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Modelli preventivi e narrativi degli operatori psicosociali: un’indagine esplorativa nelle comunità alloggio
Generi, contaminazioni ed espressioni del disagio: una rilettura di “Orlando” di Virginia Woolf
Rappresentazioni genitoriali e gravidanza a rischio. Una ricerca pilota.
La genitorialità ha recentemente assunto una posizione centrale nel pensiero psicologico, suscitando una serie di studi e ricerche tesi a rileggere questa importante fase del ciclo vitale anche alla luce degli odierni e profondi cambiamenti che il concetto di famiglia ha subito.
Abbandonando la dicotomia tra “polo affettivo” e “polo etico” che prevede la rigida separazione tra compiti materni e paterni nell’accudimento del bambino, si è voluto sottolineare che il coinvolgimento del padre, così come quello della madre, inizia ancor prima della nascita del figlio, ovvero durante la sua attesa, sebbene l’uomo abbia maggiormente bisogno di strumenti tangibili quali ecografie e movimenti fetali per raggiungere piena coscienza della presenza del bambino.
Scopo della ricerca è di approfondire lo studio delle percezioni e dei vissuti genitoriali durante il periodo della gravidanza definita “a rischio”, inteso come momento particolare e difficile dell’evoluzione personale dei futuri genitori. Si è voluta concentrare l’attenzione sul rischio fisico e psicologico che il trauma derivante da tale esperienza potrebbe avere nel processo di costruzione delle rappresentazioni, rispetto alla nascita e allo sviluppo della relazione precoce genitori-figlio.
Metodo
Sono state coinvolte 10 coppie in attesa del primo o secondo figlio.Tutte le donne erano in situazione di ricovero presso una struttura ospedaliera palermitana a causa di una patologia gravidica.
Gli strument:
IRMAG: Intervista per le Rappresentazioni Materne in Gravidanza (Ammaniti, Calderoni, Pola, Tambelli, 1999);
Rap.Pa.G.: Intervista per le Rappresentazioni Paterne durante la Gravidanza (Di Vita, Giannone, 2002);
Differenziale Semantico (Camozza, 1977);
La Doppia Luna (Greco, 1999)
Risultati
I risultati si articolano rispetto alle diverse aree d’indagine esplorate dagli strumenti; in generale, emergono alcune interessanti differenze che contraddistinguono l’universo materno da quello paterno ma l’elemento principale di osservazione sembra relativo alla presenza del “rischio” legato all’esperienza genitoriale che appare come un elemento estremamente condizionante le rappresentazioni e le fantasie dei soggetti
Tipologie di parenting disfunzionale e multiplo: un’indagine nei contesti extrafamiliari
CONTESTO
La famiglia d’origine intesa come luogo di cura e di sostegno, affettivo e materiale, a volte può presentare una significativa inadeguatezza delle relazioni o, ancora, episodi di maltrattamento o abuso. Situazioni, queste, per le quali è importante che gli adulti assolvano il dovere di tutelare l’infanzia a rischio, garantendo ambiti protettivi (Petrillo, 2005).
I progetti di tutela dell’infanzia, infatti, previo allontanamento del minore dalla famiglia, prevedono l’inserimento dello stesso in comunità atte a garantire non solo l’assistenza quotidiana dell’utenza ma anche l’opportunità di rivedere la propria storia personale .
OBIETTIVI
Analisi delle tipologie di parenting stabilite in contesti relazionali extrafamiliari, nonché la possibilità di riscoprire altri adulti significativi come possibile fonte di sostegno.
METODO
Gli strumenti d’indagine utilizzati, hanno permesso l’esplorazione di diverse dimensioni:risorse interne ed esterne, modelli di funzionamento familiare (CECA-Q, Bifulco, 2003); Disegno cinetico della famiglia (KFD),Burns e Kaufman,1972; Browne, 2001); stile di attaccamento (Attachment Q-Sort -Waters,1987; RaQ, Reciprocal Attachment Questionnaire- West, Sheldon-Keller , 1994; IIPA);e, infine, il sostegno sociale (Social Support Index, McCubbin H.I. et all. 1982).
