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Relazione città-porto. Restituire un ruolo al porto vecchio di Trieste. Join city-port. A renewed role for porto vecchio in Trieste
LAUREA MAGISTRALEL’argomento della tesi è la riqualificazione del Porto Vecchio di Trieste, un’ex area portuale dismessa alle porte del centro storico della città. Costruito in più fasi a partire dal 1868 per volontà dell’Impero Asburgico, il complesso fa parte di un organico dal costruito unitario che si trova in condizione di disuso e decadimento da oltre 70 anni. In seguito alla cessazione demaniale dell’area e del passaggio di molti edifici a secondi proprietari, la trasformazione del Porto Vecchio inizia a cogliere alcune occasioni per la sua riqualificazione, partendo da progetti puntuali. La nostra proposta si riallaccia a questa serie di eventi singoli nella rilettura dell’area di collegamento con la città stessa, il “nodo strategico”. Nell’area di intervento su cui ci concentriamo, viene proposto un disegno progettuale che permetta di riutilizzare gli edifici esistenti, inserendo nuove destinazioni in chiave di lettura del restauro leggero, e di ridefinire il collegamento con la città, la porta d’entrata dell’area del Porto Vecchio.The topic of the thesis is the redevelopment of the Porto Vecchio in Trieste, a former disused port area on the outskirts of the historic city centre. Built in several phases starting in 1868 by the will of the Hapsburg Empire, the complex is part of a unitary structure that has been in disuse and decay for over 70 years.
The opportunity for its redevelopment comes following the cease of the area as state property and the transfer of ownership of many buildings to new holders, which brings along a series of projects. Our proposal is linked to this series of single events by reinterpreting the joint area with the city itself, referred as the "strategic node". In the intervention area on which we focus, a project design is proposed that allows to reuse the existing buildings, inserting new destinations in terms of light restoration, and to redefine the connection with the city, the gateway to the Porto Vecchio area
Un nuovo progetto per Porto di Mare
LAUREA MAGISTRALEUN NUOVO PROGETTO PER PORTO DI MAREA NEW PROJECT FOR PORTO DI MAR
Il museo del porto di Galata
LAUREA SPECIALISTICAIstanbul, per la sua posizione geopolitica, il suo contesto storico e patrimonio culturale in transizione di diversi religioni e lingue, ha la sua importanza tra le città metropoli del mondo. La città oggi abitata da milioni, dal Bisanzio al Costantinopoli, durante la storia è stata sempre popolata perché è uno dei principali centri del commercio, turismo e il nodo della cultura tra l’est e l’ovest.
Il Porto di Mare Galata si trova in uno dei punti critici di Istanbul, esistito da secoli per lo scambio tra l’Europa e l’Oriente.
Il Porto storico di Istanbul si trova nel Distretto di Beyoglu nominato, nel periodo di Genovesi ed oggi tra i residenti del luogo, Pera-Galata. I quartieri del porto di mare con la sua attrattività economica e culturale, sono abitati da molte famiglie provenienti dall’occidente. Le loro attività sono prevalentemente annesse al trasporto marittimo.
In questo distretto storico della città sublime Istanbul, di fronte a Santa Sofia e Palazzo Topkapi, bagnato dal Canale di Corno d’Oro è stato avviato un progetto citata anche in congressi e seminari dell’Unesco e Isocarp.
Il progetto di riqualificazione si estende in una vasta area della costa per la riattivazione del territorio statale. L’intenzione dell’intervento dell’Autorità Portuale della Turchia è attribuire nuove funzioni pubbliche e private agli edifici esistenti in un complesso portuale, turistico e commerciale valorizzando il territorio da tempo insufficiente per l’attività cruiseport, non integrato alla città e non in comunicazione con i suoi abitanti.
All’interno dell’area d’intervento si trova il Terminale dei Passeggeri Marittimi costruito nell’37. L’edificio civile non supporta contemporanee richieste e a causa del vincolo della legge per i beni architettonici si prevede lo spostamento del terminale per ampliare multi funzioni del porto.
Il vecchio Gar Marittimo, testimone della storia di Galata e i visitatori della città, è la memoria per la connessione tra la nuova siluetta di Galata e le radici di questo territorio restituito al servizio di pubblico nel Museo del Porto di Galata che diventò riferimento per chi non ha vissuto il passato di questo quartiere e per conoscere l’attività storica-portuale di Galata
Nuovi spazi pubblici nel margine urbano. Una piazza a Porto di Mare
LAUREA MAGISTRALELa tesi affronta la riqualificazione dell’area milanese di Porto di Mare, posta al margine meridionale della città.
