12,511 research outputs found

    Comportamento e previsioni di alcune serie temporali di derrate agricole

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    II lavoro esamina le serie storiche a frequenza settimanale dei prezzi di alcuni prodotti agricoli ed energetici allo scopo di osservarne le relazioni ed anticipare l'evoluzione dei prezzi che in questi ultimi anni sono caratterizzati da elevata volatilità. A tale scopo viene utilizzata l'analisi delle serie storiche per modellizzare le serie, analizzarne i nessi di causalità e le interazioni dinamiche. L'analisi prevede le fasi di verifica della stazionarietà, cointegrazione, causalità per giungere ad effettuare previsioni corrette che costituiscono il punto di arrivo dell'inferenza. Un altro risultato utile dell'indagine consiste nella valutazione della persistenza delle relazioni-, se di breve periodo si suppone la esistenza di shock di varia natura che perturbano gli equilibri di mercato; se persistono nel lungo periodo sottendono relazioni economiche imputabili all'equilibrio di mercato. La procedura è basata sui test di stazionarietà, sui modelli VAII (Vector auto regressioni e VECM (vector erroi correction model) per verificare la presenza e la dirczione di nessi causali alla Granger, 1; presenza di break strutturali e le caratteristiche dinamiche delle serie. Le variabili di prezzi sono costruite con riferimento alle quotazioni CBT (Chicago Board of Trade). Le conclu sioni che si evincono dall'analisi sono le seguenti: a) i risultati convalidano l'ipotesi di cau salita del prezzo del greggio sulle variabili rilevate al CBT Wheat e suini; b) le analisi effel tuate con il modello vettoriale a correzione d'errore confermano i risultati ottenuti con il me dello autoregressivo vettoriale; e) le variabili scelte per la costruzione del modello appaion collegate tra loro e co-evolvono facendo convergere il sistema dei prezzi ad un equilibrio e lungo periodo. Le previsioni "ex post" sono state fatte tenendo conto dei nessi di causali! e per esse si è controllata la precisione attraverso l'errore quadratico medio previsionale et per entrambe le variabili risulta soddisfacente

    L’inclusione dei minori stranieri non accompagnati. Una sfida accolta dai Centri per l’istruzione della Sicilia

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    L’approdo e la presenza dei minori stranieri non accompagnati (da qui MSNA) nel territorio italiano continua a sollecitare una profonda riflessione sugli strumenti utilizzati per la loro formazione di base e professionale. Frequentare la scuola per i MSNA significa, di fatto, avere accesso ad una esperienza indispensabile per il successivo percorso di inclusione, formale e informale. Da un lato, infatti, il conseguimento del certificato di conoscenza della lingua italiana di livello A2 è essenziale per il rilascio del permesso di soggiorno UE e, d’altro canto, l’apprendimento della lingua italiana concorre a rafforzare il processo di definizione della propria identità all’interno del contesto di accoglienza e a ricucire la «lacerazione culturale» subita da questi giovani (Bichi, 2008), oltre ad aiutarli a superare lo stato di «provvisorietà» (Sayad, 2002) sul piano relazionale, affettivo e culturale. La Sicilia, regione fortemente implicata nell’accoglienza dei MSNA, offre la possibilità di un’analisi su tali esperienze scolastiche: è qui, infatti, che risultano ospitati il 38% dei MSNA accolti in Italia (dati al 31/12/2018, in Greco, Tumminelli, 2019, p. 40). Circa un terzo dei MSNA presenti in Sicilia frequenta percorsi scolastici (Di Rosa et al., 2019, p. 52) presso i CPIA, cioè i Centri Provinciali per l’Istruzione degli Adulti, corsi con orari pomeridiani e serali per l’ottenimento di licenza media e diploma, che, di conseguenza, diventano oggi un luogo significativo, un «soggetto culturale e presidio educativo nel territorio» (Floreancig, 2018, p. 15)

