, Relatrice on. Rosy Bindi, 07.02.2018), affronta di petto il problema delle stragi andando al cuore del problema e spingendo a collocare il processo “trattativa” in uno scenario più ampio da cui far partire una seria riflessione (storica, politica, sociologica), lasciando ai magistrati (depositari della “semplice” verità giudiziaria) l’individuazione delle singole fattispecie di reato e ai giudici l’emissione delle sentenze. Fa riflettere, poi, che la stessa lucida analisi fosse stata prospettata da Gabriele Chelazzi (responsabile a Firenze dei processi sulle stragi del 1993) già nel luglio del 2002, quando di fronte a un’altra commissione antimafia ricordava (invano) i limiti dell’azione penale, auspicando un intervento politico che facesse luce sui tanti interrogativi rimasti insolut
La “forza del diritto”: attori, retoriche e campi sociali nella battaglia simbolica per la definizione del fenomeno mafioso
L’articolo affronta il tema dei rapporti di forza tra vari “campi sociali” (Bourdieu 2009, 2017) e tra varie discipline (Foucault 1971, 1974) nella battaglia simbolica per la definizione del fenomeno mafioso, indagando su quanto (e come) la definizione fornita in sede legislativa (tradotta in fattispecie penale nell’articolo 416bis) e/o applicata nella prassi giudiziaria, si avvalga del contributo di altre dottrine e in che modo istanze, retoriche e metodi di differenti saperi esperti (sociologia, storia, psicologia, economia, etc.) vengano “tradotte” (più o meno consapevolmente) nelle logiche del campo giuridico.
Riconoscendo il valore performativo della legge (Derrida 2003) e la dimensione “parziale” del diritto nel tracciare i confini tra lecito e illecito (Ferrajoli 2004) e questionando “intuizioni ingenue di equità” e attestazioni apodittiche di “scientificità” super partes rivendicate dal campo giuridico (Taruffo 2009), il contributo approfondisce modi ed effetti di queste “contaminazioni”; “invasioni di campo” attraverso cui si producono definizioni ibride del fenomeno mafioso, sovente rivendicate come “astratte” ed auto-fondate. Assumendo la prospettiva della sociologia critica del diritto (Baratta 1982) utilizza il discorso giuridico sul 416bis (e sul fenomeno mafioso) come prisma privilegiato per osservare i modi in cui “il contenuto pragmatico delle questioni del potere e dell’autorità” si traduce “in quelle dell’imputazione e della responsabilità”, evidenziando le contraddizioni tra diritto penale sulla carta e diritto penale “in azione” (Mosconi 2007).
Partendo dalle retoriche e dalle narrazioni delle sentenze di alcuni importanti processi (dal processo cd. “Mafia capitale” a quello sulla “Trattativa”, da quello a carico del presidente Salvatore Cuffaro ai processi sulle stragi di Capaci e di via D’Amelio), si mette in evidenza la dimensione “politica” dello scontro e le sue “risonanze” nel sistema mediatico, facendo emergere come la forza simbolica e gli effetti performativi della definizione prevalente pesino sul futuro non solo della conoscenza del fenomeno mafioso, ma anche delle politiche normative e delle azioni di contrasto.The article tackles the theme of the balances of power among various “social fields” (Bourdieu 2009, 2017) and among various disciplines (Foucault 1974) in the symbolic battle for the definition of the Mafia phenomenon, enquiring how the definition provided by the law (transferred to the penal code by means of article 416bis) and/or applied in the judicial praxis avails itself of the contributions of other doctrines, and in which way instances, rhetoric and methods used by different types of expert knowledge (sociology, history, psychology, economics, etc) are “translated” into the logics of the juridical field.
By recognising the performative value of the law (Derrida 2003) and its “partial” dimension in tracing the boundaries between licit and illicit (Ferrajoli 2004) and by questioning “ingenuous intuitions of equity” and super partes apodictic statements of scientificity claimed by the juridical field, this contribution analyses ways and effects of these “contaminations”; “field invasions” through which hybrid definitions of the Mafia phenomenon are produced, often claimed as “abstract” and self-founded. By employing the perspective used by the critical sociology, of law the paper makes use of the juridical discourse on 416bis as a privileged prism to observe the ways in which the “pragmatic content of the matters of power and authority” is translated into those of “imputation and responsibility”, highlighting the contradictions between penal law on paper and penal law “in action”.