L’obiettivo è dimostrare la necessità per la società contemporanea milanese di realizzare nuovi spazi urbani adeguati alle esigenze attuali, sia dal punto di vista della riqualificazione ambientale della periferia attualmente degradata, sia della generazione di nuovi spazi in grado di essere attrattivi e vivibili.
In particolare, attraverso il progetto per l’area di Porto di Mare, si vuole approfondire il tema della piazza come luogo di incontro e coesione sociale per eccellenza in relazione all’inserimento di una nuova funzione urbana: una Scuola di musica con annesso un teatro.The thesis deals with the redevelopment of the Milanese area of Porto di Mare, located on the southern suburbs of the city.
The aim is to demonstrate the contemporary Milanese society needs to create new urban spaces suited to current needs, both the currently degraded suburbs environmental requalification and new spaces generation, capable of being attractive and livable.
In particular, through the project for Porto di Mare area, It’s deepened the theme of the square as a meeting and social cohesion place par excellence in relation to the insertion of a new urban function: a music school with an adjoining theater
Un nuovo mercato agricolo all`interno di un progetto di riqualificazione urbana a Porto di Mare
LAUREA SPECIALISTICA A CICLO UNICOLa tesi si divide in due processi proettuali:nel primo vi e' la progettazione di un'area urbana chiamata Porto di Mare dopo averla analizzata tramite il processo analitico I.M.M mentre il secondo e' la progettazione di un mercato agricolo.This thesis is divided into two different project processes: the first one is the project of an entire urban area called Porto di Mare after an I.M.M analysis while the second one is the project of an agricultural market
Architettura come infrastruttura : strategie progettuali per la rigenerazione del margine urbano di Porto di Mare
LAUREA MAGISTRALELa tesi si sviluppa partendo dal Laboratorio Finale dei professori Valente, Marinelli e Lozza, con l’intento di approfondire e indagare il concetto di “margine” e la sua declinazione nel contesto urbano periferico al fine di darne una nuova interpretazione tramite il progetto architettonico e urbano.
Nel corso della storia la città di Milano si è sviluppata in maniera diversa e talvolta contraddittoria: basti pensare allo sviluppo verso Nord, che ha dato vita ad una “città diffusa” con la dissoluzione del margine della città e al margine Sud che, per ragioni storiche e in parte geologiche, presenta una netta distinzione tra città e campagna. Questo secondo scenario è chiaramente visibile nella zona di Porto di Mare.
L’obiettivo della tesi è pertanto la rigenerazione di una parte dell’area di Porto di Mare con le sue molteplici potenzialità spaziali e la sua posizione strategica all’interno del margine urbano meridionale. Attraverso una lettura degli usi dei tessuti esistenti, un’interpretazione del valore degli edifici e una loro eventuale trasformazione è stata condotta una sperimentazione che ha come obiettivo l’individuazione di strategie di riordino dello spazio aperto e dello spazio edificato attraverso inserti architettonici di nuova edificazione e tramite il riuso e la trasformazione di alcune architetture preesistenti.
Il tema viene risolto avviando un progetto che pone come poli d’indagine il margine produttivo di via San Dionigi e la Cascina San Nazzaro di via Fabio Massimo, all’interno dei quali si interviene attraverso un progetto di riuso di alcuni manufatti, la rimozione di altri e la costruzione di un sistema di architetture che fungano da infrastrutture per la definizione di usi e spazi.
Per il comparto produttivo di via San Dionigi, si è deciso di operare confermando la funzione preesistente, attraverso un riordino dell’area tramite la rimozione di alcuni edifici in stato di degrado e immettendo all’interno elementi architettonici infrastrutturanti lo spazio e gli usi.
All’interno del comparto si definisce poi un progetto globale più ampio che considera il territorio come un palinsesto nel quale vengono riportate in superficie le tracce antiche e recenti del paesaggio. In particolare si pone l’obiettivo di generare una connessione tra il parco della Vettabbia e il nuovo parco di Porto di Mare. A sottolineare il carattere idrico dell’area il progetto riprendere i tracciati agricoli e delle rogge, fino al solco del bacino di Porto di Mare, ridefinendo il limite ed il bordo della città e allargando la zona umida presente come oasi di biodiversità florofaunistica.