    Analisi dei trascritti degli alleli CSN1S1 A, F e N di capra

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    Il locus della caseina as1 (CSN1S1) di capra si caratterizza per almeno 17 alleli associati a diversi livelli di sintesi (da 3,5 a 0,0 g/l per allele). Attualmente sono noti gran parte degli eventi molecolari che li caratterizzano. In particolare, l’allele CSN1S1N, associato ad un contenuto apparentemente nullo di caseina as1, si differenzia dall’allele CSN1S1A per la sola delezione di una C al 23° nt del 9° esone, responsabile della formazione di uno stop codon prematuro al 12°esone, mentre l’associazione di tale mutazione con due inserzioni di 11 e 3 bp nel 9° introne è responsabile del contenuto ridotto (~0,45g/l) associato all’allele F. L’obiettivo del presente lavoro è stato quello di comprendere le basi molecolari responsabili del diverso livello di espressione degli alleli CSN1S1N e F attraverso l’analisi ed il confronto dei trascritti prodotti. L’RNA totale è stato estratto dalle cellule somatiche recuperate dai campioni di latte di tre individui di genotipo CSN1S1AA, CSN1S1FF e CSN1S1NN. Mediante RT-PCR sono stati amplificati i cDNA relativi ai trascritti che codificano per la proteina s1 utilizzando primer disegnati sul 1° e 19° esone. I cDNA ottenuti sono stati clonati, sottoposti a screening e sequenziati. L’analisi dei trascritti prodotti dagli alleli CSN1S1A, F e N ha messo in evidenza la formazione, oltre che di un mRNA correttamente assemblato (87,4%, 12% e 24,5%, rispettivamente), di almeno altre 4, 8 e 11 diverse popolazioni di mRNA. Le popolazioni dolete dell’allele CSN1S1A si caratterizzano per lo splicing alternativo degli esoni 13, 16 e 17, e del 1°codone dell’11°esone, mentre quelle trascritte dagli alleli CSN1S1F e N, per l’assenza dell’esone 9 e/o degli esoni 10, 11, 13, 16 e 17, oltre che del 1° codone dell’11°esone, in diverse combinazioni. In particolare per l’allele N si osserva un’incidenza maggiore dei trascritti caratterizzati da uno stop codon prematuro rispetto all’allele F (~ 30% vs 12%). L’analisi dei trascritti mette in evidenza eventi costitutivi (allele indipendente) che si realizzano durante la maturazione del pre-mRNA: rimozione casuale degli esoni 13, 16 e 17 e rimozione casuale del 1° codone dell’11° esone. Gli eventi, invece, che conducono alla sintesi di trascritti deleti degli esoni 9, 10 e 11 (prodotti dagli alleli CSN1S1 N e F) potrebbero essere la conseguenza di un delicato “meccanismo di sopravvivenza dell’mRNA” che opera nel tentativo di impedire la formazione di proteine “tronche” o inattive, attraverso la “degradazione mediata dal codone nonsenso” di mRNA che contengono stop codon prematuri, conferendo un vantaggio selettivo per la possibile traduzione di proteine parzialmente delete, potenzialmente funzionali attraverso la formazione di trascritti con delezioni che riportano in frame l’mRNA (delezione del 9° esone)

    Il culto di Santa Rosa da Lima nei dipinti tra Sei Settecento in Italia meridionale

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    L’indagine mira ad indagare come il culto di Santa Rosa, prima santa iberoamericana, abbia trovato diffusione anche in Italia meridionale nelle sue varianti iconografiche. I disegni e i quadri prodotti per la cerimonia della beatificazione, già dal 1668, dal pittori Lazzaro Baldi e l’immagine a carattere devozionale del pittore Carlo Dolci, nonché il noto gruppo marmoreo di Melchiorre Cafà, costituiscono i primi modelli iconografici più noti della Santa.Dopo la canonizzazione, nel 1671, il culto di Santa Rosa diviene molto popolare anche in Italia trovando ampia diffusione tra i domenicani: Rosa, terziaria domenicana, diventa una protagonista nel gruppo dei Santi che accompagnano la consueta iconografia della Madonna del Rosario. In Italia meridionale la produzione di dipinti della santa domenicana da parte dei grandi pittori protagonisti della scena settecentesca napoletana (Luca Giordano, Mattia Preti, Francesco Solimena) raffigurante la santa domenicana testimonia il favore che il culto incontrò nell’ambito della nuova committenza ecclesiastica e nobiliare

    Analisi della regione al 5’ del gene della caseina as1 di capra.