Starting from the rhetoric and the narrations of the sentences belonging to a number of important trials (from the so-called “Mafia capitale” to the “Trattativa” trials, from the one against president Salvatore Cuffaro to the trials about the massacres of Capaci and via D’Amelio), it highlights the political dimension of the clash and its echoes within the mediatic system, underlining how the symbolic force and the performative effects of the prevailing definition weigh not only on the future of the understanding of the Mafia phenomenon, but also of the normative policies and actions for its contrast
Lenire il dolore con la bellezza. Memorie e racconti delle stragi del 1993
Attraverso un’indagine sul territorio, la lettura di documenti dell’epoca e interviste mirate a testimoni dei fatti, il volume ripercorre la memoria delle stragi che, nel 1993, ebbero come obiettivo prima Firenze (causando cinque vittime e immani distruzioni all’Accademia dei Georgofili e al Museo degli Uffizi), poi Milano (colpendo la Galleria di Arte Moderna e il Padiglione di Arte Contemporanea e provocando altre cinque vittime), quindi Roma con l’attacco alle Chiese di San Giovanni in Laterano e San Giorgio al Velabro.
Episodi che si connotano per una nuova specificità, presentandosi come un vero e proprio attacco all’identità nazionale al punto che in un’ordinanza di rinvio a giudizio del 1996, comparve per la prima volta in Italia, fra le accuse principali quella di «devastazione del patrimonio artistico». Seguendo quanto aveva dichiarato all’indomani delle stragi l’allora ministro per i Beni e le Attività Culturali Alberto Ronchey si trattava di un nuovo tipo di terrorismo, «il terrorismo culturale, quello che punta a colpire la memoria storica». Un processo per «offesa all’umanità», come lo avrebbe definito Gabriele Chelazzi, coordinatore delle indagini, in quanto gli attentati avevano colpito allo stesso tempo gli esseri umani e le «memorie e i simboli dell’umanità».
E proprio sul tema della memoria e dell’identità il testo si sofferma recuperando ricordi sofferti e ferite ancora aperte a distanza di trent’anni. Ma insieme a questo lascia emergere la ferma volontà di rinascita che in maniera diversa attraversa le tre città – Firenze, Milano, Roma – colpite dalle bombe non solo mafiose. Un tributo, dunque, alla memoria per rinfocolarne la fiamma soprattutto laddove essa stenta ad emergere soffocata da interessi di altro tipo.Through a survey of the area, the reading of documents of the time and targeted interviews with witnesses of the facts, the volume traces the memory of the massacres which, in 1993, first targeted Florence (causing five victims and enormous destruction at the Accademia dei Georgofili and the Uffizi Museum), then Milan (striking the Gallery of Modern Art and the Pavilion of Contemporary Art and causing five more victims), then Rome with the attack on the Churches of San Giovanni in the Lateran and San Giorgio al Velabro.
Episodes that are characterized by a new specificity, presenting themselves as a real attack on national identity to the point that in a 1996 indictment order, the "devastation of the artistic heritage" appeared among the main accusations for the first time in Italy..
Una difficile normalità
La notizia della concessione della libertà vigilata a Gaspare Spatuzza - l'assassino, insieme a Grigoli, del parroco palermitano don Giuseppe Puglisi e di molti altri - riapre la discussione sul tema del difficile futuro dei collaboratori di giustizia richiedendo una lucida distinzione tra giudiziario e religioso. È anche un'utile occasione per portare in primo piano non solo il dolore delle vittime e dei loro familiari, ma anche la ragione del perdono. Che rischia di dare spazio a un'etica iperbolica che richiama, secondo Derrida, la sua "impossibilità, inopportunità, se non addirittura immoralità"The news of the granting of parole to Gaspare Spatuzza - the killer, together with Grigoli, of the Palermo parish priest Don Giuseppe Puglisi and many others - reopens the discussion on the theme of the difficult future of collaborators of justice by requiring a lucid distinction between the judiciary and the religious one. It is also a useful opportunity to bring to the fore not only the pain of the victims and their families but also the reason for forgiveness. That risks giving space to a hyperbolic ethics that recalls, according to Derrida, its "impossibility, inappropriateness, if not downright immorality
Mondi contaminati, narrazioni di donne
La prospettiva narrativa femminile sull’universo mafioso è un utile grimaldello per destrutturare i luoghi comuni attraverso uno sguardo decentrato e originale. Una narrazione che interroga il senso del raccontare, pervenendo a stili “contaminati”.