A Nord per quanto riguarda la Cascina San Nazzaro il progetto si delinea attraverso la ridefinizione dell’impianto cascinale, grazie ad un lavoro di sottrazione di alcune parti e l’introduzione di architetture infrastrutturanti che ridefiniscono i vuoti originari, e che diventano elementi innervatori a cui si aggrappano i manufatti presenti.
L’intervento non cerca un approccio strettamente conservativo, ma si configura come rigenerazione e trasformazione dell’esistente con il quale si instaura un rapporto tettonico-costruttivo chiaro e antitetico. La questione tettonico-costruttiva viene approfondita con particolare interesse nell’elaborato: per la definizione dei grandi elementi infrastrutturanti alla scala urbana si è optato per un calcestruzzo pigmentato mentre per il completamento e la ridefinizione delle architetture preesistenti si è optato per una serie di strutture leggere in metallo e tessuto.
Dall’edificio al sistema territoriale, il progetto cerca di tener unite le differenti scale di progetto attraverso un approccio rigoroso nei principi ma elastico nelle sue applicazioni, nel tentativo di porsi come argine alla disgregazione di un brano di territorio in continuo e fertile equilibrio tra città e campagna.The thesis is developed starting from the Final Laboratory of professors Valente, Marinelli and Lozza, with the aim of deepening and investigating the concept of "margin" and its declination in the peripheral urban context in order to give it a new interpretation through the architectural project and urban.
Over the course of history, the city of Milan has developed in a different and sometimes contradictory way: just think of the development towards the North, which has given rise to a "widespread city" with the dissolution of the edge of the city and the South edge which, for reasons historical and partly geological, it presents a clear distinction between city and countryside. This second scenario is clearly visible in the Porto di Mare area.
The objective of the thesis is therefore the regeneration of a part of the Porto di Mare area with its multiple spatial potential and its strategic position within the southern urban margin. Through a reading of the uses of existing fabrics, an interpretation of the value of the buildings and their eventual transformation, an experiment was carried out which aims to identify strategies for reorganizing the open space and the built-up space through newly built architectural inserts. and through the reuse and transformation of some pre-existing architectures.
The issue is resolved by starting a project that places the production margin in via San Dionigi and the Cascina San Nazzaro in via Fabio Massimo as poles of investigation, within which we intervene through a project for the reuse of some artifacts, the removal of others and the construction of a system of architectures that act as infrastructures for the definition of uses and spaces.
For the production sector in via San Dionigi, it was decided to operate by confirming the pre-existing function, through a reorganization of the area by removing some buildings in a state of decay and introducing architectural infrastructural elements inside the space and uses.
Within the sector, a broader global project is then defined that considers the territory as a schedule in which ancient and recent traces of the landscape are brought to the surface. In particular, it aims to generate a connection between the Vettabbia park and the new Porto di Mare park. To emphasize the water character of the area, the project resumes the agricultural paths and canals, up to the furrow of the Porto di Mare basin, redefining the limit and the edge of the city and expanding the wetland present as an oasis of flora and fauna biodiversity.
To the north, as regards Cascina San Nazzaro, the project is outlined through the redefinition of the farmhouse, thanks to a work of subtraction of some parts and the introduction of infrastructural architectures that redefine the original voids, and which become innervating elements to which the artifacts present cling.
The intervention does not seek a strictly conservative approach, but is configured as a regeneration and transformation of the existing with which a clear and antithetical tectonic-constructive relationship is established. The tectonic-constructive issue is explored with particular interest in the elaborate: for the definition of the large infrastructural elements on the urban scale, a pigmented concrete was opted for, while for the completion and redefinition of the pre-existing architectures, a series of light structures was opted for in metal and fabric.
From the building to the territorial system, the project tries to keep the different scales of the project together through an approach that is rigorous in principles but elastic in its applications, in an attempt to act as a barrier to the disintegration of a piece of territory in continuous and fertile balance between the city and countryside
Un nuovo scenario per il porto di Pesaro. Da porto commerciale ad approdo turistico
LAUREA MAGISTRALELa realtà portuale rappresenta un’opportunità per l’arricchimento e la caratterizzazione di una città; il sito in questione riguarda la città di Pesaro, dove il porto ad oggi si presenta come un’area quasi abbandonata o meglio dedicata solamente a quelle che sono le attività pescherecce. Escluso dalla conformazione storica e dalle espansioni novecentesche della città, l’area in esame sembra costituire un’isola artificiale a sé stante, senza interconnessioni e relazioni alcune.