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    Il locus della caseina as1 (CSN1S1) di capra si caratterizza per almeno 15 alleli associati a diversi livelli di sintesi (da 3,5 a 0,0 g/l per allele). Attualmente sono noti gran parte degli eventi molecolari che li caratterizzano.In particolare la delezione di una C al 23° nt del 9° esone caratterizzerebbe l’allele CSN1S1N associato ad un contenuto apparentemente nullo di caseina as1 (EMBL n°AJ504711) mentre l’associazione di tale mutazione con due inserzioni di 11 e 3 bp nel 9° introne è responsabile dell’allele F associato ad un contenuto ridotto (~0,45g/l) (EMBL n°X56462). L’obiettivo del presente lavoro è stato quello di evidenziare mutazioni nella regione al 5’ degli alleli N e F eventualmente implicate nella regolazione del gene. Il DNA genomico è stato estratto dai leucociti ottenuti da campioni di sangue di tre capre con genotipo CSN1S1FF, NN e AA, quest’ultimo scelto quale riferimento positivo. Mediante PCR è stata amplificata e in seguito sequenziata la regione al 5’ del gene, utilizzando primer disegnati sulla sequenza caprina (EMBL n°AJ504710) e bovina (EMBL n°X59856). La regione al 5’ del gene CSN1S1 di capra (1976 nt a monte del 1° esone) contiene almeno una TATA Box correttamente posizionata, un sito Cap, un fattore di crescita GATA, una Milk Box (CTCCTCAGAATTTCTT, da -157 a -142), un sito per il recettore del progesterone (PR, da -132 a -126) e per un fattore specifico della ghiandola mammaria (MPBF, GAATTCTTAGAATT, da -101 a -88) che, a sua volta, contiene una sequenza consenso GAS (TTCNNNGAA, sito di attivazione dell’interferone gamma).Tra i nt -64/-43 si localizza un’ampia sequenza (GAAACCACARAATTAGCATNTT), in generale ben conservata nei geni delle caseine calcio sensibili, che rappresenta il sito di elementi regolatori in cis: Simian virus 40 (SV40)-type enhancer, Nuclear Factor Octamer-1 (NF Oct-1) e YYI common factor, quest’ultimo elemento necessario per una corretta trascrizione. Sono altresì individuabili diversi altri siti di legame dei fattori YY1 e NF Oct-1, così come almeno due di pregnancy-specific mammary nuclear factor (PMF) (da +8 a +16 e da -1146 a -1135) e due dell’Activator Protein (AP-1) (da -855 a -849 e da -181 a -175). Il confronto della sequenze degli alleli CSN1S1A, F e N ha messo in evidenza un totale di 25 siti variabili (singole sostituzioni/delezioni nt) delle quali 21 sembrerebbero specifiche dell’allele F e una sola dell’allele N. CONCLUSIONI - I nostri risultati indicano che nessuna delle mutazioni che caratterizzano l’allele F sembrerebbero alterare i siti di regolazione genica, mentre ulteriori indagini si rendono necessarie per valutare il ruolo della mutazione specifica dell’allele N sull’apparente assenza di sintesi proteica ad esso associata

    Plasticità delle cellule endocrine dell’isola del Langerhans di pazienti con diabete di tipo 2

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    L’isola pancreatica mantiene, anche nell’adulto, una incredibile plasticità e capacità di modificarsi in risposta ad una crescente richiesta metabolica o dopo un severo danneggiamento delle popolazioni endocrine, come avviene nel diabete di tipo 1 e di tipo 2 (DT2). Particolarmente interessante è il processo di transdifferenziamento che si osserva tra cellule endocrine pancreatiche. Consiste nella conversione da un tipo cellulare endocrino non-beta verso quello beta, attraverso un processo di riprogrammazione. E’ stato chiaramente identificato in modelli animali di diabete ma la sua presenza nell’uomo e i meccanismi alla base di questo processo devono ancora essere dimostratati. Obiettivo dello studio è stato quello di valutare modificazione nella composizione e nell’architettura dell’isola in pazienti con diabete di DT2 e di verificare l’esistenza di un possibile processo di transdifferenziamento tra cellule endocrine pancreatiche umane. Lo studio è stato condotto su sezioni di pancreas di 12 soggetti controllo (7M/5F, età 69±7 anni) e 14 soggetti con DT2 (8M/ 6F; età 66.4±10.34 anni). Le sezioni sono state colorate con anticorpi diretti contro i diversi ormoni e analizzate mediante microscopia confocale e analisi morfometrica. I nostri dati mostrano che l’isola del Langerhans, in pazienti con DT2, va incontro a un rimodellamento caratterizzato da un progressiva riduzione dell’area e della densità cellulare dell’isola (riduzione del 27±5% e del 15±7.9%, rispettivamente. P<0.05) per aumentata apoptosi di cellule beta e delta e amiloidosi. Per quanto riguarda le diverse popolazioni dell’isola abbiamo evidenziato una diminuzione significativa delle cellule beta e delta e un aumento delle cellule co-esprimenti insulina e glucagone (valutata mediante indice di colocalizzazione) suggerendo l’esistenza di un processo di transdifferenziamento tra cellule endocrine dell’isola. L’indice di colocalizzazione correla in modo negativo con l’area delle cellule beta e risulta essere particolarmente elevato in pazienti sotto terapia insulinica, suggerendo una severa disfunzione dell’isola. La comprensione dei meccanismi molecolari alla base di questo processo di transdifferenziamento potrebbe essere di estrema importanza per lo sviluppo di terapie mirate al controllo della progressione del DT2