Ci si trova così a soggiornare dentro un circolo ermeneutico che lega soggetto e oggetto della ricerca dentro la sfera fluida di “identità circolari”: un testo senza precisi confini poiché – come ricorda Julia Kristeva – il soggetto parlante è impensabile fuori dal suo racconto e dal suo raccontarsi.
Per non farsi sopraffare dalla magia dello specchio, dalla seduzione auto-riflettente della Medusa, occorre scegliere dove posizionarsi, ancorandosi agli spazi simbolici da cui il racconto prende voce. Ma come accade negli aforismi di Kafka, nessun ancoraggio è solido e, durante tragitto, occorre continuamente rivedere rotta e strumenti: diverse sono le narrazioni in base ai luoghi, ai soggetti e ai punti di vista, alle discipline che interrogano
Sottrarre il dolore all’oblio
«La memoria non è una raccolta di documenti depositati in buon
ordine in fondo a chissà quale me stesso; essa vive e cambia; avvicina i pezzi di legno spenti per far di nuovo scaturire la fiamma» Marguerite Yourcenar, Quoi? L’éternité. Le parole di Marguerite Yourcenar conducono al “cuore delle ferite” provocate dall’immane distruzione del patrimonio artistico
e dal dolore dei familiari delle vittime della strage che squarciò Firenze il 27 maggio 1993. All’1:04, sotto la Torre dei
Pulci, esplose un’autobomba con più di 250 kg di tritolo. Le vittime furono cinque: Fabrizio Nencioni, Angela Fiume e le due
figliolette, Nadia di 9 anni e Caterina di 50 giorni, oltre allo studente universitario Dario Capolicchio. Quaranta i feriti. La
bomba danneggiò gravemente gli Uffizi (173 quadri e una cinquantina di sculture ferite), colpendo Palazzo Vecchio e il Museo
Diocesano che custodiva la Madonna di San Giorgio alla Costa di Giotto, della quale ricorda Cristina Acidini, presidente dell’Accademia
delle Arti del disegno: “...era crivellata di schegge infisse nella materia pittorica e nel legno del supporto: l’attraversavano
come coltellate”
Descrizione di una battaglia. Attori e strategie della prova in un processo per femminicidio
Spostando l’attenzione dalla dimensione della verità a quella della veridizione e analizzando
la sentenza come una battaglia dialettica che ridefinisce i confini delle identità degli attori
coinvolti, il libro propone l’esame di un caso di femminicidio andato in giudizio nel dicembre del
2015. È l’omicidio di una donna che viene insolitamente definito dai giudici come un femminicidio
e il cui movente è rinvenuto nel desiderio di possesso dell’omicida nei confronti della vittima.
Un caso del quale la cronaca si è poco occupata, anche per il basso livello socio-economico e
culturale di vittima e assassino. A renderne ancor più ricca la narrazione, il fatto che di esso
(e della giovane vittima) ne abbiano parlato alcuni dei testimoni privilegiati intervistati durante
la ricerca.By shifting attention from the dimension of truth to that of truthfulness and analyzing
the sentence as a dialectical battle that redefines the boundaries of the actors' identities
involved, the book proposes the examination of a case of femicide that went to trial in December of
2015. It is the murder of a woman that is unusually defined by the judges as a femicide
and whose motive is found in the murderer's desire to possess the victim.
A case of which the news has little attention, also for the low socio-economic level and
culture of victim and murderer. To make the narration even richer, the fact that of it
(and the young victim) some of the privileged witnesses interviewed during the interview spoke about it
research
- …