Pur rappresentando la prima porta verso la città, e quindi il luogo delle prime impressioni da chi arriva via mare, il porto di Pesaro manca di un proprio carattere, di un’identità. Nasce quindi, come un richiamo dal luogo in oggetto, la possibilità d’interconnessione ad altri due sistemi limitrofi ma estremamente importanti; la stazione, che oggi insieme al porto, rappresenta la seconda realtà che necessita, all’interno di una città, di essere valorizzata, e la vicinanza del fiume Foglia, che come elemento naturale può diventare il filo unificatore di questi due sistemi così apparentemente vuoti e lontani.
Le analisi effettuate in sito, sostenute dalle documentazioni fornite dalla Guardia Costiera, hanno portato alla trasformazione da porto commerciale a un approdo turistico, dove le funzioni inserite e gli spazi d’interconnessione creati vanno a inglobarsi con la città.
La possibilità aggiunta di includere all’interno del nuovo volto del Porto di Pesaro edifici ora abbandonati come la Colonia di Villa Marina, rende plausibile la definizione di un progetto di masterplan che va ad interessare tutti i punti sopra citati, permettendo, grazie all’utilizzo dell’archetipo del ponte, di interconnettere quella che ora è un’area isolata dall’acqua e poco vicina alla realtà cittadina.
Il fiume diventa oggetto di ricucitura urbana, tramite la progettazione di un parco fluviale che diventa l’elemento unificatore dei sistemi ora isolati, che insieme alla progettazione degli spazi pubblici e degli edifici che vi si affacciano, permette di inglobare le diverse realtà del Porto di Pesaro.A marina influences the view of a city and represents a chance for its enhancement and definition of its new character; the city in question is Pesaro, a beautiful city where the docks area appears to be somewhat abandoned or, even worse, an area merely used for fishing. Completely isolated from the historical evolution of the surrounding area, as well as from the XIX century expanding of the city, the analyzed area appears as an artificial and isolated island, including no connections or urban relationships.
While being geographically the first and main entrance to the city, therefore the place providing the main perception of the city for those travelling by sea, the Pesaro docks area lacks in an identity. Even more simply, lacks in character. It appears therefore natural trying to create a connection of the area to two more elements of the surrounding urban system: on one side the station, in need of a value as much as the port itself, and the Foglia river proximity, a connection line between the previous two – that area empty and far apart - that seems natural.
The project starts from a documented basis of analysis, both theoretical and practical, with the precious support of the Costguard. The analysis brought us to the natural conclusion: the need of a transformation to a marina, that might be well connected and included in the urban grid of the city.
The project seemed also the right solution since it grants the chance to encompass abandoned buildings of the docks, such as the Colonia di Villa Marina. That provides, with the abovementioned elements, the foundations for a masterplan design based on the bridge archetype. A project aiming to connect a high-quality area near the water to the city’s everyday life.
The river figures as the urban sewing line, through the design of a green area serving as the union point between the isolated areas that connect all the isolated areas and, through the public areas and the building facing them, allows to include the different and various elements of the Pesaro docks
Porto Brandão, Lisbona : progetto di residenze per studenti e biblioteca
LAUREA MAGISTRALEIl progetto proposto trae spunto da un bando pubblicato da Europan - programma europeo di concorsi - volto a riqualificare parte del nucleo storico di Porto Brandão, una località portoghese appartenente alla municipalità di Almada e delimitata dal fiume Tago, il quale la separa dalla città di Lisbona, ubicata più a nord.
Sebbene l'orografia del territorio costituisca per il sito un elemento di indubbio valore paesaggistico, l'area risulta penalizzata dalla presenza di numerosi edifici abbandonati o in via di dismissione e di altri di scarsa qualità.
L'ambizione del progetto è quella di rivitalizzare il nucleo storico della città, oggi in stato di obsolescenza, partendo dall'inserimento di molteplici attività e funzioni capaci di attrarre la popolazione locale. Ciò si traduce nella ridefinizione del waterfront e dello spazio antistante la storica cappella del paese attraverso l'insediamento di una biblioteca, di un centro culturale - destinato a ospitare una sala conferenze e uno spazio espositivo dedicato a mostre temporanee -, di una caffetteria, di un edificio ad uso commerciale e di un nucleo di edilizia residenziale per studenti (legato alla vicinanza della sede del campus dell'Università Nuova di Lisbona). Il disegno degli spazi pubblici, tra cui una nuova piazza prospiciente il fiume, permette di legare tra loro le diverse parti dell'intervento, favorendo il dialogo con il tessuto esistente.
