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    "Begraben sind die Bibeljahre längst". Diaspora und Identitätssuche im poetischen Entwurf Else Lasker-Schülers

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    Questo volume propone una rilettura dell'opera della poetessa Else Lasker-Schueler a partire dalla trama di miti e figure che rimandano alla tradizione ebraica. Voce in disparte nel quadro delle avventure sperimentali del Moderno, Lasker-Schüler oppone al trauma della morte di Dio le risorse messianiche dell’utopia, rivisitando con estro fantastico il culto dell’antichità biblica e con esso la favola di un Oriente eletto a miraggio delle proprie radici perdute. Da Bagdad a Tebe a Gerusalemme, le diverse sezioni del libro ridisegnano una mappa dei luoghi della sua scrittura, che è insieme la topografia di un immaginario poetico e un itinerario attraverso la memoria culturale del mondo giudaico, dalla gnosi alla cabbala alle storie narrate nell’Antico Testamento. Fanno da cornice a questo discorso la crisi dell’assimilazione e il dibattito sulle prospettive di ‘rinascenza’ della diaspora, rilanciate in quegli anni dall’avanguardia sionista e assurte rapidamente a verbo di un’intera generazione grazie al carisma e all’impegno militante del giovane Martin Buber. Ricucendo il filo che lega il percorso creativo di Lasker-Schüler alle vicende dell’ebraismo mitteleuropeo, lo studio delinea nel contempo un ritratto della conditio judaica e della sua coscienza divisa alla vigilia dell’avvento del nazismo

    Tradurre ed essere tradotti. Primo Levi e la memoria riflessa del tedesco

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    Il saggio propone una riflessione sul rapporto fra scrittura e traduzione nell’opera di Levi, e, più in particolare, sul suo rapporto con la lingua tedesca che, a partire da Auschwitz, percorre sotterraneamente la sua vicenda di ebreo e di scrittore. Lingua straniera – ed estranea – in cui è codificata l’ideologia antisemita del nazismo, dalle mistificazioni di "Mein Kampf" sino alla politica di sterminio del Terzo Reich, il tedesco è tuttavia per Levi, nella sua variante colta, anche un idioma familiare, a lui già noto prima dell’internamento nel campo, attraverso le frequentazioni letterarie giovanili, nonché grazie agli studi di chimica degli anni universitari. Non è un caso perciò che, oltre i confini dell’universo concentrazionario, l'incontro con il tedesco rappresenti, pur entro una trama di echi e risonanze diseguali, un momento tutt'altro che marginale nella riflessione di Levi, di cui è possibile ricostruire le tracce lungo l’intero arco della sua scrittura, dall’esordio narrativo di "Se questo è un uomo" (1947-1958) alla traduzione del "Processo" di Kafka (1983) alla tarda meditazione de "I sommersi e i salvati" (1986)
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