RISULTATI
L’analisi di progetti di tutela per i minori a rischio ha consentito un’attenzione alla funzione dei contesti di cura esterni alla famiglia d’origine; una comunità alloggio, subito dopo l’inserimento, può infatti riuscire ad attivare risorse e capacità di coping faciltando, attraverso il supporto offerto dalle figure di riferimento - familiari e non- una lettura diversa dei fenomeni di cui è stato protagonista. Le comunità per minori, contesto privilegiato entro cui la ricerca si è sviluppata, possono rappresentare il luogo ove il minore potrebbe essere messo nelle condizioni di elaborare gli eventi critici a cui è stato esposto, nonché un’occasione per affrontare un profondo cambiamento nella rappresentazione di sé e dell’altro significativo.
Riferimenti bibliografici
Arace A., Attaccamento, separazione, perdite. Eventi critici nello sviluppo del sé e dei legami familiari, Unicopli, Milano, 2006
Barberis S., Le emozioni dell’ascolto. Educatori, comunità e minori nelle situazioni d’abuso sessuale, Unicopli, Milano, 2001
Bastianoni P., Fruggeri L., Processi di sviluppo e relazioni familiari, Unicopli, Milano, 2005
Di Blasio P. (a cura di), Tra rischio e protezione. La valutazione delle competenze parentali, Unicopli, Milano, 2005
Di Vita A. M., Merenda A. (a cura di), Al di là della solitudine del bambino. Immaginario, forme e significati del maltrattamento infantile, CISU, Roma, 2004
Lavanco G., Novara C., Marginalità. Psicologia di comunità e ricerche- intervento sul disagio giovanile, Angeli, Milano, 2005
Montecchi F., Dal bambino minaccioso al bambino minacciato. Gli abusi sui bambini e la violenza in famiglia: prevenzione, rilevamento e trattamento, Angeli, Milano, 2005
Petrillo G.(eds), Per una psicologia dei diritti dei minori. Costruzioni sociali, responsabilità e ruoli educativi (pp. 9-14). Milano:Angeli.Zappulla C., Inguglia C., Lo Coco A., Il supporto sociale in età scolare, «Età evolutiva», n.65, 2000, pp. 59-7
PROTAGONISTI DELLE RAPPRESENTAZIONI DELL'ABUSO ALL'INFANZIA: ATTORI E CONTESTI
RIASSUNTO. Il modello di ricerca-intervento presentato si riferisce ad un’indagine esplorativa sulle rappresentazioni sociali dell’abuso all’infanzia degli operatori delle forze dell’ordine e socio-assistenziali. L’obiettivo è stato, nello specifico, quello di riconoscere eventuali influenze del sistema di credenze, espresse attraverso stereotipi e pregiudizi, nelle valutazioni delle situazioni di abuso. Le variabili sono rappresentate dall’appartenenza ad una specifica professione ( Forze armate, psicologi, pedagogisti, assistenti sociali) e dalla città presso la quale si svolge tale attività lavorativa (Palermo e Trapani).
L’analisi svolta è di tipo qualitativo e si basa sulle risposte libere offerte a domande aperte, dai soggetti appartenenti al campione di indagine. Quest’ultimo è formato da 86 soggetti, di cui 61 donne e 25 uomini (età media 37 anni).
I risultati riferiscono un profilo dei protagonisti della violenza strettamente legato allo stereotipo, ove è presente un familiare che gestisce privatamente la violenza subita da un minore, atteggiamento che sembra spiegare anche la sottostima del fenomeno dell’abuso e del maltrattamento all’infanzia dovuta allo scarso numero di denunce alle autorità competenti. A ciò si aggiungono le caratteristiche attribuite al profilo di un autore di violenza che appaiono essere frutto di un’interpretazione fedele a schemi e copioni ancorati al sistema di credenze in possesso degli intervistati
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