La multiscalarità insita nel progetto, oltre a porlo in relazione con il suo immediato contesto, proietta Porto Brandão in una dimensione urbana che mira a promuoverlo come nuovo punto di riferimento dotato di una propria identità
L'approdo della musica. Riqualificazione e sviluppo di nuovi spazi per la musica nel porto di Pesaro
LAUREA MAGISTRALELa scelta del tema da sviluppare come progetto di tesi è ricaduta sul concorso Smart Harbor, proposto dal gruppo YAC (Young Architects Competition), per la riqualificazione dell’ex cantiere navale di Pesaro, nella regione delle Marche, in quanto potrebbe fornire vantaggi a livello urbano, economico e sociale alla città marchigiana ed alle persone che la abitano.
Un concetto di elevato interesse è, in questo ambito, quello di waterfront, ovvero quello spazio che si frappone tra il mare e la città rappresentando una zona limite. Nel passato, i porti erano parte integrante della città ed il suo centro, mentre oggi sono corpi indipendenti e autonomi. Il porto di Pesaro si localizza completamente distaccato del centro della città a differenza di altri grandi porti in Italia che continuano ancora ad avere una relazione più diretta con il centro urbano (porti di Savona, Trieste e Genova).
Il porto di Pesaro si localizza tra il fiume Foglia e l’imbocco della vecchia darsena, sulla costa Adriatica, fragilmente vincolato con la città a Sud dell’area. La zona, interessante per la sua morfologia e qualità paesaggistica, è predisposta a un importante sviluppo futuro. Il fatto che sia un’area svincolata dal centro della città porta a pensare a questa zona come un nuovo centro, un nuovo punto strategicamente fondamentale nel cui possono convergere diverse attività, utilizzando il porto e le sue aree cantieristiche dismesse come porto turistico con il fine di sfruttare il patrimonio storico e culturale di Pesaro.
Nonostante l’area del concorso comprendesse soltanto la parte Nord del porto (specificamente quella dei vecchi arsenali), lo studio delle relazione urbane, dell’affluenza delle persone e delle barche, e i bisogni delle attività che lì si sviluppano, è stato determinante per decidere di riqualificare l’intera area.
Ci si interroga su quale potrebbe essere l’argomento da sviluppare che possa avere la forza di dare vita all’area e, allo stesso tempo, soddisfare le necessità della comunità pesarese, creando uno spazio di incontro per i cittadini. La città di Pesaro è stata definita come “la città delle quattro M”: musica, mare, monti e maioliche. La musica, che è stata sempre un tema di grande importanza perché facente parte del patrimonio culturale della città, si presenta come un argomento con delle grandi potenzialità e quindi da valorizzare e sviluppare nel progetto di riqualificazione del porto. La città vuole essere riconosciuta come Città Creativa della Musica UNESCO. Da questa premessa sorge l’intenzione di dare a Pesaro una nuova centralità localizzata nell’area portuale, che si presta, non solo a rinforzare il turismo nautico che favorisce l’economia della città, ma anche a luogo d’incontro per i suoi cittadini, come espresso nel bando di concorso “immaginando l’area come porta aperta sul mare, come prima immagine che il turista ha della città, come struttura d’accoglienza ed introduzione alla terra ferma”. In questo senso, il cuore del progetto di riqualificazione del porto è una Sala per Concerti, destinata a diventare nuova icona nel confine tra terra e mare
Città, infrastrutture, porto. Il waterfront di Brindisi
LAUREA MAGISTRALELa rigenerazione dei waterfronts urbani è senz’altro uno dei temi chiave nel panorama della disciplina urbanistica della fine del ventesimo secolo.
Con questo lavoro di tesi ci si propone di affrontare in maniera critica alcune delle problematiche più frequenti, legate a molte realtà portuali nazionali e internazionali, prendendo come caso studio il waterfront del porto di Brindisi.
I waterfronts sono oggi spazi di trasformazione urbana con forte potenzialità di attrarre investimenti e rovesciare schemi e modelli urbani in declino.
I fronti portuali, negli ultimi anni, hanno assunto un ruolo importante nelle sperimentazioni in architettura, in pianificazione e nelle politiche urbane.
Queste trasformazioni sono avvenute in un sistema globalizzato, caratterizzato da forti tensioni tra capitale globale e identità locali, che città e governi statali hanno cercato di mitigare provando ad attrarre investimenti e costruire scenari di sviluppo.
E’ uno scenario di competitività globale tra realtà territoriali anche di non grandissime dimensioni come appunto quella di Brindisi
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