    Potenzialità dei Giochi Didattici su Grandi Schermi Multi-Touch

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    Le Tecnologie dell'Informazione e della Comunicazione (TIC) hanno il potenziale di accrescere e migliorare la formazione dell’individuo. Tuttavia è essenziale identificare nuove tecniche didattiche che permettano di sfruttare al meglio i più recenti dispositivi tecnologici, come i telefoni cellulari, i display multi-touch, ecc. La nostra scelta è stata quella di capitalizzare sul gioco. In studi precedenti abbiamo mostrato come giochi su telefoni cellulari possono essere efficaci strumenti didattici. In questo articolo si descrive l’esperienza che abbiamo effettuato con bambini di quinta di una scuola elementare che hanno integrato le tradizionali attività curriculari con un gioco didattico implementato su uno schermo multi-touch di grandi dimensioni

    La videoanalisi per la formazione dei docenti universitari: quadro teorico e impianto metodologico di una ricerca avviata nel contesto dell’Università di Bologna

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    Il Processo di Bologna ha segnato l’avvio di un intenso periodo di riforme dei sistemi di istruzione superiore europei in risposta ai cambiamenti degli assetti socio-culturali ed economici e alle sfide poste dalla progressiva crescita e diversificazione degli studenti universitari. L’esigenza di assicurare la qualità dell’insegnamento e dell’apprendimento ha assunto un ruolo chiave tra le priorità strategiche individuate nell’ambito di tale processo di riforma, sancendo l’importanza della didattica come parte integrante della mission dell’Università e l’impegno a promuovere un approccio centrato sugli studenti in grado di stimolarne la motivazione, l'auto-riflessione e il coinvolgimento nel processo di apprendimento nonché di tener conto delle loro differenti caratteristiche ed esigenze. A tali principi e obiettivi si lega la crescente enfasi posta sullo sviluppo professionale degli accademici come docenti, dunque sulla necessità di supportarli nell’acquisizione e nel consolidamento di competenze in grado di favorire l’innovazione e l’efficacia delle pratiche didattiche. A questo proposito, pur nel quadro di un rilevante incremento dell’interesse per il tema e delle concrete opportunità formative offerte ai docenti, la comunicazione relativa a una nuova Agenda europea per l'istruzione superiore sottolinea l’importanza di continuare a investire impegno e risorse nella formazione continua dei docenti universitari in ambito pedagogico-didattico, anche attraverso approcci e metodologie innovative. La volontà di offrire un contributo in tale direzione è stata posta al centro del progetto di ricerca oggetto del presente contributo, promosso dal Dipartimento di Scienze dell’Educazione dell’Università di Bologna nel quadro della strategia di Ateneo per l’innovazione della didattica. In particolare, in base all’ampia letteratura internazionale sulle potenzialità della videoanalisi per la formazione iniziale e in servizio degli insegnanti, l’ipotesi posta alla base della ricerca è che la videoanalisi possa essere utilizzata anche con i docenti universitari come valido dispositivo formativo per promuovere lo sviluppo delle loro competenze didattiche. Il contributo si focalizza sul modo in cui tale ipotesi di fondo è stata articolata in ipotesi più specifiche e operative, centrando l’attenzione sulle macro-variabili considerate e sul disegno di ricerca valutativo delineato al fine di controllare la validità e l’efficacia di un modello di intervento formativo basato su procedure di videoanalisi rispetto alla possibilità di attivare opportunità di cambiamento di convinzioni e pratiche didattiche dei docenti, con particolare riferimento all’integrazione di strategie di formative assessment nei processi di insegnamento-apprendimento

    Risultati di due anni di prove di lotta ai nematodi delle ortive con un bionematocida (Flocter) a base di Bacillus firmus.

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    Sono state condotte prove su ortive diverse, nei confronti del nematode cistiforme della carota (Heterodera carotae) e dei galligeni (Meloidogyne spp.), per valutare l’efficacia dell’applicazione del bionematocida Flocter® 5% PB a base di Bacillus firmus ceppo I-1582. I risultati hanno messo in evidenza che B. firmus non modifica la sua performance se applicato in dose singola (80 kg/ha) o frazionata (40 + 40 Kg/ha). Svolge un’azione di contenimento dei danni, oltre che dei galligeni, anche del fungo fitopatogeno Pyrenochaeta lycopersici. Ciò è da correlare ad un più rilevante sviluppo delle piante, che mostrano una maggiore attività fotosintetica (indice di SPAD), e, soprattutto, agli incrementi quanti-qualitativi delle produzioni. Appare inoltre evidente che, in presenza di infestazioni elevate, è necessaria l’integrazione con un altro mezzo e la solarizzazione può essere il partner ideale. Parole chiave: parassiti tellurici, difesa ecocompatibile, mezzi integrat
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